| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Germania, Spagna |
| Durata | 96 minuti |
| Regia di | Sarah Miro Fischer |
| Attori | Giamo Alfredi, Laura Balzer, Marie Bloching, Jane Chirwa, Proschat Madani Aram Tafreshian, Anton Weil. |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 26 marzo 2026
Un intenso racconto di un conflitto familiare profondo e contemporaneo.
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CONSIGLIATO NÌ
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Dopo la fine della storia con la sua fidanzata, Rose chiede accoglienza al fratello maggiore Sam, che fa il cuoco e vive solo in un piccolo appartamento di Berlino. I due sono molto legati e Rose si adatta preso alla nuova vita. La sua serenità, però, viene sconvolta il giorno in cui riceve la richiesta di testimoniare nell'ambito di un'indagine per un'accusa di stupro nei confronti di Sam. Inizialmente Rose non crede alla colpevolezza del fratello, che si dichiara innocente, ma poco alla volta, messa alle strette durante la testimonianza e sempre più insicura di ciò che ha sentito la notte incriminata, comincia a vacillare.
La regista Sarah Miro Fischer racconta un intenso rapporto familiare mettendone alla prova tenuta e moralità di fronte all'emergere inaspettato della colpa.
Rose è il centro fisico ed emotivo del film: sta dentro il mondo ma non sembra averne la percezione; ha un lavoro sicuro (è infermiera in una clinica ginecologica) ma vive in modo precario, e non solo perché senza casa, senza fidanzata, accampata sul divano letto del frattempo e oggetto delle reprimende della madre. Rose è in una fase di passaggio della vita, nei luoghi (parchi, edifici pubblici, strade) ci sta spesso in modo innaturale, un po' perduta, e per questo la vicinanza col fratello maggiore - che è alto, forte, energico - la protegge e insieme le impedisce di avere una chiara visione delle cose. Non tanto, o non solo, per poter veder il dramma arrivare, ma prima ancora per poterlo accettare come possibilità.
The Good Sister è dunque la storia di una progressiva presa di coscienza. Il suo limite - che è soprattutto della sceneggiatura scritta dalla regista con Agnes Maagaard Petersen - è la sua programmaticità, dal momento che l'iniziale rifiuto di Rose di ammettere la possibile colpa del fratello non è solo frutto d'incredulità, o senso protettivo, ma anche di ingiustificata inconsapevolezza. Quando Rose pensa che a Sam basterebbe chiedere scusa nel caso fosse accertata la violenza sessuale ai danni della ragazza che l'ha denunciato, la sua ingenuità pare più posticcia che autentica: un modo per rendere ancora più forte la progressiva presa di coscienza della ragazza nel corso del film!
Allo stesso modo, la macchina da presa che spesso scruta da vicino, anzi vicinissimo, la protagonista - nella notte della presunta violenza, con i movimenti lenti che le filmano il corpo disteso a letto nella stanza a fianco a quella del fratello, o durante la testimonianza, con gli occhioni dell'attrice Marie Blochin spalancati come a invocare aiuto - si allontana progressivamente, come a dire che solo prendendo una certa distanza dalle cose, comprese quelle che riguardano le persone amate, si diventa più lucidi e razionali.
L'intenzione della regista è quella di cogliere lo smarrimento soprattutto fisico, e poi anche emotivo, di Rose, sorella minore che vede crollare il corpo saldo e statuario del fratello, prima mostrando sbigottimento, poi paura e infine trovando dentro di sé la necessità di scrutare a fondo lo sguardo dell'altro e ammetterne l'eventuale vulnerabilità, e dunque la possibile violenza.
L'incertezza di ciò che Rose ha sentito mentre il fratello faceva sesso con una sconosciuta - passione, maldestraggine, violenza? - è il segnale dei suoi tentennamenti morali. Ma proprio lo sguardo dato alla presunta vittima nella notte incriminata, che è ciò che lei nasconde durante la testimonianza al poliziotto - per paura, protezione, incredulità? - sarà ciò che troverà di fronte al fratello. E anche in quel caso, pur nella sua indefinitezza narrativa e visiva (la fotografia ha tonalità naturalistiche e luminose), The Good Sister rivela il suo problema principale, che è quello di affrontare con una certa prevedibilità un argomento insidioso e imbevuto di complessità.