Dalla storia del cinema più completa in lingua italiana, una selezione di 9576 film da vedere, dal 1895 al 2026. Scopri le recensioni, trame, listini, poster e trailer. Ordina per:
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Bahram, regista censurato, intraprende con la produttrice Sadaf un viaggio in Vespa per proiettare clandestinamente il suo film in Iran, sfidando il sistema. Espandi ▽
Bahram, un regista sulla quarantina che realizza film d’impegno, si vede ancora una volta proibire dalle autorità la proiezione del suo ultimo film. Cerca allora di trovare una soluzione muovendosi su una moto rosa insieme alla sua giovane produttrice dai capelli colorati. Trovare un luogo in cui poter proiettare la sua opera non sarà facile. Tutti temono il controllo delle autorità e vogliono evitare i guai. Ali Asgari e Alireza Khatami tornano a fare coppia per una vicenda che racconta con ironia la dura vita dei registi non allineati in Iran. Dopo Kafka a Teheran fa indubbiamente piacere ritrovare sugli schermi una coppia di autori che non hanno piegato il capo dinanzi alle minacce degli ayatollah. Girato in maniera semiclandestina grazie alla maggiore difficoltà di controllo governativo sul digitale questo film mostra e dimostra come il saper far uso della satira sottile possa talvolta risultare più efficace dei pamphlet con attacchi frontali e drammatici. Recensione ❯
Dopo l'universo creato da Danny Boyle e Alex Garland in 28 Anni Dopo, Nia DaCosta dirige 28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa. Espandi ▽
Il dottor Kelson (Ralph Fiennes) si trova coinvolto in una relazione sconvolgente, con conseguenze capaci di cambiare il destino del mondo, mentre l'incontro di Spike (Alfie Williams) con Jimmy Crystal (Jack O'Connell) si trasforma in un incubo senza via di scampo. In questo scenario, gli infetti non rappresentano più la principale minaccia alla sopravvivenza: è la disumanità dei sopravvissuti a rivelarsi l'aspetto più inquietante e terrificante.
Quarto film della saga e sequel diretto di 28 anni dopo di appena sei mesi fa, questo nuovo episodio diretto da Nia DaCosta appare come un riuscito intermezzo che riprende alcuni aspetti visionari del film precedente (diretto da Danny Boyle) e prepara con cura il capitolo finale e definitivo. Recensione ❯
Un nuovo arrivato stravolge le regole in quello che all'epoca si chiamava manicomio. Espandi ▽
1963. Randle Patrick McMurphy, arrestato per un reato di carattere sessuale, viene ricoverato in osservazione presso l'ospedale psichiatrico di Salem ed assegnato alle cure della rigida capo infermiera Mildred Ratched. McMurphy non perde tempo nel mostrare un atteggiamento anticonformista non avendo alcun rispetto per le regole. Sarà solo l'inizio di una escalation che mobiliterà anche gli altri pazienti.
Un film che si colloca a buon diritto nella storia del cinema per una molteplicità di motivi.
Il film di Milos Forman conserva, a distanza di cinquanta anni, tutta la forza dell'epoca in quanto le sue dinamiche possono essere considerate riferibili ad ogni situazione concentrazionaria in cui l'essere umano viene vissuto in funzione dell'istituzione e delle sue regole piuttosto che nella ricerca dei suoi reali bisogni. Recensione ❯
Un lungometraggio animato suddiviso in tre episodi tratti da tre brevi storie a fumetti di Katsuhiro Otomo. Espandi ▽
Katsuhiro Otomo sceglie tre delle sue storie brevi dalla raccolta "Memorie" (pubblicata nel 1982) e le adatta per il grande schermo.
Memories, che ha compiuto 30 anni nel 2025, è un film animato a episodi, ovvero: Magnetic Rose (scritto insieme a un altro genio dell'animazione giapponese, Satoshi Kon), Stink Bomb e Cannon Fodder. Nel primo l'astronave Corona intercetta un segnale di soccorso e decide di intervenire. L'equipaggio arriva a una gigantesca stazione spaziale: una volta dentro, si scopre che è arredata come un palazzo nobile europeo, dimora di una cantante d'opera, Eva Friedel, vissuta molti anni prima. Nel secondo un tecnico di laboratorio, Nobuo Tanaka, diffonde involontariamente un'arma biologica. Nel terzo Otomo immagina una realtà in cui ogni attività è legata alla guerra verso un nemico non ben identificato.
