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Peter Greenaway

Peter Greenaway è un attore inglese, regista, sceneggiatore, è nato il 5 aprile 1942 a Newport (Gran Bretagna).
Nel 1988 ha ricevuto il premio come premio per il miglior contributo artistico al Festival di Cannes per il film Giochi nell'acqua. Peter Greenaway ha oggi 80 anni ed è del segno zodiacale Ariete.

Arte collaterale

A cura di Fabio Secchi Frau

Uno dei più importanti registi sperimentali inglesi viventi al mondo. Influenzato dal Rinascimento e dalla pittura barocca e fiamminga, crea pellicole che basano tutta la loro forza espressiva sulla composizione scenica, l'illuminazione e i contrasti fra costume e nudità, architettura e natura, oggetti di scena e persone, piacere sessuale e dolorosa morte. La storia colpisce al cuore, l'arte cura la ferita, insomma. Ma con tutte le varianti possibili e immaginabili: l'arte nella storia, l'arte nella precarietà dell'esistenza, l'arte come difetto, l'arte come esempio di costume e politica. Con film diversissimi nella struttura, questo grande maestro della settima arte rilancia un imprescindibile valore di recupero della parte "visiva" del cinema. Arrabbiato con l'umanità e affamato di estetica pure, precipita anche nello scabroso pur di mettere sulla stessa tavolozz i suoi pensieri, fra concitazione e linguaggio aristocratico, raffinatezza e morbidezza di movimenti di cinepresa, ma senza attenuare la prossimità del dolore dei personaggi o delle vicende narrate.

Studi
Peter Greenaway nasce il 5 aprile 1942 a Newport, in Galles, da madre insegnante e padre edile. La sua famiglia lascia il Galles del sud, quando lui ha solo tre anni, per trasferirsi a Chingford, nell'Essex. Dopo aver frequentato la Forest School di Londra, decide di diventare un pittore. Si interessa non solo alle arti figurative, ma anche al cinema europeo, focalizzandosi principalmente sulle opere di Ingmar Bergman e della Nouvelle Vague francese, soprattutto quelle di Alain Resnais e Jean-Luc Godard.

Murales e affreschi
Nel 1962, dopo aver studiato al Walthamstow College of Art, stringe amicizia con il musicista Ian Dury (che poi vorrà nel cast di Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante) e si avvicinerà all'arte dei murales per tre anni, diventando un esperto degli affreschi.

Death of Sentiment
Dopo questa esperienza, decide di dedicarsi al cinema, dirigendo il suo primo cortometraggio Death of Sentiment, un'opera sui quattro più grandi cimiteri di Londra.

I cortometraggi sperimentali degli Anni Sessanta-Settanta

Nel 1965, entra a far parte del Central Office of Information, lavorando come montatore e regista di film per oltre quindici anni. Nel frattempo, comincia a creare una filmografia costituita da cortometraggi sperimentali. Il primo di questi è Train (1966), dove reinventa, sulla base di idee delle avanguardie storiche, l'arrivo di un treno steam alla stazione di Waterloo, a Londra. Il secondo, Tree (1966) è un omaggio ecologico-musicale alla crescita di un albero ormai secco, che cresce davanti alla famosa sala di concerti londinese Royal Festival Hall e che resiste nonostante sia circondato dal cemento. A seguire, firma: Revolution (1967, un breve documentario su una manifestazione pacifista di fronte all'ambasciata americana a Londra dopo la notizia dell'intervento militare statunitense in Vietnam); 5 Postcads from Capital Cities (1967, che utilizza le riprese effettuate durante alcuni viaggi in Europa); Intervals (1967, sui tredici cicli di tredici secondi che mostrano per tre volte le stesse immagini di Venezia, montate però su colonne sonore differenti); Erosion (1971, sugli effetti dell'erosione del suolo); H is for House (1973, sulla vita agreste); Windows (1975, che parte da un fatto realmente accaduto per proseguire in una falsa indagine statistica sul tema delle defenestrazioni); Water Wrackets (1975, sulla narrazione mitologia delle origini di Wardour attraverso l'elemento dell'acqua); Water (1975, un puro esercizio di montaggio di brevi inquadrature acquatiche contrappuntate da musica rock); Goole by Numbers (1976, omaggio alla città natale della sua ormai ex-moglie, all'interno del quale inserisce una serie di immagini ordinate secondo una struttura prestabilita formata dalla serie numerica 1-100); Dear Phone (1978, quattordici brevi episodi in cui la cinepresa ritrae, con varie angolazioni, le tipiche cabine telefoniche londinesi).

