È stata la mano di Dio

Film 2021 | Drammatico, +13 130 min.

Regia di Paolo Sorrentino. Un film Da vedere 2021 con Toni Servillo, Filippo Scotti, Teresa Saponangelo, Marlon Joubert, Luisa Ranieri. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2021, durata 130 minuti. Uscita cinema mercoledì 24 novembre 2021 distribuito da Lucky Red. Oggi tra i film al cinema in 203 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,82 su 29 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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La storia di un ragazzo nella tumultuosa Napoli degli anni Ottanta. Il film è stato premiato al Festival di Venezia, ha ottenuto 3 candidature agli European Film Awards, In Italia al Box Office È stata la mano di Dio ha incassato 4,2 mila euro .

Consigliato assolutamente sì!
3,82/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,79
PUBBLICO 4,04
ASSOLUTAMENTE SÌ
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Un 'Amarcord' che diverte, omaggia i Maestri e ricostruisce con il consueto stile la genesi artistica ed emotiva di Sorrentino.
Recensione di Paola Casella
giovedì 2 settembre 2021
Recensione di Paola Casella
giovedì 2 settembre 2021

Fabio è uno dei tre figli di Saverio e Maria, coppia della buona borghesia napoletana, circondata da vicini, parenti e amici che condividono allegria e problemi famigliari. Adolescente incerto sul futuro dopo un diploma di maturità classica ancora da conquistare, Fabio è intimidito dalle donne e innamorato della zia Patrizia, di grande sensualità e di inquietanti allucinazioni. Intorno a lui ruota un caleidoscopio domestico fatto di scherzi materni e stoccate paterne, di un fratello che sogna il cinema e una sorella che vive chiusa in bagno, più i tanti personaggi che costituiscono un teatro partenopeo da far invidia ad Eduardo. Ma questo universo protettivo ed esilarante è destinato a scomparire all'improvviso, creando un vuoto che, forse, potrà essere anche fonte di una nuova libertà creativa.

"Alla fine torni sempre a te e a questa città", dice il regista Antonio Capuano a Fabio, alter ego cinematografico di Paolo Sorrentino, che con È stata la mano di Dio ripercorre la propria storia famigliare e fornisce il racconto della formazione che l'ha portato a trasferirsi a Roma per diventare regista. Ma Napoli se l'è portata dentro, e solo oggi affronta di petto il suo rapporto con la città, nonché la tragedia della perdita dei genitori ad un'età ancora incerta.

Per la prima metà del racconto È stata la mano di Dio è la ricostruzione pirotecnica di una napoletanità privilegiata e gaudente che si esprime attraverso il gioco (anche delle parti), in un Amarcord che cita Federico Fellini ma anche Sergio Leone e Roberto Rossellini, componendo il pantheon ideale della genesi artistica ed emotiva di Sorrentino autore. Nella seconda metà il regista spegne i fuochi d'artificio e lascia posto all'assenza, depura il suo cinema di ogni ingombro estetizzante per spogliarsi nudo davanti alla realtà della solitudine improvvisa, a tu per tu con quel mondo "deludente" per cui l'unico antidoto è l'immaginazione.

Sorrentino torna a bagnare i panni in quel mare che "non bagna Napoli" per ripescarvi le origini della sua vocazione e rendere omaggio a chi, prima ancora dei Maestri, ha arricchito il suo mondo interiore: un padre istrionico, una madre giocoliera, una zia alienata e provocante, uno zio in grado di interpretare come "la mano di Dio" l'intervento di quel Diego Armando Maradona capace di "atti politici", come il celebre goal di mano contro l'Inghilterra, e di miracoli quotidiani, come quello di chiamare a sé - "in curva B, naturalmente" - il giovane Fabio, sottraendolo al destino tragico dei suoi genitori.

I virtuosismi registici sorrentiniani, che cominciano con il piano sequenza iniziale ripreso da altezze divine, lasciano il posto alla pochezza dell'esistenza minima di chi ha perso il Paradiso e cercherà di ricostruirlo attraverso la finzione dei set.

La fotografia di Daria D'Antonio, tanto "ingegnosa" da sintonizzarsi sulla temperatura emotiva di un regista che racconta la sua storia più intima, cattura la luce con un'empatia finora poco esplorata dal cinema di Sorrentino. Le scenografie di Carmine Guarino e i costumi di Mariano Tufano ricreano una Napoli anni Ottanta ricca di sogni e simboli borghesi in modo mai parodistico, e un cast di prim'attori popola la città partenopea usando corpo, dialetto e anima. Su tutti spiccano Teresa Saponangelo nel ruolo sfaccettato della madre di Fabio e la monumentale Betti Pedrazzi in quello della baronessa Focale.

Si ride, tanto, in questa storia di discendenti del Regno di Napoli, insieme a questa galleria di personaggi a volte grotteschi ma mai meno che umani. E Maradona è il nume tutelare ricorrente che manda segni da lontano, che fa ballare sui balconi un'intera città, che salva la vita e l'onore, che riesce a non essere mai deludente, almeno in quegli anni lontani. È stata la mano di Dio non è "consolatorio" ma prova a ricomporre le parti "disunite" di un regista che voleva fare il filosofo e invece si è trovato a raccontare, ancora e ancora, il rimpianto.

