Un fatto di cronaca è il punto di partenza di un film sul non detto in bilico tra realtà e ricostruzione parziale. Thriller, Francia2022. Durata 102 Minuti.
Quando Alexandre scopre che la moglie Juliette lo tradisce, si scatena una violenta lite. Juliette fugge e muore. Il giorno dopo, piogge torrenziali spazzano via il suo corpo e parte il processo all'uomo. Espandi ▽
Un uomo scopre il tradimento della seconda moglie e ne causa, del tutto involontariamente, la morte. Causa altrettanto involontaria della scoperta è stata la figlia di primo letto che lui coinvolge in un intrico di false testimonianze. Anne Le Ny realizza questo suo film a partire da un fatto di cronaca che in Francia ha avuto una grande risonanza. Quella che la regista costruisce è un'indagine sulle verità nascoste che tutti nel film, tranne un bambino, conservano nell’intimo. Ne nasce quindi un film sul non detto che, quando finisce con il palesarsi, assume contorni in bilico tra la realtà e la ricostruzione parziale. Recensione ❯
Kevin, adolescente pecora nera della famiglia, provoca accidentalmente la morte del fratello maggiore Robbie e tiene segreta la tragedia. L'unico confidente è un passerotto salvato giorni prima. Mentre le conseguenze della sua bugia prendono corpo e gli eventi sfuggono al suo controllo, Kevin è costretto a confrontarsi con la verità nel modo più drammatico. Recensione ❯
Un'autofiction rigorosa che riscrive e rimette a fuoco un decennio di conquiste sociali supersoniche. E altrettante contraddizioni. Documentario, Drammatico - 2022. Durata 61 Minuti.
La scrittrice francese Annie Ernaux, Premio Nobel 2022 per la Letteratura, ci apre il baule dei ricordi, tirando fuori video amatoriali girati tra il 1972 e il 1981. Espandi ▽
Nel 1972 Annie Ernaux e suo marito Philippe, rispettivamente insegnante (non ancora scrittrice) e segretario comunale, vivono ad Annecy. Quando acquistano una cinepresa Super 8, tra le novità tecnologiche portatili di quegli anni, a filmare è quasi sempre Philippe. Dopo la separazione tra i due, nei primi anni '80, quelle immagini rimangono a lungo non viste, finché non vengono riportate alla luce dal figlio David. Si tratta di istantanee di vita familiare, ricorrenze, escursioni all'aperto e di alcuni viaggi compiuti dai quattro tra il 1972 e il 1981. Il figlio David (1968) ne immagina un nuovo assemblaggio, se pure osservando l'ordine cronologico e propone alla madre di apporre ad esse un commento critico, antidescrittivo, da incidere con la propria voce narrante.
Una nuova narrazione, con l'occhio dell'autrice riconosciuta, che ha il lusso e l'onere di potersi riguardare con la distanza non solo temporale ma emotiva con cui scrive i propri libri.
Una autofiction rigorosa, quasi un documentario naturalista, scientifico, non privo di punti di tensione, che sul piano della colonna audio non lascia spazio a facili commozioni - moderati gli interventi sonori e rumoristici sulle immagini altrimenti mute (ma la playlist di riferimento è nominata, a favore di chi vuole recuperarla). Recensione ❯
Un fuoco d'artificio di idee e di incubi notturni, oltre che un sofisticato atto d'amore del regista per sua figlia. Drammatico, Francia2022. Durata 80 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Una teenager con un super potere speciale riesce a trascinarci all'interno dei suoi sogni, e anche dei suoi incubi. Espandi ▽
Coma è un film 'dedicato', una lettera aperta di Bertrand Bonello a sua figlia, condannata all'inoperosità nella sua camera. Perché fuori una pandemia infuria e il mondo si è fermato. Il film comincia con un testo che scorre sulla parte bassa dello schermo commentando l'estinzione di ogni attività umana a causa del Covid. Tutto il mondo è sospeso in un limbo, solo in faccia a se stesso, chiuso in casa, preso da futili occupazioni, imbarcato a bordo del proprio secolo come dentro un sogno.
