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Damien Chazelle

Damien Chazelle (Damien Sayre Chazelle) è un attore statunitense, regista, produttore, sceneggiatore, è nato il 19 gennaio 1985 a Providence, Kentucky (USA).
Nel 2017 ha ricevuto il premio come miglior regia al BAFTA per il film La La Land. Dal 2015 al 2017 Damien Chazelle ha vinto 7 premi: BAFTA (2017), Critics Choice Award (2015, 2017), Golden Globes (2017), Premio Oscar (2017). Damien Chazelle ha oggi 37 anni ed è del segno zodiacale Capricorno.

Inversioni di tendenza

A cura di Fabio Secchi Frau

Qualcuno scrive che Damien Chazelle sta ancora elaborando il suo mancato trionfo agli Oscar del 2017.
Questo noi non lo sappiamo, ma siamo assolutamente certi che malgrado passino anni, il più infame scherzo del destino della Storia degli Academy Awards farà parte della sua storia artistica per sempre. La La Land proclamato come film dell'anno. Solo per scoprire, qualche istante dopo, quando il cast e la troupe erano già saliti sul palco, che era Moonlight l'effettivo vincitore. E Chazelle non se n'era nemmeno accorto...
Durante quella fatidica e storica settimana, così importante per il mondo del cinema, il regista era stato costretto a stare a letto per una febbre altissima. Non stava ancora in forma, quando ha obbligato se stesso a indossare uno smoking e a presentarsi alla cerimonia. Non stupisce affatto, quindi, che i suoi ricordi siano sfumati. "Ero confuso perchè non riuscivo a sentire nulla. Saresti sorpreso di scoprire quanto poco uno riesca a sentire sul palco, anche se proprio davanti a te qualcuno sta parlando al microfono! Non riuscivo a sentire una sola parola. Potevo solo vede la commozione. [...] Poi è diventato chiaro che c'era stato una sorta di errore. Era tutto molto strano. Un sacco di gente di Moonlight ha iniziato a venire verso di noi e molti di loro erano persone che avevo conosciuto durante l'anno o amici di vecchia data. In un certo senso, in maniera surreale, c'era anche qualcosa di bello in quel tipo di sovrapposizione!"
Per chi non ricordasse quella notte, facciamo un piccolo riassunto. In occasione del 50° anniversario di Gangster Story, Warren Beatty e Faye Dunaway sono chiamati sul palco per annunciare il film dell'anno. Beatty apre la busta. Sembra smarrito. Continua a ricontrollare il nome del vincitore. Alla fine, lo porge alla Dunaway che legge: "La La Land". Tutti sul palco, dunque. I produttori iniziano già i discorsi di ringraziamento. Jordan Horowitz parla per primo. Segue il suo socio Mark E. Platt. Ma mentre parla, le persone intorno a lui iniziano a capire che qualcosa non va. Sul palcoscenico, corre il direttore di scena Gary Natoli che afferra il cartellino dalle mani di Horowitz e gli mostra che è stato commesso un errore. Platt finisce il suo discorso e il collega Fred Berger alza la voce per poter cominciare il suo. Dietro di lui, si scatena il caos. Emma Stone esclama "Oh Mio Dio!". Beatty torna timidamente al centro della folla con una nuova busta aperta e un Oscar in mano. Jimmy Kimmel, che è il presentatore di quella notte delle stelle, è senza parole. Horowitz capisce finalmente cosa è successo e, quando Berger conclude i suoi ringraziamenti, torna al microfono e dice: "C'è stato un errore. Moonlight! Voi, ragazzi, avete vinto il miglior film. Questo non è uno scherzo. Moonlight ha vinto il premio per il miglior film!". E mostra a tutti il vero cartellino.
Solo successivamente, si scoprirà che il famigerato errore è dovuto a uno scambio di buste da parte della PricewaterhouseCoopers, che ha incaricato i notai Brian Cullinan e Martha Ruiz di portare le valigette contenenti le buste più importanti (due per ogni busta e una di riserva). Cullinan, nonostante il divieto di non usare i social media quella sera, era distratto nel twittare una foto di Emma Stone nel backstage e ha accidentalmente consegnato una delle buste della miglior attrice protagonista (che però era già stata premiata) invece di quella del miglior film, causando il disastro. Nonostante questo, Chazelle ebbe comunque da festeggiare. Miglior attrice protagonista, come già detto, ma anche canzone originale ("City of Stars"), colonna sonora, scenografia e fotografia. Ma soprattutto lui, migliore regista. Uno dei più giovani della Storia dell'Academy.
Dopo tutto quel trambusto, è naturale che sia rimasto molto lontano dai riflettori. Anche perchè gli serviva tutto il tempo possibile per lavorare a First Man - Il primo uomo, biopic su Neil Armstrong. Peccato che anche quello abbia suscitato abbastanza scalpore. Omettere la scena in cui gli astronauti piantano la bandiera americana sulla superficie lunare è stata vista come una mossa antipatriottica. Persino il secondo uomo sulla luna, Buzz Aldrin, ha voluto dire la sua, incolpando il regista di un sentimento antiamericano. Ma Chazelle difende la sua creatura: "Trovo inutile affrontare accuse come quella del non patriottismo. Per il semplice motivo che è un termine carico di un significato ambiguo, oggiogiorno". In più, a sua discolpa, non c'è il suo zampino nella sceneggiatura che, invece, aveva tutt'altra paternità!
