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Daniele Vicari

Daniele Vicari è un attore italiano, regista, creatore, produttore, scrittore, sceneggiatore, è nato il 26 febbraio 1967 a Rieti (Italia).
Nel 2003 ha ricevuto il premio come miglior regista esordiente al David di Donatello per il film Velocità massima. Daniele Vicari ha oggi 55 anni ed è del segno zodiacale Pesci.

Ieri, oggi e Vicari

A cura di Fabio Secchi Frau

Mai sottovalutarlo. Anche se si sente dire all'unisono e senza esitazione: «Non lo conosco». Daniele Vicari è uno dei pochi narratori audiovisivi italiani che offrono un sostegno a quelle microstorie mai raccontante, scivolando, ogni qualvolta se ne presentava l'occasione, nella visione artistica di una paura da affrontare o di una sfida da seguire. Per lui, il cinema è un affare sociale, strumento, al pari grado di altre arti, di svisceramento della sensibilità all'interno dei rapporti fra gli uomini. Il mettere in relazione. Questo è il suo stile e da qui partono i suoi progetti, pur originandosi sempre da qualcosa che gli è familiare, dalle automobili alla vita dei pastori macedoni in Italia.
Laureatosi in Storia e Critica del cinema presso l'Università di Roma La Sapienza, ha collaborato in qualità di critico cinematografico con la rivista Cinema Nuovo, dal 1990 al 1996, e con la rivista Cinema 60, dal 1997 al 1999.
Nel contempo, muoverà i primi passi dietro la cineprese dirigendo il corto Il nuovo, in 16 mm, seguito da Mari del Sud, improntati su temi ambientali e sociali. Nel 1997, assieme a Guido Chiesa, Davide Ferrario, Antonio Leotti, Marco Simon Puccioni firma il documentario Partigiani, che racconta la lotta al nazismo e al fascismo della cittadina emiliana di Correggio. Dal 1998 continuerà a confrontarsi con il genere documentaristico dirigendo Comunisti, Uomini e lupi, Bajram e Sesso, marmitte e videogames, all'interno dei quali passa da omicidi di sacerdoti avvenuti nel '47 a opera di partigiani, alla vita dei pastori sul Gran Sasso, finendo con le passioni automobilistiche degli italiani. L'anno successivo, dopo aver partecipato a Non mi basta mai, storia di cinque operai licenziati dalla FIAT nel 1980, dirigerà Morto che parla incentrato su Mario Cipriani, protagonista, nel 1963, de La ricotta e attore in Accattone, che aveva instaurato una profonda amicizia con il grande Pier Paolo Pasolini.
L'esordio al lungometraggio avviene con Velocità massima (2002), dove dirige Valerio Mastandrea nella storia di un diciottenne che viene introdotto nel mondo delle corse automobilistiche clandestine. Un successone. Vicari vincerà il Premio Pasinetti per il miglior film e il David di Donatello per la migliore regia d'esordio, nonché numerosi altri premi internazionali e italiani.
Nel 2005, pubblica, in collaborazione con Antonio Medici "L'alfabeto dello sguardo - Capire il linguaggio audiovisivo", ricevendo il premio Umberto Barbaro per il miglior saggio di divulgazione del linguaggio cinematografico. Poi dirigerà ancora Valerio Mastandrea, affiancandolo a Francesca Inaudi, ne L'orizzonte degli eventi, storia di un fisico nucleare sul Gran Sasso che entra in contatto con un pastore macedone. Regista del documentario Il mio paese (2006), road-movie che ripercorre le tappe della pellicola L'Italia non è un paese povero di Joris Ivens, guadagnandosi un secondo Premio Pasinetti per l'attualità giornalistica. In seguito alla trasposizione del romanzo di Carofiglio Il passato è una terra straniera, ambientato nel mondo del gioco d'azzardo, firma Diaz - Non pulire questo sangue, crudo racconto dei fatti del G8 di Genova presentato al Festival di Berlino nel 2012 (e vincitore di svariati riconoscimenti, tra cui due Nastri d'Argento e quattro David di Donatello). Lo stesso anno alla Mostra di Venezia presenta il documentario La nave dolce, racconto documentario dello sbarco in Italia nel '91 della nave albanese Vlora. Al Festival di Roma 2016 presenterà invece il film Sole, cuore, amore, con Isabella Ragonese.
L'equilibrio quasi affettuoso che Vicari ha con il cinema di oggi e quelli di ieri rimane intatto nella sua filmografia e nella sua professionalità. È un tipo tosto, Daniele, un po' come i personaggi dei suoi film. Patinato e pragmatico, a volte, e sperimentale e futuribile, in altre, è comunque uno dei pochi autori italiani capaci di accettare il rischio della ricerca espressiva, seguendo contaminazioni che ridanno linfa nuova a quel processo artistico, viscerale e intuitivo che è il cinema.

