Una serie Netflix che racconta una crudele storia vera: una famiglia messa sotto scacco da un misterioso 'osservatore'. Espandi ▽
Dean e Nora Brannock, insieme ai figli Ellie e Carter, trovano finalmente la casa dei propri sogni nell'idilliaca zona residenziale di Westfield, New Jersey, lontano dal degrado di New York. Investono nella casa tutti i loro risparmi ma la vita procede tranquilla per poco tempo, e i due coniugi si rendono conto che il nuovo quartiere è tutt'altro che accogliente: non tarda ad arrivare la prima lettera de L'Osservatore, qualcuno che nel dargli il benvenuto nel nuovo quartiere sottolinea che non smetterà di osservarli. È l'inizio di un incubo, della ricerca spasmodica a smascherare l'identità dell'anonimo scrittore, e nel frattempo anche l'inquietante vicinato si rivela tutt'altro che affabile con i nuovi arrivati.
Più che un thriller o la storia di una casa infestata, The Watcher è il racconto delle ossessioni dell'essere umano e della sua condanna a esser sempre "visto" dall'altro.
La cosa più interessante è un'altra: nella serie di Ryan Murphy solo i primi due episodi si attengono ai fatti di cronaca. Dal terzo ecco aprirsi diverse piste e narrazioni, che non fanno che rendere i protagonisti della storia sempre più preda delle loro ossessioni. Recensione ❯
Uno sguardo affascinante e allucinatorio sulla sorte dell'umanità e su ciò che verrà. Espandi ▽
La serie racconta la storia di Flynne Fisher (Moretz), una donna che cerca di tenere insieme i pezzi della sua famiglia disastrata in un angolo dimenticato dell'America futura. Flynne è intelligente, ambiziosa e predestinata. Non ha futuro, finché il futuro non bussa alla sua porta. Recensione ❯
Nella Chicago della fine anni '60, una donna cerca aiuto per abortire. Espandi ▽
È il 1968 a Chicago. Il vento del cambiamento soffia nell’aria assieme all’eco delle proteste studentesche, ma per ora può soltanto lambire le certezze di Joy, classica casalinga borghese dell’epoca con un marito avvocato, Will, una figlia adolescente e un altro bambino in arrivo. Una complicazione nella gravidanza mette però in pericolo la vita di Joy, che si vede negata la possibilità di un aborto che potrebbe salvarle la vita. Sola contro il sistema, Joy si rivolge a “Jane”, un’organizzazione clandestina che aiuta le donne in difficoltà.
Call Jane si inserisce nel filone (recentemente di nuovo florido) di un cinema impegnato a riflettere sui diritti civili e in particolare sul tema dell’aborto.
Un film che si propone di allargare il dibattito collettivo andando oltre la prospettiva personale di un individuo e affrontando le spinose implicazioni politiche, di classe e razziali che sono impossibili da ignorare specialmente nella realtà statunitense. Recensione ❯
Dalla Norvegia, un film che unisce la tradizione di una leggenda con i limiti umani di un gruppo di eroi. Espandi ▽
Quando un antico troll si risveglia su una montagna norvegese, un gruppo improvvisato di eroi deve unire le forze per cercare di impedire che semini devastazione. Recensione ❯
Una commedia sfrontata con Rebel Wilson dove il sogno che aveva da ragazza ritorna prepotente anche a 37 anni. Espandi ▽
Dopo un coma durato vent'anni per un'acrobazia da cheerleader finita male, una trentasettenne si risveglia decisa a realizzare un sogno: diventare reginetta del ballo. Recensione ❯
Come i giganti dell'industria hanno realizzato delle fortune alla fine del diciannovesimo secolo a New York. Espandi ▽
Marian Brook (Louisa Jacobson) deve fare il suo ingresso nella società aristocratica newyorkese della fine del Diciannovesimo Secolo. L'ingresso è forzato: reduce della perdita di un padre assente e indebitato, si troverà senza alcuna risorsa e così costretta a raggiungere le sue anziane zie (Christine Baranski e Cynthia Nixon), esponenti di una classe sociale in forte cambiamento e nei suoi ultimi anni di "reggenza". Il suo arrivo sarà concomitante all'ascesa dei Russell, una famiglia borghese arricchita che intende farsi valere in un sistema chiuso quale è quello dell'aristocrazia di fine secolo.
In molti hanno equiparato la "serie del momento" a due importanti produzioni che hanno attirato molta attenzione negli ultimi anni: da un lato Bridgerton, prodotta in casa Shonda Rhymes, che ha rianimato il racconto in costume, dall'altro Downton Abbey, di cui condivide il creatore, Julian Fellowes, ormai esperto del period drama e che forse per questo ha raggiunto una certa saturazione creativa. Della prima ha in realtà ben poco, della seconda invece fin troppo.