Il maestro Katsuhiro Otomo, autore di Akira, 30 anni fa, tra armi batteriologiche e fantasie steampunk, ha predetto il futuro. Non soltanto è ancora un tesoro del cinema d'animazione, ma, tristemente, una fotografia perfetta del nostro presente. Recensione ❯
Un padre e suo figlio cercano la figlia scomparsa tra i rave nel deserto marocchino, affrontando una realtà estrema e i propri limiti interiori. Espandi ▽
Luis con il giovane figlio Esteban si aggira in un rave party mostrando una foto della figlia Mar della quale ha perso da alcuni mesi le tracce. Nessuno la conosce ma, nel corso della ricerca, l’uomo fa delle conoscenze che, dopo la chiusura della festa da parte dei militari, lo indirizzano verso un altro rave. Il viaggio non sarà dei più facili e non solo per le asperità del terreno. Óliver Laxe dirige un film la cui sceneggiatura, scritta con Santiago Fillol, finisce con il disperdere le potenzialità iniziali. C’è Pedro Almodovar tra i produttori del film e quindi c’era da aspettarsi un’opera quantomeno interessante. In effetti lo è almeno per due terzi. Si presenta infatti come un film fortemente fisico. A un terzo dalla fine però non sono soltanto i mezzi di trasporto a sbandare sul terreno accidentato del deserto marocchino. A farlo è il film stesso che inizia ad inanellare colpi di scena la cui serialità finisce con il disperdere tutto quello che fino a quel punto era stato costruito. Recensione ❯
Un piacevole racconto morale su come gli imprevisti della vita aprono la strada
alle scoperte più importanti. Drammatico, Portogallo, Spagna2025. Durata 114 Minuti.
La storia segue Fernando, un tranquillo professore di geografia, la cui vita viene sconvolta dalla misteriosa scomparsa della moglie. Espandi ▽
Fernando è un docente universitario di geografia, colto, abitudinario, sposato da un paio d'anni con Milena, una donna di origine serba. Quando lei se ne va di casa, senza lasciare nemmeno una spiegazione, lui scopre di non sapere nulla del suo passato, nemmeno da dove cominciare a cercarla. Durante una vacanza solitaria in Portogallo, Fernando conosce Manuel, un uomo che vive di piccoli lavori, felicemente nomade. Ma accade qualcosa di imprevisto e Fernando si ritrova a cominciare una nuova vita, come giardiniere nella splendida villa di una donna di nome Amalia.
Prat non teme di puntellare un racconto realistico di colpi di scena incredibili, che servono il tema della morte apparente e della rinascita. Un cinema umano e umanista, dunque, quello di Prat, che ragiona attorno al concetto di famiglia acquisita in termini non stereotipati e invita a pensare l'esistenza come passibile di una continua riscrittura. Recensione ❯
Un'intensa black comedy (quasi) natalizia. Espandi ▽
Sta per arrivare il Natale. Petra e Jure sono due fratelli vivono in paesino friulano innevato con pochi abitanti. Si arrangiano a fare ogni tipo di lavoro ma non basta. Un giorno vedono per strada un cane che sta vagando. Poi, un avviso che ne denuncia la scomparsa. Si chiama Marlowe e chi lo ritrova avrà una lauta ricompensa. Alla fine lo rintracciano, lo portano con loro e ora sono pronti per chiedere il riscatto. Ma le cose vanno diversamente. Ultimo schiaffo non è solo una dark comedy ma anche una favola amara, un ritratto di provincia, una declinazione inaspettata delle forme del cinema natalizio. Un film che può essere insieme straniante ed evocativo, che racconta le difficoltà del presente (la crisi economica) e accenna alle notizie da cui si è spesso bombardati (il podcast true crime). Ma lo fa sempre seguendo il punto di vista dei due protagonisti, nomadi nella loro stessa terra, forse variazioni degli outsider del cinema di Kaurismäki dove anche Oleotto combina tristezza e ironia. Contemporaneamente, il regista disegna precise traiettorie geografiche dove il paesaggio non è solo lo sfondo ma parte integrante del racconto. Recensione ❯
