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Aleksandr Sokurov

Aleksandr Sokurov è un attore russo, regista, produttore, scrittore, sceneggiatore, fotografo, è nato il 14 giugno 1951 a Podorvikha (Russia). Aleksandr Sokurov ha oggi 70 anni ed è del segno zodiacale Gemelli.

Cineasta sul mare di nebbia

A cura di Marco Chiani

Di fronte alle immagini del russo Aleksandr Sokurov si ha l'impressione di assistere a qualcosa di grande, dai contorni indefiniti, avvolto nella nebbia. Spesso è la vaghezza della storia e della memoria del Novecento, passato in rassegna col puntiglio dello studioso e la passione del poeta.
Nato a Podorvicha, il 14 giugno 1951, questo regista mistico e visionario trascorre l'infanzia tra la Turchia e la Polonia, seguendo gli spostamenti obbligati del padre militare. E proprio il viaggio, il tragitto verso una zona offuscata dal tempo, l'accostamento onirico alle ombre di un ricordo condiviso, costituirà la pietra angolare di un'opera solo apparentemente divisa tra documentario e finzione, compilazione e creazione. Dopo essersi laureato in Storia e Filosofia all'Università di Gor'kij, lavora come documentarista per la televisione, diplomandosi alla scuola nazionale di cinema di Mosca VGIK nel 1979 in cui entra in contatto con il maestro Andrej Tarkovskij.

Voci dello spirito e della Storia di una Nazione
Nel 1978, il suo primo film, La voce solitaria dell'uomo (1987), viene censurato per formalismo così come accadrà ad altri suoi titoli. Solo a metà degli anni Ottanta, l'imponente mole dei lavori di Sokurov inizierà a circolare liberamente, rivelando in breve uno dei più geniali autori del cinema contemporaneo.
Non di rado le sperimentazioni avanguardistiche si uniscono alla riflessione sociale e al documento storico in una decina di elegie che attraversano venti anni della sua carriera, dal 1986 al 2006. Pellicole preziose e poetiche su una Nazione distrutta dalle guerre, Elegia dalla Russia (Studi per un sogno) (1992), oppure sulle tracce di Boris Eltsin (Elegia sovietica, 1990), del collega Tarkovskij (Elegia Moscovita, 1987) o di un viaggio da Leningrado a Rotterdam (Elegia del viaggio, 2001) condotto attraverso immagini cupe, scorci minacciosi e abissi dell'anima tra citazioni letterarie e palpabile senso del sacro. I conti aperti con il passato fanno da sfondo a fantasie documentarie come nel corto Sonata per Hitler (1989), E nulla più (1987), le tre parti di Diario di San Pietroburgo (1997, 1998, 2004), Sonata per viola. Dmitrij Shostakovich (1988) o nella celebre intervista ad Aleksandr Solženicyn. Ancora il ritratto della vita dei soldati sul mare di Barents in Confessione (1998) oppure le oltre cinque ore su un avamposto militare che si fa metafora del silenzio e della contemplazione in Voci spirituali (1995) confermano la grandezza di un autore capace di indagare il profondo, di filmare le sensazioni, gli stati d'animo.