Sei d'accordo con Paola Casella?
PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 5 dicembre 2021
Jack Beauregard

“E’ stata la mano di Dio” è un signor film, molto bello, leggero senza mai essere superficiale, profondo senza mai diventare pesante. E’ un film che narra vicende personali, autobiografiche, eppure non c’è un solo istante in cui non lo senti come anche tuo, che ti appartiene, perché è raccontato con sincerità, toccando tematiche universali [...] Vai alla recensione »

giovedì 25 novembre 2021
francesca meneghetti

Com’è che, dopo aver visto un film con un nucleo drammatico, si esce dal cinema con il sorriso, quello stesso sorriso che si stampa sul volto di Fabio, mentre viaggia in treno verso Roma, lasciandosi Napoli alle spalle, ma solo fisicamente? Il miracolo avviene forse per la stessa ragione per cui un racconto autobiografico riesce a evitare egocentrismi, ma racconta un’esperienza luttuosa – improvvisa [...] Vai alla recensione »

lunedì 29 novembre 2021
yarince

 "Gli dei sono stati buoni, l'amore è stato bello e il dolore, il dolore è arrivato a vagonate". Con questa consapevolezza, firmata Bukowsky, Sorrentino ci consegna il suo nuovo film autobiografico. A 50 anni, dopo 20 dall'esordio con "L'uomo in più",  uno dei suoi film più belli e sinceri, il regista torna a Napoli, nel [...] Vai alla recensione »

sabato 27 novembre 2021
angelo umana

 E' stata la mano di dio, un dio qualsiasi, pagano, più utile alla nostra vita e alla nostra memoria di paese italiano, a regalarci un regista come Sorrentino, gli sia dolce il prossimo Oscar al miglior film internazionale che confermerebbe il suo precedente e tutti gli altri premi già raccolti in una vita ancor giovane di 50enne.

venerdì 3 dicembre 2021
MAURIDAL

 E’ stata la mano di dio film di Paolo Sorrentino.   Quando un regista ormai avviato come Sorrentino, decide di raccontare in un film una storia auto biografica, è per una serie di motivi. Per affrontare un lato oscuro della vita, e liberarsene, o anche per riflettere e fare chiarezza sul proprio vissuto e quindi cercando di superare con maturità alcune certezze, e alcune [...] Vai alla recensione »

giovedì 25 novembre 2021
l.b

“È stata la mano di Dio” è un film di formazione con una forte matrice autobiografica.Nonostante la filmografia di Sorrentino sia costellata da momenti intimi, questa è indubbiamente la sua opera più personale ed allo stesso tempo equilibrata.Il film è permeato dalla presenza costante dei suoi due punti di riferimento, due figure connotate da un’aurea divina: Maradona e Fellini.

sabato 4 dicembre 2021
carloalberto

 Se la realtà è scadente, come afferma più volte un personaggio nel film, la sceneggiatura di Sorrentino è assai deludente ed è molto peggio della realtà. Quella di Sorrentino, che sostituisce alla visione stereotipata della Napoli da cartolina, solo pizza e mandolino, ormai superata, quella di una città universalmente inneggiante al mito di Maradona, [...] Vai alla recensione »

sabato 27 novembre 2021
Francesco Izzo

Insomma. Il film è un pò troppo lungo (tutta la parte con l'anziano regista e col contrabbandiere secondo me lo sovraccarica).E',soprattutto nella prima parte, pieno di colore, di vita napoletana e di battute esilaranti: non lo definirei però certo "un capolavoro", come pure ho sentito dire in questi giorni. Autobiografico così come  felliniano al [...] Vai alla recensione »

domenica 28 novembre 2021
Antonio

Entri e ti siedi nel mormorìo generale.Le luci si spengono e le immagini di una città dalle fattezze immacolate portano silenzio e stupore.C’è veramente tanto in questo film.Forse tutto.Un film che ti sequestra i sensi e te li restituisce a fasi alterne e in ordine sparso.C’è la luce che attraversa i vicoli, malinconica e timida.Timida come i baci dei giovani appoggiati ai muri sgarrupati, di una strada [...] Vai alla recensione »

domenica 28 novembre 2021
Nzaiel

Davvero un buon film, autobiografico, trama coinvolgente, emozionante ma ricco di umorismo sagace fatto di immagini. Bravo il giovane attore Filippo Scotti;  Toni Servillo in grandissima forma, mi era mancato francamente, dopo la scarsa riuscita del precedente Ariaferma. Ottimo lavoro anche da parte del resto del cast: ogni personaggio ricopriva un ruolo chiave nella narrazione, e tutti sono stati [...] Vai alla recensione »

giovedì 25 novembre 2021
Guido

Tra vita e sogno che diventa la realtà di ognuno

lunedì 29 novembre 2021
Emanuele 1968

3.5 Domenica pomeriggio ore 18:00 sala al completo. Penso sia un buon film , il primo tempo una commedia a tratti divertenti e contemporaneamente dai risvolti amari , il secondo tempo più toccante . Proprio vero che ognuno di noi tiene i propri strani incomprensibili percorsi della vita. Nel secondo tempo il contrabbandiere dice in dialetto napoletano a Sorrentino << un orfano la tine [...] Vai alla recensione »

venerdì 3 dicembre 2021
angelo umana

Disse l'impiegato bancario servillo che la fidejussione del banco di napoli fu di 13 mlrd non 3. Nu miraculu. .

