First Cow

Film 2020 | Drammatico 121 min.

Regia di Kelly Reichardt. Un film Da vedere 2020 con René Auberjonois, Dylan Smith (II), Todd A. Robinson, Orion Lee, John Keating. Cast completo Genere Drammatico - USA, 2020, durata 121 minuti. - MYmonetro 3,50 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Due uomini sono decisi ad intraprendere un'attività grazie a un preziosissima mucca. Al Box Office Usa First Cow ha incassato 96,1 mila dollari .

Consigliato sì!
3,50/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,00
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ

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Kelly Reichardt celebra l'amicizia in un originale e complesso pre-western di frontiera.
Recensione di Tommaso Tocci
domenica 23 febbraio 2020
Recensione di Tommaso Tocci
domenica 23 febbraio 2020

L'Oregon degli inizi del diciannovesimo secolo è terra di opportunità, con gruppi di cacciatori di pellicce in marcia nei boschi, esploratori e accampamenti selvaggi che gravitano attorno ai fortini militari. Cookie, un cuoco che viene da est, trova un giorno King-Lu, immigrato cinese, nudo e in fuga tra i cespugli. Un gesto di solidarietà che verrà poi ricambiato apre le porte a un'amicizia tra i due uomini, in cerca come tutti di fortuna. Ricchi di idee ma con zero capitale, i due notano la prima mucca trapiantata nel territorio, proprietà del ricco imprenditore Chief Factor, e decidono di mungerla di nascosto per preparare dolciumi da vendere al mercato.

La mitologia della frontiera viene ri-centrata sulla forza delicata dell'amicizia e sulle fondamenta del capitalismo da Kelly Reichardt, regista che come pochi altri ha saputo cercare le radici dell'identità americana lungo il sentiero delle geografie del paese.

First Cow inizia ai giorni nostri, con il ritrovamento di alcune ossa sepolte nella terra umida, per poi trasportare lo spettatore indietro nel tempo e scoprire la loro origine. È come se Old Joy, film che Reichardt girò nel 2006 su due amici in escursione, si collegasse direttamente a Meek's Cutoff (2010), western alternativo che racconta di quanto fosse lunga e traditrice la strada verso la frontiera.

Ancora una volta nel suo Oregon, e ancora una volta scritto insieme al romanziere Jonathan Raymond, First Cow è un'opera gentile su un mondo burbero, di cui non ridimensiona i pericoli e la miseria (anzi, il superbo lavoro di scenografia e un ritmo del racconto attento alla ripetizione dei gesti del quotidiano spoglia la pesantezza infangata del periodo di qualunque romanticismo), ma li inquadra attraverso la prospettiva di due outsider, uno pasticcere mite di Boston e l'altro cinese di mondo con la testa da stratega.

Insieme, lì dove "la Storia non è ancora arrivata", escogiteranno lo stratagemma più semplice e più visionario, rubare il latte al ricco per poi rivenderglielo sotto forma di dolci fritti in cui assaporare la Londra dove è cresciuto. First Cow è un film non solo sugli inizi, ma su come gli inizi siano ingannevoli; è una storia su come affrancarsi dal dilemma fondativo - uovo o gallina, capitale o prodotto - e mettere in moto finalmente un paese.

È buffo che un film così devoto all'analisi micro-economica della genesi americana sia privo di qualunque cinismo, e scelga invece piccoli bozzetti di compassione e cura per illustrare quanta parte di quella genesi sia dovuta alla costruzione del rapporto umano (in un interessante parallelo di sovversione del genere con il sottovalutato I fratelli Sisters di Audiard. Si veda ad esempio la naturalezza con cui i due protagonisti creano senza parole un ambiente domestico, tagliando legna e mettendo fiori sulla mensola, o per estensione il rispetto profondo di Cookie verso il mondo naturale, dalle tenere chiacchierate con la mucca durante la mungitura agli animaletti da girare sulle zampe nel bosco.

