| Anno | 2016 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Alessandro Aronadio |
| Attori | Daniele Parisi, Silvia D'Amico, Pamela Villoresi, Ivan Franek, Rocco Papaleo Piera Degli Esposti, Milena Vukotic, Andrea Purgatori, Massimo Wertmüller, Francesca Antonelli, Niccolò Senni, Sonia Gessner, Paolo Giovannucci, Re Salvador, Silvana Bosi, Masaria Colucci, Masaria Colucci, Alberto Abruzzese, Laura Buono, Wanea D'Amico, Diego Di Giacomo, Roberto Di Tanna, Umberto Lampazzi, Alessandro Loi, Fabrizio Lombardo, Maria Sofia Palmieri, Gaetano Piro, Denzel Randriamanjato. |
| Uscita | giovedì 18 maggio 2017 |
| Tag | Da vedere 2016 |
| Distribuzione | 102 Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,14 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 2 novembre 2017
Un fastidioso fischio alle orecchie prelude una giornata trascorsa alla scoperta della follia del mondo. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Orecchie ha incassato 108 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Un mattino, al risveglio, il protagonista avverte un fastidioso fischio alle orecchie. Al contempo trova sul frigorifero un post it, lasciato dalla sua compagna, che lo informa che è morto il suo amico Luigi e gli lascia l'indirizzo della chiesa dove in serata si svolgerà il funerale. La giornata per lui trascorrerà nel tentativo di risolvere il problema uditivo e nel cercare di capire chi possa essere questo amico di cui non ricorda nulla. Nel frattempo non gli mancheranno incontri con persone che non riesce a non considerare strane.
Alessandro Aronadio, a sei anni di distanza da Due vite per caso fa nuovamente centro con un film in cui riflette, con i toni della commedia, su questo pazzo pazzo pazzo mondo.
Correva l'anno 1967 quando un'altra forma di sibilo si presentava sugli schermi con l'intento di far pensare divertendo. Era Il fischio al naso e il regista era Ugo Tognazzi. Rifacendosi a "Un caso clinico", testo teatrale di Dino Buzzati, Tognazzi proponeva un'allegorica rilettura della vita degli esseri umani senza rinunciare a proporre puntuali osservazioni sulla società. I tempi da allora sono ovviamente cambiati ma la sensazione di disagio esistenziale non è diminuita, anzi. Quanti di coloro che vedranno il film si accorgeranno di aver provato quel fischio in misura maggiore o minore in alcune situazioni? Molti. Ma non si tratta di quel genere di sensazione uditiva che, secondo la credenza, significa che qualcuno ci sta pensando. Tutt'altro. Per Aronadio si tratta della evidenziazione psicosomatica (e del fil rouge del film) della difficoltà ad accettare i vezzi e i vizi di individui che trovano nella loro quotidiana follia, fatta di selfie, di videogiochi, di credenze artificiose, un effetto placebo che consenta loro di ritenersi felici. Il difficile stava nel tentativo di esplicitare quanto sopra senza fare prediche (il discorso finale del protagonista non è da considerarsi tale ma semmai un'intima riflessione ad alta voce).
Il risultato è stato felicemente ottenuto grazie a una scrittura capace di cogliere l'assurdo quotidiano senza mai cadere nel grottesco o nel surreale fine a se stesso e grazie anche a un casting che ha messo accanto ad attori di fama come Pamela Villoresi, Piera Degli Esposti, Milena Vukotic e Rocco Papaleo (solo per citarne alcuni) la straordinaria espressività di Daniele Parisi. È con lui che molti finiranno con l'identificarsi pensando che anche a loro è accaduto, in qualche occasione, di guardare al mondo con il suo stesso sguardo. Che è quello di chi si sta costantemente chiedendo se è lui ad essere quello 'sbagliato' o se lo sia invece chi gli sta di fronte. Combattuto ogni giorno tra la tentazione di adeguarsi e la voglia di non arrendersi.
ORECCHIE Un film imperdibile sulla galera dell'intelligenza, ma soprattutto un divertito coming out su quanto deteriore e infelice sia l'intelligenza che si autocompiace e, autocompiacendosi e investendosi del compito di giustiziare la stupidità del mondo, fagocita la vita. Lo sguardo attonito del protagonista, il suo depresso stupore di fronte a tutti quelli che lo [...] Vai alla recensione »
"Mi fa male il mondo" scriveva tanti anni fa Sandro Luporini con Giorgio Gaber a proposito e di sicuro questa stato di insoddisfazione che parte dalla psiche e si manifesta nel corpo corrisponde a ciò che prova il protagonista di Orecchie, nuovo film di Alessandro Aronadio. Quel fischio fastidioso e continuo nelle orecchie è la spia di un malessere interiore e viene ormai classificato (a volte semplificando molto) alla voce 'malattie psicosomatiche'. Il cinema non se le è fatte scappare e ha provato a rappresentarle con il giusto mix di comprensione e di ironia. Per ottenere un buon risultato e non sconfinare nel grottesco o nella messa in scena della follia sono sempre stati necessari degli ottimi attori. Facciamo alcuni esempi.
Ne Il fischio al naso Ugo Tognazzi (nello specifico regista e attore) ispirandosi a un racconto (divenuto poi testo teatrale ) di Dino Buzzati il disturbo nasale dell'industriale brianzolo Giuseppe Inzerna finisce con l'identificarsi con la consapevolezza del vivere come percorso ineluttabile verso la morte. L'attore cremonese sapeva rendere con grande consapevolezza tutte le sfumature del personaggio
Massimo Troisi in Le vie del Signore sono finite si trova su una sedia a rotelle non a seguito di un trauma fisico ma avendo perso l'uso delle gambe a causa della conclusione della storia d'amore tra lui e Vittoria, ragazza francese che vive in Italia da tempo. All'indimenticato Massimo spettava il compito di incarnare una passione amorosa così divorante da diventare invalidante ma anche quello di continuare a fingerla dopo la guarigione.
È dalla prima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia che gli addetti ai lavori parlano di Orecchie: il ritorno della commedia surreale, delle idee che vengono prima di glamour e esigenze del botteghino; di una tradizione sotterranea italiana che vanta padri nobili e che da Nichetti e Bozzetto, giù giù fino a Sandro Baldoni di Strane storie, ha contraddistinto una branca peculiare della nostra cinematografia. Ora la sentenza sarà nelle mani del pubblico, in genere incline alla via italiana al grottesco, che in Aronadio trova una nuova voce.
Quello che si sottolinea meno di Orecchie è invece la sua scelta estetica controcorrente, quella di privilegiare il bianco e nero rispetto al colore.
Benché non siano pochi i registi che negli ultimi decenni, per ragioni differenti, hanno privilegiato l'assenza di colore e la scala di grigio alle potenzialità cromatiche offerte dall'era digitale. Abbiamo provato a riunire qui alcuni di questi titoli, tutti o quasi imperdibili.
C'è l'esimio sociologo Alberto Abruzzese alle prese con i videogame, e altri cammei eccellenti, da Rocco Papaleo a Ivan Franek e Andrea Purgatori. Ci sono echi da Il fischio al naso (parto immaginifico di Ugo Tognazzi, Dino Buzzati e Rafael Azcona, 1966), c'è un cazzeggio romano metropolitano e un bianco e nero indie - e wannabe - d'Oltreoceano, e c'è una scommessa vinta dall'incubatore della Mostra [...] Vai alla recensione »