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George Miller (II)

George Miller (II) (George Trumbull Miller) è un regista, produttore, scrittore, sceneggiatore, è nato il 3 marzo 1945 a Scozia (Gran Bretagna).
Nel 2016 ha ricevuto il premio come miglior regia al Critics Choice Award per il film Mad Max: Fury Road. George Miller (II) ha oggi 77 anni ed è del segno zodiacale Pesci.

Titoli imperdibili

A cura di Fabio Secchi Frau

Regista, sceneggiatore e produttore australiano. Dopo aver studiato medicina, si è interessato al cinema diventando il padre della saga dal successo stellare di Mad Max, che gli ha portato la notorietà in tutto il mondo. È stato anche il regista di film per l'infanzia di qualità con altre due saghe cinematografiche, quella del maialino Babe e quella del pinguino ballerino Happy Feet (il cui sequel è stato l'unico flop della sua carriera). Appassionante narratore delle miserie di una futura umanità che si merita l'inferno desertico in cui vive, ha segnato gli Anni Ottanta, lanciando la carriera di Mel Gibson. Riscoprendosi uno sceneggiatore da Oscar a Hollywood con pellicole sul delirante dolore della malattia, ha affascinato il pubblico femminile mettendo in scena la geniale storia di un trio di streghe disposte a liberarsi una volta per tutte del diavolo che ha donato loro grandi poteri. Più dolce e romantico, quasi da dimenticare i film precedenti, quando si fa più vicino ai bambini. La sua filmografia è praticamente composta da soli titoli imperdibili.

Il dottor Miller
George Miller nasce il 3 marzo 1945 a Brisbane, nel desertico Queensland, in Australia, da una coppia di immigrati greci: Dimitri Castrisios Miliotis e Evangelia Balloyoulo, entrambi originari dell'isola di Kythira e che poi anglicizzarono il loro cognome in un più semplice Miller. Cresce assieme ai suoi fratelli: il gemello John, Vassilli (detto Bill) e Chris, che diventeranno i suoi produttori cinematografici. Dopo aver studiato alla Ipswich Gramma School e alla Sydney Boys High School, si iscrive al corso di medicina della University of New South Wales, assieme al fratello John. Arrivati all'ultimo anno, nel 1971, George e suo fratello minore Chris decidono di realizzare un cortometraggio di un minuto che vincerà il primo premio a un concorso studentesco. Il risultato, ma soprattutto la grande passione di Miller per il cinema, lo spingerà a seguire la propria passione iscrivendosi, subito dopo la laurea in medicina, al Film Workshop della Melbourne University, dove conosce lo studente Byron Kennedy, con il quale comincerà una lunga partnership lavorativa, co-fondando la casa di produzione Kennedy Miller Mitchell, ufficialmente conosciuta come Kennedy Miller, anche dopo la morte del socio Byron Kennedy, avvenuta durante un incidente in elicottero nel 1983. Così, parallelamente al suo lavoro di medico al Sydney's St Vincent Hospital, Miller porta avanti anche la sua carriera cinematografica, realizzando altri cortometraggi sperimentali.

La serie Mad Max
Grazie alla sua casa di produzione, riesce a portare alla luce quello che è il suo sogno nel cassetto: una sceneggiatura ambientata in un mondo post-apocalittico. È il primo film di una serie cinematografica (pluricandidata ai Saturn Awards) che sarà conosciuta con il nome di Mad Max e che avrà come protagonista l'attore australiano Mel Gibson, donandogli la fama. I titoli che compongono la saga, prodotti fra America e Australia, sono Interceptor, Interceptor - Il guerriero della strada, Mad Max - Oltre la sfera del tuono e Mad Max: Fury Road. La prima pellicola, risalente al 1979, è un esordio sensazionale per questo giovane regista che viene santificato immediatamente dalla critica per il suo talento visionario e non comune. La storia di un guerriero che deve cercare di sopravvivere in un mondo ormai ridotto a un rigurgito polveroso di se stesso, gli permette di mischiare per il grande pubblico elementi dei generi d'intrattenimento più disparati, sospendendo la trama fra avventura, fantascienza e western. Con parte degli incassi, Miller finanzierà la costruzione di un'unità di pronto soccorso all'interno dell'ospedale nel quale lavora. Il suo seguito, Interceptor - Il guerriero della strada (1981), mantiene la stessa linea, confermando Miller come regista spettacolare e violento. Definito un "avventuroso fumetto post-atomico", il film conferma Gibson come nuovo idolo del cinema australiano e lo lancia, meritatamente, verso una lucente e definitiva consacrazione hollywoodiana, dalla quale non farà mai più ritorno, se non per Mad Max - Oltre la sfera del tuono (1985), che si credeva l'ultimo film della trilogia fantasy di Mad Max, che seppur inferiore ai primi due, ne conserva comunque la stessa grinta, lo stesso ritmo e le stesse suggestioni. E si precisa che si credeva l'ultimo film della trilogia, almeno fino al 2015, quando cioè Miller, sorprendendo il grande pubblico, non resuscita il suo lontano mondo che l'ha reso celebre per un quarto capitolo: Mad Max - Fury Road, dove ritroviamo un rinnovato Max, stavolta interpretato da Tom Hardy. La saga avrà anche il pregio di farlo entrare nel movimento soprannominato Australian New Wave che aveva fra i suoi massimi esponenti Gibson, Judy Davis, Peter Weir e Gillian Armstrong.

