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sabato 6 marzo 2021

Katharine Hepburn

Data nascita: 12 Maggio 1907 (Toro), Hartford (Connecticut - USA)
Data morte: 29 Giugno 2003 (96 anni), Old Saybrook (Connecticut - USA)
occhiello
Il mio vizio poi è quello di rimandare tutto: non fare mai oggi quello che puoi rimandare a domani.
dal film La regina d'Africa (1951) Katharine Hepburn  Rose Sayer
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Katharine Hepburn
SAG Awards 1995
Nomination miglior attrice miniserie o film tv per il film Fiocchi di neve per Buddy di Tony Bill

Premio Oscar 1982
Nomination miglior attrice per il film Sul lago dorato di Mark Rydell

Premio Oscar 1982
Premio miglior attrice per il film Sul lago dorato di Mark Rydell

Golden Globes 1982
Nomination miglior attrice per il film Sul lago dorato di Mark Rydell

Premio Oscar 1969
Premio miglior attrice per il film Il leone d'inverno di Anthony Harvey

Premio Oscar 1969
Nomination miglior attrice per il film Il leone d'inverno di Anthony Harvey

Premio Oscar 1968
Nomination miglior attrice per il film Indovina chi viene a cena di Stanley Kramer

David di Donatello 1968
Nomination miglior attrice straniera per il film Indovina chi viene a cena di Stanley Kramer

Premio Oscar 1968
Premio miglior attrice per il film Indovina chi viene a cena di Stanley Kramer

David di Donatello 1968
Premio miglior attrice straniera per il film Indovina chi viene a cena di Stanley Kramer

Premio Oscar 1963
Nomination miglior attrice per il film Il lungo viaggio verso la notte di Sidney Lumet

Festival di Cannes 1962
Premio miglior attrice per il film Il lungo viaggio verso la notte di Sidney Lumet

Premio Oscar 1960
Nomination miglior attrice per il film Improvvisamente l'estate scorsa di Joseph L. Mankiewicz

Premio Oscar 1957
Nomination miglior attrice per il film Il mago della pioggia di Joseph Anthony

Premio Oscar 1956
Nomination miglior attrice per il film Tempo d'estate di David Lean

Premio Oscar 1952
Nomination miglior attrice per il film La regina d'Africa di John Huston

Premio Oscar 1943
Nomination miglior attrice per il film La donna del giorno [2] di George Stevens

Premio Oscar 1941
Nomination miglior attrice per il film Scandalo a Filadelfia di George Cukor

Premio Oscar 1936
Nomination miglior attrice per il film Primo amore [2] di George Stevens

Premio Oscar 1934
Premio miglior attrice per il film Gloria del mattino di Lowell Sherman

Festival di Venezia 1934
Premio miglior attrice per il film Piccole donne [1] di George Cukor

Premio Oscar 1934
Nomination miglior attrice per il film Gloria del mattino di Lowell Sherman



giovedì 11 febbraio 2021 - Grandi coppie d'attori in piccoli e grandi capolavori restaurati. In streaming su Cinema ritrovato.  GUARDA SUBITO I FILM IN STREAMING SU CINEMA RITROVATO - FUORI SALA. 

Storie d’amore memorabili, di cui innamorarsi senza freni

Paola Casella cinemanews

Storie d’amore memorabili, di cui innamorarsi senza freni Quando al centro di un film c’è una grande storia d’amore il pubblico risponde in maniera viscerale e arriva a innamorarsi a sua volta dei suoi protagonisti. Fra i film disponibili in streaming su Il Cinema ritrovato - Fuori sala ci sono storie d’amore memorabili, a cominciare da La regina d’Africa (1951), diretto da John Huston e adattato per il grande schermo (dal romanzo omonimo di Cecil Scott Forester) dallo stesso Huston e dal celebre scrittore, critico e giornalista James Agee, che pochi anni dopo avrebbe firmato la sceneggiatura di un capolavoro come La morte corre sul fiume. Ambientato nell’Africa Centrale (e realmente girato in gran parte in location) il film vede protagonisti Charlie Allnut (che tradotto liberamente vuol dire “tutto matto”) e Rose Sayer (che sembra alludere alla caratteristica di non stare mai zitta).

Charlie è un marinaio alla guida di una barca denominata la Regina d’Africa, abituato a trasportare di tutto attraverso il Continente: esplosivi e pacchi postali, gin e bombole di ossigeno. Rose è la sorella di un pastore missionario che nelle scene iniziali viene ucciso dai tedeschi, poiché siamo agli inizi della Prima Guerra Mondiale e i tedeschi vogliono trasformare gli indigeni africani in soldati pronti a combattere per loro. Charlie, canadese, e Rose, inglese, uniscono le forze non solo per uscire vivi dall’Africa ma anche per dare il loro contributo al Commonwealth. E nel frattempo si innamorano perdutamente.

La coppia Charlie-Rose funziona benissimo per due motivi: il primo è una sceneggiatura formidabile che dipinge due personaggi con un’identità ben definita, Charlie spirito libero di grande generosità umana, ma è anche ubriacone pronto a dare a Rose della “vecchia zitella ossuta”; Rose puritana che si scopre impavida e amante dell’avventura, con un indomito spirito patriottico. Il secondo motivo è l’interpretazione irresistibile di un Humphrey Bogart 51enne e di una Katharine Hepburn 44enne, entrambi già affermatissimi ma disposti a rimettersi completamente in gioco con autoironia, forza fisica (li vediamo immersi nel fango, sotto il diluvio, a mollo nelle acque africane) e la capacità di mettere a nudo le loro personali fragilità.