The Gilded Age riguarda un periodo storico ma, ancor più, il conflitto di classe. Recensione ❯
Prodotto da Sam Raimi e interpretato da Sandra Oh, un horror che entra in contatto con il mondo sovrannaturale. Espandi ▽
Amanda e sua figlia vivono una vita tranquilla in una fattoria americana, ma quando i resti della madre arrivano dalla Corea, Amanda comincia a vivere un viaggio orripilante nel mondo sovrannaturale. Recensione ❯
Sette storie per raccontare una condizione femminile difficile e sofferta, una storia condivisa e universale. Drammatico, Italia2022. Durata 92 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Sette episodi, un film, sette storie che raccontano le donne sotto variegati punti di vista, sfaccettature, colori. Espandi ▽
Sette storie brevi, alcune brevissime, per raccontare una condizione femminile difficile e sofferta, maternità desiderate e combattute, identità sessuali problematiche, violenza domestica, sfruttamento sessuale e ipocrisia sociale. Femminile singolare è un progetto cinematografico che mette insieme episodi uniti a formare i capitoli di una storia condivisa e universale, in onore della data della firma della Convenzione di Istanbul. L’intento è lodevole, ma la confezione filmica è molto disomogenea sia per stile che per chiarezza del messaggio, e il risultato è più interessante che cinematograficamente riuscito. Recensione ❯
Un action thriller su un'hacker costretta a fuggire dalla polizia. Espandi ▽
Incastrata per omicidio dopo aver svelato uno scandalo legato alla privacy, un'hacker etica deve sfuggire alla polizia mentre cerca di trovare i criminali che la ricattano. Recensione ❯
Un period drama inglese a tinte thriller ambientato in Italia. Espandi ▽
Hotel Portofino è una produzione girata fra Portofino e la Croazia, il cast principale è britannico e solo in piccola parte italiano, con molte comparse croate. Lo stile del racconto si pone a metà fra Downton Abbey, con il suo mix di alta borghesia e servitù, e l’opus Merchant-Ivory, da Camera con vista a Casa Howard: dunque location magnifiche e costumi raffinati, tè delle cinque e cucina anglosassone colorata da tocchi mediterranei, atteggiamenti altezzosi (con l’occasionale riferimento classista o xenofobo) ed educazione formale. Posti questi parametri (e posto il dispiacere di vedere tante maestranze croate su una serie narrativamente ambientata in Italia), Hotel Portofino è godibile e visivamente attraente, e inserisce qua e là tocchi di modernità che, pur tenendo conto della political correctness e delle nuove necessità inclusive, non tradisce l’epoca in cui la vicenda è ambientata. Recensione ❯
Un curioso mix di docufilm, travelogue e visual art ricco di informazioni sulla Città Eterna. Documentario, Italia2022. Durata 83 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Edoardo Leo esplora la sua stessa città con occhi nuovi tra incontri divertenti, fughe, svolte sorprendenti e momenti onirici nei quali si lascerà catturare dai volti e dalle voci degli "Dei di Roma" Espandi ▽
Un attore che deve impersonare Giulio Cesare abbandona il set della produzione americana appena prima di soccombere alla congiura delle idi di marzo e va in giro alla scoperta della sua Roma, città "cinica, beffarda violenta, fondata sul sangue eppure capace di risorgere ogni volta nel nome della bellezza". L'attore, che interpreta se stesso, è Edoardo Leo, nato proprio il 21 aprile, data mitica della fondazione di Roma. Leo diventa la nostra guida attraverso la Capitale mostrandocene i luoghi più o meno noti, e rivelandoci i segreti anche delle attrazioni più conosciute nel mondo. Allo stesso tempo rivisita la Storia romana, lasciando che siano molte figure dell'antichità - da Romolo e Remo ai grandi imperatori, da Agrippina ai gladiatori - a ripercorrere le tappe di un passato ricco e sfaccettato.
Power of Rome è un curioso incrocio di docufilm, travelogue e visual art, costellato di ardite ricostruzioni, materiali d'archivio, brani teatrali e inseguimenti in motorino.
La costruzione narrativa si impegna a stratificare, ispirandosi all'impianto architettonico di una città che ha visto sovrapporsi molti secoli, dati, immagini, artifici, testi e riprese che rivelano, tra l'altro, il background pubblicitario del regista Giovanni Troilo. Il tentativo è un formalismo che rimanda al plastico iniziale della Città Eterna. Recensione ❯
Tratto dal romanzo best seller "The Greatest Beer Run Ever" di John "Chick" Donahue e J.T. Malloy. Espandi ▽
Inwood, quartiere di New York, 1967. Mentre l'esercito statunitense sta combattendo in Vietnam, John Donohue, chiamato da tutti Chickie, trascorre spesso le sue giornate al pub gestito dal Colonnello insieme ai suoi amici del quartiere. Ex-marine e ora in attesa di partire su una nave mercantile, crede fermamente nei valori dei soldati del suo paese e se la prende con i movimenti di protesta pacifisti di cui fa parte anche la sorella Christine. Intanto alcuni coetanei stanno morendo in guerra e al funerale di uno di loro Chickie viene a sapere che il suo amico Tommy è disperso. Scosso dalla notizia, in una delle tante sere passate al pub, ha un'idea: partire per il Vietnam con un carico di birre per risollevare il morale dei soldati. Comincia come un viaggio pieno di buone intenzioni ma poi si ritrova catapultato nel conflitto e scopre che la guerra, quella vera, è diversa da come viene raccontata dai media.