giovedì 2 dicembre 2021
Flaw54

Film vedibile, ma come sempre eccessivo per il gusto estetico, per la ricerca delle particolarità e per le solite concessioni felliniane. Più forma che contenuto e non è colpa mia se esco dalla visione dei film di Sorrentino senza provare particolari sensazioni. I suoi lavori mi sembrano tutti studiati privi di una più definita libertà espressiva.

venerdì 26 novembre 2021
athos

Immagino lo scorrere dei ricordi di Sorrentino nel preparare e dirigere questo film. E' stata la mano di Dio, urla lo zio al funerale, e titolo non sarebbe più eloquente. Il destino traccia linee imprevedibili. Ciononostante il film mi è sembrato scorrere su binari canonici, dove le emozioni erano come attutite. Bellissimo il ritratto della madre. 

mercoledì 1 dicembre 2021
Clavius

La decisione a soli 50 anni di proporre la propria autobiografia al cinema è al contempo un'operazione avventurosa e presuntuosa. Uscendo dalla sala mi sono chiesto fino a che punto fossi interessato all'elaborazione del lutto di Sorrentino, soprattutto se, costruendo il racconto così come ha fatto, non riesce praticamente mai a passare dal particolare all'universale.

domenica 28 novembre 2021
alessandro

Onestamente sono stato positivamente sorpreso dal film che etichetterei come quei film  che andrebbero visti esclusivamente sul grande schermo una volta nelle vita. i dialoghi hanno un taglio quotidiano, la trama di per sè non è molto complicata. la bravura dei regista e del cast sta proprio quella di tenere alta l'attenzione dello spettatore per tutta la durata del film con [...] Vai alla recensione »

lunedì 29 novembre 2021
goldy

Non c'è peggior  consiglio di quello che   anima unìartista che  si impone di creare un capolavoro. Si smarrisce i la forza della libera improvvisazione che detta dentro  in modo disordinato magai ma  che da forza e  verità ai vissuti. Godibile la prima parte  che affonda nella tradizione napoletana ma  poi tutto si sfilaccia, la [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
mercoledì 24 novembre 2021
Marzia Gandolfi

Bisogna essere almeno in due per fare il cinema. Non solo perché i fratelli Lumière avevano fatto della loro dualità un requisito necessario, due è il numero minimo perché il cinema - medium collettivo e arte totale per eccellenza – esista, si riveli, esprima il suo potenziale. John Wayne e John Ford, George Cukor e Katharine Hepburn, Billy Wilder e Jack Lemmon, Martin Scorsese e Robert De Niro, Ettore Scola e Marcello Mastroianni, Sydney Pollack e Robert Redford, Pedro Almodóvar e Penélope Cruz, Tim Burton e Johnny Depp, Wes Anderson e Bill Murrayal cinema le coppie sono numerose e talvolta più fedeli che nella vita. Si formano e si riformano il tempo di un film, non sono soggette a leggi matrimoniali ed esistono soltanto davanti alla macchina da presa. Il cinema dopotutto è una piccola famiglia. Non è raro ritrovare film dopo film lo stesso team ma soprattutto la combinazione di due personalità la cui relazione si rivela per lo spettatore un autentico choc artistico. Cosa sarebbe un film di Quentin Tarantino senza le tirate semantiche di Samuel L. Jackson o il cinema di Woody Allen senza l’interloquire svagato di Diane Keaton? Cosa sarebbe “la grande bellezza” di Paolo Sorrentino senza la maschera di ‘attore antico’ di Toni Servillo?

Una maschera che a teatro riattiva le metamorfosi di Ovidio e al cinema attiva la funzione del potere. E al cinema Servillo è approdato già ‘vecchio’, scolpito dal solco profondo delle rughe e da una calvizie che allunga la maschera da cui infanzia e giovinezza sono escluse. Per questa ragione, anche per questa ragione, incarna così bene il cinema di Sorrentino, quello politico e consacrato alla mutazione dello stato italiano in dittatura post-fascista. A dieci anni di intervallo interpreta prima Giulio Andreotti (Il Divo) e poi Silvio Berlusconi (Loro). Il segno fisico del potere è la vecchiaia. Il potere è vecchio, il potere nasce vecchio, e Servillo ha interpretato tutte le forme di potere umano, dal suo esercizio frivolo, Jep Gambardella re delle feste romane (La grande bellezza), alle esplosioni di violenza mafiosa (Le conseguenze dell’amore), passando per la sua deriva ‘divina’ e onnisciente (Il Divo, Loro).

