| Titolo originale | Werckmeister harmóniák |
| Anno | 2000 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Ungheria |
| Durata | 145 minuti |
| Regia di | Béla Tarr |
| Attori | Lars Rudolph, Hanna Schygulla, Peter Fitz, János Derzsi, Djoko Rosic Ferenc Kállai, Mihály Kormos, Putyi Horvath, Enikö Börcsök, Irén Szajki, György Barkó, Gyuri Dósa Kiss, Géza Balkay, Kati Lázár, Gyula Pauer. |
| Uscita | venerdì 20 marzo 2026 |
| Tag | Da vedere 2000 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| MYmonetro | 3,94 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento martedì 17 marzo 2026
La credibilissima fotografia di un mondo in attesa dell'Apocalisse. In Italia al Box Office Le armonie di Werckmeister ha incassato 1,8 mila euro .
|
ASSOLUTAMENTE SÌ
|
Nella piazza di un paesino della pianura ungherese, una notte, si installa un camion che trasporta, come attrazione da fiera, il corpo impagliato di un'enorme balena. La accompagna, insieme all'imbonitore, uno strano essere - chiamato il Principe - che presto profetizzerà fine e distruzione. Il giovane postino János assiste impotente al disfacimento dello stato civile e ad un'ondata di immotivata violenza partita dagli stessi abitanti del luogo.
L'irruzione, prepotente eppure subdola, del negativo in una comunità già senza speranza costituisce la prima ispirazione di un concerto in maggiore che Bèla Tarr conduce attraverso l'usuale ricorso al bianco e nero e alla tecnica del piano sequenza. Tratto da "Melancolia della resistenza", romanzo di László Krasznahorkai, anche sceneggiatore, come di consueto da Perdizione in poi, questo titolo incentrato sulla permeabilità al male lavora, ancora una volta, sulle possibilità offerte dal tempo e dallo spazio: a livello formale, lo fa attraverso un linguaggio espressivo giunto alla sua perfezione, a livello contenutistico, invece, producendo una vicenda esemplare capace di racchiudere, per metafora, orrori passati da cui continua a mettere in guardia. Come ha dichiarato il regista, infatti, Le armonie di Werckmeister "riguarda un conflitto eterno: la lotta secolare tra l'istinto barbarico e la civilizzazione; riguarda un processo storico che ha definito gli ultimi due secoli di tutta l'Europa Orientale".
In trentanove memorabili inquadrature, l'autore magiaro licenzia uno dei risultati più alti della sua carriera, un capolavoro sull'abbrutimento, sulla sopraffazione e su una mancanza di senso riassunta perfettamente dalla figura di una popolazione che, accesa dal fuoco dell'insania, dimentica la sua umanità, rivolgendosi contro se stessa. Un equilibrio davvero straordinario regge la sequenza dell'aggressione ai danni dei degenti dell'ospedale fino all'incontro con l'immagine, dilaniante e potentissima, di un vecchio scheletrico e impotente in piedi nella vasca da bagno: come gli stessi aggressori, la macchina da presa rimane sulla porta, senza sporcare il ritratto stesso di tutto ciò che rimane dell'uomo con la prossimità tagliente dell'obiettivo. È in questo momento di devastante impatto emotivo che Tarr afferma, ancora una volta, la convivenza strettissima tra linguaggio e senso nel proprio metodo, quella mirabile consonanza in grado di scavare nelle pieghe più recondite e malsane dell'esperienza umana.
Misterioso, deprimente, onirico e crudele, Le armonie di Werckmeister è la credibilissima fotografia di un mondo in attesa dell'Apocalisse: al mite e attonito János il compito di guidarci in un'impressionante passeggiata sull'orlo scivoloso del baratro.
Il titolo rimanda al musicista e teorico tedesco Andreas Werckmeister (1645 - 1706), a cui si deve quel termine di "buon temperamento" riferito ad un sistema di accordatura che permette di suonare in tutte le tonalità.
Werckmeister è, come Satantango, un film sull’inganno. Lo stesso cinema di Tarr è arte dell’inganno, quando filma il suo bianco e nero perfetto e piega la luce ai suoi bisogni espressivi, quando crea vuote simmetrie legate al caotico istinto umano, quando i suoi piani sequenza, che dovrebbero assicurare l’oggettività dello sguardo, descrivono una realtà e dei comportamenti artificiosamente simbolici. [...] Vai alla recensione »