Con Una birra al fronte Peter Farrelly cerca di trovare la sintesi tra la strada che ha preso oggi il suo cinema e quell'incontrollata follia dei film girati con il fratello. Il risultato però è contraddittorio.
Il tentativo di dissacrare la guerra in Vietnam è andato a vuoto. Forse a Una birra al fronte non gli manca la storia, ma la voce. Quella che gridava, rideva e soprattutto dava l'illusione di essere lì, sul posto. Recensione ❯
Sette ritratti di immigrate raccolti con immediatezza per celebrare la coppa di chi non arriva primo. Documentario, Italia2022. Durata 80 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Un gruppo di donne immigrate a Roma, quasi tutte sudamericane, lavorano come badanti e domestiche e hanno in comune la passione per il calcio. Espandi ▽
Nel campo di calcio Vis Aurelia, a Roma, si disputa, a parecchia distanza dall’attenzione dei tornei maggiori, un campionato amatoriale di calcio femminile a otto. Le giocatrici che militano nelle sei formazioni in gara provengono da ogni parte del mondo. L’obiettivo delle documentariste concentra su sette di loro, inoltrandosi con successo e discrezione nelle loro origini familiari, in ascolto di aspirazioni e rinunce. La sintesi di un montaggio serrato, tra confessioni riposte e situazioni ordinarie, eppure avvincenti, e l’ottimo lavoro sul suono in presa diretta trasmettono un senso di immediatezza e trascinano in percorsi molto lontani tra loro ma accomunati da una tenerezza di fondo e un attaccamento ai legami affettivi, non solo di sangue. Senza sdolcinature e al minimo tasso di retorica. Dedicato “alle nostre figlie”, Las Leonas celebra e riconosce, come una coppa assegnata a chi non arriva primo, la molto sottovalutata intelligenza di adattarsi a un contesto ostile, non arrendersi a una sconfitta, rialzarsi nonostante il pronostico avverso. Recensione ❯
Il coming of age particolare e universale di una studentessa problematica. Un'opera che rimane impressa. Commedia, Francia2022. Durata 110 Minuti. Consigli per la visione: Film per tutti
Stella alle prese col complesso anno della maturità attraverso una commedia sofisticata piena di vita e di vitalità, a ritmo di musica. Espandi ▽
Parigi, fine anni Ottanta. Stella è una studentessa con una serie di problemi, personali, psicologici e familiari. Vive nel bar di sua madre, fin quando non viene venduto per debiti. Ha una famiglia problematica, una madre disoccupata, un padre assente, una scuola che non la stimola, tutto sembra remare contro la sua felicità. Finché un giorno, insieme alle inseparabili amiche, incontra in discoteca un ragazzo che le piace tantissimo e con cui, per la prima volta, si lascia andare.
Un coming of age che è anche una storia di amicizia raccontata a partire da un contesto di disagio sociale. La regia di Sylvie Verheyde sa raccontare bene, anche da un punto di vista estetico, le altalene emotive dell'adolescenza calandole realisticamente nei loro contesti, tra banchi di scuola, pista da ballo, chiacchierate tra amiche sotto le luci stroboscopiche come al buio di una camera.
Una parabola che sa coinvolgere chi guarda non perché si distacchi da altre opere simili, ma per il suo tentativo di essere universale e transgenerazionale: racconta le difficoltà di individuare un posto nel mondo, di capire chi si è e chi si possa diventare, che tutti almeno una volta nella vita hanno provato. Recensione ❯
Un flusso ragionato di materiali che offre un'indescrivibile varietà di soluzioni come tutto il lavoro del "riautore". Sperimentale, Italia2022. Durata 196 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Frammenti di personaggi, luoghi e situazioni in un'opera che rappresenta a pieno lo spirito di enrico ghezzi. Espandi ▽
Il panorama delle vicende umane incontra l'uomo con la macchina da presa. Il suo campo da gioco non ha confini, la sua curiosità non ha misura. Personaggi, situazioni e luoghi si accampano nel vissuto di un'umanità che è al contempo colei che vede e la cosa vista. Ma cosa sono gli ultimi giorni di questa umanità? Recensione ❯
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