Cafarnao - Caos e miracoli

Film 2018 | Drammatico +13 120 min.

Titolo originaleCapharnaüm
Anno2018
GenereDrammatico
ProduzioneLibano, USA
Durata120 minuti
Regia diNadine Labaki
AttoriZain Alrafeea, Yordanos Shifera, Boluwatife Treasure Bankole, Kawsar Al Haddad, Fadi Youssef Haita 'Cedra' Izzam, Alaa Chouchnieh, Nadine Labaki, Elias Khoury, Nour El Husseini.
Uscitagiovedì 11 aprile 2019
TagDa vedere 2018
DistribuzioneLucky Red
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,62 su 50 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Nadine Labaki. Un film Da vedere 2018 con Zain Alrafeea, Yordanos Shifera, Boluwatife Treasure Bankole, Kawsar Al Haddad, Fadi Youssef. Cast completo Titolo originale: Capharnaüm. Genere Drammatico - Libano, USA, 2018, durata 120 minuti. Uscita cinema giovedì 11 aprile 2019 distribuito da Lucky Red. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,62 su 50 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un ragazzo denuncia i propri genitori per averlo messo al mondo. Non accetta la vita che gli è stata donata. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Cannes, 1 candidatura a Golden Globes, 1 candidatura a BAFTA, 1 candidatura a Cesar, 1 candidatura a Critics Choice Award, In Italia al Box Office Cafarnao - Caos e miracoli ha incassato 1,1 milioni di euro .

Cafarnao - Caos e miracoli è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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Consigliato assolutamente sì!
3,62/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,04
PUBBLICO 4,32
CONSIGLIATO SÌ
Un film fragile e prezioso che vive a Beirut ma può svolgersi ovunque, e che tutti dovrebbero vedere.
Recensione di Giancarlo Zappoli
venerdì 18 maggio 2018
Recensione di Giancarlo Zappoli
venerdì 18 maggio 2018

Zain è un ragazzino dodicenne appartenente a una famiglia molto numerosa. Facciamo la sua conoscenza in un tribunale di Beirut dove viene condotto in stato di detenzione per un grave reato commesso. Ma ora è lui ad aver chiamato in giudizio i genitori. L'accusa? Averlo messo al mondo.

Nadine Labaki, al suo terzo lungometraggio, conferma la sua profonda empatia con coloro che si trovano a vivere situazioni di disagio sociale.

Questa volta però abbandona totalmente qualsiasi riferimento o anche solo accenno alla commedia per immergerci in una dimensione di dramma che ha al centro un minore e una società che, non sempre per colpa ma comunque oggettivamente, non ha alcuna cura nei confronti di chi invece ne avrebbe maggiormente bisogno.

Per chi non lo ricordasse, il termine cafarnao definisce un luogo pieno di confusione e disordine e tale era la lavagna su cui la regista scriveva i temi che intendeva trattare nel suo film da fare. L'infanzia maltrattata, i migranti, il ruolo genitoriale, i confini tra gli stati, la necessità di avere dei documenti sei si vuole essere considerati come esseri umani a cui si possa dedicare attenzione, la Dichiarazione dei Diritti dei bambini.

Da tutti questi elementi è scaturito un film che sembra aver fatto propria la lezione dei Dardenne portandola però alle estreme conseguenze. A partire della scelta degli attori ognuno dei quali, dal più piccolo agli adulti, ha subito nella propria esistenza i colpi avversi di una esclusione sociale. Questa però non vuole essere una cattura del consenso legata al vissuto degli interpreti. Perché Labaki ha saputo trarre dal cafarnao dei temi e dalle vite vissute un film che ci obbliga a confrontarci con gli argomenti trattati obbligandoci costantemente a porci domande.

I muri sono scrostati come gli animi in una storia in cui un fratello vuole difendere la sorella che lo ha seguito di un anno nella nascita da un matrimonio privo di qualsiasi senso che non sia quello della sottomissione passiva dei genitori allo status quo dominante. Zain non può e non deve comprendere ciò che li spinge a piegare il capo. Sa solo, intimamente, profondamente fino alla viscere, che non è giusto. E si ribella. Non ha avuto genitori che possa ritenere degni di questo nome e quindi non ha modelli di riferimento. Eppure si troverà a fare da padre a un bambino che ancora viene allattato.

