| Titolo originale | Dune |
| Anno | 2021 |
| Genere | Avventura, Drammatico, Fantascienza, |
| Produzione | USA |
| Durata | 155 minuti |
| Regia di | Denis Villeneuve |
| Attori | Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Oscar Isaac, Josh Brolin, Stellan Skarsgård Dave Bautista, Stephen McKinley Henderson, Zendaya, Chen Chang, Sharon Duncan-Brewster, Charlotte Rampling, Jason Momoa, Javier Bardem, David Dastmalchian, Babs Olusanmokun, Benjamin Clémentine, Souad Faress, Golda Rosheuvel, Roger Yuan, Seun Shote, Neil Bell (II), Oliver Ryan, Stephen Collins (IV), Charlie Rawes, Richard Carter (III), Ben Dilloway, Elmi Rashid Elmi, Tachia Newall, Gloria Obianyo, Fehinti Balogun, Dora Kápolnai-Schvab, Joelle, Jimmy Walker (II), Paul Bullion, Milena Sidorova, János Timkó, Jean Gilpin, Marianne Faithfull, Ellen Dubin. |
| Uscita | giovedì 16 settembre 2021 |
| Tag | Da vedere 2021 |
| Distribuzione | Warner Bros Italia |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,53 su 36 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 7 marzo 2022
Tratto dal romanzo scritto da Frank Herbert, il film è incentrato su una guerra tra famiglie che vorrebbero avere il controllo di una droga molto potente. Il film ha ottenuto 10 candidature e vinto 6 Premi Oscar, 1 candidatura a David di Donatello, 3 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, 11 candidature e vinto 5 BAFTA, 10 candidature e vinto 4 Satellite Awards, Il film è stato premiato a National Board, a Toronto, 9 candidature e vinto 3 Critics Choice Award, 1 candidatura a SAG Awards, 1 candidatura a Writers Guild Awards, 1 candidatura a Directors Guild, ha vinto un premio ai CDG Awards, 1 candidatura a Producers Guild, a AFI Awards, ha vinto un premio ai ADG Awards, 1 candidatura a Critics Choice Super, In Italia al Box Office Dune ha incassato 7,6 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Nel sistema feudale che domina l'universo nel futuro il potere è nelle mani di un imperatore sotto il quale lottano tra di loro delle importanti casate. Sul desertico pianeta Arrakis si trova la Spezia, sostanza preziosa per una varietà di motivi. Alla casata Atreides e al suo capo, il Duca Leto viene affidato il controllo del pianeta ma in realtà si sta approntando una congiura per eliminarlo. Leto ha però un figlio, Paul, il quale è dotato di particolari poteri che sta sviluppando con l'aiuto di sua madre Lady Jessica. Anche lui finisce quindi con il diventare un ostacolo da abbattere.
La storia del cinema è costellata da remake sostanzialmente di due tipi. Ci sono quelli che, a distanza di anni dall'originale, si limitano a sfruttare le nuove opportunità offerte dalla tecnologia riproponendo però nella sostanza ciò che era già stato detto e portato sullo schermo. Ci sono poi quelli che invece ridanno letteralmente nuova vita al plot scavando nelle sue pieghe più intime trascurate in precedenza.
È quanto accade con questa prova di Denis Villeneuve che affronta le quasi 700 pagine del libro di Frank Herbert, ormai divenuto un classico della fantascienza, dalla prospettiva filologicamente più corretta e cinematograficamente più efficace. Rinuncia cioè a una illusoria sintesi, destinata inevitabilmente a creare buchi di sceneggiatura data la complessità dell'intreccio, e ci propone una prima parte di notevole durata ma di altrettanto notevole efficacia.
Le scelte vincenti sono molteplici ma due emergono in modo particolare per quanto riguarda il casting. Aver affidato a Timothée Chalamet il ruolo di Paul si rivela assolutamente coerente con il percorso di apprendimento che il personaggio deve affrontare. La sua giovane età e il suo aspetto fisico aderiscono a una ricerca interiore che non si limita ad una banale acquisizione di forza o di destrezza nell'uso delle armi ma si esplicita in un interrogarsi, quasi da Amleto in formazione, su quale sia il senso del suo esistere e il compito che lo attende come essere umano ancor prima che come appartenente a una casata nobiliare.
Accanto a lui troviamo la madre di Rebecca Ferguson, che con la sua presenza forte nella prima parte, si appresta a passare il testimone alla Chani di Zendaya confermando l'attenzione che, nella sceneggiatura, Villeneuve ha dato alla presenza femminile in questa struttura che sta in equilibrio perfetto tra il remake e il prequel.
