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Berlinale 2020, due italiani nel concorso della 70.ma edizione

Annunciato il programma del festival che quest'anno vede in competizione Favolacce e Volevo nascondermi.
di Tommaso Tocci

mercoledì 29 gennaio 2020 - Berlinale

L'edizione 2020 del Festival di Berlino è molto attesa, non soltanto perché segna l'anniversario dei settant'anni dell'appuntamento di punta del territorio tedesco, ma anche perché è la prima del nuovo Direttore Artistico, l'italiano Carlo Chatrian che è accompagnato da Mariette Rissenbeek come Direttore Esecutivo. "Rubato" a Locarno per sostituire la leggenda locale Dieter Kosslick, Chatrian è noto per i suoi programmi cinefili e non popolari: l'elenco dei 18 film annunciati oggi in conferenza stampa per il Concorso non delude, e promette uno dei festival più interessanti dell'ultimo decennio.

Si parte con i ben due italiani in concorso, scelte meritorie perché coraggiose e originali.
Tommaso Tocci

I fratelli D'Innocenzo sono i più giovani registi della sezione, e con Favolacce si annunciano come nomi nuovi del panorama nazionale, già a Berlino due anni fa con il loro La Terra dell'Abbastanza (guarda la video recensione). Si tratta di una favola oscura, un "paesaggio di rovine" come lo chiama Chatrian, in cui le rovine sono quelle della famiglia. Protagonista Elio Germano, che fa presenza doppia visto che è protagonista anche dell'altro film italiano in concorso: Volevo Nascondermi di Giorgio Diritti. Cantore della vita rurale che non esiste più, Diritti torna con un biopic su Antonio Ligabue che fa seguito ai suoi film Il vento fa il suo giro, L'uomo che verrà e Un giorno devi andare.

Tra le tante opere degne di nota che completano il concorso, vanno citati Undine di Christian Petzold, sulla storia e la mitologia di Berlino, con protagonisti Paula Beer e Franz Rogowski che tornano dopo lo straordinario Transit (guarda la video recensione) di due anni fa. E poi l'americana Kelly Reichardt con l'atteso First Cow, il leggendario Tsai Ming-Liang con Days, Hong Sang-soo che torna con The Woman who Ran, insieme ovviamente alla musa Kim Min-hee dopo aver portato a Berlino Grass nel 2018.

E ancora Abel Ferrara, in un periodo di florido revival della sua carriera (dopo Tommaso), che stavolta si avventura nel terreno non-narrativo di Siberia, insieme all'amico fraterno Willem Dafoe. Annunciati veterani come Philippe Garrel (The Salt of Tears) di fianco a nuove voci dell'indie americano (Never Rarely Sometimes Always di Eliza Hittman), Rithy Pan con l'unico documentario in concorso (Irradiated), e ulteriori aperture alla sperimentazioni con i residui del mega-progetto transmediale DAU (DAU. Natasha di Ilya Khrzhanovskiy e Jekaterina Oertel).


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