Bonello realizza un film cupo, ansiogeno e magnifico per potenza e invenzione. Un film del nostro tempo e per il nostro tempo che teorizza un'altra arte, un altro cinema, un'altra maniera di esistere in sala o altrove. Guardato oggi, dal mondo del post Covid, Coma assomiglia al suo titolo, è una perdita di coscienza, una maniera di fluttuare tra le sue parti, di inventarsi sotto ai nostri occhi.
Semplice e sofisticato, il film è un atto d'amore del regista per sua figlia, un film fisicamente confinato in una stanza ma esteticamente aperto a tutti gli spazi mentali e digitali che affollano l'immaginario di un'adolescente. È un fuoco d'artificio di idee e di incubi notturni che riflette sulla maniera di creare (e di filmare) in un momento in cui sembrava tutto impossibile. Recensione ❯
L'adattamento del bestseller di Sarah Dessen. Espandi ▽
Nell'estate prima del college la diligente Auden incontra l'enigmatico Eli che ogni sera le fa scoprire la vita spensierata da adolescente che lei si stava perdendo. Recensione ❯
Un film che si mette sulla scia della commedia americana ma non né ha la credibilità né gli interpreti. Commedia, Francia2022. Durata 93 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Le bugie di un uomo diventano realtà e lui dovrà fare i conti con le menzogne che ha creato. Espandi ▽
Il bugiardo si trova a Nizza, si chiama Jérôme e ha 36 anni. Ha cominciato a mentire, da bambino quando aveva tra gli 8 e i 9 anni. Una mattina, quando si sveglia, trova la casa allagata. Tutte le bugie che ha detto si sono avverate. E per lui è solo l’inizio di un incubo. Ci sono bugiardi e bugiardi. C’è la mimica facciale di Jim Carrey che crea un incredibile cortocircuito tra il volto e la parola in Bugiardo bugiardo. C’è il volto sorridente e sfacciato di Tarek Boudali dove le sue bugie non si trasformano mai in gag. Bugiardo seriale è una commedia che ha l’ambizione di mettersi sulla strada di quella fantastica statunitense. L’intuizione può essere anche intrigante ma sono proprio i tempi di un film fiacco a spegnerla. Sono proprio gli occhi di Tarek Boudali e il suo sorriso a rendere poco credibili le bugie di Jérôme. In quelli di Jim Carrey c’era invece la reincarnazione del diavolo. Recensione ❯
Il prequel del thriller horror Orphan di Jaume Collet-Serra. Espandi ▽
Dopo aver orchestrato una brillante fuga da una struttura psichiatrica estone, Esther si reca in America impersonando la figlia scomparsa di una famiglia benestante. Recensione ❯
Quattro ragazze e tre ragazzi decidono di trascorrere una notte di sballo all'interno di un grande stabilimento cinematografico di sviluppo e stampa. Sarà l'inizio di una notte di terrore. Espandi ▽
Un gruppo di amici ha scelto un luogo particolare per una serata all'insegna dello sballo e del sesso. Si tratta di un edificio molto grande e solitario dedicato allo sviluppo e alla stampa di film, con annesso un vasto magazzino di pellicole storiche che mandano in solluchero Norman, uno dei protagonisti, grande appassionato di horror. Il custode dello stabilimento si raccomanda che si comportino bene e lascino tutto in ordine dopo che hanno finito e li indirizza verso la sala proiezioni, luogo riservato alla loro festa. I ragazzi cominciano a bere e a drogarsi per massimizzare il divertimento. A un certo punto, nella sala viene proiettato un breve filmato che sembra uno snuff movie e vede all'opera un serial killer con una maschera da bambolotto a coprirgli il volto. I ragazzi sono divertiti e impressionati, ma poco dopo lo stesso assassino comincia a imperversare nell'edificio e la mattanza ha inizio.