Ma Chazelle si trova d'accordo con l'autore dello script. In barba ai conservatori e al fanatismo nazionale. E la sua grandezza visiva e narrativa sta sempre in questo. Che firmi o non firmi il copione. Il segreto è tutto negli obiettivi che si pone e si è sempre posto nel realizzare un film. Nel caso specifico, sa benissimo che la dicitura "basato su una storia vera" (che attualmente è solo un blando stratagemma di marketing usato dagli Studios) non necessariamente significa dare per scontato che non sia possibile prendersi libertà artistiche rispetto alla storia. La fedeltà alla realtà dei fatti non è ciò che un regista deve porre come priorità. Del resto, Nightmare - Dal profondo della notte di Wes Craven è tecnicamente "basato su una storia vera" di profughi Hmong del sudest asiatico negli Stati Uniti che cominciarono a morire inspiegabilmente e improvvisamente nel sonno negli Anni Settanta. Ma nessuno si è mai lamentato che il film non abbia raccontato fedelmente ciò che era accaduto! In più, è un valido sostenitore del fatto che quando stai cercando di realizzare un film dai vita a un universo molto specifico e hai l'obbligo di mostrare in che cosa questo mondo è diverso. Quindi, a volte, questa scelta impone di esagerare in certi aspetti, pur di ottenere una determinata verità emotiva.
È una cosa che dovrebbe valere per tutti coloro che si mettono dietro una cinepresa. Prendere in esame la storia. Immaginare a quanto bene possa essere raccontata. Trasformarla in qualcosa di avvincente. Riuscire ad assemblare una struttura visiva, sonora e narrativa che possa mantenere l'attenzione dello spettatore sfruttando sceneggiatura, recitazione, inquadrature e tecniche di ripresa. Rendere un film un'esperienza emotiva. Questo crea un grande film. Un film di Damien Chazelle.
Lo scopo è condividere con il pubblico aspetti sconosciuti di qualcosa. Offrire a chi è seduto in sala quello che un personaggio potrebbe aver pensato o sentito in pochi secondi. Per farlo, sfrutta ciò che hanno lasciato i cineasti del passato. Chi, prima di lui, ha trascorso anni a fare ricerche approfondite per arrivare a concepire il film perfetto, senza sapere che sarebbe entrato nella Storia del Cinema. Parliamo di West Side Story, di Vincente Minnelli, di Stanley Donen, di Jacques Demy e dei suoi musical Les Parapluies de Cherbourg (1964) e Josephine (1967). Di Mark Sandrich e degli storici balletti di Fred Astaire e Ginger Rogers in Seguendo la flotta, Cerco il mio amore, Girandola, Voglio danzare con te e il capolavoro Cappello a cilindro . Di Howard Hawks e della fotografia usata per i volti di Humphrey Bogart e Lauren Bacall in Acque del Sud e Il grande sonno. Di George Cukor e dei brillanti scambi di battute tra Katharine Hepburn e Spencer Tracy in Prigioniera di un segreto, Lui e lei e La costola di Adamo.
Attingere alle epoche d'oro di alcuni generi, hollywoodiani e non, per trovare l'ispirazione nella realizzazione di film moderni, grintosi, contemporanei, sfruttando prospettive diverse.
Non manca di metterci del suo. Ogni opera è personale dal momento che è vista attraverso i suoi occhi. Eppure, è capace di mantenere la necessaria dimensione umana e universale. Celebra temi come il sacrificio e la sfida, l'amore e la sua perdita, l'uomo comune che compie l'impossibile, ma sono storie di musicisti e allievi, attrici e padri, amici, innamorati e figli. Personaggi reali o fittizi che come tutti noi soffrono privatamente grandi dolori con incredibile grazia e compiono il loro destino. Spremuti fino all'ultima reazione per coinvolgerci in un'esperienza di viaggio dell'anima. Un viaggio che ha tanti incredibili picchi di pura esaltazione estetica, accompagnata da vorticose e devastanti discese.
Pochissimi titoli quelli firmati da Chazelle. Tutti estremamente straordinari, però!
Ma raggiungere così precocemente l'apice nel suo campo potrebbe essere nocivo? "La luce che arde col doppio di splendore, brucia per metà tempo"? Per dirla alla Blade Runner. Pare di no. Chazelle ha tanta carne al fuoco. L'amore. La musica jazz. Hollywood.
Merito di una famiglia super-intelligente che gli ha saputo dare un'ossatura culturale di spessore. Genitori entrambi professori. Uno in scienze informatiche a Princeton e l'altra Storia al College of New Jersey. Sapeva in anticipo cosa voleva fare da grande. Il cinema è stato nella sua mente da quando ha visto per la prima volta un film, a 3 anni. Perchè dentro il cinema poteva metterci tutto ciò che gli piaceva. Le melodie studiate in tenerà età, la scrittura, l'uso dei colori nell'arte. Nascono così Guy and Madeline on a Park Bench e Whiplash, due film che hanno al centro la musica. Oppure le sceneggiatura ricche di sofisticate e articolare sfumature di 10 Cloverfield Lane o di First Man. O le coreografie cromaticamente perfette di La La Land. Neanche i più feroci critici riescono a trattenersi. Definiscono i suoi lavori "orribilmente deliziosi" o "diabolicamente avvincenti" e lui un idealista. Un regista che, con tanti film di supereroi e vari franchise che dominano il botteghino negli ultimi anni, si ostina a cercare veicoli innaturali per il successo. "I film dovrebbero anche significare qualcosa", sostiene. "Non sono solo puro intrattenimento, con effetti speciali e gente con poteri".
Queste inversioni di tendenza, al cinema, fanno più che bene. Danno giovinezza ed energia a questa attività artistica. E sono rare. Rare come lui.

