Priscilla

Film 2023 | Biografico, +13 113 min.

Regia di Sofia Coppola. Un film Da vedere 2023 con Cailee Spaeny, Jacob Elordi, Dagmara Dominczyk, Ari Cohen, Emily Mitchell (II). Cast completo Genere Biografico, - USA, Italia, 2023, durata 113 minuti. Uscita cinema mercoledì 27 marzo 2024 distribuito da Vision Distribution. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,01 su 34 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 21 marzo 2024

Il grande, e turbolento, amore tra Priscilla Beaulieu e Elvis Presley iniziato in una base dell'esercito tedesco e proseguita nella tenuta da sogno a Graceland. Il film è stato premiato a Venezia, ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes, ha ottenuto 1 candidatura a People's Choice Awar, ha ottenuto 1 candidatura a Critics Choice Award, In Italia al Box Office Priscilla ha incassato 813 mila euro .

Consigliato sì!
3,01/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 2,89
PUBBLICO 3,14
CONSIGLIATO SÌ
Sofia Coppola riscrive la storia d'amore tra Elvis e Priscilla Presley dal punto di vista di lei, ma la verosimiglianza diventa un limite.
Recensione di Marianna Cappi
lunedì 4 settembre 2023
Recensione di Marianna Cappi
lunedì 4 settembre 2023

Quando Priscilla Beaulieu conosce Elvis Presley ha quattordici anni e non è mai uscita con nessuno. Lui invece è la star del rock'n'roll, con il mondo e le donne ai suoi piedi, ma ha da poco perso la madre, ha nostalgia degli Stati Uniti e si domanda se quel mondo si ricorderà ancora di lui, una volta finito il servizio militare. Il re confessa la sua vulnerabilità alla bambina con i tacchi, le appoggia la testa sulla spalla, la richiama, la invita a Graceland, la sposa. Priscilla diventa la principessa di una fiaba, solo che in questa storia, la sua storia, non ha voce in capitolo.

Sofia Coppola porta al cinema l'autobiografia della moglie di Presley (scritta con Sandra Harmon) per raccontare la versione di Priscilla, l'altro lato del disco d'oro, che comprende anche i capitoli della solitudine, della gelosia, della rinuncia all'autonomia minima che le sarebbe derivata dal fare un lavoro, della richiesta - affatto reciproca - di esserci sempre, per lui, abbigliata e acconciata come piace a lui, nel rispetto dei suoi tempi, delle sue passioni passeggere, del volere inappellabile del Colonello che gli fa da manager e demiurgo.

La sua storia era rimasta in ombra, eclissata dall'icona abbagliante del marito, e la Coppola di quell'ombra fa la cifra stilistica del film: sempre un po' oscurato dal punto di vista fotografico, perché Priscilla vive dietro le tende tirate, nel privato della camera da letto, lontana dai set, dentro l'automobile (e l'unica volta che, fidanzata-bambina, gioca in giardino col cane, viene rispedita subito in casa).

Elvis è tenero, innamorato, e ha bisogno di lei, ma Priscilla è comunque una prigioniera, di quel sogno e di quel tempo: è questa la versione di Sofia Coppola, che rilegge il soggetto di partenza facendone il racconto di un'emancipazione femminile.

Nell'adozione di un punto di vista univoco, per quanto opposto alla narrazione ufficiale, qualcosa resta, però, inevitabilmente fuori dal quadro ed è un'assenza che pesa.

Se infatti la regista è bravissima nel riportare lo spettatore nel corpo e nello spirito inquieto di una ragazzina di quattordici anni (di qualsiasi epoca), e nel raccontare attraverso l'uso del dettaglio la sua trasformazione in donna, dispiace che questo porti con sé la riduzione della figura di Elvis a quella di un ragazzone un po' imbecille, lungo e diluito, in fondo buono, ma capriccioso e superficiale. Della sua musica non c'è quasi traccia, per questione di diritti.

