Monica

Film 2022 | Drammatico, 110 min.

Regia di Andrea Pallaoro. Un film Da vedere 2022 con Trace Lysette, Patricia Clarkson, Emily Browning, Adriana Barraza, Graham Caldwell. Cast completo Genere Drammatico, - USA, Italia, 2022, durata 110 minuti. Uscita cinema giovedì 1 dicembre 2022 distribuito da Arthouse. - MYmonetro 3,18 su 26 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 28 novembre 2022

Dopo aver ritrovato la madre e il resto della famiglia, una donna intraprende un percorso nel suo dolore e nelle sue paure, nei suoi bisogni e nei suoi desideri fino a scoprire dentro di sé la forza per guarire le ferite del passato. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, 2 candidature a Spirit Awards, In Italia al Box Office Monica ha incassato 32 mila euro .

Consigliato sì!
3,18/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 2,90
PUBBLICO 3,15
CONSIGLIATO SÌ
Pallaoro si rivela un maestro nel raccontare il progressivo e dolente riavvicinamento tra una madre e la figlia.
Recensione di Giancarlo Zappoli
sabato 3 settembre 2022
Recensione di Giancarlo Zappoli
sabato 3 settembre 2022

La californiana Monica torna dopo molti anni nella casa in cui la madre viene accudita da una badante, dal fratello e dalla cognata. Il rientro non è facile perché un tempo la madre l'aveva allontanata da sé per un motivo che non viene rivelato esplicitamente.

Un progressivo e dolente riavvicinamento tra una madre e una figlia dopo una traumatica separazione.

Andrea Pallaoro si rivela un maestro nell'avvicinamento progressivo ad un personaggio raccontandolo grazie a dettagli che si assommano formando tessera dopo tessera un puzzle dell'animo. Non a caso ad un certo punto ne vediamo uno che riproduce gli orologi distorti di Salvador Dalì. Perché è il tempo della distanza che può distorcere non solo le percezioni reciproche ma anche il senso dei legami, impedendo alle lancette di procedere verso una possibile scansione comune del tempo.

Perché Monica ha lasciato (o è stata costretta a lasciare) la madre tanti anni prima ed ora fa ritorno alla casa in cui è nata e cresciuta sperando (senza però esplicitarlo anticipatamente) in un riconoscimento.

Perché la donna, che ha un quasi disperato bisogno di un amore che la sostenga, non è più la persona che ha dovuto lasciare la famiglia. Ora Monica è una persona che attrae l'attenzione di chiunque la veda, che fa massaggi, che non reagisce in malo modo se a un bambino (che si scuserà) sfugge una pallonata contro la sua auto. Perché ha conosciuto molto bene la riprovazione del mondo degli adulti ed ora si accosta a una madre, costretta a letto dalla malattia, con il bisogno di vicinanza e di reciproco perdono che sembra non poter trovare la strada della reciproca confidenza.

In questo film, girato in 4/3 per concentrare l'osservazione sui volti, sui corpi e sui gesti più che sulle parole e privo, come è giusto che sia, di una colonna musicale che non abbia una funzione diegetica, Pallaoro non imita ma si accosta alla poetica e all'estetica di Xavier Dolan, con l'esclusione della tensione pronta per esplodere dei film del regista canadese.

In Monica il tormento è interiore e si esplicita a poco a poco, chiedendo allo spettatore di mettere a disposizione il suo tempo per conoscere e comprendere, nonché sperare in un esito di reciproca conciliazione che apra la strada, almeno in un microcosmo familiare, alle generazioni future che vedano davanti a sé un percorso privo di barriere ed ostacoli dettati dal pregiudizio che impedisce l'ascolto delle ragioni dell'altro. Impedendo agli animi di diventare come piscine infestate da erbacce.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 7 dicembre 2022
Paolo P

Visto il film con l'autore presente in sala. Tutti l'hanno accolto con commozione e alto gradimento, applaudendo anche la storia sul riconoscimento della transessualità. Riconoscendo anche al film un taglio politico. Sinceramente a me questo film pare essere un boomerang contro tutti i valori che si propone di promuovere. Se cambiamo ottica e guardiamo il film sotto una lente prettamente [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
sabato 3 dicembre 2022
Marzia Gandolfi

Da Tomboy a The Danish Girl, i film sulla transidentità non mancano ma sono spesso ‘manchevoli’. La maniera in cui i transessuali sono rappresentati sul grande schermo rischiano sovente di consolidare i cliché e perpetuare uno sguardo intollerante o distorto. Un esempio su tutti è quello di attribuire il ruolo di donne trans ad attori uomini, Melvil Poupaud in Laurence Anyways o Jared Leto in Dallas Buyers Club. È abitudine frequente e chiaramente biasimata perché rinforza il pregiudizio secondo il quale le donne trans non sarebbero che degli uomini travestiti da femmine. Altrettanto deplorevole la tendenza a fare dei personaggi trans degli psicopatici (Il silenzio degli innocenti) o delle figure dal destino tragico (Boys Don’t Cry). Ma fortunatamente, come analizza il documentario Disclosure (disponibile su Netflix), le rappresentazioni evolvono. La transessualità è stata al centro dei racconti della Mostra del cinema di Venezia. Un bastimento di storie pudiche, sensibili e toccanti che trascendono gli archetipi consolidati e permettono di comprendere meglio le questioni legate all’identità di genere. Da L’immensità a Casa Susanna, da Le Favolose a Aus Meiner Haut, l’ultima edizione del festival ha promosso la diversità e la ricchezza dei punti di vista. Tra le opere veneziane che soffiano un vento nuovo sulla rappresentazione LGBTQIA+, Monica brilla come una pepita.  

