La serie è ispirata alla storia della prima forza di polizia femminile del Messico. Espandi ▽
Ambientato nel 1970 e ispirato a fatti realmente accaduti, "Las Azules" racconta la storia di quattro donne che sfidano le norme ultraconservatrici dell'epoca e si uniscono alla prima forza di polizia femminile del Messico, per poi scoprire che la loro squadra è una trovata pubblicitaria per distrarre i media da un brutale serial killer. Mentre il numero dei cadaveri aumenta, María (Bárbara Mori), la cui determinazione a catturare l'assassino diventa un'ossessione, Gabina (Amorita Rasgado), il cui padre è un rinomato poliziotto, Ángeles (Ximena Sariñana), una brillante analista di impronte digitali, e Valentina (Natalia Téllez), una giovane ribelle, organizzano un'indagine segreta per riuscire in ciò che nessun agente maschio era stato in grado di fare e consegnare il serial killer alla giustizia. Recensione ❯
Una coppia sposata da tre decenni si ritrova al centro di un processo giudiziario quando la moglie accusa il marito di abusi sessuali. Espandi ▽
Dopo più di trent'anni di matrimonio, Miren prende una decisione che divide la sua famiglia: se ne va, con poche cose essenziali, e porta il marito Iñigo davanti alla giustizia accusandolo di averle imposto per anni rapporti sessuali senza consenso. La denuncia innesca da un lato l'iter legale, lungo e faticoso, dall'altra la resa dei conti familiare, dove i due figli - Aitor e Jon - non possono restare neutrali. Il primo reagisce difendendo l'immagine del padre e, insieme, l'idea stessa di "normalità" su cui ha costruito la propria vita; il secondo si avvicina alla madre, più disposto ad ascoltare ciò che fino a quel momento era rimasto impronunciabile. Recensione ❯
L'amore è più profondo dell'oceano e più grande dell'universo. Espandi ▽
Legate fin dall'infanzia e separate dalla tragedia, un'astronauta e un'apneista infrangono le leggi dello spazio e del tempo nel tentativo di stare di nuovo insieme. Recensione ❯
Un adattamento del libro del giornalista Manuel Jabois, "Nos vemos en esta vida o en la otra", Espandi ▽
La serie si basa
sull'intervista che Gabriel Montoya Vidal, Baby, gli rilasciò per parlare del suo
legame con il più grande attentato jihadista commesso sul suolo europeo l'11
marzo 2004. In quell'anno, Baby era un adolescente di sedici anni che, insieme
a Emilio Trashorras, partecipò al trasferimento dell'esplosivo che sarebbe stato
utilizzato a Madrid. Baby è stata la prima persona condannata per gli attentati.
La sua testimonianza è stata fondamentale nel processo di massa del 2007. Recensione ❯
La storia della nuova rivalità tra i pescatori di anguille sul Tevere. Espandi ▽
Il documentario racconta una storia avvincente e densa di emozioni che si snoda lungo il Tevere a partire dal 1999, seguendo le vicende di due famiglie di pescatori d'anguille che da generazioni vivono e lavorano su un tratto urbano del fiume, all'altezza del Grande Raccordo Anulare, nella zona sud di Roma. Da una parte ci sono Cesare e Alfredo, noti come i "Rosci", due fratelli che incarnano la tradizione e l'orgoglio di una famiglia da sempre legata alle antiche tradizioni fluviali. Dall'altra, i loro rivali storici,Nando e Franco, detti i "Ciccioni", che abitano insieme alla loro anziana madre, sor Irene, una figura centrale che funge da fulcro affettivo e morale della famiglia. A cambiare tutto, però, ci penserà l'arrivo dal Bangladesh del giovane migrante Anwar, capace di aprire lo scorrere millenario del fiume al contatto con nuove culture. Recensione ❯
Un'altra idea di carcere: un carcere possibile grazie al teatro. Espandi ▽
Il documentario segue, fino al debutto, nel carcere di Volterra, le prove di Armando Punzo con i suoi attori nell'ambito del progetto teatrale Atlantis cap. 1 - La permanenza. Qui, con altri registi provenienti da diverse esperienze di teatro-carcere, la Compagnia della Fortezza organizza la masterclass, riunendo tutte queste realtà nel segno di un'utopia possibile. Recensione ❯
Un giovane cerca il padre da cui si separava per perseguire il suo sogno di diventare un pilota motociclistico professionista. Con l'aiuto del suo interesse amoroso e del proprietario di un negozio di motociclette, inizia ad abbattere i muri creati dall'assenza di suo padre. Recensione ❯
Un film-saggio che si interroga sulle radici del conflitto israelo-palestinese e che aiuta a leggere il presente. Documentario, Israele, Francia, Svizzera, Italia2024. Durata 90 Minuti.
Il regista parte da un dialogo tra Einstein e Freud per indagare il senso della guerra. Espandi ▽
Nel 1931 la Società delle Nazioni, fondata all'indomani della Prima guerra mondiale per scongiurare lo scoppio di nuovi conflitti, chiese ad alcuni intellettuali di corrispondere con altri colleghi. Albert Einstein scelse Sigmund Freud e gli pose la domanda delle domande: "esiste un modo per liberare gli uomini dalla minaccia della guerra?".
