| Titolo originale | Madeleine Collins |
| Anno | 2021 |
| Genere | Thriller, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 102 minuti |
| Regia di | Antoine Barraud |
| Attori | Virginie Efira, Quim Gutiérrez, Bruno Salomone, Jacqueline Bisset, François Rostain Loïse Benguerel, Thomas Gioria, Valérie Donzelli, Nadav Lapid, Nathalie Boutefeu. |
| Uscita | giovedì 2 giugno 2022 |
| Tag | Da vedere 2021 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| MYmonetro | 2,99 su 24 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 1 giugno 2022
Judith conduce una doppia vita tra la Svizzera e la Francia. Poco a poco, questo equilibrio fragile fatto di menzogne, segreti e andirivieni va pericolosamente in frantumi. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Lumiere Awards, In Italia al Box Office La doppia vita di Madeleine Collins ha incassato 75,5 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Judith Fauvet, traduttrice per organizzazioni internazionali, divide la sua vita tra la Francia e la Svizzera, tra Judith e Margot, tra il marito borghese e il giovane compagno, tra due figli adolescenti e una bambina di pochi anni. Judith o Margot, gestisce tutto alla perfezione, i viaggi come le bugie, le telefonate segrete come gli eventi mondani. Ma un giorno qualcosa si inceppa e rivela i limiti della menzogna. Le due identità, accuratamente separate, mettono in crisi la sua unicità. Niente è come appare, nemmeno Judith, nemmeno Margot.
Sotto le apparenze del thriller convenzionale, La doppia vita di Madeleine Collins esplora un'identità doppia fino al punto di rottura.
Ma questa volta non si tratta di gestire un'esistenza domestica e un'altra clandestina, il film di Antoine Barraud pratica nel genere un sottogenere più incline alla follia, quello in cui i protagonisti coniugano alla luce del sole due famiglie e due identità pubbliche appoggiate sulle sabbie mobili e i pretesti professionali. Ma mentire non è cosa da poco e la traiettoria dell'eroina, in movimento permanente, tradisce progressivamente il suo squilibrio. La vernice si crepa e l'angoscia risale la superficie, la libertà permessa dall'identità plurale diventa una trappola.
Sofisticato e discreto, il film di Barraud articola il suo soggetto interrogando con l'identità di una donna i mostri interiori. La vertiginosa ubiquità dell'eroina, illustrata con un treno che passa le frontiere, fisiche e mentali, orienta l'interpretazione dello spettatore, sorpreso e a disagio mentre prova a ricostruire un puzzle narrativo complesso. Prova a comprendere la donna al cuore dell'intrigo e a comprendere le sue motivazioni.
È un'amante romantica? Una seduttrice? Una manipolatrice? Una psicopatica? Questa identità disturbata e sempre sull'orlo del collasso, nutre il film e la sua dimensione hitchcockiana. Ma nessun evento straordinario confermerà o smentirà un profilo su un altro, rimandando nell'epilogo a un'alterità reale (quella del titolo) e allo sguardo autoriale di Nadav Lapid, regista israeliano che interpreta un falsario 'a mano libera'.
Non è la prima volta che Barraud filma altri registi - Bertrand Bonello in Les Dos rouge - dichiarando la materia del suo cinema: la tensione tra soggetto e oggetto, tra chi guarda e chi è guardato, tra attore e spettatore. In quest'ultima sequenza disorientante, l'autore spinge il film più lontano, verso lidi metafisici.
Questo personaggio che perde il controllo sulle sue identità rimanda a un'attrice che perde il controllo dei suoi ruoli. Virginie Efira compone un assolo perturbante, incarnando una figura placida che naviga a vista tra pezzi di vite ordinarie e impossibili da raccordare. La sua identità sociale va lentamente in frantumi e fa tremare lo spettatore che cerca l'origine della frattura, la ragione logica di una disfunzione che ci rammenta in fondo che nessuna identità è stabile e ognuno gioca la sua parte, più parti.
L'attrice gestisce il delirio d'ubiquità con sfumature infinitesimali, sorrisi amabili e micro esitazioni aprendo false piste sul suo volto radioso. In trappola tra due donne, due personaggi e due film, gioca il vero e il falso, il senso e il controsenso aprendo la sua eroina a tutte le interpretazioni. Sciolta o raccolta in uno chignon, la biondezza di Virginie Efira determina la sua ragione d'essere e la colloca nella galleria di icone bionde e inafferrabili di cui Bergman, Hitchcock, Antonioni, De Palma, Verhoeven, Fincher, Lynch hanno seguito le derive o il movimento di fuga.
🎬 Madeleine Collins – Recensione/Analisi con spoiler ATTENZIONE SPOILER SPOILER SPOILER Madeleine Collins di Antoine Barraud è un dramma psicologico che esplora la frammentazione dell’identità. Virginie Efira interpreta una donna divisa tra due vite: quella ufficiale, come moglie di un direttore d’orchestra e madre borghese, e quella [...] Vai alla recensione »
I depistaggi, a cominciare dalla sequenza iniziale, sono numerosi e rilevanti e ne potrebbero derivare motivi di fastidio o di sconcerto. Però "La doppia vita di Madeleine Collins", terzo lungometraggio del francese Barraud, dispone con abilità ed eleganza una serie di tracce sfuggenti e indizi ambigui lasciando agli spettatori il compito di trasformarli nei tasselli di un puzzle ricomponibile nel [...] Vai alla recensione »