| Titolo originale | The Narrow Road To the Deep North |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Australia, USA |
| Regia di | Justin Kurzel |
| Attori | Jacob Elordi, Odessa Young, Masa Yamaguchi, Luca Timpano Bilbatua, Max Berkman Joel Aaron Baker, Taki Abe, Annie Shapero, Olivia DeJonge, Ciarán Hinds, Simon Baker, Essie Davis, Shô Kasamatsu, Heather Mitchell, Christian Byers, William Lodder, Thomas Weatherall, Fabian McCallum, Sam Parsonson, Charles Napoleon An. |
| Tag | Da vedere 2025 |
| MYmonetro | Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 6 ottobre 2025
Un uomo diventa ossessionato dai suoi ricordi di guerra e da una relazione passata. La serie ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes,
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Dorrigo è un giovane che studia medicina ed è prossimo a partire per la seconda Guerra Mondiale. È fidanzato alla ricca Ella, ma intrattiene una relazione clandestina con la giovane zia Amy, da poco sposatasi con Keith. Ignaro di accendere la passione tra i due, Keith spesso ospita Dorrigo nella sua casa sopra il bar e vicino al mare. Durante la guerra Dorrigo, dopo essere stato impiegato in Siria, viene trasferito con i suoi compagni in Asia. Qui finiscono tra i prigionieri costretti dai giapponesi alla costruzione della ferrovia di Burma, che avrebbe dovuto essere una infrastruttura cruciale nell'invasione dell'India. Alla fine degli anni Ottanta, Dorrigo è sposato con Ella ed è un chirurgo di successo, ma emotivamente chiuso in sé stesso, ancora ossessionato dagli orrori che ha vissuto in Thailandia e che ora sta raccontando in un libro.
La strada stretta verso il profondo Nord è l'adattamento di un romanzo vincitore del prestigioso Booker Prize e fonde guerra e melodramma, regia d'autore e corpi d'attore sottoposti a estreme trasformazioni.
Il protagonista Jacob Elordi, che interpreta Dorrigo nelle due linee temporali degli anni Quaranta, appare infatti sia in buona forma fisica, sia rachitico durante la prigionia - e i suoi commilitoni sono ancora più scheletrici di lui. Dorrigo gode infatti dei privilegi di un ufficiale medico, mentre i soldati che cerca di salvare sono stremati dal lavoro forzato, malnutriti e spesso preda di malattie. Un inferno in Terra dove anche i giapponesi precipitano nell'incubo di una ossessione senza via d'uscita e in cui i prigionieri coreani vengono usati come bruti aguzzini, per controllare e soprattutto tormentare i bianchi catturati, in una sorta di perversa gerarchia razziale della sopraffazione.
La regia dei cinque episodi è interamente firmata da Justin Kurzel e la sceneggiatura è del suo sodale Shaun Grant. Il copione si prende la libertà di sorvolare su alcuni passaggi del libro - per esempio un suicidio che sarebbe stato davvero difficile da sopportare su schermo - e altera il finale della storia di Amy, lasciandolo più sospeso e aperto, rispetto alla doccia fredda che subisce il Dorrigo letterario. Una scelta coerente con la regia di Kurzel e pure con le caratteristiche del medium cinematografico: in un romanzo è facile decidere che le parole di qualcuno che ricorda sono solo una versione personale dei fatti, mentre su schermo quello che vediamo ha una concretezza che, se non viene smentita (come in Rashomon o una serie come The Affair), appare più oggettiva. La passione tra Dorrigo e Amy non è qui un'armatura contro l'orrore della guerra, magnificata nella memoria dalle necessità del presente, bensì una linea temporale precedente che ci presenta un personaggio già capace di essere allo stesso tempo sensibile e indifferente al dolore degli altri.
Gli slanci romantici tra i due, spesso sul liminare del mare, hanno una messa in scena quasi malickiana, a tratti molto ravvicinata, mobile nelle riprese, attenta ai dettagli, solo senza la magia della luce dorata e piuttosto immersa in colori bluastri e malinconici: non siamo nella golden hour del tramonto ma subito dopo, quando il sole è già sceso e sta iniziando la sera. Kurzel non è poi nuovo a storie di violenza e non ci risparmia le crudeltà perpetrate dai giapponesi sui prigionieri, in una serie di duri pugni allo stomaco che e ci restituiscono un'immagine ben diversa, per esempio, da quella del dittico di Eastwood su Iwo Jima. In tempi di nippofilia dilagante non guasta ricordare che i giapponesi sono stati alleati dei nazisti e non meno feroci di loro.
Gli anni più recenti costituiscono la coda dolente di questa storia, dove Dorrigo è interpretato da Ciarán Hinds e tradisce Ella esattamente come la tradiva da ragazzo, senza alcun rimorso nonostante ora siano sposati. L'orrore della prigionia ha congelato emotivamente Dorrigo, impedendogli di crescere, di superare quegli anni: non importa che abbia fatto carriera o abbia una famiglia, la sua esistenza è avvolta in una luce plumbea, in ambienti freddamente moderni, e nemmeno la relazione carnale con il personaggio di Essie Davis basta a scaldare qualcosa in lui. La strada stretta verso il profondo Nord è dunque sì un melodramma, ma raggelato, freddo come il bisturi di Dorrigo, che vuole sostituirsi a Dio per gridare che non può esistere un Dio a fronte di quello che ha vissuto.
Jacob Elordi si avvia ormai allo status di divo planetario. Non sorprende quindi che sia costruita attorno a lui la miniserie australiana in cinque episodi The Narrow Road to the Deep North , per la regia di Justin Kurzel e la sceneggiatura di Shaun Grant, presentata alla Berlinale nella sezione Special Gala in anteprima mondiale. È l'adattamento del romanzo di Richard Flanagan, in italiano La strada [...] Vai alla recensione »