Studi
Chazelle nasce a Providence, in Rhode Island, da una famiglia cattolica. Di padre francese e madre americana, cresce con sua sorella Anna Chazelle (attrice teatrale che ha deciso di seguire le orme di una delle sue bisnonne materne, l'inglese Eileen Earle) a Princeton, dove frequenta la scuola ebraica per quattro anni. Niente di strano che un cattolico frequenti una scuola riservata agli ebrei. I genitori erano abbastanza insoddisfatti delle proposte educative e didattiche delle scuole locali. Il che li ha portati a scegliere quell'istituto come unica valida alternativa.
Nonostante il cinema sia stato il suo primo dichiaratissimo amore, il giovane Damien segue la musica. Desidera ardentemente diventare un jazzista, così decide di studiare come batterista alla Princeton High School. Non ha molto talento, malgrado si eserciti senza sosta e l'intesa formidabile con il suo insegnante (che poi sarà di ispirazione per il personaggio di Terence Fletcher in Whiplash ). Per questo motivo, dopo il liceo, posa le bacchette e abbraccia la cinepresa, studiando regia all'Università di Harvard, dalla quale esce laureato nel 2007. Durante gli anni accademici però, ha modo di conoscere e frequentare diversi musicisti. Il primo è il suo coinquilino, il compositore Justin Hurwitz, con i quale formerà la band indie-pop Chester Chester e che diventerà uno dei suoi più assidui collaboratori.