Un duo musicale formato da marito e moglie di Milwaukee sperimenta un successo strepitoso e un dolore devastante nel loro percorso musicale insieme. Espandi ▽
Mike, veterano del Vietnam, sbarca il lunario aggiustando radiatori e cavalcando la nostalgia nei panni di vecchie glorie della musica americana. Una sera incontra Claire sotto la parrucca bruna di Patty Cline. Bionda e appassionata, Claire innamora Mike che la sposa nella vita e sul palco, dove interpretano e omaggiano le hit di Neil Diamond. A colpi di “Soolaimon” e “Sweet Caroline” conquistano il pubblico e aprono un concerto dei Pearl Jam. Ma il destino è dietro l’angolo e li travolge violentemente. Se alcuni registi hanno sovvertito le regole del biopic o addirittura le hanno abrogate, imponendo scelte registiche radicali e audaci, Craig Brewer resta fedele alla tradizione, al ‘costume’ e alla nostalgia del passato, che rischia di divorare la cultura del futuro. Ma di quei biopic musicali standardizzati firma il lato B. Controcorrente rispetto ai biopic attuali (A complete Unknown e più recentemente Springsteen – Liberami dal nulla), Song Sung Blue si focalizza sugli artisti nell’ombra, l’America profonda e lontana dalla ribalta, abitando i pub fumosi e i quartieri decentrati dove si coltiva il coraggio ordinario. Recensione ❯
Saggio sull'annosa questione palestinese e reportage al seguito di Francesca Albanese, nel mezzo delle recenti controversie. Documentario, Francia2025. Durata 80 Minuti.
Il difficile equilibrio tra diritto internazionale, informazione e potere. Espandi ▽
Dopo gli attentati terroristici di Hamas del 7 ottobre 2023 la questione palestinese è notoriamente riemersa con prepotenza nello scenario internazionale. Una delle persone più esposte nel dibattito è l’italiana Francesca Albanese, dal 2022 relatrice speciale per l’ONU sui diritti umani all’interno dei territori palestinesi occupati, che porta l’attenzione sul rischio di pulizia etnica. Un incarico che svolge in quanto esperta di diritti umani e sulla base della conoscenza di quelle aree, coi dati che confluiscono in un documentatissimo rapporto semestrale. Le sue posizioni critiche verso il governo israeliano e i suoi scritti scatenano una campagna di boicottaggio nei suoi confronti, vengono fatte pressioni sulle università in cui la giurista tiene le sue conferenze, mentre la polizia reprime le proteste di chi manifesta in favore della Palestina. Mettendo in fila gli attacchi che la investono, il documentarista francese Christophe Cotteret, autore di opere a tema politico per i canali ARTE e la tv belga RTBF, realizza un film saggio sull’inerzia e sull’inefficacia dell’ONU, o Organizzazione delle Nazioni Unite, a dispetto della ragione per cui era stata concepita nel 1945: scongiurare nuovi conflitti, promuovere la cooperazione, vigilare sui diritti umani. E invece si “limita” a contenere i danni intervenendo sulle conseguenze e non a monte, sulle cause. Cotteret evidenzia uno squilibrio di trattamento, riguardo la questione palestinese, tra l’Assemblea e il Consiglio di Sicurezza, ma soprattutto segue Albanese nel tour dei suoi interventi pubblici nelle capitali. In chiusura il film pone la questione centrale delle immagini nella percezione della Storia: "stiamo imparando che non è l’assenza di immagini a rendere invisibile un genocidio ma le parole usate per descriverlo". Anche per questo il richiamo alle Nazioni Unite a riprendersi il loro mandato suona più alto e forte. Recensione ❯
Ipertrofico e ipercostruito, il cinema di Park Chan-wook è ancora una volta un modo per conoscere il mondo. E cambiarlo. Commedia nera, Drammatico - Corea del sud2025. Durata 139 Minuti.
