Come se non ci fosse un domani

Film 2019 | Commedia +13 90 min.

Anno2019
GenereCommedia
ProduzioneItalia
Durata90 minuti
Regia diIgor Biddau
AttoriFrancesco Malcom, Marina Kazankova, Rossella Brescia, Tim Daish, Benito Urgu Gaetano Gennai, Alessandro Bianchi, Maria Celeste Sellitto, Gianluca Impastato.
Uscitagiovedì 14 novembre 2019
DistribuzioneBabbudoiu Corporation
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 1,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Igor Biddau. Un film con Francesco Malcom, Marina Kazankova, Rossella Brescia, Tim Daish, Benito Urgu. Cast completo Genere Commedia - Italia, 2019, durata 90 minuti. Uscita cinema giovedì 14 novembre 2019 distribuito da Babbudoiu Corporation. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 1,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Un film comico a episodi che esplora le sfaccettature umane di chi si ritrova a percepire la sensazione di non avere più un futuro. In Italia al Box Office Come se non ci fosse un domani ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 33,1 mila euro e 21,3 mila euro nel primo weekend.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 1,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NO
Un film a episodi dalla comicità forzata. Buona la regia ma emergono palesi lacune su scrittura e recitazione.
Recensione di Fabio Secchi Frau
mercoledì 13 novembre 2019
Recensione di Fabio Secchi Frau
mercoledì 13 novembre 2019

Due improbabili compagni di viaggio vengono fermati per il loro "carico sospetto". Un ricco imprenditore scopre di avere pochi mesi di vita e, su consiglio di un amico, decide di godersela. Un astronauta su una navicella in avaria dà l'addio a parenti e amici. Un punk deve confessare ai suoi genitori il suo più intimo segreto. Un uomo si stanca di vivere al centro dell'interattività e sceglie l'isolamento. Una madre deve affrontare l'indipendenza del figlio. Un attore di spot televisivi si troverà a vivere metacinematograficamente in uno spot completamente opposto a quello appena girato. Un ragazzo si finge disabile per amore.

Sostengono, alcuni nostrani storici del cinema, che i film a episodi, siano una trovata tutta italiana. Ma come tutti i generi, dalla loro origine (individuata nei lontani Anni Cinquanta) a oggi, questa "trovata" ha conosciuto fasti e delusioni.

I fasti, solitamente, erano dovuti alla qualità della scrittura e della recitazione. Si parla, infatti, di segmenti tratti dalla cronaca o dai racconti di Moravia, Camillo Boito, De Amicis, Eduardo De Filippo, Guido Nobili, Calvino, Renato Fucini e persino dalle pagine scritte dal Premio Nobel Luigi Pirandello. Poi sostituiti dalle più filmiche penne di Suso Cecchi D'Amico, Mario Monicelli, Ettore Scola, Tullio Pinelli, Ennio Flaiano, Bernardino Zapponi, Cesare Zavattini, Age & Scarpelli, Ruggero Maccari e Carlo Verdone.

L'uso, la descrizione, le letture che loro facevano di situazioni grottesche e ironiche trovavano convincenti protagonisti in attori di primissima linea nel genere commedia: il Premio Oscar Sophia Loren, il suo fedele partner Marcello Mastroianni, l'inossidabile coppia Ugo Tognazzi-Vittorio Gassman, Totò, Silvana Mangano, Sordi, Stefania Sandrelli e Monica Vitti. Passando per i più "moderni" Paolo Villaggio, Renato Pozzetto, Massimo Boldi, Gigi Proietti, Christian De Sica, Diego Abatantuono, Angela Finocchiaro e Claudia Gerini. Ultimi saporitissimi ingredienti di questo spezzatino umoristico.

? Ma questi erano i fasti. Tempi in cui, nonostante la brevità e il frazionamento, la qualità stava proprio nel "flusso" continuo e inarrestabile di forte scherno. Quando si evitava l'aspetto generico di una storia, per scavare nei comportamenti più caratteristici del tempo. Quando l'essere "fuori dalla norma" era la misura per stabilire gli identikit italiani. Quando istantanei titoli come Boccaccio '70, I mostri e I nuovi mostri, Quelle strane occasioni, Dove vai in vacanza? o Noi donne siamo fatte così, erano sporche, ma spassosissime panoramiche sulla società contemporanea, rappresentata in tutte le sue più disturbanti contraddizioni.

