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iolanda la carrubba
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lunedì 26 gennaio 2026
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la straordinaria storia del fallimento
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Frammenti. Sono i frammenti a comporre un affresco autobiografico della lunga esasperata e ispirata carriera di uno degli esponenti maggiori del Cinema del Cinismo, Franco Maresco.
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Frammenti. Sono i frammenti a comporre un affresco autobiografico della lunga esasperata e ispirata carriera di uno degli esponenti maggiori del Cinema del Cinismo, Franco Maresco.
Un film sbalorditivo anti-cinematografico, anti-intellettuale, anti-convenzionale. È la triste storia della fine del cinema, l’inevitabile riflessione di un artista che si dichiara pentito, stanco dal dare voce alle oniriche atmosfere di un panorama sempre più depredato dall’avidità dell’avere e dall’onnipresente potere unilaterale che si traveste da cultura.
Diventa così un forma di protesta proclamata dal suo peculiare fervore in quelle scenette preziose e pungenti alla Cinico Tv caratterizzate da una dinamica di sottomissione artistico-satirica con i suoi attori che definirà Cani. I latrati ed i guaiti di loro si aggiungono come coro greco al suo rabbioso grido di disapprovazione. Così Franco Maresco non si esime dall’essere ferocemente nostalgico, garbatamente depresso, forsennatamente caustico. No, non mette veti o divieti anzi li infrange, infrange quelli dei suoi attori in special modo quelli di Francesco Puma che dopo essere stato strapazzato e bullizzato su questo set fatto di complici sberleffi, ha semplicemente bisogno “di stare 20 minuti da solo in bagno per evacuare”. Forse con questa metafora Franco delibera ciò che negli anfratti più putridi del corpo umano regna e vige, la liberazione, il totale svuotamento da tutti i canoni estetici.
E si ritorna alla TV a quei programmi che fanno di un omuncolo qualunque audience, fenomeno.
ParaNormali questi fenomeni momentanei che pure nella loro essenza paradossale, ai confini del teatro dell’assurdo, diventano sguardo sul contemporaneo.
Fenomeni sacri sconsacrati dalla vista di quegli adepti che scelgono la via del peccato, il peccato di non riuscire a restare nei tempi, appunto, per dire ciò che non si può più dire. Eppure con il costante intercalare “Porco Mondo” che il regista usa come rafforzativo, un po’ perché è tipico del palermitano verace, un po’ perché è la lingua diretta e feroce che svela e rivela ciò che fu detto e poi realizzato in un taglia e cuci vertiginoso, in un montaggio apocalittico proprio come tutto il suo cinema è e sempre sarà.
Disegna, dirige, ritaglia e stupisce con la sua lucida e feroce voce quanto più di poetico vi sia nel fallimento.
Pellicola chilometri di pellicola questa è la protagonista di un documentario che è Meta Film o meglio dire un film a metà che narra di mete irraggiungibili dove passano le diverse maschere di tutto il suo cinema che sono i volti di ogni giorni. I volti dimenticati, deturpati da una vita affranta, sfinita, violentata. Una vita di stenti che si sviluppa sulla strada contorta e desolata fino a trasfigurarsi in una visione grottesca. Franco si affranca dai dettami di un cinema contemporaneo, niente mezzi termini, nessun compromesso ma solo sincerità. Una sincerità sconcertante, ruggente, disturbante nella sua tragica visionarietà.
Attraverso uno sguardo su Carmelo Bene, Franco lo attraversa e con l’occasione si mette a nudo fino a scomparire e perfino incarnare i panni di Godot. I suoi colleghi, il suo staff, i suoi “attori cani” il suo co-sceneggiatore si interrogano di dove sia andato a finire Franco e l’unico custode di ogni suo segreto, di ogni più piccola mania che lo agita da sempre, è il bizzarro e fedele tassista tutto fare, lo psicagogo che rivelerà sul finale che fine abbia mai fatto Franco Maresco o meglio la sua volontà.
Struggente, emozionante, rivelatore, viscerale, cinema verità nient’altro che la verità potrebbe narrare questo poeta della pellicola, dove si mette in gioco e si prende gioco dei protagonisti, su quella scacchiera bergmaniana, diventando con loro una pedina mai mossa per sfuggire all’inevitabile, mentre la Morte, interpretata magistralmente da Antonio Rezza, si annoia nell’attesa del nulla.
Iolanda La Carrubba
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mauridal
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venerdì 12 settembre 2025
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un film fatto per franco
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Quando chiamano.. ...Maresco Franco ... da cinico lui risponde : dite? e da qui sviluppa tutto il film che racconta la sua storia, di uomo della sua Palermo e di regista del cinema italiano che in definitiva non gli appartiene, e di cui stenta a farne parte almeno nell'apparato produttivo . Rivendica una parte artistica culturale e sociale dove ricorda i film sulla mafia o sulla politica italiana , Belluscone una storia siciliana, La mafia non è più quella di una volta.