In una città in cui dominano i rumori del traffico e l'indifferenza del prossimo, Zain si impegna a non cedere escogitando le strategie di sopravvivenza più ingegnose. Così come non cede Nadine Labaki il cui cinema di impegno civile rende testimonianza a quegli ultimi in favore dei quali lancia un dolente grido di richiesta d'aiuto concreto.

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CAFARNAO - CAOS E MIRACOLI
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 15 aprile 2019
laurence316

Assurdamente criticato da una parte della miope critica italica (che ha voluto ad ogni costo vedere nel film inesistenti ricatti emotivi, spettacolarizzazioni, malcelate disonestà intellettuali, un deplorevole sfruttamento dell’infanzia [usata, a quanto pare, come “grimaldello emotivo”] e infiniti altri criminosi sotterfugi e doppi fini [a quanto pare, se ci si impegna a [...] Vai alla recensione »

giovedì 25 aprile 2019
daniela montanari

Beirut, aula di tribunale: Zain di soli dodici anni, sta scontando una pena per aver commesso un grave reato. Tuttavia, si trova davanti alla corte perchè ha portato in giudizio i propri genitori. Averlo messo al mondo, in questo atroce mondo, è il capo d'accusa per il quale li ritiene entrambi colpevoli. A ritroso nel tempo, nei mesi che precedono il giorno del verdetto, assieme [...] Vai alla recensione »

sabato 27 aprile 2019
vanessa zarastro

L’area metropolitana di Beirut oggi conta circa due milioni di abitanti (quelli censiti), la metà dell’intera popolazione libanese. È la capitale dell’accoglienza, dove confluiscono molti profughi armeni, siriani, palestinesi e, in passato, anche gli ebrei cacciati dai paesi arabi. Il porto di Beirut è un punto di scambi internazionali essendo il più importante [...] Vai alla recensione »

giovedì 4 aprile 2019
matymi

Ho visto il film ieri sera in V.O. con i sottotili. Lo consiglio a tutti poichè è bellissimo, uno dei film che mi hanno più emozionata negli ultimi tempi. Il broncio di Zain e la sua rabbia nei confronti dei genitori, che si disinteressano di lui e dei suoi fratelli, è da premio Oscar. I diritti negati dell'infanzia purtroppo non hanno quartiere ma in determinate parti [...] Vai alla recensione »

lunedì 13 maggio 2019
toni mais

Dove passa il dolore, là il suolo diventa sacro, diceva Oscar Wilde. Ringrazio Nadine Antoine Labaki per avermi restituito un minimo di sensibilità, tenerezza, amore sopiti dalla massificazione delle cifre . Ringrazio Nadine Antoine Labaki per avermi tolto dalla bocca quella sciocca espressione " immagino che cosa devono aver passato " .

sabato 13 aprile 2019
carlosantoni

Il film comincia con inquadrature dall’altro, in verticale, su un agglomerato urbano che definire caotico è un eufemismo. S’intuisce che è un agglomerato urbano, ma non è facile percepirne i contorni, tanto la trama delle strade e dei palazzi è incasinata, priva di razionalità. Poi la scena scende giù per le strade, un caos incredibile di brulicante [...] Vai alla recensione »

domenica 28 ottobre 2018
gaiart

Un film intenso, utile, sociale, nitido, cristallino. Un cast d'eccezione fa già il 90 per cento della riuscita di una pellicola. Ecco qui i bambini Yonas e Zain sono eccellenti. Hanno l'intensità di Mastroianni con 60 anni in meno. Hanno i capelli arruffati di Antoine Doinel in 400 colpi. Hanno la magia negli occhi. Ambientato in Libano con la bravisisma regista di Caramel lei stessa attrice nel [...] Vai alla recensione »

lunedì 15 aprile 2019
Maurizio.Meres

Un film assolutamente da vedere,intenso,drammaticamente forte tocca la sensibilità di chi pensa di credere alla giustizia divina,capace di perdonare ma incapace di voler bene al prossimo nella più indifferenza sociale che mente umana possa immaginare,siamo in una parte di Beirut sofferente stanca di esistere dove la giornata inizia nella sofferenza e termina più delle volte [...] Vai alla recensione »

domenica 14 aprile 2019
LBavassano

 Ci violenta e ci illumina.