Ben diretto da Dario Germani, autore anche della fotografia, con attenzione alla scelta di inquadrature che incutono minaccia, mentre i protagonisti braccati e spesso nell'occhio gelido delle telecamere di sorveglianza tentano una difficile via di salvezza.
Apprezzabile anche la recitazione di un gruppo di attori motivati e ben coordinati. In definitiva, un piccolo horror indipendente che mantiene quello che promette: massacri, suspense e delitti, con un piccolo tocco di erotismo che fa tanto vintage. Ben realizzati anche gli effetti speciali. Recensione ❯
Un crudo thriller che mescola amore e passione sullo sfondo di un'indagine che vuole mettere sotto scacco un profumiere. Espandi ▽
Per recuperare l'olfatto e riconquistare l'uomo che ama, una detective collabora con un profumiere che usa metodi mortali per creare la fragranza perfetta. Recensione ❯
Un complesso edilizio della periferia milanese diventa teatro di una storia d'amore, di vendetta, di libertà e di affermazione personale. Espandi ▽
Prodotta da Sky Studios Italia, con la supervisione musicale del rapper Salmo (che interpreta anche un piccolo ruolo), una serie che racconta le nuove conformazioni urbane e sociali di Milano, pur costruendo un paesaggio totalmente fittizio e irreale. Il quartiere del film è una città immaginaria, composta da tante periferie che insieme vanno a formare il quadro astratto di una città in rapidissima trasformazione, attraversata per davvero dall’impazienza e dalla rabbia di chi – figlio di immigrati, giovane disilluso, criminale senza alternativa – chiede di occupare un posto nella società. La serie è figlia di questo movimento metropolitano: mescola i generi, il noir, il gangster movie, il melodramma, il coming of age in una cornice da graphic novel, visivamente connotata e geograficamente indefinita.
Niente in Blocco 181 è nuovo, né la scelta di Milano come paesaggio metropolitano attraversato dai conflitti della società contemporanea – sperequazione della ricchezza, speculazione edilizia, dominio incontrastato della criminalità organizzata –; né il racconto delle giovani generazioni sedotte dal crimine come condizione di vita. Recensione ❯
Un horror thriller su due giovani influencer che potrebbero avere gli stessi obiettivi. Ma solo in apparenza. Espandi ▽
La giovane influencer social Madison, durante un viaggio in solitaria in Thailandia, incontra CW, una misteriosa e navigata viaggiatrice. Tra le due si instaura subito una reciprocità di intenti, ma forse l'interesse di CW per Madison nasconde secondi fini. Recensione ❯
Mini-serie sul discusso caso della Theranos, fondata da Elizabeth Holmes. Espandi ▽
La miniserie si basa sulla reale storia di Elizabeth Holmes (Amanda Seyfried), una giovanissima universitaria che, a soli 19 anni, nel 2003, lasciò la prestigiosa Stanford University (dropout è il termine usato proprio per chi abbandona gli studi) per fondare un'azienda: Theranos. La startup, con la promessa di rivoluzionare il mondo della medicina, nasceva con lo scopo di fornire una nuova tecnologia in grado di diagnosticare qualsiasi malattia attraverso una sola goccia di sangue del paziente. Il progetto fece così gola ai molti investitori intercettati da Holmes da farle in breve raggiungere lo status di "più giovane miliardaria d'America", nonché numerosi premi e riconoscimenti. La realtà di questa storia si muove però su un altro percorso, quello di una persona capace di promettere molto e di realizzare ben poco oltre alla promozione di se stessa. Malgrado i 9 miliardi di dollari capitalizzati, Theranos aveva tutto fuorché la tecnologia tanto promessa dalla sua fondatrice. The Dropout è l'ultima miniserie a compiere un breve salto nel passato per mostrarci qualcosa di estremamente contemporaneo, attraverso uno sguardo lucido e disilluso, come di chi sta aprendo gli occhi su un sistema marcio e malato.
