Un intenso legal drama su una coppia separata che affronta una dolorosa battaglia giudiziale per la gestione del loro figlio. Espandi ▽
Marta e Guido si sono separati. La loro separazione è resa problematica dall'affidamento del figlio Andrea di 8 anni; entrambi, infatti, vorrebbero trascorrere più tempo con lui. Così si rivolgono al tribunale dei minorenni per richiedere una sentenza giudiziale che stabilisca in via definitiva quanti giorni il bambino debba passare con la madre e quanti con il padre. Tra Marta e Guido si scatena così una sotterranea guerra psicologica.
In L'isola di Andrea è notevole il livello di scrittura, ad opera dello stesso Capuano. Non c'è drammatizzazione e teatralità nei dialoghi ma la sceneggiatura coglie la verità di un profondo disagio e malessere di entrambi. In più la camera crea dei movimenti circolari, a cominciare da quelli dentro l'appartamento proprio all'inizio del film prima del ballo di Marta proprio per catturare tutta l'incertezza emotiva ed esistenziale di entrambi i protagonisti e il loro rapporto col figlio.
C'è poi la grande interpretazione di Teresa Saponangelo e Vinicio Marchioni. Per l'attrice si tratta della quarta collaborazione con il regista. Ma è sorprendente anche Marchioni quando mostra i segni di instabilità del suo personaggio. Recensione ❯
Col suo primo lungometraggio, Silvestre fa goal schierando una squadra di livello ed escogitando uno schema che funziona. Drammatico, Italia2025. Durata 114 Minuti.
Il capitano Massimo De Core sta per lasciare il calcio avendo dinanzi a sé l'imperativo di vincere la partita più importante. Espandi ▽
Massimo De Core è amato da tutto il popolo del calcio che tifa per la squadra da lui capitanata. Si porta però addosso una definizione (perdente di successo) che gli pesa e che fa sentire ancor più la propria presenza nel momento in cui la sua squadra è in attesa di una finale che potrebbe finalmente decretarne la superiorità. Un errore di gioventù, a cui pose rimedio in modo illegale, torna a farsi presente grazie ad un gruppo di malavitosi che vogliono condizionare l’esito della partita. Antonio Silvestre scrive e dirige il suo primo lungometraggio che si inserisce con un buon esito nel filone del cinema dedicato al calcio. Grazie ad un cast che vede Gilles Rocca nel ruolo del protagonista, il ritorno di Michela Quattrociocche sul grande schermo e molti altri interpreti (tra cui due glorie del calcio giocato come Aldo Serena ed Evaristo Beccalossi) Silvestre riesce a fare goal. Come un buon allenatore deve saper fare, non solo schiera una squadra di livello ma ha anche escogitato uno schema che funziona. Recensione ❯
Le riprese del film su Carmelo Bene si interrompono. Maresco sparisce, accusando la produzione. Un'indagine svela il suo genio ribelle e visionario. Espandi ▽
Che fine ha fatto Franco Maresco? A chiederselo è il suo amico Umberto Cantone, che dopo aver aiutato il regista palermitano a scrivere un film su Carmelo Bene e aver saputo che le riprese del film sono state interrotte, incontra alcuni suoi collaboratori e il suo autista per ripercorrerne le tracce. Viene così a sapere dei mesi di lavoro sul set, di riprese infinite, di soldi spesi per girare scene improvvisate su un “santo volante” del Seicento, così come delle accuse di Maresco – di cui in parallelo viene ripercorsa la carriera – al produttore Andrea Occhipinti. Alla fine è il regista scomparso a farsi vivo con una lettera all’amico, nella quale fornisce la sua versione della storia. Sul modello non dichiarato di Quarto potere, il nuovo lavoro di Franco Maresco è una ricerca del regista stesso e insieme una sorta di autobiografia in terza persona. Recensione ❯
L'allegoria politica e il romance sono gli ingredienti della seconda parte del musical,
che conferma qualità e intrattenimento. Fantasy, Musical - USA2025. Durata 138 Minuti.