sabato 20 aprile 2019
nadia meden

Ho potuto assistere al film Cafarnao - caos e miracoli", un film di rara tristezza e di rara umanità . La vicenda si svolge nella città di Beirut, capitale del Libano , Paese conosciuto come a "porta dell' Oriente, dove da sempre infuriano guerre civili in particolare tra gruppi religiosi . beirut è la capitale dove vive l'elite , dove vivono le persone più [...] Vai alla recensione »

venerdì 19 aprile 2019
Cristiana Corona

...ma, "Roma" è altrettanto bello e forse altrettanto commovente

sabato 11 maggio 2019
Emanuele 1968

Un buon film, racconta di miserie sociali, mentalità, persone invisibili, penso che purtroppo nelle loro miserie non cambierà mai niente, resteranno sempre indietro. Noi saremo ben vestiti e nutriti, pero anche qui da noi dobbiamo fare i conti con tanti dispiaceri sociali culturali e famigliari. 

FOCUS
FOCUS
giovedì 11 aprile 2019
Roy Menarini

Quando ha ottenuto il Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 2018, Cafarnao ha suscitato un'immediata spaccatura nella critica. I favorevoli e i contrari, gli entusiasti e gli indignati. Analizzare queste posizioni può essere utile per comprendere che cosa, simbolicamente, si gioca nel campo dell'immagine contemporanea. Facciamo un passo indietro, parlando prima del film in sé. Il racconto universale dell'infanzia negata e della povertà, della periferia del mondo e delle sue miserie, possiede una forza esemplificatrice non limitata al Libano in cui si svolge, ma estendibile a tutte le povertà del mondo. La povertà, infatti, è esportata ed esportabile, tanto quanto le migrazioni.

Non è un caso che una delle protagoniste del film sia una migrante etiope a Beirut, a conferma che a tutte le latitudini i poveri si muovono e cercano di migliorare la propria disperata situazione - spesso però finendo in contesti di ancora maggiore degrado, o di privazione della libertà, o di schiavitù.

Per un paradosso molto noto ai demografi, le popolazioni povere sono anche quelle che mettono al mondo più figli, sia per motivi di tradizione culturale sia per scarsa attenzione al controllo dei rapporti. Ne consegue che l'infanzia sia quella che paga lo scotto più insopportabile per la povertà dei genitori e le condizioni inumane della loro esistenza. Ecco perché a un certo punto di Cafarnao, quando Zain viene informato dalla madre che avrà un nuovo fratellino, le dice di avere il cuore spezzato, perché quel bambino farà certamente la sua stessa fine: calpestato, umiliato, picchiato, cacciato, imprigionato, o peggio.

Torniamo ora alla questione estetica. Quali sono i dubbi di alcuni critici nei confronti di Cafarnao? Le accuse sono sostanzialmente due: retorica ed estetizzazione. Sulla prima, non mancano motivazioni a supporto del biasimo, poiché Nadine Labaki sembra aver necessità di alcune marche stilistiche (principalmente il rallentato, gli archi, i cori, i primi piani) da sempre legate all'enfatizzazione di un tema, alla preoccupazione di renderlo ben chiaro al pubblico e alla necessità di sottolinearlo con forza. È dunque legittimo esserne irritati.

Più controversa, invece, la questione della forma. Nadine Labaki, nel scegliere un certo tipo di stile e un certo grado di cura fotografica, ha preso una decisione e ne ha escluse molte altre. L'idea che circola è che se si fanno film sulle miserie del mondo, è necessario dotarsi di uno stile pauperistico e mimetico nei confronti del tema. In questo caso, si tratta di una fallacia ideologica dura a morire, legata a una teoria del realismo piuttosto limitata e scorretta. Non solo è difficile decidere a priori quale sia il grado di "bellezza" estetica vada accettato (come se La terra trema di Visconti - per citare un capolavoro del neorealismo - non fosse di un nitore stilistico e pittorico clamoroso), ma è una prescrizione morale che cozza con l'idea stessa dei processi tecnici alla base del cinema. Nessun film è naturale, nemmeno il più realistico. Si tratta sempre e comunque di astrazioni audiovisive.