Sebbene ci sia qualcosa di affascinante e commovente nell'immagine fianco a fianco della piccolissima Cailee Spaeny e dell'altissimo Jacob Elordi, un'iperbole che descrive la natura poco paritaria della relazione tra Elvis e la moglie, ma anche una strangeness che li umanizza, il film purtroppo non si libera a sufficienza dei suoi strati di trucco, manca dell'irriverenza storica di Marie Antoinette, e resta intrappolato nel verosimile, nel compito ben fatto ma senza sorprese.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 5 aprile 2024
Montefalcone Antonio

L’ultima pellicola di Sofia Coppola è un adattamento di “Elvis and Me”, autobiografia scritta da Priscilla Beaulieu, ex moglie di Elvis Presley, incentrata tutta sulla relazione psichica-amorosa stabilitasi tra lei e il Re del Rock’n Roll; un rapporto d’amore sincero, ma anche tossico e dagli aspetti controversi.

FOCUS
INCONTRI
mercoledì 20 marzo 2024
Paola Casella

Alla vigilia dell’uscita il 27 marzo di Priscilla, il film su alcuni anni fondamentali della vita di Priscilla Presley, e dopo la partecipazione in concorso all’ultima Mostra del cinema di Venezia (dove l’attrice che interpreta Priscilla, Cailee Spaeny, ha conquistato la Coppa Volpi per la sua interpretazione), la regista e sceneggiatrice Sofia Coppola racconta le sue scelte rispetto alla storia della donna che ha sposato Elvis Presley giovanissima, e ha poi trovato il coraggio di uscire dal cono d’ombra della superstar.

Non è la prima volta che Coppola racconta una giovane donna chiusa in un luogo di ricchezza e privilegio, che tuttavia è anche una prigione: è stato così in Marie Antoinette ma anche in Somewhere e nel corto La vita senza Zoe, che Sofia ha scritto e suo padre, Francis Ford Coppola, ha diretto. “Per la verità La vita senza Zoe era una storia voluta da papà per raccontare la mia esperienza di ragazzina nel periodo in cui abbiamo vissuto in un grande albergo newyorkese. Però effettivamente mi interessano le storie di donne confinate in luoghi privilegiati ma isolanti: credo che sia perché quei luoghi sono metafore dei limiti e delle restrizioni che subiscono le donne, soprattutto se artiste”.

Come sua madre Eleanor, documentarista vissuta all’ombra del marito. “Priscilla Presley faceva parte della generazione di mia madre, e mi è sempre stato a cuore raccontare l’esperienza femminile in tempi in cui ci si aspettava che le donne ricoprissero ruoli rigidamente codificati. E mi piace anche raccontare come i ruoli delle donne siano cambiati nel corso del tempo”, dice la regista.

Certo non dev’essere stato facile per la giovane Priscilla lasciarsi Graceland e la vita con Elvis alle spalle. “Mi sono sempre chiesta quanta forza deve avere richiesto all’epoca compiere quel passo”, concorda Sofia Coppola. “Per me rimane un mistero dove una donna così giovane abbia trovato quel coraggio: ha saputo dimostrare grande determinazione e volontà, ma del resto l’aveva già fatto quando, appena adolescente, aveva deciso di trasferirsi a Graceland. Ad un certo punto, nel corso della ricerca di una propria identità individuale a prescindere da Elvis, Priscilla ha incontrato persone che non appartenevano al mondo luccicante del marito e che erano finalmente interessate alle sue opinioni. Ma soprattutto come madre si è resa conto di non voler far crescere sua figlia Lisa Marie in un luogo improbabile come Las Vegas”.
 