Il capitolo finale della storia mai raccontata delle streghe di Oz. Espandi ▽
La costruzione della strada di mattoni gialli che porta verso la Città di Smeraldo procede alacremente e solo un pericolo sembra minacciare la pace nel regno di Oz: la Perfida Strega dell'Ovest. Ma le cose sono diverse da come appaiono. Ce lo ha raccontato la prima parte del film: Elphaba, la strega, non è perfida per nulla. A Glinda, la strega buona del Nord, accade invece l'opposto: non ha poteri, è una strega solo in virtù di una messa in scena, eppure tutti la amano.
Wicked riprende dunque la storia epica dell'amicizia tra due giovani donne apparentemente lontane l'una dall'altra com'è lontano il rosa dal nero, ma in realtà solo in attesa del momento giusto per unire le forze e riscrivere la loro versione della storia. Da un lato abbiamo l'allegoria politica, che riprende e dettaglia i temi della prima parte, dall'altro lo sviluppo del romance tra la reietta Elphaba e il principe Fiyero.
C'è anche la conferma della qualità dell'intrattenimento proposto già nella prima metà, così come della presenza di numeri più o meno memorabili. Recensione ❯
La serie è basata sul libro dell'autrice di bestseller Alafair Burke e racconta di tutte quelle cose orribili capaci di allontanare due sorelle e, alla fine, di farle riavvicinare. Espandi ▽
Chloe e Nicky Taylor sono due sorelle profondamente diverse per stile di vita, temperamento e scelte morali: la prima, impeccabile nell'aspetto e nel controllo, incarna una perfezione costruita sulla rimozione; la seconda è invece impulsiva, disordinata, incline al disastro, ma capace di autentici slanci emotivi. Le due si trovano improvvisamente costrette a riannodare i fili di un rapporto spezzato da anni di rancori, incomprensioni e segreti, in seguito all'omicidio del marito di Chloe, Adam.
Adattamento del romanzo "The Better Sister" di Alafair Burke, Sorelle sbagliate si muove con disinvoltura tra i territori del crime, del drama familiare e del legal thriller.
Come in un classico film per la TV, gli elementi di tensione vengono mescolati all'approfondimento psicologico, con un risultato diseguale: la dinamica tra le due sorelle viene compromessa dal contorno investigativo, popolato da personaggi secondari dimenticabili e da sottotrame che non aggiungono nulla di significativo alla vicenda principale. Recensione ❯
Una Napoli totalmente al di fuori delle convenzioni e degli stereotipi vista con
lo sguardo di chi ha al centro della propria indagine l'umanità. Documentario, Italia2025. Durata 115 Minuti.
Tra il Golfo e il Vesuvio, Napoli si racconta in bianco e nero: tra storia, archeologia e vita quotidiana, un viaggio nel tempo e nell'anima del territorio. Espandi ▽
La Napoli del Vesuvio. La Napoli dei Campi Flegrei con le scosse di terremoto. La Napoli dei tombaroli. La Napoli degli archeologi. La Napoli di chi fa doposcuola cercando di offrire il proprio sapere a chi più ne ha bisogno. La Napoli dei marinai siriani in rotta fissa: Odessa-Napoli e ritorno. La Napoli del centralino dei Vigili del Fuoco e della varia umanità che ne cerca l'aiuto. La Napoli dello sventramento. La Napoli com'era nella visione di un Maestro: Roberto Rossellini.
Gianfranco Rosi entra in una Napoli che è al contempo frutto di uno sguardo personale ma anche messa a disposizione delle diverse sensibilità di coloro che osservano. Recensione ❯
Tra reboot, remake e "sequel spirituale", un film dal cuore autentico che dichiara un amore sfrenato per il cinema. Azione, Avventura, Commedia - USA2025. Durata 99 Minuti.
Un gruppo di amici sta attraversando una crisi di mezza età. Decidono di rifare un film della loro giovinezza, ma si imbattono in eventi inaspettati quando entrano nella giungla. Espandi ▽
Doug e Griff sono migliori amici fin dall'infanzia e hanno sempre sognato di rifare il loro film preferito di tutti i tempi: il "classico" cinematografico Anaconda. Quando una crisi di mezza età li spinge a buttarsi finalmente nell'impresa, partono per le profondità dell'Amazzonia per iniziare le riprese. Ma le cose si fanno serie quando appare improvvisamente una vera anaconda gigante, trasformando il loro set caotico e comico in una trappola mortale. Il film che muoiono dalla voglia di girare? Potrebbe letteralmente ucciderli.