Nightmare at 20.000 Feet
Da segnalare, la sua partecipazione al film tributo della serie cult statunitense Ai confini della realtà, nel 1983. Suo l'episodio Nightmare at 20.000 Feet, tratto da un breve racconto omonimo firmato da Richard Matheson, incentrato su un passeggero di un volo che, in preda all'aerofobia, è certo di vedere un goblin su un'ala, che vuole rompere i motori per farli precipitare.

Le streghe di Eastwick
Di lì a poco, seguirà il grottesco e avvincente Le streghe di Eastwick, all'interno del quale dirigerà un grande cast composto da Jack Nicholson, Susan Sarandon, Cher e Michelle Pfeiffer. Tratto dal romanzo omonimo di John Updike, il film racconta di tre donne, che desiderose di essere amate veramente da qualcuno, attirano l'attenzione di un povero diavolo nella loro cittadina, con ripercussioni terribili per le loro vite. Recitazione eccellente, per un film pienamente riuscito.

La prima candidatura all'Oscar per L'olio di Lorenzo
Nel 1992, viene candidato all'Oscar (assieme a Nick Enright) per la migliore sceneggiatura originale grazie a L'olio di Lorenzo, basata sulla vera storia di Lorenzo Odone, un bambino colpito da adrenoleucodistrofia, una malattia rara ed ereditaria, praticamente incurabile. Non cadendo in facili meccanismi e dinamismi strappalacrime, tipiche di un film medico, Miller propone la cruda cronaca di un percorso familiare, senza piegarsi in sentimentalismi, ma sposando l'aspetto clinico della vicenda. Un risultato di buonissimo livello.

La saga del maialino Babe
Prima del documentario 40,000 Years of Dreaming (1997), nel 1995, aggiunge ai suoi già notevoli risultati altre due candidature all'Oscar (miglior film e migliore sceneggiatura non originale), entrambe per lo stesso film, Babe - Maialino coraggioso, di cui è solo sceneggiatore (la regia è infatti di Chris Noonan). Il successo è talmente grande che scriverà e dirigerà anche il sequel del film, Babe va in città (1998).

Progetti sfumati
Fra questi due film, viene scelto dalla Warner Bros per dirigere Contact (1997), ma i conflitti creativi con i produttori gli fanno abbandonare il set, venendo rimpiazzato da un più accomodante Robert Zemeckis. Stessi conflitti che poi scaturiranno nel 2007, quando sarà scelto per adattare i fumetti della Justice League, pubblicati dalla DC Comic., progetto andato in fumo dopo lo sciopero degli sceneggiatori.

L'Oscar per Happy Feet
Nel 2006, vince un BAFTA e l'Oscar per il miglior lungometraggio animato grazie a Happy Feet. Un musical animato digitalmente, prodotto dalla Warner Bros. e considerato epico per la critica cinematografica americana, incentrato su un gruppo di pinguini nell'Antartide, che è schizzato alle vette del box office. Dopo questa esperienza, decide di fondare un'altra casa di produzione cinematografica, specializzata però nell'animazione digitale. Nasce così la Dr D Studios, con sede a Sydney e affiliata alla Kennedy Miller Mitchell e alla Omnialab Media, che però è andata incontro al fallimento con l'uscita di Happy Feet 2.

In tv
Televisivamente, Miller ha co-prodotto e co-diretto (con Phillip Noyce) acclamate miniserie per il pubblico australiano come The Dismissal (1983) e The Cowra Breakout (1984). Nel 1987, assieme a Chris Thomson, firmerà invece il telefilm The Last Bastion.

Produzioni
Come produttore, ha finanziato The Year My Voice Broke (1987) e il suo sequel Flirting (1991) di John Duigan e Ore 10: calma piatta (1989) dell'amico Noyce. Ma anche la serie Bangkok Hilton con una giovanissima Nicole Kidman.

Vita privata
Miller è il patrono dell'Australian Film Institute e del Brisbane International Film Festival, nonché del Sydney Film Festival ed è stato onorato del titolo di Officer of the Order of Australia dalla Regina Elisabetta nel 1996.

Ultimi film

Drammatico, (USA - 2022), 108 min.
Animazione, (Australia, USA - 2006), 108 min.
Avventura, (USA - 1998), 92 min.
Drammatico, (USA - 1992), 135 min.
Grottesco, (USA - 1987), 118 min.

Focus

APPROFONDIMENTI
domenica 17 maggio 2015
Roy Menarini

Difficile esprimere a parole la fisicità di Mad Max: Fury Road. Anzi, se non avesse avuto ben altri piani in mente, si potrebbe persino pensare che George Miller desiderasse porre una vera e propria sfida alla critica. Come si fa a "restituire" verbalmente un film così viscerale, in continuo movimento, epidermico (nel senso migliore del termine) e travolgente? Si può paragonarlo, per esempio, ad altre esperienze

APPROFONDIMENTI
martedì 12 maggio 2015
Mauro Gervasini

In principio fu Interceptor. Anno di grazia 1978, quando nessuno era qualcuno. George Miller, australiano ma greco d'origine (il vero cognome è Miliotis), ha 33 anni e fa il medico al pronto soccorso di Sydney. Però condivide con il suo migliore amico Byron Kennedy la passione per il cinema, e insieme decidono di produrre il primo capitolo della saga di Mad Max. A contatto tutto il giorno con gente distrutta dagli incidenti, Miller pensa a una storia ambientata on the road, con macchine in corsa

News

Il regista torna sulla Croisette un anno dopo aver presentato Mad Max: Fury Road, ora candidato a 10 premi Oscar.
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