Happy End

Film 2017 | Drammatico +13 110 min.

Titolo originaleHappy End
Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneFrancia
Durata110 minuti
Regia diMichael Haneke
AttoriIsabelle Huppert, Mathieu Kassovitz, Jean-Louis Trintignant, Fantine Harduin, Dominique Besnehard Nabiha Akkari, Jack Claudany, Hassam Ghancy, Jackee Toto, Franck Andrieux.
Uscitagiovedì 30 novembre 2017
TagDa vedere 2017
DistribuzioneCinema
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,23 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Michael Haneke. Un film Da vedere 2017 con Isabelle Huppert, Mathieu Kassovitz, Jean-Louis Trintignant, Fantine Harduin, Dominique Besnehard. Cast completo Titolo originale: Happy End. Genere Drammatico - Francia, 2017, durata 110 minuti. Uscita cinema giovedì 30 novembre 2017 distribuito da Cinema. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,23 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Una ricca famiglia vive isolata in un paese non lontano dalle condizioni di estrema povertà che la circonda. In Italia al Box Office Happy End ha incassato 234 mila euro .

Consigliato sì!
3,23/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,08
PUBBLICO 3,62
CONSIGLIATO SÌ
Haneke sempre più pessimista in un film asciutto e 'duro' come la tesi che lo sottende.
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 23 maggio 2017
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 23 maggio 2017

Una famiglia dell'alta borghesia a Calais. Il padre è il fondatore di un'azienda che ora è guidata dalla figlia e dal riottoso nipote. I due debbono risolvere il problema di un grave incidente che ha causato una vittima. Al contempo il fratello di lei, passato a seconde nozze, ha problemi con la figlia di primo letto che viene a vivere con lui dopo il ricovero della madre. Intorno a loro il Mondo che affronta ogni giorno altri tipi di problematiche.

Michael Haneke ci aveva lasciato con il ritratto di un'anziana coppia in un interno doloroso per il progredire di una malattia di Amour e torna dopo cinque anni a proporci la sua visione sempre più pessimistica del presente in evidente e provocatoria controtendenza rispetto al titolo.

Lo fa proponendo a un certo punto anche un rimando al film precedente ma soprattutto mutando in modo sensibile l'approccio linguistico. È un film asciutto e 'duro' come la tesi che lo sottende quello che ci propone. In più di un'occasione assistiamo solo alle conseguenza di un'azione senza che questa ci sia stata mostrata o, in qualche maniera, proposta. Veniamo così brutalmente messi dinanzi alla dissoluzione di qualsiasi speranza nel futuro e, forse, anche nei confronti del cinema.

Lo sguardo di Eve, la più giovane della famiglia ha come limiti cogenti quelli di una videocamera di telefono cellulare con la quale riprendere freddamente quanto accade riducendo a questo atto il proprio intervento sulla realtà. Lo sguardo che un tempo si apriva sul mondo si è ora rattrappito divenendo autoreferenziale. La consapevolezza non si è spenta in Eve che ha ben chiaro quanto le sta accadendo intorno e ha le chiavi per accedere anche a ciò che le dovrebbe essere precluso. Questo però aumenta il suo distacco. È come se Haneke auspicasse il ritorno a un istinto di ribellione che è stato ormai ibernato da una conoscenza che non si traduce in sapere e quindi in partecipazione. La Giulia de I pugni in tasca ed Eva di Happy End finiscono così idealmente con il parlarsi a distanza di più di 50 anni. Il vuoto esistenziale le accomuna, la tecnologia le distanzia di anni luce ma la Giungla di Calais fa la differenza.

PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 7 dicembre 2017
Michele Camero

Haneke, torna dopo “AMOUR” vincitore dell’Oscar 2013 quale miglior film straniero, e con alcuni attori (Jean Louis Trintignant, Isabelle Huppert) presenti pure nel pluripremiato film del 2012 (vinse anche la Palma d’oro a Cannes) con una pellicola che nel rappresentarci la parabola discendente di una famiglia borghese di Calais, ci racconta con immagini crude, quasi senza commento musicale, la decadenza [...] Vai alla recensione »

lunedì 4 dicembre 2017
homer52

Un film bellissimo sul vuoto esistenziale alimentato dallo spropositato uso dei mezzi di comunicazione tecnologici (cellulare, computer, tv...).La realtà e le relazioni vissute non tanto nella loro espressione reale e immediata, ma mediate da questi strumenti col relativo senso di estraneità che conseguentemente ne deriva. Da ciò l'apatia, l'anaffettività che permea [...] Vai alla recensione »

