| Titolo internazionale | Before the War |
| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Francia, Italia |
| Durata | 76 minuti |
| Al cinema | 1 sala cinematografica |
| Regia di | Tommaso Usberti |
| Attori | Luàna Bajrami, Edvin Camema, Sebastien Halnaut, Piero Usberti, Valerio Vanzani . |
| MYmonetro |
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Ultimo aggiornamento lunedì 7 settembre 2026
Una riflessione urgente sulla mascolinità contemporanea.
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CONSIGLIATO SÌ
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Guido Kalb è un orfano adottato da una famiglia che vive a Piadena, nella Bassa Padana. Fa lavoretti in officina e al distributore locale, quando può va a sparare nei boschi, con quella rabbia in corpo che lo rende inquieto e aggressivo: la stessa con cui fa a pugni con chiunque, soprattutto con i ragazzi della comunità kosovara che sta mettendo radici in paese. Suo cugino ha combattuto in Afghanistan e cerca di far reclutare anche Guido da una compagnia militare privata, forse per canalizzare quella aggressività in modo socialmente accettabile. Ma Guido è come un bambino: imprevedibile, emotivo, animato dal "desiderio di essere come tutti" e invece intimamente convinto di essere strano e diverso. Il suo incontro con Sonia, una ragazza kosovara di passaggio a Piadena, e cugina del rivale di Guido, Ridvan, inizia come una scopata qualsiasi ma ben presto si approfondisce e sembra potersi trasformare in qualcosa di diverso, nonostante l'aperta ostilità di Ridvan.
Prima della guerra inizia in medias res, durante una battuta di caccia di Guido e suoi amici, ma soprattutto dentro il ventre molle dell'inquietudine esistenziale del 23enne "bello di periferia" che balla in discoteca con le movenze di un ragazzino e gioca con i nipotini come un loro coetaneo, ma quando imbraccia un'arma da fuoco si trasforma in un pericolo pubblico.
Il regista Tommaso Usberti, al suo esordio nel lungometraggio con questa produzione italo-francese, racconta una zona d'Italia poco frequentata dal cinema contemporaneo, ma ritrae una provincia universale, popolata da giovani senza una direzione e un senso, che trasformano in impulsi violenti e misogini il loro smarrimento e la loro assenza di uno scopo e di un futuro. Le sue scelte di regia sono personali e decise, così come quelle musicali che fanno spesso leva su brani classici, in contrasto alla musica diegetica rap che ascoltano Guido e i suoi sodali.
Meno efficace la recitazione di molti degli interpreti, con l'eccezione dei due protagonisti: Piero Usberi, fratello minore del regista, è convincente nel disorientamento da vitellone padano di Guido, e alterna bene la ferocia e tenerezza che strattonano il ragazzo di qua e di là; e Luana Bajrami regala a Sonia una reticenza che è una forma istintiva di saggezza e una elementare strategia di sopravvivenza. I ragazzi di Piadena, gli italiani come gli immigrati, "hanno tutti un velo negli occhi", fanno sesso brutale (e cinematograficamente realistico), non sanno quello che vogliono ma lo vogliono comunque. E sono tutti carne da cannone, in particolare quelli che imbracceranno le armi come mercenari.
Cambiano i punti di vista e le voci narranti, prima quelle femminili, alla fine quella di Guido stesso. Intorno a loro si stende senza fine la pianura Padana con le sue mucche e le sue cascine, eredità di un passato contadino che i giovani rifiutano per "andare a Milano" o per cacciarsi in qualche guaio, fra discoteche al neon e pompe di benzina. Una generazione perduta, che si risolve e si riduce in conflitti fra disperati, nostrani o di importazione.
La provincia italiana continua a rappresentare uno specchio privilegiato per misurare il malessere del presente. Il cinema contemporaneo torna spesso in luoghi apparentemente statici della periferia per far emergere le crepe della nostra comunità. Prima della guerra di Tommaso Usberti si inserisce in questo percorso d'indagine sul territorio e sulle sue pulsioni nascoste.
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