FOCUS
domenica 7 aprile 2019
Ilaria Ravarino

Zain, il protagonista di Cafarnao - Caos e miracoli di Nadine Labaki, è libanese e ha solo 12 anni. È un bambino, ma ha il coraggio di un guerriero quando, accusato di un grave reato, intenta un causa contro i suoi stessi genitori per averlo generato senza essere in grado di crescerlo.

Quella di Cafarnao è una storia che non può lasciare indifferenti, come accade sempre quando il cinema racconta il mondo - in particolare le brutture del mondo - con gli occhi dei più piccoli.

Da un ambiente simile, ma a qualche migliaia di chilometri di distanza da Beirut, proveniva il Jamal Malik di The Millionaire di Danny Boyle, tratto dal romanzo 'Le dodici domande' di Vikas Swarup, 10 candidature all'Oscar e 8 statuette guadagnate: un ragazzino di diciotto anni (Dev Patel) che dopo una vita trascorsa nelle baraccopoli di Mumbai tenta la fortuna con un quiz tv, nonostante tutto il mondo sembri remargli contro.

E sempre dall'India viene Saroo, il piccolo protagonista di Lion - La strada verso casa di Garth Davis, adattamento delle memorie di Saroo Brierley. Qui un bambino di sei anni, Saroo appunto (nella versione adulta interpretato, ancora, da Dev Patel), viene lasciato da uno dei suoi fratelli sulla panchina di una stazione ferroviaria. Nel tentativo di ricongiungersi con la famiglia arriverà a Calcutta, dove dovrà arrangiarsi e sopravvivere da solo. E ancora in My name is Adil di Adil Azzab, la storia è quella (vera) di un giovane pastore che dal Marocco arriva a Milano, a 13 anni, per ritrovare il padre emigrato e fare l'elettricista. Finirà per diventare regista e raccontare, a tutto il mondo, la sua esperienza di vita.

I Cafarnao del mondo
In Italia si chiamano baraccopoli, in Inghilterra e nelle ex colonie slum, in Francia e nei paesi francofoni bidonville, in Brasile favelas e in Sudafrica township: sono le periferie delle periferie del mondo, agglomerati di abitazioni precarie in cui abita e sopravvive, secondo una stima delle Nazioni Unite, circa un miliardo di persone. Tra cui molti, troppi, bambini.

FOCUS
giovedì 4 aprile 2019
Letizia Rogolino

Il dodicenne Zain vive tra le baraccopoli di Beirut con la sua famiglia ma, dopo essere stato arrestato per aver pugnalato un uomo, cita in giudizio i suoi genitori per averlo fatto nascere sapendo già di non potergli offrire cura, sicurezza e affetto. La madre Souad (Kawthar Al Haddad) e il padre Selim (Fadi Kamel Youssef) sono talmente poveri che non hanno potuto pagare le tasse per registrare la nascita dei loro figli che, pertanto, sono privi di documenti. Per questo non possono andare a scuola e sono costretti a guadagnarsi da vivere con alcuni lavori improvvisati. Dopo che la sorella a cui è molto legato viene costretta a sposarsi a soli 11 anni, Zain scappa di casa e inizia a lottare per sopravvivere da solo in una realtà frenetica e difficile. L'incontro con l'immigrante etiope Rahil (Yordanos Shiferaw), un'anima gentile che sta nascondendo il figlio di un anno Yonas ai datori di lavoro e alle autorità in una baracca fra detriti e ruggine, gli dona una speranza seppur per poco.

La parola cafarnao significa "accumulo disordinato di oggetti". Nadine Labaki, regista di Caramel e E ora dove andiamo? ha deciso di intitolare così il suo terzo film che racconta una storia caratterizzata da un forte senso di caos che travolge la vita del piccolo protagonista, interpretato da Zain Al Rafeea.

