Gavetta significa schiavitù: è quasi normale, nel nostro paese. Un po' meno è dover sposare... l'amante del capo. In prima visione su TIMVISION.
Il tuttofare è il giovane Antonio Bonocore, interpretato da Guglielmo Poggi. Antonio è un praticante legale che cerca di arrabattarsi per sopravvivere, vessato da Toti Battistella (Castellitto), avvocato di chiara fama, docente e molto altro. Semplicemente, Antonio è schiavo di Battistella.
Situazione squisitamente... normale: i favori che hanno un prezzo, si tratta di dare un peso al prezzo. Va bene l’assistenza, portare la borsa, fare la spesa, mentire, e tutto ciò che riguarda l’attività di un uomo importante.
Il giovane supera l’Esame di Stato e crede di aver raggiunto uno status che gli lasci una parte di autonomia. Ma non è così, il “favore” che il potente chiede al sottoposto è pesante: un finto matrimonio per permettere all’amante dell’avvocato di ottenere la cittadinanza italiana. E dunque si confrontano le solite alternative, accettare quella condizione umiliante oppure tornare nei ranghi della generazione perdente già in partenza, senza speranze e prospettive. È una parte del quadro del nostro Paese.
Una citazione per Sergio Castellitto, un attore che ha pochi uguali nel rappresentare un carattere. Ha grande mestiere e dunque è capace di non oltrepassare il registro oltre il quale il personaggio diventa macchietta. Riesce a rendersi antipatico mantenendo sempre la franchigia che gli permette di non farsi odiare. Un po’ alla “Albertone nazionale”. Ma c’è dell’altro, vado a memoria ma non credo che ci siano altri attori “entrati” in ruoli biografici come ha saputo fare lui.
Ha dato corpo e volto a un Fausto Coppi, allenandosi in bicicletta tanto da sembrare (quasi) il campionissimo nel suo esercizio. È stato Enzo Ferrari, altro eroe, assoluto, dello sport e dell’immagine italiana nel mondo. Dallo sport a alla mistica: Padre Pio, aggiustandosi come un’autentica plastilina. E poi, un altro religioso, certo diverso dal primo, Don Milani. Altro salto mortale d’esercizio: un Maigret magari meno perfetto di Gino Cervi e Jean Gabin, ma certo efficace. È recentissima la performance di Castellitto nel ruolo di un Aldo Moro poco conosciuto, nel suo ruolo di docente di diritto penale nella facoltà di Scienze Politiche della Sapienza a Roma. Dunque, per l’attore un bagaglio di esercizio che gli permette di trasferire le sue indicazioni con efficacia e verità. Il “tuttofare” Poggi, è stato molto attento al suo doppio maestro, l’avvocato e l’attore.