Quello che poi emerge con grande efficacia sul piano del ritmo narrativo, in un film in cui l'enormità degli interni ci ricorda costantemente la piccolezza dell'essere umano anche quando detiene poteri straordinari, è l'assoluta mancanza di autocompiacimento. Villeneuve alterna situazioni che a un occhio attento rivelano un ingente sforzo produttivo senza mai tenerle sullo schermo un secondo di più del necessario.
Il suo pregio più grande però (e non poteva essere diversamente per un ammiratore di 2001. Odissea nello spazio) è quello di ricordare a tutti, anche ai detrattori del genere, che la cosiddetta fantascienza, quando è di livello alto, tratta del futuro per ammonire sul presente. In Dune lo sfruttamento coloniale, il potere fine a se stesso, il rapporto di conoscenza tra essere umano e Natura (anche quando questa si presenta con l'aridità del deserto), la possibilità di coesistenza e collaborazione tra etnie sono solo alcuni dei temi proposti. Villeneuve li affronta tutti fondendo riflessione e spettacolarità.
Il progetto di un remake di Dune è partito nel 2008 ma solo nel 2016, quando la Legendary Pictures ne ha acquisito i diritti e poi ingaggiato Denis Villeneuve, è finalmente decollato. Siamo insomma di fronte a un nuovo, ambizioso tentativo di trasporre su schermo l'epica fantascientifica nata dalla fantasia dello scrittore americano Frank Herbert. Villeneuve, ormai un habituée del genere sci-fi (vanta sul suo curriculum Arrival e Blade Runner 2049), e il cast di livello stellare sono i due ingredienti principali della ricetta che si propone di restituire al cinema il classico della fantascienza anni 60, già trasposto su schermo nel 1984 da David Lynch (che a suo tempo ottenne pareri e risultati contrastanti, sia dalla critica che al botteghino).
Finalmente è arrivato! E' uscito in Italia in questi giorni il remake (parziale) del film tratto dal romanzo Dune (il primo di una saga di 10) scritto da Frank Herbert. Questo nuovo film smentisce la caratteristica che spesso i remake hanno, di essere una versione sbiadita dell'originale che uscì nel 1984 con regia di David Linch e prodotto da Dino De Laurentis.
Dune - da oggi disponibile in streaming su CHILI - ha fatto parte della storia del cinema prima ancora di diventare un film. Non serve infatti essere esegeti della saga di Star Wars per accorgersi che l’universo fantascientifico e messianico di George Lucas, creata a partire dai primi anni ’70, saccheggia volutamente o meno il romanzo che il giornalista ed ecologo Frank Herbert aveva pubblicato nel 1965, ispirandosi a sua volta a varie fonti: il lavoro da giornalista scientifico, ad esempio, quando Herbert venne inviato a studiare la sabbia delle dune in una cittadina costiera dell’Oregon; ma anche la situazione politica dell’epoca, con echi del Vietnam e della resistenza dei Vietcong (diventati nel romanzo i guerriglieri Fremen), le critiche all’imperialismo americano, i rimandi alla cultura psichedelica (vedere gli effetti del Melange, la sostanza ricavata dalla sabbia del pianeta Arakis attorno a cui ruotano le lotte di potere fra pianeti e casate stellari) e gli influssi dello spiritualismo new age.
Lucas fu il primo a cogliere le potenzialità cinematografiche delle sintesi e delle semplificazioni culturali tipiche del postmoderno, andando in realtà ben oltre il sistema letterario di Herbert, ma già nel 1973 il produttore Arthur P. Jacobs aveva opzionato "Dune" per trarne un film, creando poi suo malgrado la leggenda dell’adattamento fallito di Alejandro Jodorowsky e dando inizio al mito di "Dune" come romanzo impossibile da portare al cinema. Il resto è storia: nel 1976 Dino De Laurentiis compra a sua volta i diritti del romanzo, ingaggia David Lynch per scriverlo e dirigerlo, ma finisce poi per controllarlo così da vicino da togliere libertà e anima al suo lavoro e al romanzo stesso. Il film Dune, uscito nel 1984, è un fallimento in tutti i sensi, sia commerciale sia artistico, e consolida il maledettismo attorno all’opera di Herbert. Più avanti passerà per i vari e prevedibili processi di riscoperta, rivalutazione e ridimensionamento (non necessariamente in quest’ordine), mentre la versione inesistente di Jodorowsky si ammanterà sempre più di una mitologia in buona parte immeritata, o quantomeno esagerata.
