Puntata quattordici
Due puntate indietro scrivevo:
...Col sistema, i mezzi e i talenti, Hollywood inventò l'eroe e il sogno, indicò modelli che avevano la personalità e l'appeal per quella seduzione e quell'identificazione buona che è la prima opzione del cinema, alla quale si sono affidate tante generazioni. E ci si trovavano bene. Successe che nei primi anni del Novecento nascessero: Gary Cooper, Clark Gable, Spencer Tracy, Fred Astaire, Humphrey Bogart, Erroll Flynn, John Wayne e James Stewart. E poi: Katharine Hepburn, Bette Davis, Joan Crawford, e le "americane acquisite" Marlene Dietrich e Greta Garbo. Trattasi della più grande generazione di gente di spettacolo di ogni epoca...."
Due grandi identità sono già emerse: Erroll Flynn, eroe insuperato dell'avventura e la Fox di Zanuck capace di risolvere in modi diversi, il rapporto con la letteratura e la televisione. Alla Fox appartenevano almeno altri due capisaldi: le bionde, generazione dopo generazione, Betty Grable e Marilyn Monroe fra le altre. E poi il fenomeno Shirley Temple che, fin che fu bambina, stabilì una stagione dopo l'altra il record di incassi.
Le grandi major, dette le sette sorelle, erano: Paramount, Metro Goldwyn Mayer, Fox, Warner, United Artists, Columbia, Universal, alle quali si aggiungevano Case agili e indipendenti come la R.K.O e la Republic. E poi c'era la magnifica eccezione di David O. Selznick l'indipendente geniale, quello di Via col vento. Quando nelle sale di tutto il mondo, anche quello non occidentale, arrivavano quei film e venivano appesi i cartelloni con quei marchi, la gente si fidava, entrava e usciva felice. Le major facevano film di tutti i generi, tuttavia ogni casa finì, fra le molte identità, per privilegiare uno specifico, un marchio che la rendeva riconoscibile e le assicurava un target e quella parte di mercato.
La regina
La Metro era la regina. La frase era "più stelle che in cielo". Là si produceva tutto, c'era opulenza e anche cultura. Un progetto veniva realizzato al meglio, senza badare a spese, anzi, eccedendo. Se servivano dodici cigni con una certa curva nobile del collo, che passassero in tre secondi, in campo lungo, in un laghetto sullo sfondo, se quei cigni venivano allevati in Belgio, ebbene li si faceva arrivare dal Belgio, e se ne ordinavano venti, perché qualcuno poteva morire durante il viaggio. Lì a due passi, magari a Los Angeles qualcuno certamente allevava cigni, ma dal collo meno nobile, imperfetto per la scena. Come dice Sinatra in Questo è spettacolo, alla Metro sapevano fare tutto, ma i musical di quella Casa erano insuperabili, autentiche opere d'arte americana. Gli eroi della Metro si chiamavano Gene Kelly, Clark Gable, Greta Garbo, I fratelli Marx, Elizabeth Taylor dell'inizio, Presley negli anni sessanta. E cento altri. La Metro, con Quo vadis, inventò il genere "Roma antica", che ripropose alla fine degli anni cinquanta, col film di tutti i record, Ben Hur. Insuperati anche certi classici in costume come Ivanhoe, Scaramouche, I cavalieri della tavola rotonda. Alla Metro era imponente e prevalente la colonia inglese, vezzeggiata e rispettata. I nomi erano Greer Garson (Signora Miniver) che nella annuale foto di gruppo sedeva alla destra del tycoon Louis B. Mayer, e poi Laurence Olivier, Cary Grant, Leslie Howard, Stewart Granger e anche l'adolescente Liz.
Intelligente
Una delle major di grande identità era la Warner Bros. La fondarono quattro fratelli, Harry, Albert, Sam, soprattutto Jack, uno dei numi assoluti del cinema del mondo. Identità significa personalità e duttilità. Alla Warner non ebbero mai i mezzi della Metro, ma sapevano ottimizzare le proprie peculiarità. Supplivano con l'agilità e l'intelligenza. Un esempio appropriato: nel 1937 Selznick stava già producendo Via col vento. Era evidente a tutto il sistema che quel film era predestinato, avrebbe fatto storia. Solo che la produzione era elefantiaca. Jack Warner colse lo spunto della guerra civile americana, risparmiò il budget dell'acquisizione di un romanzo (a Selznick il libro della Mitchell era costato 60.000 dollari), affidò la sceneggiatura al talento John Huston, già suo dipendente, e produsse La figlia del vento, dove il personaggio Jezebel assomigliava sospettosamente a Rossella. La protagonista era la regina della Warner, Bette Davis, che ebbe l'Oscar. Warner si concesse un unico lusso, il compositore, il numero uno, Max Steiner, lo stesso di Via col vento. Il film Warner, ebbe grande successo – certo, minore del fenomeno di Selznick - ma batté sul tempo il gigante uscendo un anno prima. Era una classica operazione alla Warner: sagacia e soldi ben spesi, e grandi intuizioni. La più grande la ebbero nel 1927 quando assunsero il più importante cantante del momento, Al Jolson, mai apparso in un film, gli diedero il ruolo di protagonista ne Il cantante di Jazz, gli fecero cantare alcune canzoni che registrarono, si resero conto che l'artificio "rendeva" e così inventarono il sonoro. E cambiarono i destini del cinema. Sempre privilegiando il denaro con produzioni a basso costo ma nobilitate dalla qualità degli attori, che si chiamavano Bogart, Cagney, Muni e i già citati Bette Davis e Erroll Flynn. Prodotti dalla Warner sono titoli da vertice della storia del cinema, come Il mistero del falco, di Huston e un altro fenomeno, Casablanca di Curtiz. Una grande invenzione Warner è stato James Dean, che si prospettava un investimento strepitoso. Morì giovanissimo, ma Jack non poteva prevederlo. Warner sono tutti i film firmati da Stanley Kubrick a partire dal 1971, da Arancia meccanica. La Warner è la major che si è meglio amministrata, era nel suo destino. Ha acquisito il magazzino di altre major. E fa una certa impressione vedere nel catalogo Warner titoli come Via col vento, Quo vadis e Ben Hur.