Un esplosivo thriller d'azione diretto da Matthew Reilly. Espandi ▽
L'ultima ufficiale rimasta in una remota base di difesa missilistica lotta contro i terroristi che minacciano gli Stati Uniti con le loro 16 armi nucleari trafugate. Recensione ❯
Nella Chicago della fine anni '60, una donna cerca aiuto per abortire. Espandi ▽
È il 1968 a Chicago. Il vento del cambiamento soffia nell’aria assieme all’eco delle proteste studentesche, ma per ora può soltanto lambire le certezze di Joy, classica casalinga borghese dell’epoca con un marito avvocato, Will, una figlia adolescente e un altro bambino in arrivo. Una complicazione nella gravidanza mette però in pericolo la vita di Joy, che si vede negata la possibilità di un aborto che potrebbe salvarle la vita. Sola contro il sistema, Joy si rivolge a “Jane”, un’organizzazione clandestina che aiuta le donne in difficoltà.
Call Jane si inserisce nel filone (recentemente di nuovo florido) di un cinema impegnato a riflettere sui diritti civili e in particolare sul tema dell’aborto.
Un film che si propone di allargare il dibattito collettivo andando oltre la prospettiva personale di un individuo e affrontando le spinose implicazioni politiche, di classe e razziali che sono impossibili da ignorare specialmente nella realtà statunitense. Recensione ❯
Una rapina notturna in una villa lussuosa si trasforma in un incubo: una banda di giovani ladri viene catturata dai proprietari, ricchi e annoiati, che decidono di farli diventare prede di una spietata caccia all'uomo nella loro tenuta. Sopravvivranno?. Recensione ❯
Uno sguardo affascinante e allucinatorio sulla sorte dell'umanità e su ciò che verrà. Espandi ▽
La serie racconta la storia di Flynne Fisher (Moretz), una donna che cerca di tenere insieme i pezzi della sua famiglia disastrata in un angolo dimenticato dell'America futura. Flynne è intelligente, ambiziosa e predestinata. Non ha futuro, finché il futuro non bussa alla sua porta. Recensione ❯
Denise, un'adolescente ribelle vive in una famiglia in affido, sospetta che il padre biologico non sia morto ma sia stato rapito. Determinata a scoprire la verità, si imbarcherà in una rischiosa avventura con l'aiuto di un'associazione che monitora gli UFO. Recensione ❯
Dalla Norvegia, un film che unisce la tradizione di una leggenda con i limiti umani di un gruppo di eroi. Espandi ▽
Quando un antico troll si risveglia su una montagna norvegese, un gruppo improvvisato di eroi deve unire le forze per cercare di impedire che semini devastazione. Recensione ❯
Come i giganti dell'industria hanno realizzato delle fortune alla fine del diciannovesimo secolo a New York. Espandi ▽
Marian Brook (Louisa Jacobson) deve fare il suo ingresso nella società aristocratica newyorkese della fine del Diciannovesimo Secolo. L'ingresso è forzato: reduce della perdita di un padre assente e indebitato, si troverà senza alcuna risorsa e così costretta a raggiungere le sue anziane zie (Christine Baranski e Cynthia Nixon), esponenti di una classe sociale in forte cambiamento e nei suoi ultimi anni di "reggenza". Il suo arrivo sarà concomitante all'ascesa dei Russell, una famiglia borghese arricchita che intende farsi valere in un sistema chiuso quale è quello dell'aristocrazia di fine secolo.
In molti hanno equiparato la "serie del momento" a due importanti produzioni che hanno attirato molta attenzione negli ultimi anni: da un lato Bridgerton, prodotta in casa Shonda Rhymes, che ha rianimato il racconto in costume, dall'altro Downton Abbey, di cui condivide il creatore, Julian Fellowes, ormai esperto del period drama e che forse per questo ha raggiunto una certa saturazione creativa. Della prima ha in realtà ben poco, della seconda invece fin troppo.
