“Come fa lei per scegliere un film?”
“Come scelgo una donna: correndo dei rischi”.
Silvano Tranquilli e Lino Ventura in Una donna e una canaglia di Claude Lelouch
In questa risposta un po’ stile macho di Lino Ventura (la ‘canaglia’ del film) possiamo trovare un fondo di verità. Scegliere un film comporta il rischio di possibili delusioni ma anche di straordinarie scoperte. MYmovies si è data come compito in tutti questi anni di contribuire alla diminuzione delle prime segnalando ciò che è positivo e ciò che lo è meno di ogni film. Anche quest’anno è arrivato il momento di fare sintesi con la consapevolezza che non è un’impresa facile perché non sono mancate le opere interessanti, alcune delle quali sono state magari poco viste ma meritano una segnalazione. Sarà quindi possibile non trovare, tra i titoli proposti in ordine cronologico di uscita, questo o quel film che chi legge ritiene degno di nota. Dopo una prima selezione le segnalazioni erano più di 30 e il taglio drastico è stato inevitabile con la conseguenza di cui sopra. Si tratta pertanto di un segnale che lascia ben sperare per il futuro. Aspettiamo quindi di poter vedere gli imperdibili film del 2025.
GENNAIO
PERFECT DAYS di Wim Wenders
Non molti avrebbero scommesso su un film di un regista sicuramente non ‘facile’ come Wenders con al centro le giornate di un uomo di sessant’anni addetto alla pulizia dei bagni pubblici a Tokyo. Non ci sono colpi di scena sconvolgenti o scene di azione. C’è la dignità di un uomo che svolge un lavoro che si definisce come umile pronto ad accettare il rapporto con gli altri con grande semplicità. Wenders riesce a realizzare un film di finzione come fosse un documentario grazie anche all’interpretazione di Kôji Yakusho che sa regalare al suo personaggio una normalità significante. Il suo Hirayama è un uomo che ha regolato i conti con il passato facendo pace con se stesso senza tuffarsi a capofitto nel presente. Le musicassette e i rullini della macchina fotografica sono lì a testimoniare la sua scelta di vita.
POVERE CREATURE! di Yorgos Lanthimos
Onusto (come si sarebbe detto un tempo) di riconoscimenti (da Venezia agli Oscar passando per i Golden Globes e molti altri) è il film con cui Lanthimos ha anche raggiunto la definitiva consacrazione al box office. La vicenda di Bella (un ben architettato mix tra la Cosa di Frankenstein e il Candido di Voltaire) si muove in un mondo dai tratti vittoriani ma occhieggia al presente. I maschi hanno un solo obiettivo: quello di controllarla fingendo di proteggerla mentre lei vive la sua vita, priva com’è di qualsiasi vincolo dettato da una morale e da una società che vorrebbero imporre norme innaturali ed illogiche. Lanthimos qui riesce a dosare con attenzione dramma e comicità consapevole com’è della chimica che può intercorrere tra queste due forme di rappresentazione trasfigurata dell’umanità.
FEBBRAIO
LA ZONA D’INTERESSE di Jonathan Glazer
Se si guarda alla data di uscita del film (24 febbraio) si nota immediatamente che l’accorta distribuzione non lo ha proposto alle sale come film per la Giornata della Memoria. Si è cioè compreso fin da subito che si trattava di un’opera che, al contempo, si inseriva nel filone dedicato alla Shoah riuscendo però a proporre anche altre riflessioni. Glazer riesce a tradurre in immagini e in inquadrature cariche di senso ciò che Hannah Arendt definì la banalità del male cioè come il massimo della crudeltà possa convivere con una ‘normale’ quotidianità. Si tratta anche di una narrazione che fa proprie molte potenzialità del linguaggio cinematografico facendo sì che ciò che in una prima fase avremmo potuto leggere secondo un'ottica apparentemente giustificata da ciò che veniva mostrato finisce con l’assumere tutt’altra valenza, imponendo una vigilanza e un’osservazione che divengono giudicanti. Anche, in definitiva, su noi stessi e sulla nostra possibile progressiva assuefazione (seppur se non operativamente attiva) alla diffusione del male nel mondo.
PAST LIVES di Celine Song
È un film che, sin dalla prima sequenza, ci chiede esplicitamente di essere spettatori attivi ponendoci dei quesiti su quali possano essere i ruoli delle tre persone che compaiono sullo schermo. Subito dopo però ci trasporta in tre periodi diversi in cui si sviluppa la relazione tra due dei tre protagonisti. Siamo cioè di fronte ad una sceneggiatura che ci propone un triangolo amoroso smontando però gli stereotipi che il cinema ci presenta spesso in storie analoghe. Forse perché la regista prende spunto (ed anche qualcosa di più) da un’esperienza vissuta in prima persona raccontando di un amore adolescenziale platonico che si ripresenta nel tempo e di cui è consapevole anche colui che è diventato il consorte ufficiale. Senza però, qui sta la capacità di messa in scena di Song, ridicolizzare o non considerare adeguatamente la sua presenza. Chi ama i film romantici si troverà a suo agio ma potranno apprezzare anche coloro che amano altri generi.



