Dopo il successo della prima parte, prosegue la rassegna XX secolo – L’invenzione più bella, con nuovi imperdibili appuntamenti in programma dal 12 dicembre al 5 febbraio al cinema Quattro Fontane di Roma.
L'edizione è ripartita lunedì 12 con Susanne Bier e Martin Scorsese e prosegue dal 26 dicembre con George Cukor.
Pino Farinotti parla di GEORGE CUKOR facendo un excursus dei suoi film più importanti.
George Cukor (1899-1983), nato a New York, figlio di emigranti ungherei di origini ebraiche dopo le normali, canoniche prime esperienze nello spettacolo - una suggestiva, la riduzione teatrale del Grande Gatsby di Fitzgerald nel 1926 - tre anni dopo arriva a Hollywood. Negli anni diventerà uno dei più importanti registi americani. In una categoria rara, quella della cultura e della qualità, registi che diventavano autori che creavano opere a propria immagine e somiglianza. Gente come Welles, Capra, Huston, Hawks, Ford. Questa attitudine a volte gli complicò il lavoro. Accadde che David O. Selznick, che peraltro assomigliava a Cukor tanto da essere scambiati, lo chiamasse per la regia di Via col vento. George espose la sua linea, che sarebbe stata un codice della sua azione, privilegiare le donne. Selznick, e Gable, che si sentiva sminuito, dissero che Rossella aveva già troppo spazio. Così venne chiamato Victor Fleming, che rimase fedele al testo del romanzo di Margaret Mitchell e fece il film che sappiamo. Quel segnale del privilegio di Cukor si esprime in un nome, Katharine Hepburn che divenne, come si dice, la sua musa. Lei: primatista di Oscar, quattro da protagonista, e modello della donna-donna sicura, femminista, aggressiva se occorre. Il percorso regista-attrice è vicino e parallelo.
Nel 1938 i due collaborano a Incantesimo, dove una fanciulla ricchissima si innamora di un ragazzo orgoglioso e testardo che non vuole farsi mantenere dalla famiglia di lei. Nessuno lo comprende, tranne la sorella della fidanzata, diversa, emancipata, la Hepburn appunto, che lo accetta così com’è e lo sposa. Il sodalizio continuò con Scandalo a Filadelfia del 1940. Il titolo merita una sintesi.