Mai un bagliore infantile rischiara lo sguardo dei suoi protagonisti. Il suo Gambardella l’infanzia la contempla da lontano, nella luce gialla di Roma, nel vagheggiamento nostalgico della sua età dell’oro e della sua innocenza impossibile. Non recita col suo corpo umano Servillo ma con una silhouette stilizzata, una maschera riconoscibile grazie al sentimento di permanenza che procura la stilizzazione. A muoversi intorno a lui sono gli altri, corpi agiti da scosse e spasmi, corpi che ballano per fuggirsi, perdersi dentro notti e feste intercambiabili. Tra loro Jep dimora immobile, battezzato con un nome tronfio e ridicolo come ogni altro personaggio di Sorrentino, rivelandone la vanità e la vacuità: Antonio Pisapia, Titta Di Girolamo… personaggi che vivono male perché sono rimasti indietro e hanno dormito gran parte della loro vita. Sorrentino con la macchina da presa sembra incoraggiarli al viaggio, a prendersi il rischio, alla ricerca di un amore o di una dignità perduta. Servillo è Gambardella e tutti i fratelli ‘sorrentiniani’ a fine corsa che si credono senza qualità e a cui l’attore infonde la tentazione dell’innocenza dietro la purezza svanita.

Paolo Sorrentino e Toni Servillo si incontrano da qualche parte tra Roma e Napoli. La complicità che li unisce risale agli anni Novanta e ha come fondo i Teatri Uniti fondati da Toni Servillo, Mario Martone e Antonio Neiwiller. Il talento e il rigore dell’attore si forgiano sul repertorio italiano, da Goldoni a Eduardo De Filippo, che continua a onorare sul palco facendosi tentare dal cinema e corteggiare da autori come Sorrentino e Garrone, narratori dell’Italia contemporanea. Ma è soprattutto col primo che condivide una complicità intellettuale, diventando l’interprete ideale del suo cinema.

Sorrentino trova in Servillo una virtù che lo destabilizza, la capacità di andare oltre le sue direttive, di dominare la macchina da presa, di appropriarsi dello spazio in cui dispiega un genio che non deve tutto all’indicazione del regista. Anche Paolo Sorrentino ha bisogno di un uomo in più. Negli anni trovano una distanza che gli conviene, un rapporto di autonomia in cui ciascuno ha evidentemente bisogno di dirsi che può lavorare senza l’altro ma è insieme che riscrivono il cinema italiano. Creano un nuovo corpo, un corpo che non è più quello di Servillo e nemmeno quello ‘storico’ di Giulio Andreotti o di Silvio Berlusconi, ma il corpo dell’idea di Andreotti e di Berlusconi ricostruita a quattro mani, un’idea che sintetizza l’assoluto del potere e il potere assoluto. Sono co-autori di una rivoluzione dello sguardo e della messa in scena. Insieme trasmettono una possibilità viva e dialettica di rappresentare il potere senza aderirvi, assumendo la maschera della maggioranza e dissolvendola allo stesso tempo con la risata eruttiva dell’opposizione, del singolo, del cittadino napoletano che Servillo incarna nel film più intimo di Paolo Sorrentino.

È stata la mano di Dio racconta una storia apparentemente più semplice, dietro ai fumi placidi del Vesuvio e della narrazione autobiografica. Per vent’anni Sorrentino dimora a Roma col suo cinema, lontano dal caos di Napoli, dalla sua vita, quella della giovinezza, su cui aveva perso il controllo. C’era un disordine a Sud che l’autore non riusciva ad afferrare in un film ma raccontare è mettere ordine nel disordine e c’è voluto del tempo, c’è voluto il suo tempo per rielaborare un lutto indicibile. La produzione gli dona carta bianca e Sorrentino torna a Napoli dopo L’uomo in più, torna ai ricordi dolci e amari dei suoi sedici anni, quando Maradona sbarca in città e i suoi genitori incontrano una fine tragica in montagna, vittime di un incidente domestico. Il film evoca quel trauma e lo trasforma in un melodramma sensibile, poi in un percorso iniziatico, quello di un giovane uomo dolente per cui l’immaginario diventa rifugio, fino a sognare di diventare regista cinematografico.

FOCUS
venerdì 19 novembre 2021
Giovanni Bogani

Sorrentino e Napoli, Napoli e Sorrentino. Quanta Napoli c’è nel regista di È stata la mano di Dio, nella sua storia, nei suoi film? E quale tipo di sguardo ci fa posare Sorrentino sulla città di Pulcinella, di Eduardo, di Troisi e di Maradona?

TROISI, TOTO’ E GLI ALTRI
Già. Perché ogni regista racconta una Napoli diversa. Aggiornando il mito, lasciando lontano, dietro, il luogo comune. Ci sono mille Napoli diverse, al cinema: Napoli centrale, nella storia del cinema italiano, fin dagli inizi del Novecento, da Assunta Spina, dai film con Francesca Bertini, per arrivare alla Napoli di macerie di Paisà, poi a quella malandrina di Totò, a quella di Vittorio De Sica. La Napoli di Nino Manfredi, criminale e galantuomo in Operazione San Gennaro. Poi, dagli anni ’80, Napoli che si ritrova piena di talenti del “nuovo” cinema: Mario Martone, Antonio Capuano, Pappi Corsicato, Ivan Cotroneo. Una new wave molto “moderna”, che accarezza le esperienze del teatro, dell’arte, dell’architettura. La Napoli fassbinderiana di Salvatore Piscicelli ne Le occasioni di Rosa.