Dopo l'anteprima al festival di Cannes 2018, Cafarnao (guarda la video recensione) è stato molto apprezzato dalla critica internazionale e, di seguito, vi diamo cinque buoni motivi per non perdere questo nuovo film di puro realismo sociale scritto e diretto da Nadine Labaki.

INCONTRI
domenica 31 marzo 2019
Claudia Catalli

«Vengo da un Paese che è un punto invisibile sulla mappa, dove non esiste alcuna industria cinematografica». A parlare è la regista e attrice Nadine Labaki, gli occhi scuri e profondi, lo sguardo sicuro da pioniera. Prima autrice libanese, futura Presidentessa di Giuria di Un Certain Regard a Cannes, intanto il suo nuovo film Cafarnao ha compiuto il suo trionfale cammino - dallo scorso Festival di Cannes fino ai Golden Globes e agli Oscar - portando a casa premi, applausi e candidature.

Labaki ha fatto della lotta all'invisibilità la sua cifra artistica, e nel suo ultimo film ha scelto proprio i più invisibili di tutti per protagonisti: i bambini delle baraccopoli libanesi, come Zain Al Rafeea, nato nel 2004 in Siria.

Considera il cinema come mezzo di riflessione sociale e politica. Perché?
È per me ormai una missione e una responsabilità: il cinema può, se non cambiare le menti delle persone, sicuramente alimentare il dibattito, creare domande. Sa dare un volto a termini che sentiamo ripetere, come "guerre", e guardare chi le vive e le attraversa con empatia, comprendere le loro emozioni, le loro paure. Il cinema serve a questo, a capire meglio la natura umana. Tutti conoscono la realtà, è sotto gli occhi di tutti. Ma guardarla attraverso gli occhi di un bambino stra-ordinario come Zain è un'altra cosa.

Non dev'essere stato facile girare una storia come questa, in primis per gli stessi bambini.
No, infatti. Il protagonista Zain era in una situazione complicatissima nella vita reale, solo il set era un posto sicuro, ma fino al giorno successivo tutti stavamo in pensiero per lui. Situazioni fragili e pericolose che mettevano ansia a ognuno di noi. La nostra soddisfazione oggi è che tutti i bambini che hanno partecipato al film sono salvi e vanno a scuola... Anche solo per questo fare il film ha avuto senso.

È per questo che si è ritagliata il ruolo di avvocatessa, per stare vicino al suo protagonista e difenderlo anche sullo schermo?
Ho tagliato moltissimo di quel personaggio perché mi sembrava l'unico finto, rischiava di togliere forza e verità al film, che doveva avere e ha per protagonisti esclusivamente i bambini.

Con loro ha girato in maniera tutt'altro che classica, archiviando centinaia di ore di materiale, lasciandoli piena libertà di espressione...
Avevano bisogno di totale libertà. Non potevo permettermi una lavorazione classica, o avrei paralizzato la storia. Poi i bambini ovviamente non avevano un copione in mano: li abbiamo seguiti per mesi, chiedendo loro di reagire, non di agire, creando intanto attorno a loro il giusto contesto per esprimersi. Ecco perché ho chiesto a mio marito di produrre il film, o non avrei avuto la libertà che mi serviva.

Una libertà che ha pagato, guardando tutto il percorso che ha fatto il film finora, i premi e i riconoscimenti ricevuti. È soddisfatta?
Molto, anche se per me l'importante era portare all'attenzione di tutti la problematica di questi bambini, ce ne sono davvero tanti come i nostri Zain e Sahara. A Cannes, come agli Oscar, sapevo di essere di fronte a una platea che poteva e può davvero fare la differenza e cambiare le cose. Solo questo era importante, ci pensavo ad ogni singolo incontro. Steven Spielberg per dire ha visto due volte Cafarnao e mi ha invitato a cena con pochi altri filmaker per parlare del film, di come l'avessi fatto, di come fossi riuscita a renderlo così, parole sue, emozionante.