CELEBRITIES
lunedì 18 marzo 2024
Marzia Gandolfi

Il minimo che si possa dire di Sofia Coppola è che ha un soggetto, un’ossessione, più precisamente, che attraversa tutti i suoi film, indipendentemente dal contesto sociale, geografico o storico in cui sono ambientati. Il rumore della guerra (di Secessione) o della rivoluzione (francese) nel suo cinema è sempre ridotto a un suggestivo dettaglio della storia. Il contesto, pur ricostruito con grande sfarzo e precisione, non è mai più di un pretesto. Quello che conta è la situazione, sempre la stessa, quella di una giovane donna senza territorio (Lost in Translation), lontana dalla famiglia (Marie Antoinette), caduta dal cielo, una creatura venuta d’altrove (Priscilla), una vera e propria aliena che non riconosce niente e nessuno come suo, che si consuma nel sentimento di essere estranea al mondo. L’aspetto toccante di Sofia Coppola è che ha trovato il suo soggetto molto presto e la prima volta che si è incarnato è stato suo padre a realizzarlo per lei. Nel 1989, per il film collettivo New York Stories, Francis Ford Coppola gira una sceneggiatura scritta dalla figlia, allora adolescente. La vita senza Zoe, storia di una ragazzina ‘orfana’ che vive tutta sola in un bel palazzo vicino a Central Park, traduce bene la sua solitudine di bambina e l’incanto artificiale del grande lusso come placebo irrisorio per la malinconia. Figlia di una leggenda della New Hollywood, la regista si è posta subito la domanda giusta: come posso avere un cinema tutto mio, al di là dei privilegi conferitimi dal prestigioso lignaggio paterno? Il colpo di genio del suo lavoro consiste proprio nell’aver infuso questa dimensione autobiografica in tutta la sua filmografia. Avere un cinema, una vita propria o una stanza tutta per sé, per citare Virginia Woolf (“Una stanza tutta per sé”), significa innanzitutto fare luce sui danni delle restrizioni imposte alle donne.

È facile comprendere allora perché Sofia Coppola si sia interessata alla vita di Priscilla Beaulieu, Alice in Graceland. Il suo destino è in eco perfetto con l’eroina coppoliana, alle prese con un’emancipazione il cui esito questa volta è meno complesso e tragico: niente suicidio e niente esecuzioni. The King, il ‘predatore’ glamour, muore di morte naturale e dopo aver mostrato il lato B, quello oscuro e negligente sul piano affettivo, ma questa è un’altra storia, perché Elvis nel film non esiste, non lo sentiamo mai cantare, non lo vediamo mai sulla scena e nessuno dei suoi titoli figura nella colonna sonora. È l’ombra tormentata di se stesso e dà tutto fuori campo. Ci sono almeno due film in Priscilla, quello di Priscilla (Cailee Spaeny) e quello di Elvis (evocato da Jacob Elordi) ed entrambi si svolgono altrove, fuori dal quadro. È il film fantasma di Elvis, la bestia del palcoscenico che esiste solo sul palco, sul vinile, sugli schermi, per il mondo intero, non per lei, non per se stesso. Il film di Priscilla invece non inizia mai, non fino alla fine almeno e prima del suo divorzio. A un passo dal cancello del castello del consorte c’è una libertà di cui non sappiamo più nulla, ne sapremo mai nulla. Dai quattordici ai ventisette anni, Priscilla Presley è stata il simbolo di un simbolo. Confinata, relegata. I suoi tredici anni con Elvis sono un soggetto d’oro per Sofia Coppola e le offrono l’occasione di realizzare un film mai così ellittico e spettrale, diretto ed estetizzante, la fotogenia qui è un piacere e una maledizione insieme. Certamente il più ‘vuoto’, vuoto come un giorno senza amore, come un palazzo senza Re, ma anche il più pieno, pieno di noia portata alla saturazione plastica e pieno di rabbia quieta.

È un racconto alla Cukor di un amore che prende la forma di un controllo misogino, dove una donna-bambina, piena di vita e di desiderio, incontra il suo fatale Pigmalione, che la veste a suo piacimento, la mantiene, la soffoca. Un’allegoria sovente esplorata del cinema che si ripromette di liberare quello che imprigiona. Sofia Coppola lo sa fare, lo fa bene, lo fa ancora disegnando il ritratto di un personaggio prima che si formi e mentre è impedito dall’immaginario patriarcale. Sovrana nell’arte di tradurre sullo schermo il tempo sospeso, filma ancora una volta un’adolescente, una donna decorativa e sottomessa che vorrebbe sbocciare, svilupparsi, emanciparsi. La prova rileva di nuovo l’assenza di carne, di sangue. La bruna Priscilla come le bionde sorelle Lisbon esistono come brandelli di memoria, icone di una purezza evaporata, svanita. Vivono davanti ai nostri occhi come se Sofia Coppola le avesse richiamate dall’oltretomba, mentre il suo film si dipana, colpito al cuore da rallenti abissali. Le sue immagini sono vetrate colorate, cartoline sacre, fotogrammi vergini, abitate da personaggi che sono modelli quasi religiosi di comportamento. Come Elvis e Priscilla, le immagini non danno mai l’impressione di comunicare tra loro, di connettersi. Nel massimo splendore, la coppia si insegue, si guarda, si studia. Tra un’inquadratura e l’altra, il film apre abissi dove la ‘cinegenia’ degli amanti impotenti possa dispiegarsi pienamente fino a provocare un malessere estetico. Poi il cielo scivola via e i suoi protagonisti ci si aggrappano come due solitudini. Un tandem di spettri tagliati in seta da una stilista che lavora in totale complicità con le tenebre. Haute couture.

