The Meyerowitz Stories

Film 2017 | Commedia 110 min.

Regia di Noah Baumbach. Un film Da vedere 2017 con Ben Stiller, Adam Sandler, Dustin Hoffman, Emma Thompson, Elizabeth Marvel, Candice Bergen. Cast completo Titolo originale: The Meyerowitz Stories. Genere Commedia - USA, 2017, durata 110 minuti. Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Baumbach dirige una commedia con un cast di alto livello; la storia è ambientata a New York.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Tra ricordo personale e riflessione generazionale, Baumbach costruisce un dramma familiare che dà il suo meglio nei pregevoli dettagli.
Recensione di Emanuele Sacchi
martedì 23 maggio 2017
Recensione di Emanuele Sacchi
martedì 23 maggio 2017

Danny e Matthew sono figli dello stesso padre, Harold, ma di madri diverse. Le loro vite hanno seguito direzioni divergenti. Danny è un loser che ha abbandonato una carriera da musicista, è terrorizzato dal mondo ed è privo di fiducia in se stesso; Matthew è un manager di successo che ha lasciato la via indicata dal genitore, scultore il cui talento non è mai stato riconosciuto.

Con un ritmo produttivo mirabile, Noah Baumbach procede nella sua dissezione del mondo intellettuale newyorchese di matrice ebraica, con un occhio di riguardo per gli artisti o per coloro che sono convinti di esserlo.

Forse il candidato più idoneo a ereditare l'ideale scettro di Woody Allen, anche in The Meyerowitz Stories Baumbach rievoca il cinema dell'autore di Io e Annie, anche se il vero termine di paragone è il Wes Anderson de I Tenenbaum. Al centro della vicenda, infatti, c'è un padre dalla personalità forte, interpretato da un'icona della New Hollywood - là Gene Hackman, qui Dustin Hoffman - alle prese con figli problematici - tra i quali, in entrambe le pellicole, Ben Stiller. Eppure, è proprio quando Baumbach si discosta da questo modello più recente, che The Meyerowitz Stories acquisisce maggior efficacia come racconto corale su una famiglia sui generis.

La narrazione esplora differenti modalità di rapportarsi all'arte e al successo in questo ambito. Nonno Harold, ad esempio, crede ancora all'importanza dell'esibire e dell'esibirsi come artista sulla scena pubblica, mostrandosi ad eventi e vernissage. Ma il riconoscimento collettivo, per lui, è inconsistente, dal momento che l'attuale scena artistica della Grande Mela fatica a ricordare il suo ruolo di primo piano negli anni Settanta. Al contrario, la nipote Eliza, artista in erba, produce bizzarri cortometraggi sul proprio laptop, senza aspettarsi di avere un pubblico. Forse è proprio lei la "talentuosa", in una famiglia dilaniata dalla contrapposizione tra libertà creativa e riscontro socio-economico. Per un Matthew che ha vinto la partita della vita, infatti, giocandola in difesa e rifiutando il percorso caldeggiato dal genitore, c'è un Danny che è rimasto prigioniero delle aspettative del padre e delle sue illusioni, forse frutto di una scarsa capacità autocritica.

Lo scontro generazionale al centro di Giovani si diventa, in cui gli stili di vita di X-ers e millennials si contrapponevano frontalmente, viene declinato sul piano privato e familiare e sfumato in un'esperienza che è prima di tutto legata al rapporto padre-figlio, tema inconfondibilmente baumbachiano (si veda Il calamaro e la balena). Rispetto a Frances Ha o Mistress America, l'accento è posto sull'intensità dei confronti emozionali, anziché sui passaggi brillanti di sceneggiatura: il personaggio di Jean, ad esempio, sorella di Danny dal disagio solondziano, resta abbozzato, macchiettistico, mai del tutto convincente. Così come lo Stiller che dà vita a Matthew, innestando il pilota semi-automatico, non regge il confronto con la straordinaria caratterizzazione di Adam Sandler, che dopo Ubriaco d'amore interpreta di nuovo un individuo in crisi, a disagio con se stesso e con il mondo.

Servendosi di espedienti audaci, che forzano i limiti dell'inquadratura e del sonoro - la crisi dell'epilogo tra Danny e il padre, sottolineata da zoomate ed effetti uditivi - Baumbach conferma la volontà di colpire innanzitutto sul piano emozionale, spingendo lo spettatore verso un transfert commovente con la vicenda dei Meyerowitz. Che è ricordo personale (forse) e riflessione generazionale (certamente), sulle illusioni, spesso autoindotte, di chi ha vissuto i Sessanta e ha proiettato il proprio fallimento sui figli. Un'opera dalle molteplici chiavi di lettura, in cui è il pregio del dettaglio a farsi preferire, sulla coesione dell'insieme.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 16 ottobre 2017
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Perché vedendo The Meyerowitz stories ho avuto l'impressione di vedere un film già visto mille volte, senza nessun guizzo di originalità? L'appartamento del padre alla Woody Allen, la New York dei vernissage di Woody Allen, il padre insopportabile e poco comprensivo, i fratellastri che non si conoscono ma si riscoprono grazie alla malattia del padre, che invece resta sempre più una macchietta che un [...] Vai alla recensione »

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