venerdì 22 dicembre 2017
Giovanni_B_southern

Un "fascino discreto della borghesia" meno paradossale ma più cinico e pessimista. Un pugno allo stomaco a certi, finti, valori alto-borghesi. Una classe sociale fatta 'moralmente' a pezzi. l tono è severo, quasi a dire 'censorio'. Il vecchio in buona salute, eppure afflitto da assurdi istitinti depressivi che volgono al suicidio.

giovedì 7 dicembre 2017
Flyanto

 Torna nelle sale cinematografiche il regista tedesco Michael Haneke con la sua ultima opera "Happy End". A dispetto di quanto enunciato dal titolo, il film, come i precedenti del regista, non è affatto allegro e positivo nel suo contenuto. Haneke ha una visione molto negativa e quanto mai realistica della vita ed ancora una volta, qui, la esprime chiaramente.

venerdì 8 dicembre 2017
udiego

 Siamo a Calais, nell'estate del 2016. Una famiglia dell'alta borghesia del posto si scontra ogni giorno con gli intrecci e le problematiche che i suoi componenti vivono nel loro essere quotidiano, nella vita di tutti i giorni, sia nella sfera privata che in quella pubblica. A cinque anni di distanza dall'acclamato "Amour" Michael Haneke torna sul grande schermo con lo [...] Vai alla recensione »

sabato 2 dicembre 2017
no_data

Laurent è una famiglia di industriali che vive a Calais. Un incidente sul lavoro di un loro operaio costituisce un problema che deve cercare di risolvere e costituisce la vicenda attorno alla quale si raccolgono i vari membri. L’ottantacinquenne Georges (un bravissimo Jean-Louis Trintignant) è capostipite ed è rimasto vedovo dopo una lunga malattia di sua moglie che l’ha [...] Vai alla recensione »

venerdì 1 dicembre 2017
goldy

Mi domando se il cinema non stia morendo e se valga ancora la pena di seguirlo!

domenica 3 dicembre 2017
Flaw54

Vorrei che qualcuno mi spiegasse il perchè delle entusiastiche recensioni di questo film. Insulso, banale, in certi momenti assurdo, insomma inutile.

mercoledì 17 gennaio 2018
michelino

    Spietato Spietato come una società oltre l'empatia Lucido Lucido come un trattato di sociologia Profondo Di una profondità che scava alla superficie delle cose   Forse il miglior Haneke di sempre Sicuramente il suo film più esageratamente calibrato Un film scandaloso che non cerca lo scandalo Un film bellissimo [...] Vai alla recensione »

sabato 9 dicembre 2017
ralphscott

Nel suo stile antispettacolare,il controverso regista ha fatto un buon lavoro. La crudeltà messa in scena tocca il grottesco ed è incisiva. I personaggi sono tutti colpevoli e vittime,ma sono la bambina e l'anziano George quelli che vengono messi a fuoco,due anime inquiete che convergono ed inteneriscono. La filmografia di Haneke è sempre interessante,anche quando mi annoia [...] Vai alla recensione »

giovedì 7 dicembre 2017
Eccome!

La famiglia non funziona, se non in apparenza. Ogni personaggio vive il suo personale, tragico, intensissimo dramma. La sguardo "privilegiato" sembra quello della ragazzina, le cui vicende seguiamo dalla prima, all'ultima scena. Ma il mondo dei grandi, quelli che "sanno", "sanno fare", "sanno vivere", "sanno uccidere", non funziona ai suoi occhi. [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
sabato 2 dicembre 2017
Roy Menarini

Se dovessimo riassumere la ricezione che Happy End (guarda la video recensione) ha avuto dalla critica, si potrebbe spiegare in questo modo: nessuno nega a Michael Haneke l'onore delle armi e la capacità di fare film di tutto rispetto, ma i temi e le metafore sono le medesime di sempre. Il rischio, insomma, è quello della ripetizione. Ecco, Happy End è quello che si direbbe un caso di scuola per la critica autoriale. Non c'è possibilità di errore, infatti, quanto alla definizione di autore per Michael Haneke. Difficile immaginare qualcuno che possa discutere l'autonomia espressiva e la completa responsabilità estetica che Haneke prende rispetto ai suoi film, anche dal punto di vista della scrittura e creazione degli stessi.