Per quasi un quarto di secolo, Coppola ha filmato, come nessun’altra ha fatto, la femminilità precoce intrappolata in gabbie dorate, dove il comfort materiale è pari solo al disagio di un’esistenza bloccata da figure patriarcali. Queste vite si misurano con la disobbedienza che conquistano e la servitù che sopportano. Si misurano soprattutto nella relazione col maschile che nei suoi film passa sempre e solo per la messa in scena, per i dettagli. Basta scorrere la sua filmografia fino a L’inganno (guarda la video recensione), dramma bellico che confronta un soldato nordista ferito e le giovani donne di un pensionato femminile in Virginia, turbate dall’irruzione del corpo-nemico costretto a letto. Impossibile resistere al paragone col film di Don Siegel del 1971, anche se l’autrice rivendica un nuovo adattamento dal romanzo di origine. Se Siegel si identificava con l’uomo (Clint Eastwood), Coppola assume il punto di vista delle sue eroine sull’intruso. Ma il fascino del suo film sta soprattutto nel ritrovare una regista fedele alle sue ossessioni e al suo stile. Il gineceo in piena guerra di Secessione ricorda quello biondo e insondabile di Il giardino delle vergini suicide, Kirsten Dunst è l’anello di congiunzione. I due film dialogano appassionatamente, come se vent’anni dopo le sorelle Lisbon avessero imparato a non rivolgere la violenza del mondo contro se stesse ma a colpire direttamente la sorgente. Uccidere piuttosto che impiccarsi e Kirsten Dunst, ex leader delle vergini suicide, è di nuovo il corpo che soffia la furia.

Lasciando la guerra sullo sfondo (come la Rivoluzione francese in Marie Antoinette), Sofia Coppola concentra il suo interesse esclusivo sul dispositivo erotico. Se la legge del desiderio si rivela crudele per queste fanciulle (tranne una), il rapporto di forza è sbilanciato a loro favore. Coppola non è apertamente femminista, ma mostra delle eroine che resistono e trionfano solidali. Donne insoddisfatte ma potenti. Perché il puritanesimo è il punto centrale del cinema di Sofia Coppola. Da Il giardino delle vergini suicide a Priscilla, passando per L’inganno (guarda la video recensione), la regista è intrigata dai desideri inibiti e alla maniera in cui mutano (qualche volta) in violenza (contro se stessi o contro gli altri). Ma il puritanesimo è anche quello che definisce, in modo più sotterraneo, l’intero stile dell’autrice, quel suo modo di trasferire il piacere in tutto quello che non è il corpo (i tessuti, le luci, le scenografie e, nello specifico, l’impressionante lavoro di chiaroscuro con le candele). Le scene di sesso vengono aggirate rapidamente, la scena dell’amputazione è elusa. Se negli anni Settanta Clint Eastwood era un idolo il cui fisico e magnetismo rendeva incontestabile la tempesta che scatenava, Colin Farrell, attore di grande umiltà, fa del caporale McBurney un tipo ordinario. Il serpente che scivola nel giardino dell’Eden è una biscia piuttosto che un cobra. Sveglio, ma non quanto crede, bello ma niente di più, è la preda, il “cervo sacro” sacrificato per aver fatto la sua scelta.

