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Venezia 75, la Mostra promette la Luna coi piedi per Terra

Presentato il programma: tre italiani (Guadagnino, Martone e Minervini) in corsa per il Leone d'Oro. Tantissimi i nomi illustri. Il primo uomo film d'apertura. Guillermo Del Toro presiede la Giuria.
di Marzia Gandolfi

Ryan Gosling (Ryan Thomas Gosling) (38 anni) 12 novembre 1980, London (Canada) - Scorpione. Interpreta Neil Armstrong nel film di Damien Chazelle First Man - Il Primo Uomo.
mercoledì 25 luglio 2018 - Mostra di Venezia

Squadra vincente non si cambia e si replica naturalmente. Due anni dopo il successo straordinario di La La Land, che mosse letteralmente i primi passi al Lido di Venezia, a Damien Chazelle l'onore di (ri)aprire il sipario sulla 75. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Nata sotto il segno dell'allunaggio dell'Apollo 11, che pochi giorni fa festeggiava il suo quarantanovesimo anniversario, la Mostra quest'anno promette davvero la Luna.

Ricchissimo e di pregio, il programma è sensibile alle produzioni Netflix (The Other Side of the Wind di Orson Welles e Roma di Alfonso Cuarón, negati a Cannes per incompatibilità con l'ecosistema della distribuzione francese) e in presa diretta con l'attualità geopolitica.
Marzia Gandolfi

Ventuno i film in concorso, tre i film italiani, diversi per genere e sguardo che prendono slancio dal passato. Storico per Mario Martone che risale indietro nel tempo, alla vigilia della prima Guerra Mondiale e in seno a una comunità di giovani artisti e intellettuali che sull'Isola di Capri preparavano la 'rivoluzione' (Capri-Revolution). Cinematografico il bacino da cui pesca Luca Guadagnino con un remake personale di Suspiria, il capolavoro di Dario Argento. Il rosso crudo e il blu vertiginoso di Suspiria, viaggio iniziatico in Technicolor in una Germania da incubo, cola adesso dalle mani di Guadagnino che firma un omaggio ambizioso al regista romano riuscendo là dove fallì David Gordon Green. Alla Storia, quella afroamericana, fa appello il nuovo documentario di Roberto Minervini (What You Gonna Do When the World's On Fire), che attraverso tre ritratti intimi riflette sulla questione razziale e la sua insolubile problematicità.


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Capri-Revolution.
Suspiria.

La Francia partecipa coi les oubliés illustri dell'ultima edizione di Cannes, Olivier Assayas e Jacques Audiard. Il primo con una commedia, Doubles Vies, che confronta due coppie e si confronta con l'editoria nell'era del digitale, il secondo con un western in lingua inglese e attori americani, The Sisters Brothers, adattamento del romanzo omonimo di Patrick deWitt sulle avventure di due fratelli, un fratello e una sorella al soldo di un cattivo per acciuffarne uno più cattivo.

Tra gli attesissimi, accanto a Damien Chazelle, si confermano Mike Leigh (Peterloo), i fratelli Coen col secondo western in concorso (The Ballad of Buster Scruggs), Paul Greengrass (22 July), Yorgos Lanthimos (The Favourite), László Nemes (Sunset).
Marzia Gandolfi

Graditi ritorni al Lido, dentro e fuori concorso, sono invece Julian Schnabel (At Eternity's Gate), Shin'ya Tsukamoto (Killing), Florian Henckel von Donnersmarck (Werk Ohne Autor), indimenticabile autore di Le vite degli altri, e ancora Amos Gitai, due volte presente con A Letter to a Friend in Gaza (documentario) e A Tramway in Jerusalem (fiction), Emir Kusturica (El Pepe - Una vida suprema), Tsai Ming-liang (Your Face), Frederick Wiseman (Monrovia, Indiana), Sergey Loznitsa (Process) e Zhang Yimou (Shadow).


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Peterloo.
Sunset.

Non mancano poi nuovi autori (otto opere prime su diciannove nella sezione Orizzonti) e nuovi Paesi (Siria, Indonesia, Kazakistan...) che dilatano i confini del cinema e aprono una finestra su conflitti civili lontani che ci riguardano da vicino. Alleggerisce un festival di disastrosi scenari politici a cavallo tra presente (Isis, Tomorrow. The Lost Souls of Mosul di Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi) e passato (Process di Sergei Loznitsa), A Star is Born di Bradley Cooper nella singolare veste di autore e cantante, a fianco di Lady Gaga e dentro il nuovo remake del film omonimo di William A. Wellman. Presidente della giuria quest'anno è Guillermo Del Toro, vincitore della scorsa edizione con La forma dell'acqua.

Il Leone d'oro alla carriera verrà consegnato invece a Vanessa Redgrave, attrice britannica e autentico prodigio interpretativo, politicamente impegnata nella vita come nell'arte. Arrivata sullo schermo dalla scena teatrale, ha sempre adorato i ruoli decisamente anticonformisti (Oh, che bella guerra), provocatori (Diavoli) o debitori al vento di novità (Un tranquillo posto di campagna).
Marzia Gandolfi

Altrettanto decentrato è David Cronenberg, autore organico premiato anche lui con un Leone per il suo cinema barocco e dotato di una straordinaria sensibilità visiva. Tema privilegiato di tutti i suoi film è il corpo umano, dilaniato dal conflitto tra istinto e ragione, insidiato da parassiti, sottoposto a impressionanti mutazioni ed eccitato da una sessualità malata e sempre insoddisfatta. Last but not least, riapre le porte il Des Bains, hotel balneare reso celebre da Luchino Visconti (Morte a Venezia), un investimento finanziario e culturale sui luoghi del cinema che hanno contribuito a scrivere la ballata della Serenissima.


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