Un uomo perde il posto di lavoro. Troverà una soluzione estrema per risolvere la situazione. Espandi ▽
Licenziato dopo 25 anni di esperienza, Man-su, specialista nella produzione della carta, vede messe a rischio la sua vita perfetta. Deciso a trovare immediatamente un altro lavoro, si butta a fare colloqui, ma diversi mesi dopo la situazione non si è ancora sbloccata. Per Man-su, allora, la sola possibilità per ricominciare è crearsi da sé il posto vacante perfetto.
Park Chan-wook torna al cinema dopo la serie Il simpatizzante e gira una commedia nerissima che guarda al Cacciatore di teste di Costa-Gavras (a produrre anche la moglie e la figlia del regista greco) e lo aggiorna a una società del lavoro in tragico mutamento.
Il cinema del regista è ancora una volta ipertrofico, iper-parlato e iper-costruito, e per questo rischia la saturazione, ma è innegabile che il regista usi il cinema come Man-su la carta: come un modo, cioè, per conoscere, raccontare, interpretare, anche cambiare il mondo. Recensione ❯
Un viaggio nella magica dimensione della prima infanzia raccontata attraverso lo sguardo innocente, poetico e profondamente attento di una bambina di tre anni. Espandi ▽
In principio era il nulla. E Dio vide che questo era un bene: il nulla lo appagava totalmente e Dio non sentiva il bisogno di muoversi né di comunicare.
Dio, altrimenti detto "il tubo", per il modo in cui cibo e liquidi attraversano il suo corpo senza impedimenti, altri non è che la piccola, piccolissima Amélie, nei giorni della sua prima infanzia in Giappone. La sua vera nascita, intesa come l'uscita dallo stadio vegetale e da un'invidiabile stato di atarassia, avviene alla benemerita età di due anni e mezzo, nel 1970, grazie all'assaggio di un pezzetto di cioccolato bianco belga, portato nel paese del Sol Levante dalla nonna materna.
La piccola Amélie è la trasposizione fedele di quei ricordi colorati e sformati dalle iperbole, dalle metafore e dai paradossi che caratterizzano lo stile e la verve dei libri di Amélie Nothomb. Dedicato al tempo della prima infanzia, è da una prospettiva adulta che questo racconto esistenziale e irriverente, venato di profonda nostalgia, si fa apprezzare al suo meglio. Recensione ❯
Un ritratto senza sconti del mondo degli affari, della politica e, più sottilmente, di un architetto-artista. Drammatico, Francia2025. Durata 104 Minuti.
Un biopic dedicato alla figura di Otto von Spreckelsen, l'architetto danese che progettò l'Arco de La Défense di Parigi. Espandi ▽
Parigi, 1983. François Mitterrand, neoeletto Presidente della Repubblica, ha grandi progetti per la Francia e la sua capitale. Bandito un concorso internazionale di architettura per la costruzione della Défense, il primo quartiere di affari europeo, a vincerlo, contro ogni aspettativa, è Johann Otto von Spreckelsen, architetto danese, sconosciuto anche in patria. Mitterrand lo accoglie con entusiasmo e lo lancia sotto i riflettori con il lavoro più emblematico della sua presidenza. Creatore discreto e purista, che aveva realizzato fino a quel momento la sua casa e quattro chiese in Danimarca, l'inconnu concepisce un progetto rivoluzionario, esteticamente audace, un grande arco per tradurre l'ottimismo del potere pubblico dell'epoca. Ma il suo sogno architettonico deve fare i conti con la burocrazia francese, i bilanci, le elezioni legislative, le rivalità politiche. Determinato a non cedere di un millimetro, soprattutto sulla qualità dei materiali, finirà con un congedo. Il più triste. Con L'Inconnu de la Grande Arche, Stéphane Demoustier continua la sua esplorazione sulle tensioni tra individuo e istituzioni, cominciato con La ragazza con il braccialetto e approfondito in Borgo. Recensione ❯
Una grande avventura cinematografica tra l'autoritratto biografico e il saggio sociologico. Una meditazione incandescente. Drammatico, Francia2024. Durata 88 Minuti.