La Torre Annunziata di Giancarlo Siani in Fortapàsc; fino ad arrivare alla Napoli di Gomorra - La serie, notturna, gelida, feroce, da tragedia greca. La Napoli che ironizza sui miti e gli stilemi della camorra in Ammore e malavita dei fratelli Manetti. La Napoli del Centro direzionale di Perez., col punto, il film di Edoardo De Angelis. E Sorrentino, in tutto questo, dove arriva, dove si colloca, che cosa racconta?

VIA SAN DOMENICO, AL VOMERO
Paolo Sorrentino è cresciuto al Vomero, in via San Domenico, in una Napoli “normale”, medio borghese, certo non la Napoli proletaria e feroce di certi altri quartieri. “Me ne sono andato per stanchezza, ma anche perché sono una persona paurosa, e Napoli è una città che riesci a vivere bene solo di petto”. La città torna, marginalmente, in alcuni suoi film, persino con il cardinale Silvio Orlando tifoso del Napoli in The Young Pope. Ma è in È stata la mano di Dio che il rapporto fra Sorrentino e la sua città torna forte, visibile, fondamentale.

Cinematograficamente, Sorrentino arriva un po’ dopo la “new wave” dei Martone e degli altri. Nel 2001, in piazza dei Martiri, Teatri Uniti produce il suo esordio cinematografico, L’uomo in più. A Teatri Uniti Sorrentino, allora trentenne, incontrava il suo primo produttore Angelo Curti e l’attore che sarebbe diventato una sorta di alter ego, l’attore feticcio, l’incarnazione dei suoi personaggi laconici, cinici, beffardi: Toni Servillo. A Teatri Uniti incontrava l’amico produttore Nicola Giuliano, che produrrà tutti i suoi film con Indigo e che lo porterà all’Oscar.
 

LA NAPOLI DEL FILM
È stata la mano di Dio è stato girato in molti luoghi di Napoli, dal Vomero alla Galleria Umberto I, dal lungomare a piazza del Plebiscito, allo stadio San Paolo. Ci si poteva chiedere come avrebbe stravolto Napoli, Sorrentino: la Roma della Grande bellezza sembrava quasi un’altra città, sembrava un quadro di De Chirico, tutta notturna, svuotata di gente, solo volumi di architetture e figure che camminano, come in un film di Antonioni.

Invece la Napoli che Sorrentino racconta non è così astratta, non è così sterilizzata: è una Napoli vivida, umana, tumultuosa. La Napoli degli anni Ottanta, quella dell’adolescenza di Sorrentino. Quella illuminata dall’arrivo di Diego Armando Maradona, il dio del calcio più simile a uno scugnizzo, più simile a un ragazzo di strada, il più napoletano dei calciatori al mondo, un dio del calcio già capace di eccitare la fantasia e l’appetito cinematografico di uno dei più vitali e virtuosistici registi al mondo, Emir Kusturica.

MARADONA
Maradona che, per Sorrentino, “non è arrivato: è apparso. Non è sceso da un aereo, lo vedemmo sbucare dal nero degli spogliatoi del San Paolo. Non ci sono immagini del suo arrivo a Napoli: è come se fosse apparso direttamente nello stadio. Maradona girava la città, girava con una Fiat Panda e la gente si chiedeva se era davvero lui. Quando io e mio fratello lo vedemmo in strada, il mondo si fermò”.

Napoli, in quell’inizio degli anni Ottanta, era anche la Napoli del post terremoto. “Era una città incupita, violenta. Veniva dal terremoto”, dice Sorrentino, “dalla guerra fra nuova e vecchia camorra. Di notte non si usciva quasi mai. Mio padre diceva: la sera non ci si ferma al semaforo, si passa col rosso. E se si rimane senza benzina, si chiama subito un taxi e si corre a casa”. Una Napoli paralizzata dalla paura, che ritorna a respirare, a sognare, proprio grazie all’arrivo di Maradona. “Io che in Maradona ci fosse un potere semidivino”,  dice il regista. “Il mio rammarico è che non gli ho potuto far vedere il film, era uno dei miei primi desideri quando ho cominciato a realizzarlo”.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
domenica 28 novembre 2021
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Nel suo decimo film Paolo Sorrentino racconta se stesso - attraverso l' adolescente Fabietto (Filippo Scotti) - e la sua famiglia numerosa. Rievocati e interpretati dalla memoria - e dalla sensibilità di Toni Servillo, Teresa Saponangelo, Luisa Ranieri, Renato Carpentieri, Betty Pedrazzi e molti altri -, il regista cinquantunenne riporta sullo schermo il padre, la madre, il fratello, gli zii, le zie, [...] Vai alla recensione »

domenica 28 novembre 2021
Alberto Cattini
Gazzetta di Mantova

Al cimitero di Napoli, un congiunto (R. Carpentieri) chiede a Fabio (F. Scotti), il figlio più piccolo dei genitori defunti, come mai non fosse in montagna con i suoi, a Roccaraso, la sera fatale dell'incidente. Per la partita domenicale di Maradona, la risposta.Al che l'anziano esclama: «è stata la mano di Dio»; di qui il titolo. L'apparizione di Maradona e la tragedia domestica fungono da cesura [...] Vai alla recensione »