The Gilded Age riguarda un periodo storico ma, ancor più, il conflitto di classe. Recensione ❯
Una commedia sfrontata con Rebel Wilson dove il sogno che aveva da ragazza ritorna prepotente anche a 37 anni. Espandi ▽
Dopo un coma durato vent'anni per un'acrobazia da cheerleader finita male, una trentasettenne si risveglia decisa a realizzare un sogno: diventare reginetta del ballo. Recensione ❯
Sette storie per raccontare una condizione femminile difficile e sofferta, una storia condivisa e universale. Drammatico, Italia2022. Durata 92 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Sette episodi, un film, sette storie che raccontano le donne sotto variegati punti di vista, sfaccettature, colori. Espandi ▽
Sette storie brevi, alcune brevissime, per raccontare una condizione femminile difficile e sofferta, maternità desiderate e combattute, identità sessuali problematiche, violenza domestica, sfruttamento sessuale e ipocrisia sociale. Femminile singolare è un progetto cinematografico che mette insieme episodi uniti a formare i capitoli di una storia condivisa e universale, in onore della data della firma della Convenzione di Istanbul. L’intento è lodevole, ma la confezione filmica è molto disomogenea sia per stile che per chiarezza del messaggio, e il risultato è più interessante che cinematograficamente riuscito. Recensione ❯
Un action thriller su un'hacker costretta a fuggire dalla polizia. Espandi ▽
Incastrata per omicidio dopo aver svelato uno scandalo legato alla privacy, un'hacker etica deve sfuggire alla polizia mentre cerca di trovare i criminali che la ricattano. Recensione ❯
Un period drama inglese a tinte thriller ambientato in Italia. Espandi ▽
Hotel Portofino è una produzione girata fra Portofino e la Croazia, il cast principale è britannico e solo in piccola parte italiano, con molte comparse croate. Lo stile del racconto si pone a metà fra Downton Abbey, con il suo mix di alta borghesia e servitù, e l’opus Merchant-Ivory, da Camera con vista a Casa Howard: dunque location magnifiche e costumi raffinati, tè delle cinque e cucina anglosassone colorata da tocchi mediterranei, atteggiamenti altezzosi (con l’occasionale riferimento classista o xenofobo) ed educazione formale. Posti questi parametri (e posto il dispiacere di vedere tante maestranze croate su una serie narrativamente ambientata in Italia), Hotel Portofino è godibile e visivamente attraente, e inserisce qua e là tocchi di modernità che, pur tenendo conto della political correctness e delle nuove necessità inclusive, non tradisce l’epoca in cui la vicenda è ambientata. Recensione ❯
Prodotto da Sam Raimi e interpretato da Sandra Oh, un horror che entra in contatto con il mondo sovrannaturale. Espandi ▽
Amanda e sua figlia vivono una vita tranquilla in una fattoria americana, ma quando i resti della madre arrivano dalla Corea, Amanda comincia a vivere un viaggio orripilante nel mondo sovrannaturale. Recensione ❯
Un curioso mix di docufilm, travelogue e visual art ricco di informazioni sulla Città Eterna. Documentario, Italia2022. Durata 83 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Edoardo Leo esplora la sua stessa città con occhi nuovi tra incontri divertenti, fughe, svolte sorprendenti e momenti onirici nei quali si lascerà catturare dai volti e dalle voci degli "Dei di Roma" Espandi ▽
Un attore che deve impersonare Giulio Cesare abbandona il set della produzione americana appena prima di soccombere alla congiura delle idi di marzo e va in giro alla scoperta della sua Roma, città "cinica, beffarda violenta, fondata sul sangue eppure capace di risorgere ogni volta nel nome della bellezza". L'attore, che interpreta se stesso, è Edoardo Leo, nato proprio il 21 aprile, data mitica della fondazione di Roma. Leo diventa la nostra guida attraverso la Capitale mostrandocene i luoghi più o meno noti, e rivelandoci i segreti anche delle attrazioni più conosciute nel mondo. Allo stesso tempo rivisita la Storia romana, lasciando che siano molte figure dell'antichità - da Romolo e Remo ai grandi imperatori, da Agrippina ai gladiatori - a ripercorrere le tappe di un passato ricco e sfaccettato.