Un'estatica finzione
A La voce solitaria dell'uomo (1987) seguono, tra gli altri lungometraggi di finzione, Una dolorosa indifferenza (1987), I giorni dell'eclisse (1988), Salva e custodisci (1989), Kamen (1992) fino alla rivelazione internazionale di Madre e figlio (1997). Giudicato da una parte della critica come il miglior titolo dell'autore, questo straordinario lavoro segue un uomo che si prende cura dell'anziana madre malata attraverso lampi di abbagliante poesia, citazioni pittoriche, riflessioni sulla consustanzialità tra morte e vita. Gli è concettualmente speculare Padre e figlio (2003), sul cadetto Aleksej che vive con un padre militare vicino al ritiro, in cui lo scontro, il legame morboso e il quotidiano sottendono un romanzo di formazione condotto con il sospetto di qualche maniera. L'ossessione del cineasta per la Storia lo porta a concepire un ciclo di pellicole sul Potere e la sua fascinazione attraverso le personalità degli uomini che lo hanno rappresentato. Primi due movimenti sono Moloch (1999) e Taurus (2000), rispettivamente sulle figure di Adolf Hitler, mostruoso e insieme piccolo, ridicolo e meschino, e Vladimir Lenin, nel pieno della sua decadenza mentale: due film-figura di straordinaria forza plastica, agghiaccianti nei loro sfondi funerei. Successivo a Taurus e precedente a Padre e figlio è l'epocale Arca russa (2002), un piano sequenza di 96 minuti in cui un regista di oggi si trova, invisibile, all'interno dell'Ermitage nella San Pietroburgo del Settecento, che ha un finale indimenticabile nel lento svanire di una folla festante dopo aver danzato un ultimo valzer. Meno ambizioso, ma non meno riuscito è poi il potente dramma antibellico Alexandra (2007), ritratto di vite comuni alle prese con l'orrore del conflitto. Incentrato sull'imperatore Hiroito, Il sole (2005) è, invece, il terzo atto della tetralogia sul Potere conclusa poi dal poderoso Faust (2011), meritatissimo Leone d'oro al sessantottesimo Festival di Venezia, in cui il celebre mito è riletto partendo dall'opera omonima di Johann Wolfgang von Goethe. Tornerà nel 2015 presentando al Festival di Cannes un altro viaggio in un museo (questa volta il Louvre di Parigi), Francofonia - Il Louvre sotto occupazione.

Ultimi film

Drammatico, (Russia - 2010), 134 min.
Drammatico, (Russia - 2006), 92 min.
Drammatico, (Russia, Italia, Francia - 2005), 110 min.

Focus

INCONTRI
martedì 8 settembre 2015
Paola Casella

Casualità: è la parola più usata da Aleksandr Sokurov, il regista russo che quest'anno concorre al Lido con Francofonia - Il Louvre sotto occupazione. A sentire lui, anche il Leone d'oro vinto quattro anni fa con il suo Faust è stato "una casualità", tanto più che Sokurov aveva dichiarato nel 2007 di non voler più partecipare in concorso. "Ma i produttori e distributori insistono che sia la forma più economica ed efficace di promozione del mio cinema

APPROFONDIMENTI
venerdì 4 settembre 2015
Mauro Gervasini

Classe 1951, un Leone d'oro vinto nel 2011 con Faust, Aleksandr Sokurov è di nuovo in caccia. Il suo nuovo film Francofonia - Il Louvre sotto occupazione è ora in concorso alla Mostra di Venezia: un documentario commissionato dal Louvre all'uomo che in Arca russa (2002) è riuscito a raccontare l'Ermitage di San Pietroburgo e la sua misteriosa bellezza con un piano sequenza di 96 minuti. Il cineasta ama però sparigliare le carte, e il film intreccia momenti perlustrativi tra le stanze del più celebre museo del mondo a sequenze di fiction, con Vincent Nemeth nei panni di Napoleone Bonaparte, Johanna Korthals Altes in quelli di Marianna, Louis-Do de Lencquesaing nel ruolo di Jacques Jaujart, direttore del Louvre sotto l'occupazione tedesca, e Benjamin Utzerath in quello di Franz Wolff-Metternich, amministratore dell'istituzione museale per conto dei nazisti

NEWS
sabato 10 settembre 2011
Giancarlo Zappoli

Diciamolo apertamente: la 68^ edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è stata una di quelle che si fanno ricordare per la qualità e varietà di proposte e non a caso Darren Aronofsky, presidente della Giuria lo ha sottolineato con grande chiarezza nel momento in cui ha detto che non è stato facile giungere al verdetto finale perché i premi sembravano pochi rispetto ai film e alle professionalità da assegnare

News

Intervista al regista di Francofonia, in concorso alla 72. Mostra di Venezia.
Oggi il primo italiano in concorso, Messina, e The Danish Girl.
Il suo nuovo film Francofonia è oggi in concorso a Venezia 72.
Si chiude la 68. Mostra del cinema di Venezia.
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