sabato 27 novembre 2021
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Preceduto da un battage pubblicitario colossale ( doppie pagine su tutti i quotidiani non se ne sono viste tante, parlando di cinema) arriva il film autobiografico di Paolo Sorrentino. "E' stata la mano di Dio", dice un parente al giovanotto che ha perso entrambi i genitori, avvelenati nella casetta di Roccaraso dall' ossido di carbonio ( il cinismo dei credenti ha sempre qualcosa di stupefacente, [...] Vai alla recensione »

venerdì 26 novembre 2021
Andrea Giordano
La Provincia di Como

Trovare la giusta distanza per rielaborare un lutto, quello più funesto ed improvviso che possa capitare a chiunque, la perdita di entrambi i genitori, vissuto in questo caso da adolescente, provando a dare una svolta al proprio modo di guardare le cose. Paolo Sorrentino si apre alla semplicità, riannodando i sentimenti e le emo- zioni del suo passato, lasciando- si alle spalle l'aspetto barocco, onirico, [...] Vai alla recensione »

venerdì 26 novembre 2021
Maria Lombardo
La Sicilia

Storia della Napoli "d'oro" di Maradona quando un ragazzo sui 17 anni sospinto dalla "mano di Dio" , convinto che anche partendo dal nulla, se si vuole si arriva, s'avvia verso l'età adulta. Un racconto di formazione dunque. Paolo Sorrentino che firma "E' stata la mano di Dio" (Gran premio della giuria e premio Mastroianni per il giovanissimo Filippo Scotti alla Mostra di Venezia, in lizza all'Oscar [...] Vai alla recensione »

venerdì 26 novembre 2021
Claudio Fraccari
La Voce di Mantova

La Rolls Royce d'epoca che attraversa l'inizio del film è felliniana - e insieme sorrentiniana. Così come è felliniana - e sorrentiniana - l'eccentricità grottesca e vociante dei personaggi della prima parte declinata in commedia. Poi però la messa in scena subisce uno scarto, diventa sobria perché deve condurre al silenzio e al- l'assenza: i genitori di Fabio, il protagonista, muoiono intossicati [...] Vai alla recensione »

giovedì 25 novembre 2021
Oscar Cosulich
Ciak

Nella Napoli degli anni Ottanta Fabio Schisa (Scotti) è uno dei tre figli di Saverio (Servillo) e Maria (Saponangelo), coppia della buona borghesia. Il clan familiare è circondato dall'invadenza, spesso ilare, di vicini, parenti e amici, protagonisti di una costante messa in piazza delle loro gioie come dei loro problemi più intimi, condivisi senza alcun filtro, o pudore.

giovedì 25 novembre 2021
Maurizio Acerbi
Il Giornale

La commissione di selezione istituita dall'Anica che ha scelto È stata la mano di Dio come titolo che ci rappresenterà nella corsa agli Oscar 2022, nella categoria Miglior Film Internazionale, non ha avuto praticamente dubbi (tranne uno, che sosteneva Martone). Del resto, Paolo Sorrentino è uno dei pochi registi «internazionali» che abbiamo, particolarmente amato all'estero, a partire proprio da quell'Amer [...] Vai alla recensione »

giovedì 25 novembre 2021
Antonello Catacchio
Il Manifesto

Giugno 1986. Quarti di finale allo stadio Azteca, Messico. Si scontrano, letteralmente, Argentina e Inghilterra, le ferite della guerra per le Malvinas sono ancora aperte. Il primo tempo finisce zero a zero. All' inizio della ripresa arriva uno spiovente in area inglese. Il portiere Shilton è alto un metro e ottantacinque. Lo contrasta Maradona, più piccolo di una ventina di centimetri.

giovedì 25 novembre 2021
Francesco Alò
Il Messaggero

Napoli, 1984. E' stata la mano di Dio si apre come il sogno di Zia Patrizia (Luisa Ranieri) per poi diventare la realtà del nipote adolescente Fabietto Schisa (Filippo Scotti miglior attore esordiente a Venezia), protagonista del film più autobiografico firmato Paolo Sorrentino. L' Italia è un paese felice come i genitori del nostro eroe mingherlino tra cui spicca mamma Maria (Teresa Saponangelo), [...] Vai alla recensione »

giovedì 25 novembre 2021
Emiliano Morreale
La Repubblica

È stata la mano di Dio fosse qualcosa di nuovo nella filmografia di Sorrentino, era apparso chiaro alla Mostra di Venezia, dove ha vinto il Leone d' argento. Un film lungamente meditato, che affronta il trauma decisivo della vita dell' autore, la morte dei genitori in un incidente domestico nel 1987. Operazione ovviamente rischiosa: il regista ne era cosciente e quasi d' istinto, pur rimanendo fedele [...] Vai alla recensione »

giovedì 25 novembre 2021
Alessandra Levantesi
La Stampa

In fondo al libro Gli aspetti irrilevanti (Mondadori, 2016), in cui Paolo Sorrentino inventa storie di vita ispirandosi a volti di sconosciuti fotografati da Jacopo Benassi, a sorpresa appare il suo ritratto. Dopo aver definito quell' immagine allo specchio «uomo di sconcertante banalità complessato, triste, egotico», il regista prosegue nell' autoironica analisi: «Se la vita è un affare increscioso, [...] Vai alla recensione »