Reichardt è maestra nel creare un senso di armonia narrativa sommessa che tradisce però inquietudine, ed estende la stessa attenzione a tutti i personaggi, brillantemente resi autentici da una galleria di caratteristi (Toby Jones, Ewen Bremner, Scott Shepherd) e soprattutto dai protagonisti John Magaro e Orion Lee. I loro volti contengono l'uno la dolorosa consapevolezza di essere nel luogo presente, e l'altro la furba impazienza di immaginarsi nel prossimo. Riflessi che fanno di First Cow l'ennesimo gioiello della filmografia di Reichardt e che ben spiegano la dedica finale a Peter Hutton, cineasta sperimentale di città e paesaggi scomparso nel 2016.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 25 febbraio 2020
Massimo Causo
Duels.it

"The bird a nest, the spider a web, man friendship": è a questo verso di Wllliam Blake che Kelly Reichardt si affida per definire l'universo poetico del suo nuovo film, First Cow, in Concorso a Berlino 70. Ancora l'Oregon, di nuovo in versione fine Ottocento, tra coloni e prime accensioni, nel bene e nel male, del Grande Paese. Rispetto a Meek's Cutoff, che in qualche modo è il film gemello di questo [...] Vai alla recensione »

martedì 25 febbraio 2020
Gherardo Ugolini
Close-up

Un fiume che scorre tranquillo. Sulle sue rive scorre anche il tempo in direzione del passato e porta alla luce storie sepolte. Negli anni Venti del XIX secolo, nel selvaggio Oregon (che allora si chiamava Lower Columbia District) si aggirano compagnie sgangherate di cacciatori di pellicce in cerca di fortuna. Tra loro c'è pure un cuoco taciturno e solitario di nome Cookie Figowitz (interpretato da [...] Vai alla recensione »

lunedì 24 febbraio 2020
Francesco Ruzzier
Cineforum

La prima immagine che scorre sullo schermo in First Cow è quella di una nave mercantile che attraversa un fiume nel mezzo della natura incontaminata dell'Oregon. Al primo stacco di montaggio questo scenario diventa lo sfondo della passeggiata nel bosco di una ragazza con il suo cane. I due scoprono per caso una coppia di scheletri umani, seppelliti lì da chissà quanto tempo.

lunedì 24 febbraio 2020
Simone Porrovecchio
La Rivista del Cinematografo

First Cow ( "La prima mucca") di Kelly Reichardt è anche il primo candidato all'Orso di questa Berlinale. Un film ambientato nel selvaggio West non deve essere per forza un western. "L'inizio è sempre la cosa più difficile", dice l'immigrato cinese nascosto nelle foreste dell'oregon King-Lu a circa metà film. "I poveri hanno bisogno di capitali per iniziare qualcosa, un miracolo, o un crimine".

domenica 23 febbraio 2020
Raffaele Meale
Quinlan

Figowitz, che tutti chiamano Cookie, è un uomo del Maryland che ha deciso di muoversi verso occidente seguendo un gruppo di cacciatori di pellicce, e con loro ha raggiunto i verdi e rigogliosi boschi dell'Oregon. Lì, nel fitto della boscaglia, incontra un cinese che sta cercando, come quasi tutti da quelle parti, fortuna. Lasciati i cacciatori Figowitz e King-lu (questo il nome del suo nuovo amico) [...] Vai alla recensione »

domenica 23 febbraio 2020
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Nel west dell'Oregon, nell'aspro territorio tra boscaglia e silenzio, un aspirante pasticciere riservato che fatica a convivere con la rozzezza umana che lo circonda e un immigrato cinese, incontratisi casualmente, diventano famosi per il commercio di frittelle, ma la loro attività illecita (rubano il latte, direttamente dalla mucca, di un proprietario terriero) fa scatenare una caccia all'uomo.

sabato 22 febbraio 2020
Simone Emiliani
Sentieri Selvaggi

In principio era il Verbo. E in Malmkrog si parla tanto, troppo. Si discute di religione, di guerra, di politica ed è tutto un raffinato argomentare di posizioni filosofiche, teoretiche, morali ed estetiche, tra paradossi logici che scivolano nell'arguzia verbale e oscillano tra la dimostrazione della Verità e il relativismo più assoluto, incurabile.

NEWS
BERLINALE
lunedì 24 febbraio 2020
Tommaso Tocci

Nessuno come Kelly Reichardt sa cercare le radici dell'identità americana lungo il sentiero delle geografie del paese. Vai all'articolo »

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