L'esordio alla regia
Nel 2009 Chazelle dirige il suo primo lungometraggio Guy and Madeline on a Park Bench. La sceneggiatura parte come un progetto di tesi sviluppata a quattro mani proprio con Hurwitz, ma trova corpo solo anni dopo. Il film viene presentato al Tribeca Film Festival dello stesso anno e riceve vari riconoscimenti nel circuito dei festival. Enfatico e pieno di contrasti, gioca con l'amore e l'amore per la musica e affonda le mani nella cultura di Chazelle. Un'orchestrazione a tutto schermo che, anche per la scelta della fotografia in bianco e nero, vuole essere al centro di classicismo e modernità.

Lo sfortunato sceneggiatore
Dopo la laurea, il trasferimento a Los Angeles con il fine di realizzare un musical che ha in mente: La La Land. Purtroppo, però, ha bisogno di denaro per finanziare un progetto del genere. Comincia a lavorare come sceneggiatore a Hollywood. Versa sangue, sudore e lacrime su script che non piacciono a nessuno. Una serie di fallimenti che gli fanno pensare di non essere degno anche solo di seguire il suo sogno. Quando riesce a venderne due, si meraviglia del fatto che li trovino buoni. Il primo è l'horror The Last Exorcism - Liberaci dal male (2013), sequel di L'ultimo esorcismo (2010). L'altro è un thriller Il ricatto (2013). Contattato dalla Bad Robot Productions di J.J. Abrams per riscrivere il soggetto di 10 Cloverfield Lane, ottimizza il plot in maniera così intelligente che Abrams gli chiede di scriverne anche la sceneggiatura e di dirigerlo. Ma Chazelle accetta solo la prima parte della proposta e gli chiede se invece potrebbe presentargli qualche aggancio, in altre case di produzione, che possano produrre un altro script da lui firmato: Whiplash. Abrams fa di più: fa circolare il copione tra le scrivanie della Hollywood che conta. Nessuno però sembra essere interessato, così Whiplash viene incluso nella Black List del 2012 come uno dei migliori film non realizzati quell'anno.

