Al suo esordio alla regia, Russell Crowe dimostra una sensibilità e una cultura non comuni, e l’amore per quelle terre da dove viene. Ora su TIMVISION.
The Water Diviner è il primo film di Russell Crowe regista. Racconta di Joshua, un agricoltore australiano che ha perso i tre figli in guerra. Forse uno è sopravvissuto e Joshua si mette alla sua ricerca.
Siamo nel 1919. Decisivo è lo scenario, l’Australia appunto, non solo, ma Gallipoli, un posto che richiama un dramma australiano e un film che fa parte della memoria del cinema. Russell, neozelandese non può non essere sensibile a tanta storia d’Australia. La battaglia di Gallipoli fu una campagna militare nell’aprile del 1915 che coinvolse Francia e Inghilterra contro la Turchia. L’Australia e la Nuova Zelanda mandarono un contingente che, per un errore di strategia, inglese, venne decimato. Peter Weir raccontò quella vicenda nel suo Gli anni spezzati (Gallipoli), protagonista Mel Gibson.
In quella spedizione sono dunque finiti i tre ragazzi di Joshua che arriva a Gallipoli e cerca contatti quasi impossibili, finché riesce a incontrare un ufficiale turco, dunque un “nemico”, che partecipò a quella battaglia. È lui che si impegna in una ricerca difficile finché emerge la possibilità che un figlio sia vivo. L’uomo è un rabdomante, conosce l’acqua e la terra, e questa attitudine lo porterà a “sentire” la terra dove possono essere i corpi dei figli morti. E così Joshua parte per quel viaggio della speranza attraverso l’Anatolia. Crowe affronta dunque l’argomento dalla parte del nemico, come aveva fatto Clint Eastwood col suo Lettere da Iwo Jima, dove, attraverso testimonianze dei combattenti giapponesi, cercava di stabilire contatti e affinità di pace individuali, oltre la guerra e la politica. Crowe percorre quella strada, e dimostra una sensibilità e una cultura non comuni, e l’amore per quelle terre da dove viene. E non è la prima volta che riafferma quella sua radice. In Rapimento e riscatto, lo credono un inglese, ma lui afferma, perentorio, “sono australiano”.