Tulse Luper e il numero 92
Un posto a parte, occupano, per la loro rilevanza artistica (anche futura) Vertical Features Remake e A Walk Through H. Vertical Features Remake, realizzato nel 1978, è incentrato su un personaggio immaginario ricorrente nella filmografia di Greenaway: lo scienziato Tulse Luper. Luper sta conducendo, per conto di un ente misterioso noto come Session Three, degli studi sull'apporto dell'azione dell'uomo sull'ambiente, ma tutte le sue ricerche, organizzate in una serie di appunti, disegni, fotografie e schemi, sintetizzati nel documentario di protesta Vertica Lists o Vertical Features, vanno perduti. Nel tentativo di riproporre le idee dello scienziato, l'Institute of Reclamation and Restoration commissione quattro versioni del film, che sono però al centro di una diatriba sul restauro filologico e letterario.
Come suddetto, Luper è un elemento fondamentale della filmografia di Greenaway, essendo stato resuscitato, negli Anni Duemila, all'interno del progetto multimedialeLe valigie di Tulse Luper, una serie di pellicole (The Tulse Luper Suitcases: Antwerp, 2003; The Tulse Luper Suitcases, Part 1: The Moab Story, 2003; The Tulse Luper Suitcases, Part 3: From Sark to the Finish, 2003; e The Tulse Luper Suitcases, Part 2: Vaux to the Sea, 2004) dove Greenaway sottolinea la sua virata artistica verso lo studio degli effetti digitale, ripudiando l'uso della tradizionale pellicola cinematografica. Sfruttando una traccia narrativa di esile consistenza, racconta le peregrinazioni del suo giovane scienziato (dal 1922 alla Seconda Guerra Mondiale) e alle sue 92 (un numero ricorrente nella sua filmografia) misteriose valigie.
Il secondo ambizioso cortometraggio è invece A Walk Through H. - The Reincarnation of an Ornithologist (1978), dove offre allo spettatore un viaggio attraverso dei luoghi immaginari, segnati in 92 mappe di un paese chiamato H.

Altri cortometraggi sperimentali
Fra i suoi ultimi cortometraggi sperimentali, invece, abbiamo: 1-100 (1978, sulle insegne stradali, i numeri civici e la numerazione dei pali della luce di Berlino, Parigi, Roma, Firenze e Bruxelles, ordinati in base alla sequenza 1-100); Making Splash (1985); Inside Rooms: 26 Bathrooms, London & Oxfordshire (1985); Hubert Bals Handshake (1989; primo episodio del film collettivo In Memoria Uber Bals firmato con Otar Iosseliani, Ivan Passer, Agnieszka Holland, Franz van der Staak e Johan van der Keuken); Rosa (1992); l'opera Lumière and Company (1995, con altri 41 registi internazionali impegnati nel realizzare un cortometraggio con le tecniche di lavoro che c'erano nel 1895, data di nascita del cinematografo); The Bridge (1997); The Man in the Bat (2001); Castle Amerongen (2011).

I lungometraggi
Nel 1980, arriva, finalmente, il suo primo lungometraggio: Le cadute. Ambientato in un mondo immaginario narra di ben 92 protagonisti stravaganti, i cui nomi cominciano tutti per "Fall" e hanno tutti la paura di volare, ma l'amore per i volatili. È la prima di una serie di opere che fanno fiorire il suo genio artistico. I misteri del giardino di Compton House (1982), Lo zoo di Venere (1985), Il ventre dell'architetto(1987), Giochi nell'acqua (1988, vincitore al Festival di Cannes del premio per il miglior contributo artistico) e Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante (1989) sono i suoi titoli più noti. I misteri del giardino di Compton House è sicuramente il film che maggiormente rivela Greenaway al pubblico internazionale, forse attirato dagli eccessi narrative, dalle raffinatezze scenografici e da quei dubbi esistenziali che sembrano ereditati dalla nuova generazione attraverso il cinema di Antonioni, ma unendo il tutto al grottesco e all'assurdo, nascosti dietro l'arte e il sesso. Lo zoo di Venere rivela invece una questione che sarà fondamentale nel cinema greenawayano: il disfacimento della dignità umana. Ripresa solo dopo la realizzazione del sofisticato, anomalo e ambiguo Il ventre dell'architetto, di Giochi nell'acqua e del televisivo I morti della Senna (1989), con quello che è il suo capolavoro Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante, nonché la sua opera più controversa.

Le collaborazioni artistiche durante gli Anni Ottanta
Da evidenziare, le sue collaborazioni artistiche, nate soprattutto durante il periodo in cui si è dedicato alla realizzazione di lungometraggi. Quella con il compositore Michael Nyman, per esempio, che cura tutte le colonne sonore dei suoi film e con l'artista Tom Phillips per il serial A TV Dante, una drammatizzazione dei primi canti dell'Inferno dantesco.