L’anno successivo Jean Gabin e Danielle Darrieux faranno lo stesso in La vérité sur Bébé Donge, in italiano La follia di Roberta Donge, basato su un racconto di Georges Simenon (il “papà” del commissario Maigret). Il regista è Henri Decoin che aveva già firmato la messa in scena di altri due racconti di Simenon, Gioventù traviata e L’homme de Londres (inedito in Italia). La vérité sur Bébé Donge è un noir, ma è anche una grande storia di amore: all’inizio troviamo Francois Donge in ospedale dopo un tentativo di avvelenamento, e scopriremo preso che ad avvelenarlo è stata sua moglie Roberta detta Bébé. Le interpretazioni di Gabin e di Darrieux, ex moglie del regista, sono eccezionali nel dare pathos e spessore a questi due personaggi dalla psicologia complessa, ben assistiti da dialoghi serrati e da un ritmo di racconto che attraversa tutti i toni, dalla farsa alla tragedia.
 
Il film infatti torna indietro nel tempo per ripercorrere la storia di Francois e Bébé, lui sciupafemmine incallito, lei sorellina della cognata di Francois. Per Bébé è amore a prima vista, e la giovane donna farà di tutto per restare vicina a quello che diventerà suo marito: ma le abitudini di Francois, dure a morire, porteranno la moglie all’esasperazione e a quell’atto folle dal quale ha preso inizio il racconto. Fino a che punto ci si può spingere per amore? Si può perdonare l’imperdonabile? Sono quesiti quasi filosofici che spesso il cinema si è posto, basti pensare a film successivi come La mia droga si chiama Julie e Il filo nascosto (guarda la video recensione).

 
Molto più semplice e terragna è invece la storia d’amore fra Angela e Pasquale, i due contadini laziali protagonisti di Giorni d’amore (1954) di Giuseppe De Santis, regista già celebre per Riso amaro, con l’aiuto di Elio Petri, che figura anche fra gli sceneggiatori. Il racconto inizia come una leggenda da cantastorie, ed è in effetti una piccola epopea popolare su quanto le difficoltà economiche possano incidere su una storia d’amore. 
Angela e Pasquale sono promessi sposi da due anni ma non riescono a convolare a nozze perché manca loro il denaro per qualunque cosa: il vestito, il rinfresco, le bomboniere, gli inviti. Le rispettive famiglie di origine si vogliono bene e condividono la vita nei campi, ma non possono permettersi di aiutare i propri figli. Dunque ecco l’escamotage: i due giovani fidanzati faranno la fuitina, e saranno in seguito costretti a sposarsi senza celebrazioni. Naturalmente le rispettive famiglie dovranno fingere di indignarsi e di litigare fra loro: perché è essenziale salvare la faccia. L’etica della bella figura e la preoccupazione costante per “quello che dirà la gente” sono il vero centro di questa storia, e costituiscono una critica sociale ben più pungente di quanto non suggerisca la confezione di commedia.

Anche in questo caso sono le interpretazioni a fare la differenza, sia quelle del cast di caratteristi che costituiscono le famiglie amiche/rivali, sia soprattutto quelle dei due protagonisti, Marcello Mastroianni e Marina Vlady (doppiata da Maria Pia Casilio), teneri e struggenti fidanzatini umiliati dalla loro misera condizione ma risoluti nell’innamoramento reciproco. Per questo ruolo Mastroianni vinse il Nastro d’Argento, mentre il festival di San Sebastian assegnò il premio per la miglior fotografia a Otello Martelli. Sono degne di nota anche le scenografie del pittore Domenico Purificato, che hanno esaltato la palette del primo film a colori girato da De Santis.

Infine ecco una coppia più recente, e molto meno affiatata, pur nella reciproca attrazione: si tratta di Lung e Chin, fidanzati nella Taipei di metà anni Ottanta in Taipei Story (1985), opera seconda magnificamente musicata e diretta da Edward Yang. Yang è stato uno dei protagonisti della New Wave del cinema di Taiwan, insieme a Tsai Ming-liang, al primo Ang Lee e a Hou Hsiao-hsien, che in Taipei Story interpreta il ruolo di Lung e firma la sceneggiatura. Il ruolo di Chin è invece interpretato dalla cantante Trai Chin, all’epoca moglie di Edward Yang.

Qui sono già presenti molti dei temi che confluiranno nel 2000 in Yi Yi, il capolavoro di Yang che conquisterà il premio per la regia al Festival di Cannes: lo scontro fra generazioni, la difficoltà a scegliere fra passato e presente, la commercializzazione ed occidentalizzazione di Taiwan, l’urbanizzazione selvaggia. Ma al centro c’è soprattutto la storia d’amore fra Lung e Chin che fatica a decollare, perché lui resta ancorato al suo passato, ad un matrimonio ormai finito e al suo trascorso da giocatore di baseball, mentre lei cerca di proiettarsi in quel futuro avveniristico che le è stato prospettato, ampiamente colonizzato dalle multinazionali che ignorano l’individuo (se non in veste di consumatore). Sono proprio le pressioni del mondo sugli esseri umani e la gestione di un tempo filmico che rifiuta l’accelerazione imposta dalla modernità le chiavi di racconto di questa storia d’amore tormentata che rischia di rimanere senza sbocco.

   

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