Quando nel 2016 Denis Villeneuve comincia a lavorare a una versione cinematografica finalmente fedele del capolavoro fantascientifico di Herbert, oltre alle pagine non proprio facili da tradurre in immagini deve dunque confrontarsi con un immaginario ingombrante e ben radicato. Dune non è essere semplicemente un film tratto da romanzo: Dune è un mondo, un mostro, un fantasma, un inghiottitore di idee e progetti (come uno dei vermi che popolano il sottosuolo di Arakis…).
L’idea vincente di Villeneuve, probabilmente alla base del successo della sua versione (e dunque della fine di uno dei miti culturali del nostro tempo), è la stessa di Blade Runner 2049 (guarda la video recensione): partire dall’archivio e dalla memoria spettatoriale per costruire un nuovo presente, un nuovo ciclo. L’oscurità che ammanta il film, la cupezza della fotografia di Greig Fraser, la possente sinfonia musiche di Hans Zimmer sono al tempo stesso un rimando al mondo herbertiano e un aggancio al presente e alla fantascienza dell’ultimo decennio (dai nuovi Star Wars a Interstellar allo stesso Arrival). Il pessimismo militante dello scrittore americano si trasforma in uno spiritualismo che sintetizza tecnologia ed ecologia, digitale e umano, parola e immagine.
Il celebre romanzo di Frank Herbert, l'opera di fantascienza più letta al mondo, fu prima serializzato e solo nel 1965 trovò la sua versione definitiva in un tomo imponente. Il libro è diviso in tre parti, ma l'arco narrativo di Paul Atreides si compie più propriamente nel libro successivo "Il Messia di Dune". Per questo Denis Villeneuve ha recentemente dichiarato che vorrebbe realizzare una trilogia e non fermarsi ai primi due film che coprono solo il primo libro (lo stesso adattato dal film di Lynch).
L'adattamento di Villeneuve - ora al cinema - è molto fedele in quello che sceglie di portare sullo schermo, tanto che aggiunge ben poco a quanto scritto da Herbert, ma allo stesso tempo compie drastici tagli. Prima di affrontarli però iniziamo col dire che spezzare Dune in due parti pone un problema piuttosto evidente: il libro non ha un climax conclusivo a metà della storia. Il duello con il pugnale e l'incontro con Chani sono momenti cruciali, ma non c'è un crescendo che arriva fino a loro: il momento tragico che chiudeva la prima parte del libro era la caduta di Atreides. Un fatto che a Paul veniva più o meno anticipato già nelle prime pagine del romanzo, quando la Reverenda Bene-Gesserit gli diceva che per lui c'era speranza ma per suo padre non ce n'era nessuna. Una battuta che era rimasta anche nell'adattamento di Lynch, ma che Villeneuve ha preferito togliere, riducendo così il senso di ineluttabilità degli eventi, sperando forse che la tragedia risultasse sorprendente al grande pubblico, quello all'oscuro del romanzo.
I tagli più significativi riguardano l'eliminazione della ricerca della spia e della cena diplomatica tra casa Atreides e la nobiltà di Arrakis. Non c'è così modo di vedere all'opera un rapporto di forze che si gioca in modo sottile, senza confronti diretti, figlio anche della Guerra Fredda in cui il romanzo nasceva. Tagliare questi passaggi sicuramente snellisce la vicenda e la rende meno verbosa, ma finisce anche per togliere ossigeno a diversi personaggi come il Duca, il dottor Chen, il maestro delle armi Gurney Halleck e soprattutto il mentat e maestro di spionaggio Thufir Hawat, che è davvero una presenza che nel film quasi non si registra.
Nella ricerca della spia, tutti escludevano il Dottor Chen, perché porta in fronte il simbolo del condizionamento imperiale, che gli dovrebbe impedire di fare del male (ma che gli Harkonnen hanno infranto catturando e torturando sua moglie). Inoltre il Duca, per far sentire sicuro il traditore e portarlo a uscire allo scoperto, faceva ricadere i sospetti sulla sua concubina Jessica, la madre di Paul, di cui in realtà si fidava assolutamente. Questo portava Halleck e Hawat a convincersi che la spia fosse effettivamente Jessica e a dare a lei la colpa della caduta di casa Atreides nel proseguire del racconto.
Non più umanista come in Arrival (2016), bensì antropologica ed etnografica, magica e sciamanica: Denis Villeneuve trova nuovi attributi alla fantascienza qui e ora con Dune, la prima parte del dittico che adatta il celebre romanzo sci-fi del 1965 di Frank Herbert. Si era già cimentato David Lynch nel 1984 con esiti controversi, ci aveva già provato Alejandro Jodorowski senza concludere, ma a Villeneuve [...] Vai alla recensione »