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ivan il matto
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martedì 17 febbraio 2026
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il cielo sopra parthenope
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Il paradosso è che non si vede mai il sole nella Napoli splendidamente fotografata in bianco e nero da Gianfranco Rosi nel docufilm “Sotto le nuvole” in concorso all’ultimo Festival del cinema di Venezia. Ultimo italiano ad aver vinto il Leone d’Oro nella città lagunare (“Sacro Gra” nel 2013) e l’Orso d’Oro a Berlino (“Fuocoammare” 2016), Rosi decide di trascorrere tre anni tra Napoli, Pompei, Torre Annunziata ed Ercolano prima di riuscire a sfornare la sua ultima fatica. Sanno di fantascienza le immagini che sfilano, con misurata lentezza, davanti ai nostri occhi, come se dai nuvoloni scuri, perennemente gravidi di pioggia, dovesse spuntare improvvisamente l’incrociatore spaziale di Lord dart Fener; oppure, dai giganteschi cumuli di cereali ucraini stivati nelle navi cargo siriane, attraccate nel porto, facessero capolino gli enormi vermi del deserto di “Dune” firmati Denis Villeneuve.
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Il paradosso è che non si vede mai il sole nella Napoli splendidamente fotografata in bianco e nero da Gianfranco Rosi nel docufilm “Sotto le nuvole” in concorso all’ultimo Festival del cinema di Venezia. Ultimo italiano ad aver vinto il Leone d’Oro nella città lagunare (“Sacro Gra” nel 2013) e l’Orso d’Oro a Berlino (“Fuocoammare” 2016), Rosi decide di trascorrere tre anni tra Napoli, Pompei, Torre Annunziata ed Ercolano prima di riuscire a sfornare la sua ultima fatica. Sanno di fantascienza le immagini che sfilano, con misurata lentezza, davanti ai nostri occhi, come se dai nuvoloni scuri, perennemente gravidi di pioggia, dovesse spuntare improvvisamente l’incrociatore spaziale di Lord dart Fener; oppure, dai giganteschi cumuli di cereali ucraini stivati nelle navi cargo siriane, attraccate nel porto, facessero capolino gli enormi vermi del deserto di “Dune” firmati Denis Villeneuve. Fantascienza che fa rima con mistero, arcaica magia, animazione perenne di una città che, come si dice per New York, sembra non dormire mai. Nuvole, ma anche sottosuolo, ad esempio, custode di un’estinzione tanto rapida quanto atroce, quella di Pompei ed Ercolano del 79 d.C, è lo stesso che ci viene mostrato pieno di impensabili tunnel scavati da tombaroli pronti a trafugare quel che resta di un passato che non ha avuto il tempo di essere riscoperto. Poi, affannosamente, la costernazione del brigadiere capo Sorrentino insieme al Procuratore della Repubblica Fragliasso che si mettono sulle tracce dei malviventi sotterranei, mentre alla villa Augustea di Somma Vesuviana, un team di studiosi giapponesi porta avanti da 22 anni una missione archeologica probabilmente infinita. Non mancano citazioni di memorie cinematografiche, rigorosamente in B/N, come il “Viaggio in Italia di Roberto Rossellini (1954) o “Gli ultimi giorni di Pompei” di Eleuterio Rodolfi (1913), intanto che, dai Campi Flegrei al vulcano icona del capoluogo partenopeo, la terra è in continuo smottamento, quasi metafora di un essere umano che respira. E le nuvole?...tutte quelle nuvole del titolo sono davvero fabbricate dal Vesuvio, come sostiene il poeta Jean Cocteau, nella frase che precede tutta la proiezione…?!
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goldy
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lunedì 22 settembre 2025
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grazie per il tentativo
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Mi creda, apprezzo l'analisi puntuale del film che mi aiuta a capire senza tuttavia riuscire a modificare il mio giudizio negativo sul film. ll regista propone riflessioni dettate dalla quotidianità di chi vive a Napoli ( tremori,boati del terreno) e totalmente estranee a chi non vive nella città. Vedere vigili del fuoco sottoterra e legarli al doposcuola dell'insegnante o al ricordo della devastazione dell'eruzione del Vesuvio senza un filo narrativo capace di legare e coinvolgere lo considero un'atteggiamento supponente e poco rispettoso dei limiti di comprensione per un pubblico totalmente estraneo a questa realtà.