Ora, pare sia inequivocabilmente il tempo delle delusioni. E Come se non ci fosse un domani ne è amarissimo esempio. Purtroppo, il film difetta esattamente nelle tre componenti base di questo sottogenere di commedia: scrittura, interpretazione e intento.

Cominciamo dall'ultimo. L'intento. Manca di arte nello sberleffo. Non è feroce, non è critico. Non c'è traccia della satira più sferzante all'italiano medio che rese, per esempio, gli orribili poliziotti che arrestano "il mostro" di Risi lo specchio della ricerca di celebrità Anni Sessanta. Ci sono solo banalità, luoghi comuni e un dolciastro sapore di cinepanettone scaduto. Così, quella che doveva essere una rapida e frenetica rassegna di uno spaccato sociale diventa una sequenza di gag un po' stupide, dove speri (ardentemente speri) che possa scatenarsi qualcosa di farsesco, ma che non sfiora neanche l'assurdità del demenziale. Una strada che, invece, sarebbe potuta essere più interessante e praticabile.

Questo perchè, alla base, c'è una scrittura scadente, esageratamente forzata. Manca una sceneggiatura di ferro, con veri archetipi che reggano la forza delle battute e delle trovate comiche. Il risultato è un ordinato magma sgraziato, strindente, ma soprattutto stracotto. Ancora una volta, non si può fare a meno di guardare nell'abisso creato da comici che non hanno capito la differenza tra umorismo filmico e televisivo, specialmente se di stampo generalista. Tutto è già stato consumato e riproposto nel piccolo schermo e l'effetto, trovandoselo al cinema, è quello di nausea. Il ridicolo e il buffo, se proprio vogliono essere dei sentieri battuti, devono essere pensati, studiati, per far ridere. Mai insistiti. Invece, si vola basso verso freddure di seconda mano, precipitando su situazioni usurate (come nell'episodio 'Outing') e dai pessimi tempi comici. Se questo è il modello di commedia popolare al quale attingere, allora è impensabile qualsiasi salto di qualità.

Purtroppo, malgrado l'ottima grammatica della regia, anche la recitazione è mediocre. Pino e gli anticorpi (ridimensionati a duo dopo l'addio di Roberto Fara) non hanno quella complicità necessaria che dovrebbe esistere tra cinepresa e attore. Con le loro smorfie, vocine e una gestualità troppo strutturata, rendono il film noioso, mentre il resto del cast (altri volti del programma "Colorado") addirittura imbarazzante e pacchiano. Qualche genuino sorriso lo strappano le apparizioni di Massimiliano Medda en travesti (ma molto spontaneo) e Benito Urgu. A quest'ultimo va la battuta migliore dell'intero film.

? Insomma, Come se non ci fosse un domani avrebbe necessitato di un ripensamento. Non basta fare al cinema quello che si fa e non si riesce a fare in tv. Tenendo però conto del fatto che la comicità è relativa alla persona, è probabile che molti spettatori si accontentino di un certo tipo di spiritosaggini. Anche perchè forme e contenuti così grossolani continuano a funzionare molto bene, catodicamente parlando.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 3 dicembre 2019
Gianni Olla
Film TV

La maledizione secondo cui tutto oggi ha diritto a un remake o a un sequel, incluse le storie che nessuno ricorda o racconta più, ha colpito anche Vito Colomba. Che i più conosceranno grazie alle "lezioni di regia" della Gialappa's Band, tormentone di Mai dire tv che rese tardivamente popolare Quattro carogne a Malopasso, esempio pressoché unico di "fichidindia western" girato in sei anni a zero budget [...] Vai alla recensione »

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venerdì 18 ottobre 2019
 

Un film comico a episodi che esplora le sfaccettature umane di chi si ritrova a percepire la sensazione di non avere più un futuro. Vai all'articolo »

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