martedì 23 novembre 2021
Ilaria Feole
Film TV

«'A vita è 'na strunzata» sentenziava (uno dei) Tony Pisapia in L'uomo in più. 'A vita è 'na strunzata, è uno scherzo beffardo, come quelli che Maria Schisa (Teresa Saponangelo, sempre più brava), la solare, irriducibile madre di Fabietto, adolescente napoletano studioso e schivo, imbastisce ai danni dei vicini prepotenti o del marito infedele (Toni Servillo senza maschera); è un errore salvifico, [...] Vai alla recensione »

lunedì 22 novembre 2021
Roberto Manassero
Cineforum

Per Paolo Sorrentino l'autobiografia è la storia del suo immaginario; il suo incontro con le idee, il suo scontro con la realtà. In È stata la mano di Dio, nel quale racconta la propria giovinezza attraverso l'alter ego Fabio, per tutti Fabietto, liceale nella Napoli tra il 1984 e il 1986, ragazzo studioso e introverso, legatissimo alla famiglia - al padre, alla madre, al fratello più grande, ala sorella [...] Vai alla recensione »

venerdì 10 settembre 2021
Raphael Abraham
Financial Times

È stata la mano di Dio ci porta a Napoli, nel 1984, quando l'arrivo di Maradona è atteso come l'avvento del Messia. L'adolescente Fabietto (Filippo Scotti) si divide tra due ossessioni: il Napoli e le forme della zia Patrizia (Luisa Ranieri). Il resto della famiglia non è meno interessante, a partire dai genitori, interpretati da una splendida Teresa Saponangelo e da un sempre superbo Toni Servillo [...] Vai alla recensione »

martedì 7 settembre 2021
Giona A. Nazzaro
Film TV

Una controstoria dell'Italia. O forse no. Nel 1961, a 100 anni dall'Unità nazionale, in un clima di spensierato espansionismo, mentre a Milano è in corso la costruzione del palazzo Pirelli, l'allora grattacielo più alto d'Europa, un gruppo di speleologi (accompagnati dai pastori, uniche guide di un territorio ancora incontaminato) si immerge in buco sull'altopiano calabrese del Pollino, porta dell'Abisso [...] Vai alla recensione »

lunedì 6 settembre 2021
Massimo Causo
Duels.it

This must be the life: tracce di un'autobiografia in fuga dall'amarcord. La cosa che più colpisce di È stata la mano di Dio (in Concorso a Venezia 78) è l'implicita attenzione con cui Paolo Sorrentino ha evitato di cadere nelle maglie del fellinismo che ogni autobiografismo cinematografico si porta dietro, soprattutto se di marca italiana e dunque inevitabilmente impiantato nelle narrazioni regionalistiche. [...] Vai alla recensione »

venerdì 3 settembre 2021
Simone Emiliani
Sentieri Selvaggi

Napoli sogna nella prima metà degli anni '80: l'arrivo di Diego Armando Maradona, Federico Fellini che sceglie le comparse. Si sentono già le voci, il mare, i palazzi sul lungomare, Piazza del Plebiscito illuminata, i miracoli con il monaco bambino incappucciato. Le prospettive delle strade appaiono deformate. Le luci degli interni potrebbero arrivare da Kubrick (il lampadario) o Visconti (la casa [...] Vai alla recensione »

venerdì 3 settembre 2021
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Parlare di sé, della propria vita in modo diretto, raccontarla a partire da una grande tragedia capitata in età adolescenziale, è tutt'altro che semplice. Paolo Sorrentino, nel primo dei cinque film italiani in Concorso, passato ieri alla Mostra, lo affronta alla sua maniera, soffermandosi sui tratti fondamentali della sua esperienza e quindi sulla nascita del suo cinema.

venerdì 3 settembre 2021
Giovanni Spagnoletti
Close-up

Quello della famiglia allargata e/o disfunzionale, sembra essere, in varia maniera, il tema dominante per lo meno dei primi tre film del Concorso veneziano, una problematica declinata ovviamente in modo, ogni volta diverso. È questo, infatti, un aspetto che accomuna diversi momenti della nuova opera di Paolo Sorrentino ad altri due film molto attesi visti sino a oggi al Lido: Madres paralelas (https://clo [...] Vai alla recensione »

venerdì 3 settembre 2021
Federico Pontiggia
Il Fatto Quotidiano

Dopo il Papa, uno e due, e Berlusconi, non poteva che esserci Dio, ovvero io: È stata la mano di Dio è la prima opera autobiografica di Paolo Sorrentino, che torna alla Mostra di Venezia con un lungometraggio vent' anni dopo l' esordio, L' uomo in più. In Concorso, prende il titolo da un celebre goal di Diego Maradona, ma la ricaduta è intima e tragica insieme: i genitori morirono per esalazioni di [...] Vai alla recensione »

venerdì 3 settembre 2021
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Sorrentino, ritorno al Golfo. Ma non è una "sorrentinata", nel caso di permanente scetticismo verso il talento discontinuo del Premio Oscar per La grande bellezza. Napoli parla, e canta, respira della verità misterica di Malaparte, contempla e accoglie la fine amara della giovinezza «ferita a morte» di La Capria, si avvita alle origini di un mito partenopeo, Diego Armando Maradona.

