Peterloo

Film 2018 | Drammatico 154 min.

Regia di Mike Leigh. Un film con Maxine Peake, Rory Kinnear, David Bamber, Tim McInnerny, Teresa Mahoney. Cast completo Titolo originale: Peterloo. Genere Drammatico - Gran Bretagna, 2018, durata 154 minuti. - MYmonetro 2,88 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Lo scontro tra la cavalleria e la popolazione in rivolta avvenuto a Manchester il 16 agosto 1819, a St. Peter's Field.

Consigliato sì!
2,88/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 2,75
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Mike Leigh alza toni e ambizioni con il racconto di un evento del passato che ha costruito il presente.
Recensione di Marianna Cappi
sabato 1 settembre 2018
Recensione di Marianna Cappi
sabato 1 settembre 2018

Il giovane trombettiere Joseph sopravvive miracolosamente alla sanguinosa battaglia di Waterloo e torna a casa, a Manchester, dalla sua famiglia di umili operai. Ma un'altra battaglia si prepara da quelle parti: quella del popolo inglese del dopoguerra, ridotto alla fame dalla disoccupazione e dalla tassa sull'importazione del grano e trattato con a ferocia e ingiustizia da una magistratura ecclesiastica arrogante e violenta. Giovani radicali e meno giovani riformisti moderati prendono a riunire folle sempre più numerose, pronte a domandare in piazza il diritto di voto che la Costituzione prevede per loro. Il governo di Londra, informato dei fatti, si prepara invece a difendere i propri privilegi, affilando le armi.

Mike Leigh drammatizza gli eventi che precedettero e si consumarono durante il cosiddetto "massacro di Peterloo", quando, il 16 agosto 1819, più di sessantamila persone da tutto il circondario si riunirono pacificamente in St Peter's Field e vennero brutalmente travolte dalla cavalleria dell'esercito, finendo uccise o ferite.

Forte del budget più consistente di cui abbia mai disposto e dell'esperienza nel campo del film d'epoca accumulata con il biopic su Turner, inscena un affresco storico e sociale in cui la dimensione epica non è mai afflato superficiale ma affonda nel fango delle strade, nella precisione degli interni domestici, dei gesti della fabbrica, del legno grezzo dei bicchieri di cui pare di percepire il peso e dell'erba alta delle campagne di cui ci fa sentire l'odore. Un livello di avvicinamento all'oggetto del racconto che talvolta, quando sotto la lente ci sono le figure umane, sfora nel grottesco, richiamando certe espressioni artistiche di propaganda rivoluzionaria.

Ma naturalmente, Peterloo parla anche al presente, in più di un modo. È il ricordo del lungo e sacrificale cammino che ha portato alla democrazia contemporanea, alle libertà e ai diritti civili che tutela, ma è anche impossibile non leggere, tra le immagini di piazza di quell'estate di due secoli esatti fa, eventi assolutamente più recenti: ragazzi, ragazze, signore, giornalisti, tutti disarmati, presi a spintoni e bastonate, impossibilitati a mettersi in salvo per il blocco delle vie di fuga.

"Qualcosa cambierà e qualcosa rimarrà sempre uguale" afferma il vecchio padre di Joseph, tentando di immaginare il futuro, alla vigilia della grande manifestazione. E infatti qualcosa permane: oggi come allora una patata scagliata per protesta contro la carrozza del potere ci mette un attimo a diventare, nel passaparola popolare quanto in quello ufficiale, una pietra, poi due proiettili, financo una cannonata. E Leigh dedica una grande parte del film all'arte della parola e alle sue degenerazioni, non solo per distinguere i danni dei discorsi non verificati dalla missione del buon giornalismo ("Dovremo raccontare i fatti di oggi nei minimi dettagli", dice il cronista londinese ad un collega, sui resti della carneficina, ed è possibile che il regista abbia obbedito alla stessa dichiarazione d'intenti), ma anche e soprattutto confrontando l'oratoria dei radicali con la retorica dei rappresentanti del regime.

Entrambi le parti, all'epoca, necessitavano del ricorso ad un'esposizione orale per immagini quanto più vivida e ardita possibile, ma erano i loro scopi a differire. Il cinema mentale dei potenti dell'ancient régime era compiaciuto e feroce, formale e aggressivo. Quello degli oratori del popolo poteva apparire esagerato, ma serviva a far sognare un modo più giusto.

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Il massacro di Peterloo.

Il 16 agosto 1819 a Manchester, in Saint Peter's Field, la cavalleria britannica sparò contro una folla di manifestanti, durante un comizio che chiedeva la riforma elettorale al parlamento britannico. Tra gli 80.000 manifestanti, undici persero la vita e diverse centinaia rimasero feriti.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
domenica 2 settembre 2018
Francesco Alò
Il Messaggero

Peterloo comincia a Waterloo. L'ultimo film di Mike Leigh prende le mosse dal campo di battaglia della disfatta di Napoleone. Da qui un trombettiere inglese torna a casa: Manchester. Lì troverà un'altra guerra fatta di fame e rabbia. Le uova al mercato sono un lusso e il suffragio universale pura utopia. REPRESSIONE La protesta è nell'aria gelida così come le spie dei nobili locali pronti alla [...] Vai alla recensione »

domenica 2 settembre 2018
Emiliano Morreale
La Repubblica

Nel 1819 quindici persone furono uccise a Manchester, e ferite centinaia, dalla cavalleria inglese che reprimeva una pacifica manifestazione di piazza. Protestavano per le riforme elettorali, che sembrava potessero aiutare a far progredire la giustizia sociale nel Paese. Il massacro prese il nome di Peterloo, per assonanza con Waterloo (alcuni dei soldati che parteciparono alla repressione erano veterani [...] Vai alla recensione »

domenica 2 settembre 2018
Silvana Silvestri
Il Manifesto

Il grande saggio sulla democrazia di Mike Leigh, Peterloo (in concorso) si percepisce come un'alternativa a The Crown, a Young Victoria, a Downton Abbey che veicolano presso il grande pubblico la way of life dell'aristocrazia dei tempi andati. Con una straordinaria visione di massa il regista mette in scena l'antefatto e la conclusione di un episodio poco conosciuto perfino in Inghilterra della storia [...] Vai alla recensione »

domenica 2 settembre 2018
Stenio Solinas
Il Giornale

Era una giornata di sole quel lunedì 16 agosto del 1819 a St Peter's Field, estrema periferia di Manchester, capitale del tessile e punta di diamante di una rivoluzione industriale ormai avviata. Sul trono d'Inghilterra c'è un re demente, Giorgio III, e così la corona è affidata al «principe reggente» suo figlio, il futuro Giorgio IV, ma al momento solo «Giorgio il grasso», come l'ha chiamato una volta [...] Vai alla recensione »

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