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Golden Globe 2021, l’immagine fedele dell’establishment hollywoodiano

Nessuna sorpresa in questa edizione che conferma l’impegno di Hollywood nei confronti delle donne e degli afroamericani. 
di Roberto Manassero

lunedì 1 marzo 2021 - Premi

Nessuna sorpresa tra i vincitori della 78° edizione dei Golden Globe, che anche in tempi di pandemia, con una cerimonia rigorosamente a distanza, e tra le polemiche per la natura elitaria della Hollywood Foreign Press Association (l’associazione di giornalisti stranieri – e bianchi – che ogni anno assegna i premi), ha dimostrato di essere, non tanto o non solo l’anticipazione degli Oscar, quanto l’immagine più fedele delle tendenze e delle parole d’ordine dell’establishment hollywoodiano.
 

Che a trionfare come miglior film drammatico sarebbe stato Nomadland (già Leone d’oro a Venezia) era del resto inevitabile, così come che il premio per la miglior regia andasse a Chloé Zhao (la prima donna a vincerlo dal lontano 1979, quando il premio se lo aggiudicò Barbra Streisand per Yentl), nel frattempo messa alla guida del nuovo film della Marvel, Gli eterni, e dunque ora più che mai garante della qualità autoriale di un prodotto non più solamente commerciale. Si sa, d’altronde, che se Hollywood decide di combattere una battaglia – come quella di produrre più film diretti da donne o afroamericani – lo fa anche per garantirsi la sopravvivenza economica dei propri prodotti, che oggi come oggi passa anche per la loro riconoscibilità e credibilità sia artistica sia politica. 

L’intera cerimonia di premiazione dei Golden Globe, presentata da Tina Fey e Amy Poehler del Saturday Night Live, la prima collegata dal Rockefeller Center di New York, la seconda dal Beverly Hilton Hotel di Los Angeles, sede della HFPA, con le star collegate da casa e in certi casi troppo in ghingheri per non sembrare fuori luogo (ma Jodie Foster e la moglie erano magnificamente a loro agio nel loro look sobrio e casual), è stata come al solito l’occasione per Hollywood di ribadire il proprio impegno per una società americana più democratica e giusta (e finalmente libera da Donald Trump). 

Tutti i premiati, da Jane Fonda a Mark Ruffalo, alla stessa Zhao, che ha condiviso il premio con la troupe e le comunità di senzatetto tra le quali il suo film è girato, hanno parlato di inclusività, di sensibilità ecologica, di fragilità del pianeta, di Gesù e di Maometto, di diversità e di coraggio per aver lavorato nonostante il Covid e, come specificato da Sacha Baron Cohen a proposito di Borat 2, per aver rischiato addirittura l’arresto o la molestia sessuale (e Rosamund Pike ha celebrato la rivale Maria Bakalova, protagonista dell’ormai celeberrima e controversa scena con Rudolph Giuliani). 

Tra le serie tv premiate – in buona parte targate Netflix – l’accento è stato posto meno sul valore politico e più sull’indubitabile valore artistico e produttivo, con il trionfo di The Crown, che ha visto premiati quasi tutti i suoi interpreti, la definitiva affermazione di La regina degli scacchi e soprattutto di Anya Taylor-Joy, la sorpresa (almeno qui in Italia, dov’è inedita) della commedia canadese Schitt’s Creek, e la conferma di un attore come John Boyega, tra i protagonisti della serie antologica di Steve McQueen Small Axe e quarto interprete afroamericano premiato della serata, dopo Daniel Kaluuya (con un discorso in parte silenziato per problemi tecnici, a conferma che anche a Hollywood la comunicazione digitale ha i suoi inconvenienti), Andra Day e il povero Chadwick Boseman, ricordato con un premio postumo a sei mesi dalla scomparsa.

Tra le note piacevoli, l’affermazione di un regista finora relegato nel circuito indie e festivaliero, l’americano-coreano Lee Isaac Chung, regista del miglior film straniero Minari, e il riconoscimento all’abilità di scrittura di Aaron Sorkin (collegato da un’abitazione decisamente affollata), mentre tra gli sconfitti fanno notizia il vuoto di premi a Mank di David Fincher, forse un film troppo complesso per questa Hollywood ossessionata dal contenuto come ha detto Scorsese, e a Una donna promettente di Emerald Fennell, data alla vigilia tra i favoriti: il 25 aprile prossimo ci sarà la premiazione degli Oscar per rimediare, anche se la strada sembra più che mai tracciata… 


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