È un'operazione nostalgia, tra reboot, remake o, come viene ironicamente detto nel film, "sequel spirituale" che, nonostante le criticità, nasconde un cuore autentico e tenero e un amore sfrenato per il cinema.
Siamo di fronte ad un'intelligente rivisitazione, in chiave ironica e demenziale, di stilemi della produzione cinematografica tipica degli high concept movie, dove si respira un'aria di autentico amore per il cinema che fu, gli anni '80, i B movie, lo stupore, l'ingenuità, i sogni, le nostre orme bambine. Recensione ❯
Clémence, dopo la separazione e l'amore per una donna, affronta la manipolazione dell'ex marito che le impedisce di vedere il figlio liberamente. Espandi ▽
La separazione tra Clémence e il marito Laurent sembra all’inizio serena, senza troppi problemi nel gestire la custodia condivisa del figlio di otto anni Paul. Avendo abbandonato il mestiere di avvocato, Clémence si è data nel frattempo alla scrittura, all’amato nuoto in piscina e alla scoperta dei rapporti con le donne. Proprio questo dettaglio fa inasprire il rapporto con Laurent, che attraverso la manipolazione del bambino intrappola Clémence in un’odissea giudiziaria impedendole di vedere il figlio se non sotto stretta supervisione. Vicky Krieps è una delle certezze nel panorama del cinema indipendente europeo contemporaneo, e in Love Me Tender trova il tipo di progetto che meglio la rappresenta. In cambio riceve la possibilità di aggiungere un’ennesima ottima interpretazione al suo catalogo, in uno sfaccettato dramma francese che parla di una donna a tutto tondo e non solo di una madre in lotta per la custodia del figlio. Recensione ❯
Inconsueto psycho-thriller dai risvolti inquietanti. Una nuova conferma del talento multiforme di Osgood Perkins. Horror, USA, Canada2025. Durata 99 Minuti.
In una baita isolata, Liz e Malcolm si godono il loro weekend fuori porta. Ma presenze inquietanti e un legame oscuro con la foresta iniziano a emergere. Espandi ▽
Liz ha accettato di buon grado di trascorrere un tranquillo weekend con il nuovo fidanzato, Malcolm, di professione dottore, nel suo isolato chalet tra i boschi. La prospettiva è quella di un romantico tête-à-tête, ma le cose sono ben presto scombinate dall'improvvida irruzione del cugino Darren. Dopo una notte agitata, il giorno successivo Malcolm deve lasciare da sola Liz nello chalet. Liz prende di buon grado l'assenza di Malcolm, ma, rimasta sola, si trova a fronteggiare presenze inaspettate e minacciose.
Dopo aver adottato i toni della vivace commedia macabra per lui piuttosto inconsueti con The Monkey, Osgood Perkins torna a tematiche più rarefatte e intimistiche pur restando fermamente all'interno dei confini del genere horror.
Perkins si conferma autore interessante nel panorama dell'horror contemporaneo: qui, lavorando per sottrazione e con grande attenzione alla caratterizzazione dei personaggi principali, gestisce con stile raffinato ed elegante un racconto lineare e scorrevole dando adeguato risalto, grazie anche alla buona qualità degli effetti speciali, ai risvolti visuali dell'inquietante finale. Recensione ❯
In un'America distopica di un futuro prossimo, cento ragazzi partecipano ad una competizione estrema conosciuta come The Long Walk. Espandi ▽
In un futuro alternativo, gli Stati Uniti sono una dittatura autoritaria e soffrono di una gravissima depressione economica. Per molti cittadini il solo modo di guadagnare è partecipare all'annuale "lunga marcia" organizzata dal Maggiore. La regola è una sola: si cammina per 300 miglia senza mai fermarsi. Chi rallenta, si ferma o si attarda viene semplicemente ucciso sul posto. E solo uno resterà vivo. Tra i cento giovani partecipanti c'è Ray, che ha visto il padre ucciso dal Maggiore.