FOCUS
martedì 19 marzo 2019
Claudia Catalli

Zain è un bambino che ne ha viste troppe. Così tante da voler denunciare i genitori per averlo messo al mondo. Il sottinteso è che nessuno, da quel momento in poi, si è mai occupato di lui. Zain è uno dei bambini che crescono nelle baraccopoli libanesi, nel cuore gli batte la voglia di volersi ribellare a un destino ingiusto. Non sa che allontanandosi di casa finirà peggio, non immagina i terribili incontri che lo attendono, ma è proprio in questo suo candido non sapere che sta tutta l'essenza di un viaggio insieme di formazione, esplorazione, scoperta, confronto costante con la fame e il dolore. Imparerà a crescere malgrado tutto e tutti, il piccolo Zain. A farsi grande e uomo, a badare a un bambino ancora più sfortunato e affamato di lui, a sopravvivere contando solo sulle proprie esigue risorse.

Nadine Labaki ha la forza delle grandi narratrici. Con mano matura e consapevole alla sua terza prova dietro la macchina da presa non si spaventa a raschiare il fondo dell'oscurità, ma firma un dramma sociale di spessore di cui si fa avvocatessa - ritagliandosene anche il ruolo.

Senza timore di risultare retorica sceglie di raccontare le disavventure esistenziali quanto emotive di un ragazzino come quei tanti di cui ignoriamo, o fingiamo di ignorare, l'esistenza. Ecco allora che Cafarnao diventa un commovente grido di denuncia, un film fondamentale per ricordare ciò che accade nel mondo tutti i giorni sotto i nostri occhi, per raccontare i tanti Zain sparsi in giro per il pianeta.

Se poi accanto alla denuncia vibra il pathos di una storia carica di umanità che sa toccare ed emozionare fino in fondo, allora il film diventa  indimenticabile. Come gli occhi magnetici del piccolo Zain.

Frasi
Pensavo di diventare un uomo bravo, rispettato e amato. Ma Dio non vuole questo.
Una frase di Zain (Zain Alrafeea)
dal film Cafarnao - Caos e miracoli - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
mercoledì 10 aprile 2019
Federico Pedroni
Duels.it

Cafarnao significa moltitudine, gruppo confuso, luogo di disordine. L'etimo rimanda a una città della Galilea, sulle sponde del lago di Tiberiade, dove Cristo visse dopo Nazareth e iniziò la sua predicazione. La Cafarnao di Nadine Labaki è Beirut, nei cui vicoli si svolgono e si intrecciano le storie di Zain e della sua famiglia, dell'etiope Rahil e del suo bambino e poi di altre figure, più o meno [...] Vai alla recensione »

giovedì 25 aprile 2019
Emilio Ranzato
L'Osservatore Romano

È nelle sale cinematografiche Cafarnao (Capharnaüm), di Nadine Labaki, film che ha vinto il Premio della giuria nonché il Premio della giuria ecumenica all'ultimo festival di Cannes, e che è stato candidato agli Oscar come miglior film straniero, categoria in cui si è trovato la strada sbarrata da Roma di Alfonso Cuarón, ma in cui avrebbe anche potuto trionfare.

giovedì 18 aprile 2019
Antonio Mariotti
Corriere del Ticino

Meritevole vincitore del Premio della Giuria al 71. Festival di Cannes nel maggio scorso, Capharnaüm (Cafarnao)della regista libanese Nadine Labaki, si svolge quasi tutto per le strade di una Beirut caotica, assordante, attraversata da traffici di ogni genere e da storie tragiche di povertà, di abbandono e di emigrazione. Protagonista assoluto è un ragazzino di 11 anni, Zain, trascurato dai genitori [...] Vai alla recensione »

giovedì 18 aprile 2019
Cristina Piccino
Il Manifesto

Nelle nostre sale è ormai da un settimana - ne avevamo parlato dallo scorso Festival di Cannes dove era in concorso - ma quello che sorprende è l'enfasi di giudizio che vi si è scatenata intorno: si ama o si odia, critici, cinefili, spettatori, commenti più o meno lunghi sui social oscillano tutti tra questi due poli nettamente contrapposti. È stato così sin dalla prima proiezione sulla Croisette col [...] Vai alla recensione »