venerdì 3 settembre 2021
Antonello Catacchio
Il Manifesto

Cominciamo dalla fine, quando, sui titoli di coda parte struggente Pino Daniele con Napule 8 mille culture, Napule 8 mille paure. La canzone prosegue e mentre Pino canta riaffiorano molte delle cose che Paolo Sorrentino, ci ha fatto vedere della sua città e della sua famiglia. Già, perché Sorrentino per È stata la mano di Dio, primo film italiano in concorso, è tornato a girare a Napoli.

venerdì 3 settembre 2021
Natalia Aspesi
La Repubblica

Nove minuti di applausi per il regista, in concorso con "È stata la mano di Dio" visto da Natalia Aspesi C' è un prima e un dopo: prima c' è un adolescente insicuro in una bella famiglia affettuosa, dopo, per lui, c' è vuoto e sperdimento e dolore. A unire il prima e il dopo c' è un piccolo uomo miracoloso che glorifica la città, Napoli, con il virtuosismo delle sue gambe.

venerdì 3 settembre 2021
Alessandra Levantesi
La Stampa

Primo dei cinque titoli italiani in gara al Lido, È stata la mano di Dio rappresenta il ritorno a casa di Paolo Sorrentino. Il quale, dopo il folgorante esordio di L' uomo in più, si era cinematograficamente estraniato da Napoli pur portandosi dietro come attore-musa il corregionale Toni Servillo. Già straordinario protagonista di quattro dei suoi film, Servillo incarna la figura del padre di Paolo [...] Vai alla recensione »

giovedì 2 settembre 2021
Raffaele Meale
Quinlan

Napoli ha mille colori, canta Pino Daniele sui titoli di coda di È stata la mano di Dio, nuovo film di Paolo Sorrentino, in concorso a Venezia 78. Sì, è vero, Napoli ha mille colori, mille rumori e mille afrori, ma Sorrentino non ce li mostra, non fanno per lui e qui lo dice chiaro e tondo, quasi arrendevole e disarmato, figlio di questa città che non riesce a capire e ad amare.

giovedì 2 settembre 2021
Federico Pontiggia
La Rivista del Cinematografo

Vent'anni dopo l'opera prima L'uomo in più Paolo Sorrentino torna a Venezia, in Concorso, con E' stata la mano di Dio, prodotto da The Apartment e Netflix: arriverà in cinema selezionati il 24 novembre, per approdare sulla piattaforma streaming il 15 dicembre. Il film prende spunto dalla biografia del regista e sceneggiatore, sui binari del racconto di formazione: non è quello personale, intimo l'unico [...] Vai alla recensione »

giovedì 2 settembre 2021
Michele Anselmi
Cinemonitor.it

Vogliamo chiamarla la rinascita di Paolo Sorrentino? Pescando nel proprio vissuto di sfortunato orfano precoce, il regista napoletano ha realizzato con "È stata la mano di Dio" un film semplice, intenso e profondo, che non "sorrentineggia", e anzi manda in soffitta tutto quell'apparato esteriore, di forte impronta visiva e di debole sostanza espressiva, che ha contraddistinto, a mio parere, il suo [...] Vai alla recensione »

NEWS
NEWS
domenica 5 dicembre 2021
 

Il 27 dicembre, Premio Nuove Imaie per È stata la mano di Dio di Sorrentino. Vai all'articolo »

NEWS
lunedì 15 novembre 2021
 

La storia di un ragazzo nella tumultuosa Napoli degli anni Ottanta. Vai all'articolo »

TRAILER
venerdì 12 novembre 2021
 

Regia di Paolo Sorrentino. Un film con Filippo Scotti, Biagio Manna, Renato Carpentieri, Luisa Ranieri, Teresa Saponangelo. Dal 24 novembre al cinema e su Netflix il 15 dicembre. Guarda il trailer »

PREMI
sabato 11 settembre 2021
 

Paolo Sorrentino si è aggiudicato il prestigioso riconoscimento dalla giuria della Mostra. Vai all'articolo »

PREMI
sabato 11 settembre 2021
 

L'attore si aggiudica il Premio per il film di Paolo Sorrentino. Vai all'articolo »

MOSTRA DI VENEZIA
giovedì 2 settembre 2021
Paola Casella

In Concorso a Venezia 78, dal 24 novembre al cinema e dal 15 dicembre su Netflix. Vai all'articolo »

TRAILER
giovedì 19 agosto 2021
 

Presentato in Concorso a Venezia 78, il film di Paolo Sorrentino sarà disponibile dal 15 dicembre su Netflix. Guarda il trailer »

NETFLIX
martedì 15 settembre 2020
 

Girato a Napoli, un film intimo e personale, un romanzo di formazione allegro e doloroso. "Sono emozionato all'idea di tornare a girare a Napoli, vent'anni esatti dopo il mio primo film. "E' stata la mano di Dio" è, per la prima volta nella mia carriera, [...]

winner
gran premio della giuria
Festival di Venezia
2021
winner
premio marcello mastroianni
Festival di Venezia
2021
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