Ultimi film

Documentario, (Italia - 2017), 68 min.
Drammatico, (Italia - 2016), 113 min.

Focus

APPROFONDIMENTI
martedì 10 aprile 2012
Mauro Gervasini

Daniele Vicari, classe 1967, appartiene a quel gruppo di registi capaci di passare senza soluzione di continuità dal documentario al film a soggetto. Come Davide Ferrario, Mimmo Calopresti, Francesca Comencini, Guido Chiesa... Con il primo, Ferrario, condivide il passato da critico cinematografico; con il quarto, Chiesa, realizza nel 1999 un film importante e attuale: Non mi basta mai. Ricognizione di un'epoca, l'autunno caldo del 1980 quando la marcia di 40 mila "quadri" della Fiat a Torino spezzò le reni al movimento operaio; e delle conseguenze su chi era impegnato nelle lotte sindacali

INCONTRI
martedì 5 luglio 2011
Ilaria Ravarino

Un thriller all’italiana, girato sugli Appennini da un regista italo francese e interpretato da una squadra di attori che più varia non si può: una brava signora del teatro che al cinema aveva quasi rinunciato, una giovane acrobata da circo, il volto simbolo della Roma criminale (per fiction) e un coniglio meticcio, Vasco, con tanto di addestratore al seguito. Opera prima di Michael Zampino, scritto a quattro mani con il blasonato Ugo Chiti, L’erede sarà dall’8 luglio in venti sale per dimostrare che il cinema di genere, anche quello più oscuro, nel nostro paese non è morto

INCONTRI
lunedì 17 novembre 2008
Marzia Gandolfi

Il ruolo della critica Non è mai possibile dominare l'intenzione dell'autore, per questa ragione gioverebbe un dialogo con lui e il coinvolgimento del critico in prima persona, non nel senso di un ingiustificato narcisismo che persegue nel film la rappresentazione di sé ma in quella di una coraggiosa ricerca personale. Il ruolo della critica dovrebbe produrre testi "utili", aggiungere un significato ulteriore al film senza compromettere quello originale

INCONTRI
domenica 26 ottobre 2008
Gabriele Niola

Violenza, poker e cocaina tra Elio Germano e Michele Riondino Ancora un film di genere per il Festival del Film di Roma ma questa volta insospettabilmente italiano. È infatti lo stesso Vicari che ha definito il suo Il passato è una terra straniera come film di genere, anche se non crede molto nell'utilità di tale definizione: "I generi ormai si mescolano in maniera inestricabile, le denominazioni thriller psicologico o romanzo di formazione sono definizioni di comodo utili a discutere"

News

Un regista che sa passare dal documentario al film a soggetto.
Da Daniele Vicari, un film su quanto accadde a Genova la notte del 21 luglio 2001.
Il film sui fatti avvenuti durante il G8 nella sezione Panorama.
Intervista esclusiva a Daniele Vicari, autore del Passato è una terra straniera.
Il nuovo film di Daniele Vicari al Festival del Cinema di Roma.
Duecento ore di materiali filmati, raccolti in due lunghi anni di lavoro, viaggi, scoperte dei vari volti dell'Italia di...
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