Un vero tsunami, un titolo che cambiò uno dei generi nobili del cinema, l'avventura, in modo radicale. Ora su TIMVISION.
Nel 1981 irruppe nei circuiti I predatori dell’arca perduta. Un vero tsunami, quel titolo cambiò uno dei generi nobili del cinema, in modo radicale.
Steven Spielberg, genio delle grandi produzioni e dei grandi incassi aveva stravolto i contenuti dell’”avventura”, declassandoli e arricchendoli. Inserendo nel format tutta una serie di citazioni, uno zibaldone che sarebbe stato assurdo nelle mani di chiunque altro. C’era il fantasy, il fumetto, l’esotismo dei vecchi romanzi d’appendice, l’horror, il sapore della commedia hollywoodiana anni trenta. Il tutto gestito con un budget da kolossal.
L’avventura diventava qualcosa di ironico, persino scherzoso, addio ai classici rigorosi e “seri”, alla “Miniere di re Salomone”. Indiana Jones è un archeologo che sa combattere. È alla ricerca dell’Arca con le tavole di Mosè e tutte le implicazioni magiche relative. La contende ai nazisti che, se ne venissero in possesso combinerebbero guai ancora maggiori di quelli che sappiamo. La vicenda si dipana fra Perù Egitto e Nepal. Non manca l’indispensabile compagna eroina.
Il film ha innescato una serie infinita di imitazioni, alla “Pietra verde” o “Mummie” varie. Certo, Spielberg raccontava con una ritmo e una misura perfette, che decretarono l’enorme successo, di pubblico. Il regista produttore toccava dunque quel genere, lo trasformava, lo riduceva perfetto prodotto da box office. Come avrebbe fatto nelle stagioni a venire, “toccando” altri generi. Insomma un re-inventore, piuttosto che un inventore.
In questo senso occorre concedersi un promemoria che forse non sarà del tutto gradito agli spielberghiani. Le genesi di Indiana Jones. Vado a memoria. Ricordo China, un film del 1943 di John Farrow, con Alan Ladd, che fa la parte di un avventuriero che agisce nel quadro della guerra cino-giapponese. Ebbene il suo cappello, il giubbotto, i pantaloni sono gli stessi di Harrison Ford. Ma c’è di più, Ladd si chiama Jones. Non è finita, nel classico di De Mille Il più grande spettacolo del mondo, del 1952, Charlton Heston presenta la stessa identica divisa. Anche come prestanza sembra proprio Ford. Lo stesso Heston perfezionò cliché e personaggio due anni dopo nel “Segreto degli Incas”, nella parte di un avventuriero... alla Indiana Jones. Basta andare su Google. Spero che gli amici di Spielberg... mi perdonino.