Regista francese maggiore, cinefilo erudito, grande autore a cavallo tra il XX e il XXI secolo, Arnaud Desplechin celebra già dal titolo una qualità che rivendica come indiscutibile e fondamentale: quella di essere uno spettatore. Come Truffaut si permette il lusso di mostrare il suo “io” sullo schermo e dicendo “chi sono” ci fa capire meglio “chi siamo”. Con Spectateurs! Desplechin ritorna alle origini della sua ispirazione, ci innamora e ci incolla alla poltrona di velluto rosso attraverso un percorso cinefilo e un torrente di immagini. Posseduto, dotto, generoso, disegna un film personale e lineare da qualche parte tra l’autoritratto biografico e il saggio sociologico. Ma Spectateurs! è tante altre cose e tutte convergono verso una sola: la dichiarazione d’amore. Il cinema per vivere meglio e re-incantare il mondo. La piccola storia di uno spettatore e la grande Storia del cinema sedute accanto, in quel luogo singolare, definito dall’esperienza condivisa della sala, del grande schermo, della comunità precipitata nel buio e illuminata soltanto da un raggio di luce. Recensione ❯
Un film solido - classico ma contemporaneo - che parla dell'ingiustizia della condizione femminile. E dove la musica può fare tutto. Drammatico, Storico - Italia, Francia2025. Durata 110 Minuti.
Il film liberamente tratto dal romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa. Espandi ▽
Venezia, 1716. Cecilia è un'orfana che la madre ha affidato all'Ospedale della Pietà, e come le altre ospiti dell'istituto ha imparato a leggere, scrivere e soprattutto suonare uno strumento musicale, nel suo caso il violino. Le musiciste più dotate dell'orfanotrofio si esibiscono in pubblico dietro ad una grata. Le ragazze vengono affidate alla guida di un prete di grande talento ma fallimentare come impresario musicale. Si tratta di Antonio Vivaldi che intuirà in Cecilia un talento simile al proprio, e un'analoga passione per la musica.
Michieletto conosce bene la musica e ne capisce il potere, e capisce anche il potere dello spettacolo, dunque crea un film colto ma accessibile al pubblico, classico ma contemporaneo, con l'aiuto di una sceneggiatura solida che punta a raccontare l'ingiustizia della condizione femminile.
Il secondo asso nella manica di Primavera è la sontuosa fotografia di Daria D'Antonio, che illumina in modo fortemente pittorico composizioni sceniche che sono quadri viventi. Terzo asso è l'interpretazione appassionata ma rigorosa di Tecla Insolia, che si conferma la migliore attrice italiana della sua generazione. Recensione ❯
A Taipei, Shu-fen lotta per tenere insieme la sua famiglia, ma le iniziative delle figlie rischiano di distruggere l'equilibrio già precario. Espandi ▽
Nel mercato notturno di Taipei Shu-fen gestisce un chiosco che serve noodle: lasciata dal marito da diversi anni, sta ancora affrontando i debiti residui, faticando a gestire l’irrequieta figlia ventenne I-Ann e la piccola I-Jing di 5 anni. Mentre Shu-fen si lascia andare alla depressione, la situazione le sfugge di mano e le iniziative di I-Ann e I-Jing rischiano di compromettere ulteriormente l’equilibrio famigliare. Durante la visione di Left-Handed Girl la prima impressione potrebbe essere quella di un Florida Project in versione taiwanese, complice la presenza di Sean Baker in qualità di produttore e co-sceneggiatore. È indubbio che tornino alcuni dei temi cari al cineasta americano. Il tocco di Baker in fase di sceneggiatura si percepisce nel ritmo indiavolato e nell’attenzione a dialoghi credibili e ficcanti, tali da coinvolgere un pubblico variegato per cinefilia e capacità di attenzione. Un debutto che sa conquistare per la sincerità proposta e per l’interpretazione di un cast splendidamente assemblato. Recensione ❯
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