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Mi creda, apprezzo l'analisi puntuale del film che mi aiuta a capire senza tuttavia riuscire a modificare il mio giudizio negativo sul film. ll regista propone riflessioni dettate dalla quotidianità di chi vive a Napoli ( tremori,boati del terreno) e totalmente estranee a chi non vive nella città. Vedere vigili del fuoco sottoterra e legarli al doposcuola dell'insegnante o al ricordo della devastazione dell'eruzione del Vesuvio senza un filo narrativo capace di legare e coinvolgere lo considero un'atteggiamento supponente e poco rispettoso dei limiti di comprensione per un pubblico totalmente estraneo a questa realtà. Manca lo sforzo di comunicare e ci si limita a compiacersi della sublime raffinatezza di panorami in bianco nero, rese sterili in un contesto narrativo che non coinvolge..
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francesca meneghetti
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lunedì 22 settembre 2025
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il sottosuolo e le tenebre partenopee
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Nell’immaginario universale, Napoli è sinonimo di sole, mare, pizza, mandolino. La città, specie lo spettacolare lungomare di via Caracciolo, fa spesso da sfondo a fiction televisive o film. Nulla di tutto questo nel documentario di Gianfranco Rosi “Sotto le nuvole”, girato in Bn.
Dunque: documentazione, assenza di colore, cielo cupo e nuvoloso, atmosfere notturne, una certa lentezza narrativa.
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Nell’immaginario universale, Napoli è sinonimo di sole, mare, pizza, mandolino. La città, specie lo spettacolare lungomare di via Caracciolo, fa spesso da sfondo a fiction televisive o film. Nulla di tutto questo nel documentario di Gianfranco Rosi “Sotto le nuvole”, girato in Bn.
Dunque: documentazione, assenza di colore, cielo cupo e nuvoloso, atmosfere notturne, una certa lentezza narrativa. Ingredienti utili a far scappare lo spettatore che dal cinema pretende intrattenimento, magia, leggerezza.
Eppure il film è, a suo modo, un capolavoro.
Racconta, attraverso diverse storie umane, aspetti di vita di una città a strati: sotterranea, acquatica, aerea. Ecco gli scavi nel sottosuolo (siano quelli dei tombaroli o degli archeologi giapponesi, il cui diario di bordo, costellato di disegni, è una meraviglia). I conservatori del museo archeologico che scendono negli scantinati di notte - atmosfera thriller - per esaminare le statue con la luce delle torce, ben più rilevatrice della luce diffusa. Immagini del cimitero delle Fontanelle o dei turisti della Napoli sotterranea. O delle fumarole dei Campi Flegrei, minacciose quanto il Vesuvio: in entrambi i casi passaggi di un’energia distruttiva che viene dal sottosuolo. Ecco, di conseguenza, le frequenti scosse di terremoto e le telefonate allarmate ai vigili del fuoco (e qui il motivo si allarga, a comprendere tutte le paure e i pericoli della popolazione ammassata in pochi km quadri, inclusa quella drammatica della donna picchiata dal marito e tenuta al telefono da un angelo del soccorso).
E, passando all’acqua, la nave mercantile che scarica il grano proveniente da Odessa, e i marinai siriani che temono di dover rientrare in Ucraina per un altro viaggio, conoscendo il pericolo delle bombe. E le immagini bellissime (che ricordano il Settimo sigillo) dei carri trainati da cavalli che procedono in acqua sullo sfondo di un cielo crepuscolare. Poi cieli mai sereni, nuvolosi, tempestosi. Infine la storia del professore in pensione che ogni giorno alza due seracinesche che nascondono una biblioteca che diventa sede di un doposcuola.
Molti di questi temi sono caratterizzati dal legame giorno-notte (quando la circumvesuviana sembra esplorare i segreti nascosti). Ovvero dal nesso vita-morte, reso simbolicamente dagli elementi terra-acqua-aria-fuoco (dimenticavo! Ci sono anche gli incendi dolosi) e stilisticamente dal gioco ombre-luci. Non si può non ricordare il mito fondativo di Napoli: Partenope, una sirena suicida (avendo fallito il compito di ammaliare Ulisse), il cui corpo fu trascinato dal mare presso il Castel dell’Ovo, divenuto simbolo della città.
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goldy
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sabato 20 settembre 2025
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incomprensibile
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Mi sfugge l'intento del film e se qalcuno lo ha apprezzato vorrei sapere perché.
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