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lunedì 17 febbraio 2020

Gabriele Ferzetti

Quando Ferzetti mette mano alla pistola

Nome: Pasquale Ferzetti
Data nascita: 17 Marzo 1925 (Pesci), Roma (Italia)

Data morte: 2 Dicembre 2015 (90 anni), Roma (Italia)
occhiello
Cosa si prova a stare seduto lì dietro, Frank?
È come stringere una pistola: solo molto, molto più in grande.

dal film C'era una volta il West (1968) Gabriele Ferzetti  Morton
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Gabriele Ferzetti
Nastri d'Argento 1969
Nomination miglior attore non protagonista per il film C'era una volta il West di Sergio Leone

Nastri d'Argento 1968
Premio miglior attore non protagonista per il film A ciascuno il suo di Elio Petri

Nastri d'Argento 1968
Nomination miglior attore non protagonista per il film A ciascuno il suo di Elio Petri

Nastri d'Argento 1953
Premio miglior attore non protagonista per il film La provinciale di Mario Soldati

Nastri d'Argento 1953
Nomination miglior attore non protagonista per il film La provinciale di Mario Soldati



Addio all'ultimo seduttore del cinema italiano. Colto e intelligente, ha saputo adeguarsi a tutte le stagioni, da giovane ad anziano. Di Pino Farinotti. Vai all'articolo

Lo stile di Ferzetti

venerdì 4 dicembre 2015 - Pino Farinotti cinemanews

Lo stile di Ferzetti Aveva novant'anni. Fa parte, ed era l'ultimo, di una magnifica generazione, quella dei Gassman, Mastroianni, Sordi, Tognazzi, Manfredi. Rispetto a questi Ferzetti è stato forse... meno di moda. Ma al cinema italiano ha dato eleganza, stile e charme.
Aveva una sua esclusiva. E ha portato seduzione, con un segnale impeccabile e forte, il più forte: ha dato corpo e volto a Giacomo Casanova, nel 1955, diretto da Steno. Fra le sue seduzioni (certo nei film, e poi... chissà) ci sono fra le molte partner Gina Lollobrigida e Angie Dickinson, fra le donne più belle del mondo. Certo "seduttore" è riduttivo. Il suo percorso è completo e complesso, sempre con un'asticella posta in alto. Comincia dal teatro, che significa sempre "garanzia" di talento. A 18 anni è già in scena con Via delle cinque lune di Chiarini. In teatro, nelle molte stagioni ha poi rappresentato giganti come Cechov, Pirandello e Shaw, accanto a molti dei più grandi "teatranti". Ricordabile "La gatta sul tetto che scotta", di Tennessee Williams, con Gino Cervi e Lea Padovani.
Per il cinema l'anno buono è il 1953 quando Mario Soldati lo dirige ne La Provinciale, con la Lollobrigida, appunto, tratto dal romanzo di Alberto Moravia. Toccherà ancora la letteratura nobile italiana con Le amiche, film adattato da Michelangelo Antonioni - dunque cinema nobile - dal romanzo "Tra donne sole" di Cesare Pavese. Lo stile "intimo", quella tattile ambiguità che sapeva esprimere lo portarono ad essere uno dei modelli della cosiddetta incomunicabilità: vale in questo senso l'altro film che fece con Antonioni, L'avventura. Colto e intelligente ha saputo adeguarsi a tutte le stagioni, da giovane a maturo ad anziano e a tutti i ruoli. Una selezione da memoria immediata, registri diversi: La lunga notte del '43, (Vancini, 1960) sul quel momento tragico delle guerra in Italia. Due partecipazioni internazionali, da blockbuster, chiamiamole così, in Agente 007 al servizio segreto di sua maestà, quello con Lazenby, il "Bond" meno fortunato, dove fa l'elegante criminale Drako e poi in C'era una volta il West, del 1968, di Sergio Leone, dov'è il costruttore di ferrovia malato alle ossa.
E poi l'ultima fase, dove fa il vecchio padre in 18 anni dopo di Leo e il patriarca borghese in Io sono l'amore di Guadagnino. Aveva 84 e 85 anni ma era sempre portatore del suo tradizionale stile. Per quanto mi riguarda estraggo, di getto, Ferzetti nei panni di Giacomo Puccini nel film di Gallone del 1953.
All'inizio ho scritto di generazione e di seduzione. Le donne sedotte da "quelli" si chiamavano oltre alla "Lollo" e Dickinson: Hepburn, Taylor, Loren, Collins, Deneuve, Andress, e altre. È un dato che può essere rapportato ai "colleghi" del cinema contemporaneo e anche al cinema contemporaneo in generale: quante possibilità avrebbero di seduzione le nostre punte Orlando, Marcoré, Battiston, Castellitto, Mastandrea, Amendola (fra gli altri) nei confronti di Julia Roberts, Nicole Kidman, Angelina Jolie, Charlize Theron, Keira Knightley? Direi nessuna. Gabriele è proprio stato l'ultimo.

   

18 anni dopo

18 anni dopo

* * * - -
(mymonetro: 3,28)
Un film di Edoardo Leo. Con Edoardo Leo, Marco Bonini, Sabrina Impacciatore, Eugenia Costantini, Gabriele Ferzetti.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2010. Uscita 04/06/2010.
Io sono l'amore

Io sono l'amore

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,93)
Un film di Luca Guadagnino. Con Tilda Swinton, Flavio Parenti, Edoardo Gabbriellini, Alba Rohrwacher, Pippo Delbono.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2009. Uscita 19/03/2010.
Concorso di colpa

Concorso di colpa

* * - - -
(mymonetro: 2,09)
Un film di Claudio Fragasso. Con Francesco Nuti, Alessandro Benvenuti, Massimo Bonetti, Antonella Ponziani, Luca Lionello.
continua»

Genere Poliziesco, - Italia 2005. Uscita 26/08/2005.