Power of Rome è un curioso incrocio di docufilm, travelogue e visual art, costellato di ardite ricostruzioni, materiali d'archivio, brani teatrali e inseguimenti in motorino.
La costruzione narrativa si impegna a stratificare, ispirandosi all'impianto architettonico di una città che ha visto sovrapporsi molti secoli, dati, immagini, artifici, testi e riprese che rivelano, tra l'altro, il background pubblicitario del regista Giovanni Troilo. Il tentativo è un formalismo che rimanda al plastico iniziale della Città Eterna. Recensione ❯
Tratto dal romanzo best seller "The Greatest Beer Run Ever" di John "Chick" Donahue e J.T. Malloy. Espandi ▽
Inwood, quartiere di New York, 1967. Mentre l'esercito statunitense sta combattendo in Vietnam, John Donohue, chiamato da tutti Chickie, trascorre spesso le sue giornate al pub gestito dal Colonnello insieme ai suoi amici del quartiere. Ex-marine e ora in attesa di partire su una nave mercantile, crede fermamente nei valori dei soldati del suo paese e se la prende con i movimenti di protesta pacifisti di cui fa parte anche la sorella Christine. Intanto alcuni coetanei stanno morendo in guerra e al funerale di uno di loro Chickie viene a sapere che il suo amico Tommy è disperso. Scosso dalla notizia, in una delle tante sere passate al pub, ha un'idea: partire per il Vietnam con un carico di birre per risollevare il morale dei soldati. Comincia come un viaggio pieno di buone intenzioni ma poi si ritrova catapultato nel conflitto e scopre che la guerra, quella vera, è diversa da come viene raccontata dai media.
Con Una birra al fronte Peter Farrelly cerca di trovare la sintesi tra la strada che ha preso oggi il suo cinema e quell'incontrollata follia dei film girati con il fratello. Il risultato però è contraddittorio.
Il tentativo di dissacrare la guerra in Vietnam è andato a vuoto. Forse a Una birra al fronte non gli manca la storia, ma la voce. Quella che gridava, rideva e soprattutto dava l'illusione di essere lì, sul posto. Recensione ❯
Sette ritratti di immigrate raccolti con immediatezza per celebrare la coppa di chi non arriva primo. Documentario, Italia2022. Durata 80 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Un gruppo di donne immigrate a Roma, quasi tutte sudamericane, lavorano come badanti e domestiche e hanno in comune la passione per il calcio. Espandi ▽
Nel campo di calcio Vis Aurelia, a Roma, si disputa, a parecchia distanza dall’attenzione dei tornei maggiori, un campionato amatoriale di calcio femminile a otto. Le giocatrici che militano nelle sei formazioni in gara provengono da ogni parte del mondo. L’obiettivo delle documentariste concentra su sette di loro, inoltrandosi con successo e discrezione nelle loro origini familiari, in ascolto di aspirazioni e rinunce. La sintesi di un montaggio serrato, tra confessioni riposte e situazioni ordinarie, eppure avvincenti, e l’ottimo lavoro sul suono in presa diretta trasmettono un senso di immediatezza e trascinano in percorsi molto lontani tra loro ma accomunati da una tenerezza di fondo e un attaccamento ai legami affettivi, non solo di sangue. Senza sdolcinature e al minimo tasso di retorica. Dedicato “alle nostre figlie”, Las Leonas celebra e riconosce, come una coppa assegnata a chi non arriva primo, la molto sottovalutata intelligenza di adattarsi a un contesto ostile, non arrendersi a una sconfitta, rialzarsi nonostante il pronostico avverso. Recensione ❯
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