Nel quesito era ovviamente già insita la consapevolezza del fatto che nella Storia un ristretto numero di individui, dietro la spinta dei propri interessi personali, riesce inevitabilmente e ciclicamente a trascinare le masse verso la distruzione. Con conseguenze nefaste, che compromettono ogni futuro di pace. Nella risposta, la conoscenza degli istinti irreprimibili umani, già esplorata in "Il disagio della civiltà". Di un'incapacità di rinunciare alle pulsioni.
Amos Gitai, architetto di Haifa e prolifico documentarista autodidatta che dai primi anni Ottanta si interroga coi suoi film sulle radici del conflitto israelo-palestinese, riparte da quel testo ("Perché la guerra?", pubblicato all'inizio degli anni Trenta, da noi da Bollati Boringhieri) per rimetterlo in scena e rilanciare il senso di quel confronto tra eccelse menti del Novecento. Se l'effetto di accumulazione degli spunti è palese e grava sulla bontà dell'intento, resta la preziosa riscoperta di un testo che interroga e aiuta a leggere con esattezza il contemporaneo. Recensione ❯
Il dramma di una coppia di genitori che deve affrontare un tragico incidente in cui è coinvolta la figlia. Espandi ▽
Due genitori iniziano una corsa contro il tempo quando ricevono una telefonata angosciante a tarda notte dalla figlia dopo che ha causato un tragico incidente stradale. Recensione ❯
Un action movie con protagonisti un gruppo di marines che deve difendere le isole di Aruba e Curacao. Espandi ▽
Le isole di Aruba e Curacao vengono bombardate e prese d'assalto in modo tanto inaspettato quanto violento. Un gruppo di marines deve unirsi per salvare la situazione. Recensione ❯
Dalla sceneggiatura originale Vorrei vedere te di Roberto Proia. Espandi ▽
Gloria Grandi (Sabrina Ferilli) è una grande diva del cinema italiano. È fermamente convinta che il suo talento sia sprecato nella fiction tv, che padroneggia con eleganza ma ritiene inferiore al suo valore. Non vede l'ora di tornare sul grande schermo. Invece, si ritrova a recitare in scadenti spot pubblicitari per creme alla bava di lumaca. Questa delusione la trasforma in tigre inferocita, incapace di accettare il fatto che l'industria dello spettacolo l'abbia dimenticata. Nemmeno le rassicurazioni della sua fedele assistente Iole (Emanuela Grimalda), del suo ancora innamorato ex marito Alex (Sergio Assisi) e della figlia Emma (Martina Lampugnani) riescono a placare la sua frustrazione. Gloria si sente sconfitta: il suo telefono ha smesso di squillare e la concorrenza di attrici più giovani la rende ancora più avvilita e incattivita. Decisa a riprendersi il suo posto nel mondo dello spettacolo, con la complicità di Manlio (Massimo Ghini), il suo agente, mette in piedi un piano meschino. E questa idea, sorprendentemente, funziona a meraviglia. Recensione ❯
La vicenda, non ancora conclusa, della reporter Katsaryna Andreyeva perseguitata dal regime bielorusso. Espandi ▽
Katsaryna Andreyeva e la sua camerawoman Darya Chultsova sono finite in carcere a Minsk solo per aver fatto giornalismo d’inchiesta e, in particolare, per aver ripreso le manifestazioni antigovernative represse dalla polizia del premier Lukashenko. Il film testimonia la sua azione e ciò che il marito ha messo in atto per difenderla. L’opera prima della regista polacco-bielorussa Mara Tamkovic è stata realizzata grazie ad un finanziamento del governo polacco nell’ambito di un progetto denominato Microbudget per registi esordienti. Il regolamento stabilisce che la cifra a disposizione non è alta. Ciò spiega le costrizioni necessarie che hanno finito con il divenire la forza del film. Tamkovic, su cui non si trovano notizie in rete (e non è un buon segno) compie un’operazione coraggiosa che merita la visione. Ogni volta che un/una regista mette la propria creatività al servizio della denuncia di un sopruso (da qualsiasi parte provenga) va sostenuto/a. Si tratta di un tipo di cinema di cui abbiamo bisogno che rischia invece di essere soffocato da un mercato saturo di altri tipi di narrazione. Recensione ❯
Un'opera tra il comico e il sentimentale. Sincera e godibile pur nella semplicità della realizzazione. Commedia, Messico, Italia2024. Durata 90 Minuti.
Un giornalista ingigantisce una voce che vorrebbe l'astronauta Neil Armstrong essere nato in realtà in un paesino del Messico. Espandi ▽
Nell’estate del 1969, la corsa allo spazio raggiunge una piccola cittadina del Messico, Comala, dove Simón sogna di diventare un grande giornalista. Per ottenere il posto di cronista a Guadalajara che lo faccia svoltare, decide di rendere memorabile un articolo sullo sbarco dell’Apollo 11 sulla Luna, ingigantendo una voce che vorrebbe l’astronauta Neil Armstrong essere nato in realtà in un paesino del Messico. Mentre l’elemento comico evolve nel sentimentalismo, questa co-produzione tra il Messico e l’Italia rimane sincera e godibile pur nella semplicità della realizzazione, che sfiora il registro televisivo. Tra le varie peripezie è significativo però che emerga un ritratto del “pueblo” e della comunità di un paese, vista attraverso i pilastri che la governano. Tutti lavorano insieme per proteggere i segreti, e quando necessario anche per tutelare una menzogna. Una fiducia incrollabile nel sistema collettivo che guarda con benevolenza a coloro che sono partiti, che sia per l’America o per la Luna. Recensione ❯
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