A rendere The Long Walk meno intenso di quello che potrebbe essere, dopo una prima introduttiva serrata e convincente (non a caso chiusa dalla comparsa del titolo del film al ventesimo minuto), è proprio l'inevitabile povertà di possibili soluzioni di messinscena.
La violenza delle esecuzioni dovrebbe essere immediata e secca, ma l'effetto digitale è troppo piatto ed evidente da suscitare autentico terrore. E alla lunga è inevitabile che, come i camminatori della lunga marcia, anche lo spettatore sia anestetizzato dalla fatica, sperando in una rapida fine del cammino. Recensione ❯
Ritratto di una donna forte ed indipendente che nasconde un passato di sofferenza. Espandi ▽
In ospedale, al capezzale di sua madre, l'americana Esther Horowitz riceve una lettera con una missione: rintracciare in Israele una donna vissuta negli anni Trenta in quelle terre. Tra una peripezia e l'altra, spinta dall'urgenza di scoprire la verità si farà aiutare dal professore Zayde e scoprirà la storia del contadino vedovo Moshe e della grintosa Yehudit, che coinvolse anche il romantico sognatore Yaakov e il pratico commerciante Globerman in una sorta di "tribù" di padri protettori per il figlio.
I ruoli femminili risultano assolutamente centrali e di spessore, forti delle convincenti interpretazioni della memorabile Ana Ularu e di Mili Avital, ma convincono anche i personaggi maschili. Questo film non è un giallo, non è un thriller, non è un film storico, e non è solo un film che racconta l'esperienza degli ebrei che a inizio Novecento lasciarono l'Europa per sfuggire alle persecuzioni con il proposito di costruire una nuova società. È una storia sull'importanza delle proprie radici, sulla genitorialità e tanto altro.
Il film è una plurisfaccettata storia d'amore (a due binari, due epoche e più trascorsi emotivi), in cui l'altro è ancora di salvezza, empatia e supporto insostituibile, in una parola: casa. Recensione ❯
Un dramma umanista che riesce a toccare le corde giuste e trova nelle forme del road-movie il suo desiderio di fuga. Drammatico, Repubblica Ceca, Slovacchia, Italia2025. Durata 100 Minuti.
Un road movie intimo e poetico sul desiderio di libertà, sulle forme imperfette dell'amore, e sulla fatica ma anche la necessità di smettere di sopravvivere e cominciare a vivere. Espandi ▽
Ester, una donna ceca di circa 45 anni, si è occupata per gran parte della sua vita del figlio adolescente David, affetto da disabilità mentale. Per le vacanze estive viene invitata da alcuni amici in Italia ma il comportamento di David crea numerosi problemi. Mette in moto il camper degli amici e parte assieme al figlio verso il sud del paese. Durante il viaggio il loro destino s'incrocia con quello di Zuza, una ragazza senza fissa dimora che si unisce a loro. E, giunti in Calabria, per la prima volta Ester pensa che la sua vita e quella del figlio possa essere migliore.
In un approccio quasi semi-documentaristico e supportato dalla convincente prova di Anna Gaislerová nei panni di Ester, Caravan mette a fuoco il peso degli obblighi ma anche l'intensità dei legami familiari che la cineasta aveva già affrontato in Bába, primo premio della Cinéfondation al Festival di Cannes del 2009.
Talvolta è tentato da virate simboliche forse anche evitabili (il mare, i vetri, l'arcobaleno), ma nel suo fragile equilibrio c'è anche la forza di un dramma umanista che riesce a toccare le corde giuste. Recensione ❯
Il legittimo erede di una famiglia molto ricca decide di mettere in atto un piano molto particolare per ottenere tutta l'eredità. Un complotto omicida sembra la via più facile... Espandi ▽
Becket Redfellow è figlio della rampolla di una famiglia ricchissima, la quale a 18 anni è stata ripudiata per non aver abortito dopo una relazione con un musicista. Il musicista è morto e anche la donna subisce la stessa sorte quando Becket è ancora bambino: da lì comincia per lui un'odissea fra famiglie affidatarie cui sopravvive aggrappandosi alla frase che la madre gli ripeteva come un mantra. Infatti il bisnonno del ragazzo aveva stabilito ufficialmente che nessun componente della famiglia Redfellow avrebbe potuto perdere il diritto alla sua eredità, a patto che morissero prima di lui tutti gli eredi che lo precedevano nella linea di successione.