È dunque dentro l'autorialità stessa che i film di Haneke vengono letti, il che significa che ogni suo film deve prima di tutto fare i conti con le altre sue opere, comprese quelle maggiori e più significative della sua carriera.

È più complicato, per la critica, estrarre un film come Happy End e trasferirlo semplicemente alla produzione contemporanea, per capire se - al di là delle costanti del regista - si trovi qualcosa di interessante per il cinema di oggi o se faccia parte di un più ampio contesto. Di qui, la facile delusione dei commentatori.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 30 novembre 2017
Claudio Trionfera
Panorama

Schegge di racconto, video-occhio di un cellulare, frammenti di caratteri, chat, azioni, persone. Scomposizione preliminare con tutte le sue schegge sparse e apparentemente, fra loro, incompatibili. Però Michael Haneke, che ha 75 anni e gira con più intrepidezza e facciatosta di un filmmaker rampante d'avantgarde affilata, sa quel che fa e poco a poco mette insieme i pezzi della storia.

sabato 2 dicembre 2017
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Riecco il regista austriaco dell'infinita tristezza mischiata, anche se si ostina a nascondersi dietro titoli come "Funny Games" (l'unico che davvero abbiamo apprezzato, nella versione del 1992 e nell'auto-remake americano del 1997, per il black humour e il gioco a nascondino con lo spettatore). O questo "Happy End". Piccola novità: il maestro sembra aver stancato anche i più fedeli ammiratori.

venerdì 1 dicembre 2017
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Con Haneke, si sa, ti siedi vigile tra emozioni fredde, controllate, a volte violente, e lo stile netto che le indaga in un presente disadorno di speranze. Il più riuscito, degli 11 lungometraggi, anche grazie a interpreti memorabili, Trintignant, Riva e Huppert, è la Palma d'oro "Amour" (2012). Trintignant e Huppert tornano in questa sorta di appendice a quel film sulla gestione della sofferenza. Vai alla recensione »

venerdì 1 dicembre 2017
Maurizio Acerbi
Il Giornale

Un ricco anziano (Trintignant) ha lasciato la fabbrica ai suoi figli: una, algida e ambiziosa (Huppert), fedifrago. Con lui vivono anche i due nipoti, riottoso il primo, apatica e con cellulare in mano la seconda. Haneke sa raccontare la crisi borghese, tra ipocrisia, mancanza di valori, autodistruzione. Solo che l'assenza di calore finisce per trasmettersi anche alla platea, raramente attratta dalla [...] Vai alla recensione »

giovedì 30 novembre 2017
Roberto Nepoti
La Repubblica

Finita la lunga tournée per i festival più prestigiosi (a partire da Cannes, a maggio), arriva sui nostri schermi l'opus 13 di Michael Haneke, ritratto di borghesia in nero interpretato dagli attori prediletti del regista austriaco. Protagonista una famiglia della upperclass di Calais: Georges, ottuagenario patriarca sull'orlo della demenza; sua figlia Anne, workaholic manager di un'impresa di costruzioni; [...] Vai alla recensione »

giovedì 30 novembre 2017
Cristina Piccino
Il Manifesto

«L'istantanea di una famiglia borghese europea». Le parole che Haneke utilizza per riassumere il suo nuovo film ne restituiscono in pieno il senso. Happy End - Lieto fine con molte sfumature nell'universo del regista austriaco - ritrova il protagonista del Palma d'oro Amour (2012), Jean-Louis Trintignant e l'icona Isabelle Huppert anche se più che una conferma le loro presenze sembrano alludere a una [...] Vai alla recensione »

NEWS
VIDEO RECENSIONE
mercoledì 29 novembre 2017
 

Una famiglia dell'alta borghesia a Calais. Il padre è il fondatore di un'azienda che ora è guidata dalla figlia e dal riottoso nipote. I due debbono risolvere il problema di un grave incidente che ha causato una vittima.

TRAILER
mercoledì 25 ottobre 2017
 

Una famiglia dell'alta borghesia a Calais. Il padre è il fondatore di un'azienda che ora è guidata dalla figlia e dal riottoso nipote. I due debbono risolvere il problema di un grave incidente che ha causato una vittima.

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