La serie cristallizza una generazione in cui non è l'aspirazione al successo a rendere ciechi, a spingere verso una deriva criminosa, ovvero alla truffa, ma è l'ossessione innanzitutto per se stessi, il naufragio in un'idea di sé che non contempla più il rapporto con gli altri, senza confronto e alla deriva. Recensione ❯
Due bambini si svegliano nel cuore della notte e scoprono che il padre è scomparso e tutte le finestre e le porte della loro casa sono svanite. Espandi ▽
Due bambini si svegliano nel cuore della notte e scoprono che il padre è scomparso e tutte le finestre e le porte della loro casa sono svanite. Recensione ❯
Filmati privati, interviste a chi lo ha conosciuto nella sua intimita`, repertorio delle sue prove piu` straordinarie e testimonianze dei suoi momenti piu` difficili. Espandi ▽
Nasce a Prato il 23 settembre 1956 da una famiglia proletaria. Ha un fisico gracile ma una tecnica sublime, come ha sottolineato il suo allenatore Piero con cui ha mosso i primi passi come calciatore. Si trasferisce giovanissimo a Torino per giocare nelle giovanili della Juventus ma si rompe il menisco tre volte e la sua carriera non sembra decollare mai. Poi esplode nel Lanerossi Vicenza dove è stato anche capocannoniere con 24 reti e viene portato a 21 anni in Argentina da Bearzot per i Campionati del Mondo di Calcio dove da Paolino diventa Pablito.
La sorte sembra accanirsi ancora contro di lui quando viene fermato due anni per il calcio scommesse. Bearzot decide di portarlo comunque ai Mondiali in Spagna del 1982 anche con quasi tutta la stampa contro. Il resto rimarrà per sempre nella storia del calcio, dalla tripletta con il Brasile, una delle nazionali più forti di sempre, all'apoteosi della finale contro la Germania con il Presidente della Repubblica Sandro Pertini raggiante in tribuna.
C'è tanto materiale in È stato tutto bello. Storia di Paolino e Pablito. Ma come si deve affrontare? La storia di Paolo Rossi è già di per sé emozionante e il merito del documentario di Veltroni è quello di averla raccontata in modo semplice e diretto. Può bastare? Forse sì, forse no. Recensione ❯
La storia di due bambini africani che sognano di arrivare in Italia. Espandi ▽
Dopo la morte della madre Bekisisa, una ragazzina di dodici anni e suo fratello Eno di sei decidono di partire per l'Italia. Entrambi vogliono una vita migliore. Dopo un viaggio pieno di insidie riescono a raggiungere il nostro paese. Ora il loro obiettivo è quello di arrivare a Roma. Nel frattempo si arrangiano come possono e trovano da dormire in una ex-fabbrica di specchi dove vivono molti bambini di diverse nazionalità che sono stati abbandonati. Ma la minaccia è dietro l'angolo; c'è infatti un uomo perfido, Gigetto, di cui tutti hanno paura. Dal momento in cui Eno ha commesso un furto, tutti sono in pericolo.
In Oltre il confine si sente la paura dei bambini ma nel film ci sono dentro troppi tocchi autoriali che lo fanno deragliare, dal gioco di ombre sotto la tenda, ai dialoghi di Bekisisa davanti al fuoco che cerca la madre fino agli alberi abbracciati. È un sentimentalismo ridondante e forzato.
Quella di Oltre il confine era già una storia che parlava da sé. Aveva bisogno di uno stile più secco, non necessariamente documentaristico, ma comunque più diretto. Il dolore era già nel volto di Bekisisa, senza la necessità del dettaglio delle lacrime. Ci sono ovviamente tutte le migliori intenzioni. Ma oltre al cuore c'era il bisogno di quella giusta distanza che invece non c'è. Recensione ❯