| Titolo originale | Tarde para la ira |
| Titolo internazionale | The Fury of a Patient Man |
| Anno | 2016 |
| Genere | Thriller, |
| Produzione | Spagna |
| Durata | 92 minuti |
| Regia di | Raúl Arévalo |
| Attori | Antonio de la Torre, Luis Callejo, Ruth Díaz, Alicia Rubio, Manolo Solo Raúl Jiménez, Font García, Pilar Gómez, Gaizka Ardanaz, Luna Martín, Chani Martín, Enrique de la Torre, Inma Sancho, Paco Benjumea, Berta Hernández, Alfonso Blanco, Juan Doñate, Ramiro Alonso, Chema Adeva, Chema del Barco, Juan Vinuesa. |
| Uscita | giovedì 30 marzo 2017 |
| Tag | Da vedere 2016 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,47 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 10 aprile 2017
Un uomo trascorre 8 anni in carcere. Una volta uscito vuole rifarsi una vita ma incontra numerosi ostacoli. In Italia al Box Office La vendetta di un uomo tranquillo ha incassato 375 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Curro guidava l'auto della fuga e faceva il palo davanti alla gioielleria in cui i suoi compari stavano compiendo una rapina, ma qualcosa è andato storto e a pagare si è ritrovato solo lui. Fuori dal carcere lo aspetta la compagna Ana insieme al loro bambino, e non sono i soli ad attenderlo al varco. José è un uomo ricco e pacato che da qualche tempo frequenta i quartieri poveri della città. Un ricordo lo tormenta, e farà il possibile per affrontarlo nel modo che gli pare adeguato.
Sono gli unici elementi narrativi che si possono offrire senza rivelare le sorprese di un thriller che ne ha parecchie (meno attento agli spolier il titolo italiano del film, che in originale si chiamava "Tarde para la ira", cioè "Tardi per la rabbia").
La vendetta di un uomo tranquillo segna l'esordio alla regia del 36enne Raúl Arévalo, attore molto noto in Spagna, che in Italia abbiamo visto in Ballata dell'odio e dell'amore e ne Gli amanti passeggeri, ma soprattutto in quel La isla minima, di cui era coprotagonista, predecessore evidente del suo debutto dietro la cinepresa: stesso rigore, stessa tensione noir, stesso sguardo rivolto al cinema americano ma anche stesso radicamento nel territorio e nella cultura spagnoli.
C'è anche un altro precedente recente, La notte dei girasoli: questi tre film (e un altro pugno di titoli ancora) segnano una rinascita del genere in Spagna che può essere di esempio e ispirazione in tutta Europa, perché si attiene rigorosamente ai codici internazionali del thriller ma imbeve la narrazione di un'identità locale forte e chiara.
Ne La vendetta di un uomo tranquillo è la regia a fare da padrone, impossessandosi di ogni scena senza mai abbandonare un realismo di fondo che ci fa riconoscere, ad esempio, un incidente stradale filmato dall'interno di un'automobile, e che riporta la violenza al suo vero impatto emotivo senza "tarantinizzarla" (nonostante i titoli di testa del film sembrino presi a prestito da Kill Bill). Quella di Arévalo è una regia intima, sensuale, sempre pertinente all'evoluzione della storia e dei personaggi. Una regia che spia attraverso stipiti e spiragli, o "spara" in primissimo piano i volti nudi degli interpreti, modulando la propria scelta stilistica a seconda delle necessità di ciascuna scena.
L'influenza del cinema del Sudamerica (soprattutto il primo Inarritu) appare evidente, ma ricondotta alla matrice della "madrepatria" spagnola, e dunque depurata dei toni carichi e splatter del melodramma latinoamericano. Particolarmente interessante è il lavoro sul sonoro, che nei momenti di tensione ripete ossessivamente i rumori d'ambiente (uno per tutti: il punching ball colpito a ritmo sempre più frenetico in una palestra) mentre in quelli di azione esplosiva diventa ovattato, o addirittura scompare.
La sceneggiatura, cofirmata da Arévalo, è ben strutturata, presenta i personaggi come pezzi di un puzzle che è lo spettatore a dover ricomporre, e ci invita a cercare i pezzi mancanti, distinguendo quelli giusti da quelli sbagliati. Perde però l'occasione di esplorare più a fondo il tema della (possibilità di) redenzione, lasciandolo solo sottotraccia. A prevalere è, dichiaratamente, quella rabbia che faceva parte del titolo originale del film, e che penetra il mood della storia. Straordinari gli attori, soprattutto Luís Callejo nei panni di Curro e Ruth Díaz, premio Orizzonti per la miglior attrice alla Mostra del Cinema di Venezia, in quelli di Ana. La vendetta di un uomo tranquillo è un thriller credibile, teso come una corda di violino, che non rinuncia alla sua identità etnica e a un'estetica autoriale, pur rispettando alla lettera i canoni del genere.
Quando si saltano i preamboli e si entra a piè pari nel contesto, se il contesto è forte, l’emozione deve essere all’altezza; se il contesto è forte, l’emozione deve colpire in modo crudo e nudo, si saltando i preamboli e si toglie ogni minimo fronzolo: è così che comincia questo film. La macchina da presa, il nostro sguardo, noi, siamo lì, [...] Vai alla recensione »
Consumata calda, in un impeto d'ira, o lasciata raffreddare per gustarne meglio il sapore, come suggerisce il detto popolare, la vendetta è di certo tema cinematografico come pochi altri. Su di essa sono state costruite innumerevoli pellicole, dalle trasposizioni di Amleto fino a Bruce Lee che sconfigge un intero dojo in Dalla Cina con furore. Passando per faide mafiose che scatenano infinite reazioni domino di vendetta e contro-vendetta. D'altronde il percorso di violenza ascendente, giustificato da quanto subito in passato dal protagonista, che caratterizza questi film rappresenta un'occasione troppo ghiotta.
Una "licenza di uccidere" che i registi hanno sfruttato soprattutto nel noir e nei gangster movies, o nel sottogenere rape and revenge, in cui è uno stupro a scatenare angeli della vendetta, come quello che dà inizio alla carriera di Abel Ferrara con l'omonimo film.
L'uscita in sala de La vendetta di un uomo tranquillo di Raúl Arévalo, omaggio iberico ad atmosfere e volti della New Hollywood attraverso un percorso di torti politici e familiari, è l'occasione per un viaggio cinematografico attraverso storie indimenticabili di riscatto violento e giustizia sommaria.
Scontati otto anni per rapina, Curro torna dalla sua compagna Ana e dal loro bimbo. Non sa però, che lo aspetta anche José, al quale la rapina è costata molto cara. Né che José è diventato un frequentatore del bar di Ana e ha sedotto la donna, risoluto a servirsi di Curro per compiere una vendetta meditata a lungo. Chi pensava che i film di self-justice se li fosse appaltati Liam Neeson potrà ricredersi: [...] Vai alla recensione »