Kurosawa si dedica al jidaigeki trasformandolo in thriller sul superamento della tradizione guerriera. Espandi ▽
Nel Giappone del XVI secolo, il samurai Araki Murashige si ribella al daimyo Nobunaga Oda e si asserraglia con i clan amici nel castello di Arioka. Quando riceve l'ambasciata di Kuroda Kanbei, che gli intima di arrendersi, Murashige, anziché farlo giustiziare, lo chiude in una cella. Risparmia anche il figlio di otto anni di un generale che ha tradito, ma il ragazzo viene ucciso da un misterioso arciere. Ha inizio un'indagine, che si protrae per quattro stagioni, per scoprire gli intrighi interni al castello.
Non tutte le sottotrame sono adeguatamente sviluppate - ad esempio il confronto di religioni tra buddismo e cristianesimo - e la trama arzigogolata e fitta di personaggi non agevola il coinvolgimento dello spettatore, ma il film, per quanto minore nella illustre filmografia del regista, rimane un interessante esperimento condotto su un genere sempre più cristallizzato e codificato in cliché che hanno portato il jidaigeki dalla gloria del cinema passato alla standardizzazione delle serie tv.
In questo Kiyoshi Kurosawa, come il suo protagonista, assomiglia all'ultimo dei romantici, un bastian contrario forse perdente, ma irriducibile alla banalità.