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100 anni fa nasceva Federico Fellini, l’artista simbolo del Novecento

Il 20 gennaio del 1920 nasceva a Rimini l’eroe dell’autobiografia visionaria e onirica, un artista senza pari nel mondo, per popolarità, qualità, personalità, riconoscimenti.
di Pino Farinotti

Federico Fellini 20 gennaio 1920, Rimini (Italia) - 31 Ottobre 1993, Roma (Italia).
lunedì 20 gennaio 2020 - Focus

Il 20 gennaio del 1920 nasceva a Rimini Federico Fellini. Poi è diventato il più grande artista italiano del Novecento. Questa affermazione perentoria mi arriva di getto ma, per prudenza, ho molto speculato su nomi di maestri di arti diverse. Ma il regista prevaleva nei confronti. Alcuni riferimenti: se cerchi un solo nome inglese, o francese, o americano, o tedesco, la ricerca si complica. È più semplice se dici Spagna o Irlanda, allora, quasi in automatico, si appalesano Picasso pittore e Joyce scrittore. Conosco ogni fotogramma dei film di Federico Fellini, nel 1995 la DeAgostini pubblicò, in dvd, i 24 film del regista. Venni chiamato come testimonial. Così scrissi un testo per ogni titolo, sì, 24 libri. 
 

Fellini... è Fellini. Per popolarità nel mondo, per qualità, per personalità, per riconoscimenti. È talmente grande l’argomento che occorrerà procedere per segmenti e sintesi.
Pino Farinotti

Stabiliamo il codice primario. Fellini è l’eroe dell’autobiografia visionaria e onirica. Quasi tutti i suoi film, in varie chiavi, gli girano intorno.

Esemplare, e utile, è Roma dove Federico racconta, nella sua chiave fantastica, del suo arrivo in città, da ragazzo, dove invece di frequentare l’università, frequenta i giornali, i ritrovi, i casini. Sarà quella una fase decisiva. Il giovane partiva da una base di vocazioni sicure, sapeva disegnare, scrivere, imparò a parlare alla radio.

In sintesi: sono importanti i suoi primi impegni artistici, come collaboratore alle sceneggiature di due capolavori del cinema italiano del realismo, Roma città aperta e Paisà dove, nell’episodio di Firenze, sostituisce Rossellini. Un esercizio propizio e completo che gli servirà. Dopo questo esordio è naturale che il “realismo” condizioni i suoi primi film, seppure con cifre sue personali. Ecco dunque l’autore ormai pronto per la sua missione d’arte per il mondo. E il mondo già lo ha accolto se, con La strada e Le notti di Cabiria vince i suoi due primi Oscar, nel 1956 e nel 1957. 

FELLUCCI
Nel film Lo specchio della vita, di Douglas Sirk, Lana Turner è l’attrice più importante e pagata di Hollywood e di Broadway. Le arriva un telegramma con un’offerta del regista italiano “Fellucci”.

Abbandona tutti gli impegni e corre a Cinecittà. Il film è del 1959, dunque in California non erano ancora arrivati gli echi, assordanti, della dolce vita, ma il riminese era già il profeta designato del cinema europeo di qualità. La dolce vita, dunque. È il 1960 e Fellini scopre il vaso di pandora della società romana e italiana, e ne denuncia l’inutilità, l’infelicità e la tristezza. È il titolo che ribadisce, e perfeziona, la popolarità e l’identità, fuoriclasse, del regista.

Un segnale ufficiale e decisivo arriva dal festival di Cannes, che gli attribuisce la Palma d’oro. Tre anni dopo ecco , l’assoluto di Fellini, terzo Oscar. Ne parlerò. È il punto più alto del percorso poetico del regista. Per alcune stagioni seguiranno opere con minore energia, seppure rilevanti, come Fellini - Satyricon, che vive soprattutto di cifra onirica più che di racconto, ma diventato un “culto americano”, così come Il Casanova (1976), un’autentica esplosione di estetica e di simboli che diventa “culto”, in Giappone: è un titolo amato dal regista, se diceva: “L'ideale sarebbe fare un film con una sola immagine, eternamente fissa e continuamente ricca di movimento. In Casanova avrei voluto veramente arrivarci molto vicino: un intero film fatto di quadri fissi”.

Ma nel 1973 Fellini aveva firmato Amarcord, magia ironica e felicemente grottesca della sua giovinezza, che mette d’accordo pubblico e critica, e non era scontato, con Fellini. E siamo al quarto Oscar. Ne seguirà un quinto, nel 1993, alla carriera a completare la leggenda. Più di così... 

IL DECLINO
Dopo Amarcord, dire “declino” è una responsabilità difficile, diciamo allora minore potenza e ispirazione. Va detto che il “maestro di scrittura” Ennio Flaiano, non c’era più. Una perdita non da poco. Un ricordo della Città delle donne (1980) film con tratti politici (obtorto collo), dove Fellini, fra le altre indicazioni, mostra scarso amore per le femministe. Polemiche a pioggia, naturalmente. E ancora Ginger e Fred (1986) un vero anatema contro la televisione. Ultimo, La voce della luna dove rilancia alcuni temi della società italiana, con la sintesi finale di Ivo-Benigni, a stare in silenzio e ad ascoltare.  

Tre righe sul privato, dovuto: Federico e Giulietta. Si erano sposati nel 1943. Lei è stata Gelsomina e Cabiria, due mitologici modelli emarginati dell’universo femminile. Poi è stata molto altro per il marito. Lui è morto il 31 ottobre 1993, 5 mesi dopo lei lo ha seguito. 

Chiudo con la parte finale della scheda di del “Farinotti”, una sintesi dell’opera omnia del nostro genio: ".... Infine ecco il grande girotondo da fiera, con tutti i personaggi che si tengono per mano, che gli girano intorno: tutto continua ed è vitale, ed è inutile drammatizzare sul grande palcoscenico della vita. è ritenuto la più alta espressione di Fellini. Qui tutto si compie, tutti i misteri vengono identificati. Il mondo del regista si evolve da (più o meno) reale che era, sale di dimensione per diventare tutto. Tutto incredibilmente nella sua “prima persona”, come una sorta di paradiso e inferno efficaci, onnicomprensivi: il cinema di Fellini è complice, misterioso e ruffiano, blasfemo e religioso, è puttanesco e crea disagio, è eroico e vigliacco, è uomo e donna, qualunquista, apolitico, periferico, olimpico e provinciale. Ma la soglia di fantasia, magia e sortilegio è altissima, raggiungibile solo da Fellini".
 


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