Whiplash
Whiplash ha una storia particolare. Nasce come adrenalinica reazione scritta all'essere bloccato su un'altra sceneggiatura. "Pensavo continuamente che la storia non funzionava. La lasciavo, la mettevo via. La riprendevo e ci scrivevo qualcosa. La mettevo di nuovo da parte. Volevo raccontare come mi sentivo io nell'essere un batterista jazz al liceo, non quella schifezza", ha raccontato. Ma gli sembrava una storia talmente personale da non volerla far leggere a nessuno. Dopo essere finita nella Black List, viene acquistata dalla Right of Way Films e dalla Blumhouse Productions, che gli suggeriscono di trasformarlo in un cortometraggio come proof-of-concept. Il corto, della durata di 18 minuti, viene accettato al Sundance Film Festival, dove è ben accolto dalla critica. Nel 2014, vengono raccolti altri finanziamenti per farne un lungometraggio che riceverà ben cinque candidature all'Oscar, tra cui quella per la migliore sceneggiatura. Vincerà solo tre statuette, ma per Damien Chazelle si aprono le porte del paradiso.
Ma perchè nessuno voleva credere in un progetto come questo? Chazelle ha ricevuto come risposta il fatto che a nessuno piace vedere sullo schermo il comportamento di persone terribili. Magari è anche vero, perchè è facile portare il pubblico ad annuire unanime nella condanna di un personaggio negativo. Ma sa anche che è interessante quando viene mostrato che il comportamento terribile di un personaggio è volto alla creazione di qualcosa di buono. In più, aggiungono, spaventava la visione del sacrificio volto al miglioramento di se stessi. Non poteva negarlo. C'è qualcosa di molto particolare nel tipo di rabbia, umiliazione, sopraffazione che Andrew Neiman, il protagonista di Whiplash, prova quando è da solo in una stanza e non fa altro che applicarsi, rendendosi conto di essere incapace di padroneggiare una cosa semplice come un tamburo. Uno strumento di percussione che, per sua natura, è ossessivo già nel suono, ma qui diventa oggetto onnivoro. Un altare sul quale potrebbero morire tutte le sue aspirazioni e quello che lui crede che sia il suo talento.
Non si vedono molti film che vanno così tanto in profondità nella paura di suonare uno strumento o nel linguaggio che i musicisti usano per trattare l'uno con l'altro. C'è qualcosa di disumanizzante in entrambe le cose. Qualcosa che di solito si è cinematograficamente più abituati a vedere nel campo di addestramento dell'esercito di Full Metal Jacket. L'atipicità di una storia con una matricola spinta oltre i propri limiti, che combatte contro le circostanze e deve confrontarsi con un insegnante aguzzino è forse il miglior plot per un classico del cinema sportivo. Ma Chazelle pensa di no. Pensa che ci debba essere molta fisicità. Molta forza di spirito. Poca educazione. Ed esige da se stesso di essere esteticamente perfetto e musicalmente curato. Sfrutta ogni suggestivo taglio di luce per definire i personaggi e i loro mondi. Fuggendo dalla banalità. Garantisce la verosimiglianza psicologica. Il jazz diventa materia metafisica o disciplina teologica che, se seguita alla perfezione, esorcizza con la scarnificazione del corpo uno dei demoni più spaventosi per un artista: la mediocrità.Una prova di regia che ci fa comprendere quanto il suo occhio sia già espertissimo. Si concentra sulla pelle nervosa, sugli occhi, sulle mani insanguinate, sui muscoli. Inquietanti particolari da thriller che diventano tracce per esplorare un individuo tronfio di un potere che crede assoluto e il suo opposto, chiuso nella straziante urgenza fisica di costringere il proprio corpo a raggiungere la perfezione. Un atroce carnefice e il suo sofferto martire, ripresi con inquadrature essenziali, realistiche, ma mai scarne.
Non è un filmetto con la celebre pop star di turno che ama la musica e aspira a diventare quello che già è nella realtà. Qui si scava crudelmente, spietatamente e squallidamente nel politicamente scorretto. È palpabile il sentore di non essere ancora niente e di rimanere quel niente. Così come si avvertono la fatica, le crisi d'identità, le intromissioni altrui gonfie dell'idea che la musica non possa essere una ragione di vita. Più il film diventa scoraggiante e più è fantastico, arrivando a un finale incalzante che è anche un premio per gli spettatori. Il bello è che arriva fino a quel punto senza giudicare tra buoni e cattivi. L'allievo era un genio senza saperlo? Il maestro aveva bisogno di arrivare a quel punto per portarlo a manifestare il suo talento? C'era dunque un vincolo affettivo tra il secondo e il primo? La consacrazione e il coronamento della propria ambizione passa per questo amore maniacale per la propria professione? Per questa individualità esasperata? Le risposte sono tutte personali, immerse in un abisso di impressioni.