Con Priscilla, Coppola va ancora più lontano e gratta via la vernice una volta per tutte, a restare è solo la menzogna dell’opulenza materiale. Il messaggio è la chiara denuncia di una relazione sbilanciata cominciata quando Priscilla, interpretata con delicatezza da Cailee Spaeny, è soltanto una quattordicenne invaghita degli occhi di brace di Elvis. La relazione che segue è consumata in un regime di assoluto dominio maschile e in questo senso Priscilla è un film post-metoo, severo con la rockstar, ridotta di scala e ridotta all’impotenza. A questo giro di chitarra, il film racconta la storia della moglie di Elvis Presley, madre della sua unica figlia (Lisa Marie Presley), dal loro primo incontro in Germania fino alla loro separazione nel 1972. Il film ritorna ai personaggi intrappolati nel loro ambiente e riecheggia le adolescenti di Il giardino delle vergini suicide, iper-protette da genitori conservatori e religiosi; Scarlett Johansson, rinchiusa nel Park Hyatt di Tokyo (Lost in Translation) e confrontata con un attore instabile (Bill Murray); Kirsten Dunst nella crinolina dell’ingenua arciduchessa approdata a Versailles (Marie Antoinette); Stephen Dorff, recluso nella sua stanza d’albergo (Somewhere); le collegiali assediate durante la Guerra Civile in L’inganno (guarda la video recensione). Ma c’è anche Bling Ring nella sensazione euforica di Priscilla di aver messo a segno il colpo del secolo, la miracolosa conquista del cuore più desiderato d’America, aprendo le porte a una celebrità senza limiti. Meglio di chiunque altro, Sofia Coppola sa come trasformare i suoi personaggi in individui sopraffatti dalla maestosità del luogo in cui vivono. Solo l’intima comprensione del suo soggetto avrebbe potuto concepire l’inquadratura riuscita di Priscilla che infila il piede nudo in uno spesso tappeto rosa. Non esiste un tappeto simile a Graceland, la casa museo di Elvis Presley a Memphis, ma l’immagine dice bene su una donna ancorata ad un mondo così glamour e accogliente che diventerà impensabile lasciarlo. Tuttavia le eroine di Sofia Coppola non sono condannate per sempre. Nel mondo disegnato dalla regista finiscono sempre per trovare la strada e uscire dal proprio bozzolo. È diventato un passaggio obbligatorio dei suoi film. Alla fine le sbarre si aprono: Scarlett Johansson cammina per le strade di Tokyo, Stephen Dorff lascia il ‘castello’ e guida finalmente lungo l’autostrada, Marie Antoniette lascia Versailles, Priscilla, al volante della sua auto, se ne va senza voltarsi indietro.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
lunedì 8 aprile 2024
Ilaria Mainardi
Gli Spietati

Nella sequenza di film recenti sulle principesse tristi, dopo Jacqueline, Diana, Marilyn e Sissi, non poteva mancare, almeno per completezza rispetto a un certo immaginario contemporaneo, Priscilla Beaulieu, anzi, Priscilla Presley. A dire la verità, nessuna di loro, a parte Priscilla, è identificata, almeno a livello cinematografico, dal nome proprio.

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venerdì 15 marzo 2024
 

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martedì 5 marzo 2024
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L'attore australiano sarà al cinema nel nuovo film di Sofia Coppola Priscilla, nei panni di Elvis Presley. Priscilla, dal 27 marzo al cinema. Vai all'articolo »

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venerdì 16 febbraio 2024
 

Regia di Sofia Coppola. Un film con Jacob Elordi, Cailee Spaeny, R Austin Ball, Emily Mitchell (II), Ari Cohen. Da mercoledì 27 marzo al cinema. Guarda il trailer »

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martedì 5 settembre 2023
 

Ieri applausi anche per Coup de Chance di Woody Allen. Oggi è il giorno di Pietro Castellitto e il suo Enea (Concorso). Vai alla Gallery »

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lunedì 4 settembre 2023
 

Regia di Sofia Coppola. Un film con Jacob Elordi, Cailee Spaeny, R Austin Ball, Emily Mitchell (II), Ari Cohen. Prossimamente al cinema. Guarda il trailer »

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mercoledì 21 giugno 2023
 

Tratto dal bestseller "Elvis and Me", libro di memorie di Priscilla Presley, moglie dell'iconico cantante. Prossimamente al cinema. Guarda il trailer »

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Venezia
2023
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