domenica 14 aprile 2019
Fabio Ferzetti
L'Espresso

Attenzione, piaga aperta. Ogni volta che il cinema si accosta a inferni popolati da bambini o minorenni, la critica si spacca. Gli apocalittici urlano allo sfruttamento e al ricatto, come se solo il documentario potesse dar forma a certi orrori. I possibilisti invocano il diritto alla finzione e il lavoro sempre fecondo con i non professionisti. Dalle favelas di "City of God" al villaggio Rom di Ciambra", [...] Vai alla recensione »

domenica 14 aprile 2019
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Come il francese capharnaum, l'italiano cafarnao sta per confusione, moltitudine. E di una moltitudine confusa racconta Cafarnao -Caos e miracoli (Caphamaum, Libano, Francia e Usa, 2018,126') della libanese quarantacinquenne Nadine Labaki e dei suoi cosceneggiatori Jihad Hojeily e Michelle Keserwany. Lo fa iniziando da un tribunale, luogo in cui, per definizione, il disordine dovrebbe essere ricondotto [...] Vai alla recensione »

domenica 14 aprile 2019
Alberto Cattini
Gazzetta di Mantova

"Cafarnao", come l'antica località dei Vangeli sul lago di Genezareth, è un termine che viene utilizzato per indicare una realtà di grande confusione. Il caos e la miseria regnano per migliaia di persone nella Beirut di Nadine Labaki (45enne attrice libanese, alla sua terza regia), e in particolare per il 12enne Zain, nato da genitori che figliano di continuo pur costretti senza lavoro e documenti, [...] Vai alla recensione »

sabato 13 aprile 2019
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Variety suggerisce il genere: "guttersnipe drama", dove "guttersnipe" sta per "bambino di strada". Anche peggio, "gutter" è la canaletta di scolo lungo il marciapiede: dalla Londra di Charles Dickens ai bassifondi della Beirut di oggi, dove vivono i rifugiati siriani, poco sembra essere cambiato. Una bambina di 11 anni viene venduta in matrimonio. Il fratellino maggiore di un anno sta in prigione (non [...] Vai alla recensione »

sabato 13 aprile 2019
Matteo Galli
Close-Up

A un anno di distanza dalla presentazione al Festival di Cannes dove ottenne una standing ovation che durò più di un quarto d'ora vincendo poi il premio della Giuria (oltre a quello della Giuria Ecumenica), il terzo film della regista libanese Nadine Labaki (Caramel, E ora dove andiamo?) Capharnaüm arriva finalmente nelle sale italiane, dopo essere entrato nella cinquina dei Golden Globe e degli Oscar [...] Vai alla recensione »

sabato 13 aprile 2019
Serena Nannelli
Il Giornale

Premio della Giuria a Cannes e candidato all'Oscar in lingua straniera, "Cafarnao - Caos e miracoli" è un film la cui visione è una piccola via crucis, un po' per la "santità" degli argomenti, un po' per la sofferenza che desta. Intendiamoci, è un'opera di grande bellezza e oggettiva utilità sociale, in grado di allenare una qualità fondamentale come l'empatia, ma bisogna sapere che racconta una [...] Vai alla recensione »

sabato 13 aprile 2019
Valerio Caprara
Il Mattino

"Cafarnao", nonostante il Premio della giuria e i prestigiosi apprezzamenti ricevuti all'ultimo festival di Cannes, rischia d'incappare in qualche bordata negativa a causa di punti di vista curiosamente opposti. Da un lato, infatti, la bellissima regista libanese Labaki ("Caramel") additando al mondo le ingiustizie che subiscono i dannati della terra e soprattutto i bambini dei paesi devastati dall'arretrat [...] Vai alla recensione »

venerdì 12 aprile 2019
Stéphane Leblanc
20 Minutes

Cafarnao è un po' l'Oliver Twist o I miserabili dei nostri giorni: una favola iperrealista, densa e commovente sul girovagare di un ragazzino lasciato a se stesso per le strade di Beirut. Nel film, che ha vinto il premio della giuria all'ultimo festival di Cannes e si è guadagnato la candidatura all'Oscar come miglior film straniero, i bambini sono sotto i riflettori e arrivano a sfidare il mondo degli [...] Vai alla recensione »