La La Land
Hollywood scopre così Damien Chazelle e gli dà palate di soldi per il suo musical da sogno: La La Land.
In una romantica Los Angeles, ricostruita come un ibrido tra ciò che è realmente e ciò che un drogato di film come lui ha immaginato, l'amore tra un difficile musicista e una sagace aspirante attrice trova forme strane e surreali per esprimersi.
Ma ancora una volta, Chazelle scava nella mentalità di chi vuole far diventare la propria ossessione un lavoro. Cerca l'intensità, il respiro, la sensazione di sentirsi dentro una pentola a pressione, ma alleggerendo l'anima con canzoni e balli. Ne esce fuori un film di improvvisa liberazione da un sogno da realizzare, ormai al sicuro da una realtà che ti costringe a tenere segregata la tua passione ai fine settimana, a fare altri mestieri per non morire di fame e a spendere il tuo tempo libero nella scintillante vita sociale di una città, con il rischio di separarti in ogni momento da ciò che per un artista conta davvero. La retorica del successo. Quello che ha un prezzo, che si paga con la rinuncia di altri desideri. Per questo, il motivo "boy meets girl" viene scardinato in nome di una diversità cinematografica coraggiosa tanto quanto inesorabile. La disgregazione di una coppia come vero atto d'amore verso se stessi. E la cosa funziona. Trova il suo equilibrio, senza perdere fascino ed emozione. Lasciando a noi l'inutilità di rimpiangere un amore che poteva essere e che non è.
La La Land apre il Festival Internazionale del Cinema di Venezia del 2016 e riceve recensioni travolgenti. "Basta la prima sequenza", scrivono "per far sì che anche il più esigente dei fan dei musical si ritrovi subito a casa propria e si emozioni".
A distanza di decenni, passando per titoli come Moulin Rouge! o Mamma mia!, il genere che fece vibrare il sonoro esiste ancora. E Damien Chazelle, alla sua terza regia, appena trentenne, lo ha fatto risorgere in tutto il suo splendore solo per quell'anno.
Non c'è nostalgia. Non ci sono forzate citazioni. L'uso di atmosfere, colori, musica e coreografie, montaggio serrato, lunghe inquadrature calcolate (virtuosi piani sequenza, eleganti riprese in cinemascope a figura intera), di topoi propri del musical classico (le sequenze a episodi) apprese in altri capolavori diventano strumenti dorati. Rimane padrona di tutto la musica. Una madre magnifica che lavora per far navigare lo spettatore sulla sua stessa lunghezza d'onda. Si lega alla partitura di immagini e suoni. Diventa sensibilmente drammaturgica quando serve. Gioca tra stilizzazione e realismo con rinnovata energia creativa. E quando si usano persino i clacson delle auto per un numero musicale la cosa non può che creare un sano e vitale contagio. Una conquista.
Qualcuno storce un po' il naso per certi errori della sceneggiatura, ma questo non impedisce al crepuscolare e magico La La Land di diventare uno dei film più discussi e a Chazelle di avere un Oscar a casa sua.

First Man - Il primo uomo
Nel 2018, si ricongiunge con il protagonista di La La Land in First Man - Il primo uomo. Si tratta del primo film con una sceneggiatura non sua. L'autore è John Singer e si basa su un libro biografico di James R. Hansen. I critici americani ne descrivono l'originalità, lo spirito di ansiosa avventura e la determinazione del protagonista con elogi. Il controllo e l'essenzialità diventano i sostegni di questa regia che ha il compito di mettere in luce l'empatia del personaggio, tra insicurezze, impotenza, vocazione e motivazione. Quelli italiani, parlando soddisfatti di tensione e suspense al posto di una missione epica, finalmente si spellano le mani di fronte a uno dei pochi autori americani che non descrive gli astronauti come eroi, ma come semplici uomini. Melanconici, enigmatici, realistici. Alle prese con un privato spiegazzato, con loro stessi e la loro amara immagine. Un viaggio intorno all'uomo, più che alla luna, scrivono alcuni. Un ritratto di un Neil Armstrong ostinato e riservato. Ma Chazelle ha poco e niente a che fare con tutto questo. Il suo apporto, qui, è dato solo alle immagini. E lui fa ciò che deve. Nello spazio profondo come nel salotto piccolo borghese di una casa. Sfruttando inquadrature classiche, quelle tipiche dei film con gli americani bianchi perbene, senza cadere in ormai insopportabili inquadrature di propaganda.

Vita privata
Chazelle ha sposato nel 2010 la produttrice Jasmine McGlade, sua ex compagna alla Harvard University, ma ha divorziato da questa nel 2014. Quattro anni dopo, ha sposato l'attrice Olivia Hamilton.

Ultimi film

SERIE - Musicale, (Gran Bretagna - 2020)
Commedia, Drammatico, Musical - (USA - 2016), 126 min.
Drammatico, (USA - 2014), 107 min.

Focus

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lunedì 23 febbraio 2015
Tirza Bonifazi

Tutti i pronostici che davano per vincitore Birdman di Alejandro González Iñárritu, gran favorito della stagione cinematografica, sono andati a segno. Per il secondo anno consecutivo è un messicano a guadagnare l'Oscar come Miglior regista: Alejandro González Iñárritu che in Birdman aveva sperimentato nuove architetture narrative mantenendo sempre il gusto per le storie intrecciate. Ma non solo

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La favola moderna di Damien Chazelle arriva al cinema il 26 gennaio.
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