Il film di Andrea Pallaoro segue una donna trans americana che si reca al capezzale della madre malata (Patricia Clarkson). Monica ha lasciato il focolare domestico anni prima per essere quella che aveva scelto di essere e che la sua famiglia non accettava. La scopriamo per piccoli tocchi successivi. Le indicazioni sul personaggio sono rare e mai realmente verbalizzate, sappiamo che sua bellezza toglie il fiato, che gli uomini la corteggiano ma lei è sempre troppo sola. Quando Monica ritorna a casa, suo fratello è sbalordito dalla sua trasformazione, e per sua madre, che non la riconosce, è una collaboratrice sanitaria. La notte veglia su di lei, il giorno la trucca allo specchio e un’intimità profonda si instaura tra loro. Intorno a Monica nessuno parla veramente e Monica parla ancora meno ma la sua presenza muove quelle esistenze sospese, in attesa che qualcosa o qualcuno spezzi finalmente la maledizione. Un sortilegio tradotto in atto dalla fotografia luminosa di Katelin Arizmendi, che ‘dice’ dove la sceneggiatura sceglie il silenzio. Sulla superficie placida del film, Pallaoro lascia emergere i momenti dolorosi, la depressione della madre come l’esplosione inevitabile di Monica. Tristezza e rabbia assunte da un’estetica minimalista, luci dorate e specchi ben posizionati.  

I riflessi sono ovunque in Monica, che riflette la sua protagonista attraverso le finestre, le cornici di vetro delle foto d’infanzia o la patina di uno specchio antico. Se c’è un riflesso da trovare, Monica è lì, l’approssimiamo progressivamente e indoviniamo la complessità della sua relazione con gli altri. Pieno di pudore, il film evita tutti le insidie che ci aspetteremmo. La parola “trans” non è mai pronunciata e l’attrice protagonista (Trace Lysette, insegnante di yoga transessuale nella serie Transparent) basta da sola a rilevare le questioni in gioco nel film. Il ritratto di Pallaoro è a sua immagine, riservato e privo di qualsiasi sensazionalismo. La forza del film è di farci sentire le cose in maniera sottile, senza cercare di spiegare tutto, di giustificare, di dimostrare, senza scadere nel melodramma lacrimevole. Non è mai chiaro se la madre riconosca sua figlia, Pallaoro non cerca la grande scena di ricongiungimento hollywoodiana, sono sufficienti un abbraccio e una domanda (“Stai bene?”). Il film si prende tutto il tempo per arrivarci.  

Di Trace Lysette, Pallaoro fa un (s)oggetto di fascinazione e un puro enigma. Truccata vistosamente dentro abiti aderenti, Monica è sempre in scena, al centro ma isolata. Il formato quadrato la incornicia, celandone quasi il volto nel primo atto, per esprimere il soffocamento psicologico e l’incapacità di mostrarsi pienamente. Nel secondo, dove coabita con gli altri personaggi, le immagini accentuano al contrario la sensazione di un avvicinamento. Che corra al volante della sua decapottabile rossa o si rammarichi per il suo ex al banco di un bar, è filmata per frammenti: la nuca, le gambe, la pelle abbronzata, la schiena tatuata, la cascata di capelli ramati. Colori saturi, collage, ritagli artistici di un puzzle psicologico. Attraverso i suoi gesti e i suoi sguardi, Andrea Pallaoro espone i colpi subiti, il rigetto, l’impossibile autostima, la necessità di una transizione di genere, che non viene mai evocata direttamente. Nel suo rifiuto di un realismo concreto o di una psicologia esplicativa, Monica si rivela straordinariamente singolare, orientato verso una forma di dolce distensione.  

Introversa e silente, Trace Lysette offre una performance prodigiosa, dentro un’opera che affronta la transessualità senza farne il carattere unico del racconto e del suo personaggio. Lysette è la tela, il pennello e la tempera che fa brillare Monica. Con lei il film raggiunge un equilibrio delicato e raro per il ‘genere’, offrendosi come una storia umana universale che non ignora né ossessiona la transessualità dell’eroina. Monica alza l’asticella delle narrazioni trans sullo schermo e Trace Lysette prende il posto che le spetta come musa.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
mercoledì 1 marzo 2023
Fausto Bona
Brescia Oggi

Strano come «Monica» di Andrea Pallaoro abbia vinto il premio Arca Cinema Giovani a Venezia come miglior film italiano: ovviamente non è in discussione la qualifica di migliore, quanto quella di italiano, perché il film è tutti gli effetti americano. Un ottimo esempio di cinema indipendente d'oltreoceano con non poche frecce al suo arco, in primis l'interpretazione di Trace Lysette.

NEWS
CELEBRITIES
lunedì 28 novembre 2022
Veronica Ranocchi

Il regista dietro la macchina da presa per Monica, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e dal 1° dicembre al cinema. Vai all'articolo » 

TRAILER
giovedì 10 novembre 2022
 

Il progressivo e dolente riavvicinamento tra una madre e la figlia. Da giovedì 1 dicembre al cinema. Guarda il trailer »

NEWS
mercoledì 26 ottobre 2022
 

Dopo aver ritrovato la madre e il resto della famiglia, una donna intraprende un percorso nel suo dolore e nelle sue paure. Vai all'articolo »

MOSTRA DI VENEZIA
sabato 3 settembre 2022
Giancarlo Zappoli

In Concorso a Venezia 79 e da oggi al cinema. Vai all'articolo »

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