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Quando chiamano.. ...Maresco Franco ... da cinico lui risponde : dite? e da qui sviluppa tutto il film che racconta la sua storia, di uomo della sua Palermo e di regista del cinema italiano che in definitiva non gli appartiene, e di cui stenta a farne parte almeno nell'apparato produttivo . Rivendica una parte artistica culturale e sociale dove ricorda i film sulla mafia o sulla politica italiana , Belluscone una storia siciliana, La mafia non è più quella di una volta. Questo film è paradossalmente un contro cinema, una auto analisi sul regista e sulla persona che dichiara una e una forte contrarietà al fare cinema in questa situazione socio economica dove è l'industria cinema che decide il film e non altro. quindi l'attacco al produttore Occhipinti, e a tutto il sistema cinema. Maresco negli anni 90 fu autore insieme a Daniele Ciprì, suo sodale , di una fortunata trasmissione su RAI3 Cinico TV e qui entra Carmelo Bene , a cui questo film è dedicato, " Cinico TV è un calcio in culo al linguaggio" televisivo “disse il drammaturgo Carmelo Bene e qui anche in questo film Maresco dà un calcio in culo a tutto il cinema italiano, nessuno escluso produttori ,attori, critici, tutti megalomani, "il minimo sindacale del pensiero " dice , e in fondo anche un certo pubblico onnivoro, entra in questo sprezzante giudizio. Dunque questo film è un testamento culturale poiché dopo aver iniziato a girare si trova contro , tutta la produzione per vari motivi e quindi decide di abbandonare il film e sparire . Ma è lo stesso produttore tanto inviso che lo rivuole a completare il film, Maresco, definendosi il nuovo Carmelo Bene contemporaneo, non rinuncia alla sua avversità verso il mondo culturale italiano, e verso tutti coloro che lo vorrebbero inserito nel contesto ,tuttavia anche convinto e spronato dal suo migliore amico, Umberto Cantone, decide di sparire dal set ufficiale del film ,ma di continuare il film in altra sede .Questo film documenta quindi tutti questi passaggi, con la presenza di Maresco lungo tutta la sua carriera di regista con spezzoni e filmati degli anni giovanili e dei lavori più recenti, ma sempre con la sua voce fuori campo che descrive tutti gli stati d’animo e le situazioni spesso impossibili e meta cinematografiche che si vengono a creare. Il film è un documento di tutte le vicende del personaggio Maresco ma anche del cinema da lui vissuto , con la parentesi televisiva di CinicoTV e del sodalizio con Daniele Ciprì. I vari livelli spesso si sovrappongono ma il filo conduttore è la morte del cinema come arte e come ispirazione al cambiamento ,almeno oggi che la tecnologia è strumento di chi non sa fare niente per cui realizzare un film non si nega a nessuno. Giudizio sul cinema contemporaneo, apocalittico e bruciante, pieno di auto ironia e beffardo sulla sua stessa esperienza. Un film dunque polemico ed estroverso, rivolto al mondo del cinema e ai suoi componenti, dai produttori ai registi, tutti a giocare a scacchi con la morte , in una scena alla Bergman, dove nessuno fa la prima mossa e la Morte annoiata chiede :sapete giocare a scacchi. La risposta è no. Alla fine Il film viene concluso e seppure in assenza di Maresco, presentato alla Mostra del cinema di Venezia . Un film per il pubblico cinefilo e per tutti coloro che hanno in memoria il cinico Maresco Franco. (mauridal )
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marcoricci
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mercoledì 10 settembre 2025
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l''idea del suo cinema ? morto da tempo
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Il film si presenta come un documentario sulla vita di Carmelo Bene, ma in realtà è sulla vita di Franco Moreno, sicuramente utilizza questo metodo per fare in modo che qualcuno lo guardi. Il film è completamente spezzato, pieno di no sense, vuole mettere in scena la morte del cinema, o meglio, quello che vedo è la morte del cinema di Franco Moreno, si perché la sua visione di cinema è antiquata è morta ha ragione, ma è anche vero che se non comprende il cinema nuovo non vuole dire che è meno importante ma molto probabilmente vuol dire che deve andare in pensione perché ormai è fuori contesto. Dopo aver assistito a questo orrore di egocentrismo e narcisismo auto riferito sentendo all' interno della sua pellicola il nome Franco Moreno almeno 10.
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Il film si presenta come un documentario sulla vita di Carmelo Bene, ma in realtà è sulla vita di Franco Moreno, sicuramente utilizza questo metodo per fare in modo che qualcuno lo guardi. Il film è completamente spezzato, pieno di no sense, vuole mettere in scena la morte del cinema, o meglio, quello che vedo è la morte del cinema di Franco Moreno, si perché la sua visione di cinema è antiquata è morta ha ragione, ma è anche vero che se non comprende il cinema nuovo non vuole dire che è meno importante ma molto probabilmente vuol dire che deve andare in pensione perché ormai è fuori contesto. Dopo aver assistito a questo orrore di egocentrismo e narcisismo auto riferito sentendo all' interno della sua pellicola il nome Franco Moreno almeno 10.000 volte posso sinceramente dire che non è un film da vedere, non perdere tempo.
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nam
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sabato 6 settembre 2025
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per "palati fini"
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È quello che mi dicono i miei amici quando racconto alcuni film "impegnati" che vedo: è roba per palati fini...la mia unica stella è dovuta al fatto che ho solo visto 20 minuti dei 100 totali, un quinto, molto più di altri che sono usciti dal Palabiennale prima di me; molto meno di altri che sono restati.
Ha semplicemente superato i miei limiti dell'assurdo, dell'astrazione psicotropa, del sarcasmo intellettuale.
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umberto cantone
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martedì 12 agosto 2025
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non ? un documentario. anche se ? tutto vero.
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Non è un documentario. E Carmelo Bene è presente solo in alcune clip di repertorio. Interpreti principali: Umberto Cantone, Franco Maresco, Marco Alessi, Francesco Conticelli, Francesco Puma
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