Ricchi...da morire è il remake di una commedia nera del 1949 che in Italia ha preso il titolo di Sangue blu, a sua volta basata sul un romanzo di inizio Novecento "Israel Rank: The Autobiography of a Criminal" di Roy Horniman.
Il film ha al centro un messaggio interessante e controcorrente rispetto ai nostri tempi, ovvero che "pensare in piccolo" a volte è una scelta più coraggiosa e coerente che inseguire a tutti i costi sogni megalomani e manie di grandezza. Ma al copione e all'esecuzione manca quella spinta satirica e quell'umorismo nero che avevano reso coinvolgente il suo predecessore cinematografico. Recensione ❯
Un emozionante ritratto di Nino D'Angelo, l'artista e l'uomo, e il confronto con le proprie origini e i legami familiari. Documentario, Italia2025. Durata 90 Minuti.
Nino D'Angelo saluta gli anni '80 con un concerto a Napoli, mentre il figlio Toni racconta la sua vita, dal successo alla fuga improvvisa dalla città. Espandi ▽
Toni D'Angelo racconta il padre Nino, dall'infanzia povera nel quartiere di San Pietro a Patierno nella periferia di Napoli allo straordinario successo musicale. Mentre Toni segue Nino durante i preparativi di un concerto, restituisce con la macchina da presa un ritratto intimo del genitore che intreccia vita privata e scena artistica. Il ritratto di un interprete amatissimo a Napoli e nel mondo, e insieme di un uomo che si confronta con il passare del tempo, con le proprie radici, con i propri legami familiari e con ciò che resta del cammino fatto.
In una sorta di personale ricerca del tempo perduto, Toni e il padre dialogano ripercorrendo l'incredibile storia di Nino.
Il documentario procede alternando i dialoghi tra i due con materiale d'archivio, dalle esibizioni a vecchie interviste o anche ospitate televisive, ripercorrendo la storia dello "scugnizzo" che ce l'ha fatta grazie al talento, all'ostinazione, a qualche incontro fortunato e a quell'intuizione tutta napoletana che ad esempio gli fa trasformare "Let it Be" dei Beatles nella cover "Gesù Cri". Recensione ❯
Il documentario ripercorre il decennio d'oro della Juventus (1975-1985), tra trionfi storici e tragedie come l'Heysel, sullo sfondo dell'Italia segnata da tensioni e cambiamenti. Espandi ▽
Comincia dalla serata sportivamente drammatica di Atene dell'83 e si conclude (quasi) con la serata tragica per quel che avviene due anni dopo fuori dal campo, la notte dell'Heysel, la retrospettiva di Bozzolini sul decennio d'oro 75-85. Volti differenti di quella maledizione della Coppa dei Campioni che accompagna da sempre la Juventus, con 7 finali perse su 9 e una delle due vinte pressoché impossibile da celebrare. Perché, come soleva dire Paolo Maldini, chi ha vinto tanto in genere ha perso ancora di più e si ricorda l'amarezza di quelle sconfitte, di cui pochi tengono conto.
Le gesta di campioni dalla personalità indimenticabile, quali Scirea, Tardelli, Rossi, Zoff, Platini e Boniek, sono raccontati attraverso le testimonianze dirette oppure i ricordi di chi, come Scirea e Rossi, ci ha prematuramente lasciato.
Un documentario di servizio, che si concentra totalmente sulla meticolosa raccolta di dati e sull'aneddotica senza inseguire particolari pretese artistiche. Recensione ❯
Il riesame e il controllo editoriale dei contenuti del presente sito sono affidati al team di MYmovies e al direttore responsabile.
Per contatti, scrivere al seguente indirizzo email: live@mymovies.it