Benvenuto, reverendo!

* * - - -
(mymonetro: 2,00)
Un film di Aldo Fabrizi. Con Gabriele Ferzetti, Aldo Fabrizi, Lianella Carell, Giovanni Grasso, Ada Colangeli.
continua»

Genere Comico, - Italia 1949. Uscita 15/02/1950.

C'era una volta il West

* * * * -
(mymonetro: 4,21)
Un film di Sergio Leone. Con Charles Bronson, Henry Fonda, Claudia Cardinale, Jason Robards, Gabriele Ferzetti.
continua»

Genere Western, - Italia 1968.
Filmografia di Gabriele Ferzetti »

mercoledì 8 gennaio 2020 - L'attore racconta a MYmovies.it la straordinaria esperienza sul set, il rapporto con il suo Craxi e quanto è stato difficile calarsi nei suoi panni. Dal 9 gennaio al cinema.

Hammamet, Favino: «È una profonda riflessione sulla caducità. E sulla paura di perdere tutto»

Paola Casella cinemanews

Hammamet, Favino: «È una profonda riflessione sulla caducità. E sulla paura di perdere tutto» Ci sono momenti, guardando Hammamet, il film che Gianni Amelio ha dedicato all’ultimo periodo della vita di Bettino Craxi, in cui abbiamo l’illusione che il politico socialista si rivolga direttamente a noi per valutare la sua parabola. In quei momenti dimentichiamo che dietro al trucco sapiente c’è Pierfrancesco Favino nel ruolo di una vita: ma al di là della metamorfosi fisica la sua è un’interpretazione indimenticabile, quella “metamorfosi emotiva”, come la chiama l’attore, che va molto oltre l’esteriorità. “Altrimenti sarebbe solo un principio imitativo. Se lo spettatore passasse il tempo a pensare: ‘Oddio, com’è uguale a Craxi’ si distrarrebbe, concentrandosi sul virtuosismo invece che sulla storia. La memoria di Craxi è un ricordo molto personale di tanti che hanno vissuto in quel periodo. Ognuno di loro ha dunque già un’immagine di Craxi dentro di sé, e se da una parte non la devi tradire, dall’altra devi illuminare gli aspetti sconosciuti dell’uomo: quelli che il film di Amelio indaga”.

Come è entrato nel corpo di Craxi?
Osservandolo a lungo, leggendo molto su di lui. Dal punto di vista fisico la prima caratteristica notevole è l’altezza, perché Craxi superava il metro e 90, in una generazione di politici che raramente andava oltre il metro e 70. Era un uomo imponente, più di me, e ho cercato di restituire quel tratto che era parte della sua leadership. Anche il suo incedere era particolare: ci vedevi il suo passato da ex cestista, con quelle gambe lanciate.

Il lavoro che ha fatto sulla voce è straordinario.
Ho studiato a lungo per portare la mia voce ai risuonatori della sua, più squillante, ma capace di profondità inattese. Inoltre nella fase storica in cui lo vediamo nel film la voce di Craxi non era più quella di prima, pativa già a causa dei malanni fisici. Ciò che ho volutamente evitato infine sono state le sue celeberrime pause, perché cinematograficamente sarebbero state un po’ punitive per il pubblico.

Anche il trucco ha avuto la sua parte…
Andrea Leanza e Federica Castelli, con cui per un anno abbiamo lavorato per arrivare al trucco definitivo, sono stati per me un enorme aiuto. Quando siamo riusciti a trovare il punto di equilibro fra me e Craxi, quelle cinque ore e mezza di trucco al giorno sono diventate una fase di trasformazione anche interiore, un rituale che si ricreava ogni giorno.

Dunque è stata cercata una mediazione fra la sua fisionomia e quella di Craxi.
Non poteva essere altrimenti. La mia conformazione, la mia ossatura, le geometrie del mio volto e della mia testa sono estremamente diverse da quelle di Craxi. Faccio esempi volutamente alti: lo stesso ragionamento è stato fatto per Meryl Streep quando ha interpretato la Thatcher in The Iron Lady e per Gary Oldman quando ha interpretato Churchill ne L’ora più buia. Alla fine il trucco realizzato da Andrea e Federica, cui va riconosciuto un vero e proprio lavoro di design, pesava più o meno sette etti.

Quali aspetti della vita di Craxi ha voluto esplorare?
Una delle domande centrali nel film è: che cosa non ti puoi più permettere quando diventi un leader? Mi ha ricordato il momento della serie The Crown in cui la protagonista diventa regina e deve chiudere la porta a tutta una serie di possibilità. Chi assume un ruolo di quella responsabilità, e sente un così forte desiderio di ricoprirlo, finisce per avere un rapporto di estrema solitudine con la propria intimità. Nel caso di Craxi bisogna anche tenere conto di una serie di fattori biografici: l’essere cresciuto in collegio, l’aver avuto un rapporto piuttosto freddo con i suoi genitori - una madre severa, un padre distante. Non voglio fare della psicologia spicciola, ma se ci si domanda come mai avesse un certo tipo di relazioni nel privato, qualche risposta può essere trovata anche lì.

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