| Titolo originale | The Snowman |
| Anno | 2017 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 119 minuti |
| Regia di | Tomas Alfredson |
| Attori | Michael Fassbender, Rebecca Ferguson, Charlotte Gainsbourg, Chloë Sevigny Val Kilmer, J.K. Simmons, James D'Arcy, Toby Jones, Jamie Clayton, Sofia Helin, David Dencik, Ronan Vibert, Jonas Karlsson, Michael Yates, Genevieve O'Reilly, Jeté Laurence, Adrian Dunbar, Jakob Oftebro, Leonard Samuelsson Heinemann, Peter Dalle, Anne Reid, Silvia Busuioc, Jamie Michie, Irina Kara, Ben Abell, Alec Newman, Dinita Gohil, Roger Barclay, Alwyne Taylor, Lars Berrum, Max de Asmundis, Jack Roth. |
| Uscita | giovedì 12 ottobre 2017 |
| Distribuzione | Universal Pictures |
| MYmonetro | 2,18 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 29 agosto 2019
Il film è l'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo del premiato autore norvegese Joe Nesbø. In Italia al Box Office L'uomo di neve ha incassato 2,3 milioni di euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Un ragazzo viene abbandonato da un padre violento e insensibile, mentre la madre si suicida: con lui resterà solo un pupazzo di neve, inquietante presagio di orrore e infelicità. Un poliziotto della Omicidi, celebre per i casi impossibili risolti con successo, riceve un messaggio scritto da un certo "uomo di neve", che ha tutta l'aria di una minaccia incombente.
Capita spesso che le aspettative createsi attorno a un film siano tali da generare una delusione a visione avvenuta. Tuttavia accade assai di rado che la sproporzione tra attese e risultato raggiunga i livelli di L'uomo di neve di Tomas Alfredson.
Sulla carta la trasposizione dal best seller di Jo Nesbo sembrava avere tutto: un cast eccellente, tanto nei protagonisti che nei comprimari; un regista dal curriculum immacolato; un'ambientazione suggestiva. Nei fatti bastano pochi frame di un incipit destabilizzante per lasciar intendere che qualcosa non è andato per il verso giusto.
La macchina da presa sembra da subito incerta, priva di una guida salda: i molti primi piani e il montaggio enfatico sembrano suggerire una scelta stilistica, ma la qualità delle scene successive, come l'auto vista da dietro, lanciata a rotta di collo sul ghiaccio, o la morte della matrigna, desta sgomento. Uno sconforto che diviene certezza, man mano che la storia si dipana. Le difficoltà e i ripensamenti che hanno caratterizzato L'uomo di neve - la direzione in un primo momento era affidata a Martin Scorsese, poi a Morten Tyldum, prima di arrivare, diniego dopo diniego, ad Alfredson - emergono con la chiarezza cristallina di una sceneggiatura riscritta troppe volte, forse transitata da troppe mani. Alfredson, irriconoscibile, si adagia ben presto su una routine da mystery convenzionale, che abbandona il "come" per dedicarsi esclusivamente al "cosa": a tenere desto l'interesse del giallista interiore, che alberga in ognuno di noi, rimane solo l'identità dell'assassino. Ma anche questa è intuibile con poco sforzo già a metà film: il profilo psicologico e le fattezze dell'assassino lasciano infatti pochi dubbi in merito, complice qualche inquadratura di troppo del killer di spalle.
Al di là del personaggio di Fassbender/Harry Hole, detective che - come recita il manuale del bravo investigatore da B movie - è impossibilitato a condurre una vita familiare serena, dipendente dall'alcol e solitario, nessun altro personaggio viene tratteggiato a sufficienza per creare una minima empatia con lo spettatore di L'uomo di neve. Questo nonostante la presenza di volti come Gainsbourg, Simmons, Kilmer e Sevigny, star che sembrano giunte sul set per caso, o perché accorse in seguito a una richiesta di soccorso, lanciata da un regista in difficoltà. Suggestivo il paesaggio norvegese, benché l'effetto cartolina sia costantemente dietro l'angolo, fino al sospirato epilogo in cui la vicenda cede definitivamente al farsesco involontario. Sotto i ghiacci de L'uomo di neve forse si nasconde il film che Alfredson voleva girare, ma quel che è emerso in superficie richiede ben più di una carota e dei chicchi di caffè per assumere fattezze umane.
L'umo di neve è un film tratto dal romanzo di Jo Nesbo di produzione in prevalenza inglese con la regia dello svedese Tomas Alfredson (regista de La Talpa tratto del romanzo di Le Carré e con un bravo Gary Oldman che inerpreta Smiley) che in origine aveva come regista Martin Scorsese che poi ha rinunciato e si è ritagliato il posto di uno dei produttori.
A prestar fede alla crime-story di Jo Nesbo L'uomo di neve ( ed. Einaudi Stile Libero) e al film che ne è stato tratto, la fauna umana della Norvegia è inquietante: serial killer, poliziotti alcolizzati, medici più che inaffidabili e, soprattutto, folle di gente segnata da traumi infantili. La trama gira intorno al vecchio detto "mater sempre certa, pater incertus", che sembra ossessionare ogni personaggio [...] Vai alla recensione »