Un film che esplora la condizione femminile all'interno di severe dinamiche patriarcali. Espandi ▽
In un villaggio nella valle della Bekaa, nella regione del Libano al confine con la Siria, una ragazza beduina, Gamra, scompare dopo che è stato trovato bruciato il camion appartenente a un giovane uomo di cui la ragazza era innamorata, e che ha scelto un’altra compagna. I capi della tribù cui appartiene il proprietario del camion credono che sia stata lei ad appiccare il fuoco, e quando suo cugino Yasser, andandola a cercare di villaggio in villaggio, per errore investe un uomo della tribù rivale, l’intera famiglia di Yasser viene presa di mira, e le sue due sorelle Jawaher e Rim diventano il pegno che la tribù rivale esige per sanare il torto, che ritengono essere stato perpetrato intenzionalmente. Le due ragazze diventano il centro di una faida fra tribù patriarcali che considerano il corpo femminile loro esclusiva proprietà, utile solo per negoziare dispute e contrasti.
Ieri non ho dormito è l’affascinante opera prima del regista palestinese Rakan Mayas e mette insieme una cordata produttiva che comprende Palestina, Libano, Belgio, Arabia Saudita e Qatar per raccontare un mondo arcaico tuttora esistente, benché totalmente lontano dai riflettori. Un mondo con regole ben definite (dagli uomini) e indiscutibili. In cui giovani donne come Jawaher e Rim non hanno alcuna voce in merito al proprio futuro, nonostante Jawaher abbia un lavoro (che ama) come infermiera e Rim un’indole ribelle. Mayas ha una mano di regia davvero felice, un senso pittorico e una comprensione profonda dei suoi soggetti e degli spazi entro i quali si muovono, nonché una gestione ispirata delle luci e del buio che si alternano in scena. Il cinema di Mayas richiede attenzione, perché ci si mette un po’ a capire i personaggi e le dinamiche fra di loro, ma vale la pena adeguarsi al suo ritmo e al suo linguaggio.