I film degli Anni Novanta
Negli Anni Novanta, presenta altre notevoli pellicole. Il romantico, distinto e bellissimo L'ultima tempesta(1991), per esempio. Ma anche il molto odiato (soprattutto dai critici cinematografici italiani di matrice cattolica) Il bambino di Mâcon (1993) che attraverso una sapiente regia, una perfetta messinscena, una ricchezza di riferimenti culturali e lo splendore delle scenografie, dei costumi e delle coreografie, critica lo sfruttamento, quasi pornografico, delle reliquie e delle superstizioni da parte della Chiesa. Definito truce e asfissiante, tanto crudo da essere quasi un horror teatrale, Greenaway ha il merito di fare, per la prima volta, un film politicamente e socialmente schierato contro il potere temporale e contro la mercificazione dell'infanzia, senza perdere il piacere per lo sfarzo visionario espresso pienamente dalla sua immaginazione. Più dolce e intimo, quasi geniale, I racconti del cuscino (1996), cui si accompagna l'omaggio felliniano 8 donne e ½(1999). Tre opere che hanno in comune personaggi femminili forti e manipolatori, forse uno dei tratti più distintivi della sua narrativa. A questi, si aggiunge Nightwatching (2007) e Goltzius and the Pelican Company (2014), ma solo nel primo ritrova un impianto narrativo (un Rembrandt godereccio) che aveva abbandonato per seguire gli aspetti più sperimentali del suo cinema.

Uno dei creatori del genere mockumentary
Pochi sono a conoscenza del fatto che Greenaway, oltre a essere un abile documentarista, è anche uno dei creatori del sottogenere mockumentary, ovvero dei falsi documentari, già con qualche opera della fine degli Anni Settanta. Figurano fra gli uni e gli altri titoli come: Eddie Kid (1978); Zandra Rhodes (1979); Lacock Village (1980); Terence Conran (1981), Four American Composers (1983); Fear of Drowning (1988) e tanti altri.

Il lavoro nella lirica
Parallelamente, lavora anche nel campo della lirica scrivendo per dieci libretti dell'Opera conosciuti come "The Death of Composer", che celebra le morti di dieci compositori che hanno fatto la storia della musica mondiale, da Anton Webern a John Lennon, aggiungendoci anche compositori immaginari (uno dei quali è stato un personaggio di Le cadute).

Altri lavori
Il 17 giugno 2005, Greenaway è apparso per la prima volta come Vj in una performance alll'art club Club 11 di Amsterdam, accanto al dj Serge Dodwall (aka Rada). Greenaway, anche conosciuto come VJ Greenaway, ha usato uno speciale sistema visivo che consisteva in un grande schermo al plasma con touchscreen controllato tramite un laser, grazie al quale è stato possibile proiettare 92 storie di Tulse Lauper su 22 schermi, mixandole a immagini live. La performance ha avuto così successo che Greenaway ha replicato l'esperienza all'Optronica Festival di Londra. È attualmente insegnante di cinema all'European Graduate School di Saas-Fee, in Svizzera. Ha inoltre contribuito al Vision of Europe, una collezione di cortometraggi di differenti registi europei, nel quale ha presentato The European Showerbath.

Installazioni artistiche

Il 12 ottobre 2007, ha creato un'istallazione multimediale intitolata Peopling the Palaces alla reggia della Venaria Reale, animandola con 100 videoproiettori. L'anno precedente, aveva iniziato una serie di ambiziose installazioni digitali intitolate Nine Classical Paintings Revisited, mentre nel 2008, dopo parecchie negoziazioni, era riuscito a creare una one-night performance remixando "L'ultima cena" di Leonardo da Vinci nel refettorio di Santa Maria delle Grazie di Milano. Ha poi esposto una sua versione digitale di "Le Nozze di Cana" di Paolo Veronese nell'ambito della Biennale di Venezia del 2009. Un progetto che i critici d'arte hanno definito all'unanimità "la migliore lezione di storia dell'arte senza insegnante che un uomo possa avere". La presentazione, di circa 50 minuti, incorporava, oltra a una interessante colonna sonora, le immagini in primo piano dei volti del quadro insieme a dei diagrammi animati, atti a rivelare alcune relazioni compositive fra le figure. Oltre a questo, Greenaway ha creato dialoghi immaginari fra i 126 ospiti del matrimonio, fra servi, curiosi e "single a nozze" raffigurati nel dipinto.

Vita privata
Peter Greenaway, dopo essere stato per lungo tempo sposato, ha divorziato da sua moglie nel 1999 e ha venduto la sua casa nel Galles, per trasferirsi definitivamente in Olanda, dove è diventato compagno della sua direttrice artistica e patrigno dei suoi due figli. È stato onorato con il titolo di Commander of the Order of the British Empire nel 2007 dalla Regina Elisabetta II. Nel 2014, il BAFTA l'ha onorato con un BATFA Film Award per il contributo artistico dato al cinema.

Ultimi film

Focus

APPROFONDIMENTI
venerdì 5 giugno 2015
Mauro Gervasini

Non è un mistero che Peter Greenaway, classe 1942, gallese di Newport ma cresciuto nell'Essex in contesto rurale, abbia deciso di diventare cineasta dopo avere visto Il settimo sigillo di Ingmar Bergman. Tuttavia la settima arte gli è sempre stata stretta, avendone sperimentate almeno altre tre, la prima (architettura), la seconda (pittura), la quarta (musica: celebri i suoi lavori ispirati all'"aleatorietà" di John Cage)

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