venerdì 12 aprile 2019
Anna Maria Pasetti
Il Fatto Quotidiano

Zain ha solo 12 anni ma possiede sapienza e maturità pari ad un adulto e, suo malgrado, superiore persino ai suoi stessi genitori, due miserabili che hanno messo al mondo una quantità di figli incapaci di accudire e crescere. Quando i suoi danno in sposa per denaro la sorellina di 11 anni a uno scellerato, Zain se ne va di casa, avventurandosi tra le macerie periferiche di una Beirut in rovina.

venerdì 12 aprile 2019
Alessandra De Luca
Avvenire

Zain, più o meno 12 anni, arrestato a Beirut per aver accoltellato l'uomo al quale i genitori hanno dato in sposa la sorella di soli 11 anni, dichiara davanti al giudice di voler fare causa al padre e alla madre per averlo messo al mondo, condannandolo a un'esistenza miserabile. Il processo è l'occasione per ripercorrere la storia del bambino, fuggito di casa e accolto da Rahil, domestica etiope senza [...] Vai alla recensione »

giovedì 11 aprile 2019
Luisa Morandini
Dizionario Morandini

A Beirut, il 12enne Zain vive, con una famiglia numerosa, in uno dei quartieri più poveri e disagiati della città, particolarmente legato a una sorella quasi coetanea. Maltrattato come i suoi fratelli e come la maggior parte dei bambini che vivono nelle sue condizioni, quando i genitori "vendono" come moglie la sorellina a un commerciante laido ma ricco, Zain si ribella, trascina i genitori in tribunale, [...] Vai alla recensione »

giovedì 11 aprile 2019
Alessandra Levantesi
La Stampa

Creata negli anni Ottanta per definire il fenomeno dello sfruttamento mediatico dei più disagiati, l'espressione "Poverty Porn" è a volte applicata con eccessivo moralismo. Vedi nel 2008 il caso del film (8 Oscar) The Millionaire, da alcuni demonizzato per aver offerto l'immagine di un'India miserevole a uso del gusto esotico-pauperistico del pubblico occidentale; e vedi ora il caso di Cafarnao, bollato [...] Vai alla recensione »

giovedì 11 aprile 2019
Maurizio Acerbi
Il Giornale

Dove sta andando la critica cinematografica italiana? La domanda non è così superficiale come potrebbe apparire. Il perché è presto detto e ben si adatta a questo Cafarnao, diretto e interpretato da Nadine Labaki. In pratica, ci si dovrebbe chiedere sulla base di cosa andrebbe giudicato un film. Quando, a commento di una pellicola, si leggono argomenti come «il ricatto dell'infanzia», «bambini usati [...] Vai alla recensione »

giovedì 11 aprile 2019
Marina Visentin
Cult Week

Zain (Zain Alrafeea), il protagonista di Cafarnao della 45enne interprete e regista Nadine Labaki, ha dodici anni e le catene ai piedi, oltre che le manette ai polsi. È finito in prigione, condannato per lesioni gravissime dopo aver accoltellato un uomo, il "marito" della sorellina poco più piccola di lui, di cui ha causato la morte con un rapporto sessuale.

giovedì 11 aprile 2019
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

A poco più di dieci anni, a Beirut, Zain è in tribunale e quando gli chiedono se sa perché è stato condannato a cinque anni di carcere dice: «Perché ho accoltellato uno str..». Va in flashback (non una grande scelta) la storia di Zain, che in realtà è davanti a una corte per la seconda volta, ora per chiedere di condannare i genitori. Colpevoli di cosa? Di averlo fatto nascere.

mercoledì 10 aprile 2019
Mattia Carzaniga
Vanity Fair

Nadine Labaki, splendida attrice libanese dagli occhi neri di kajal, si è imposta come regista con due commedie zeppe di donne. Prima Caramel (2007), incroci esistenziali e sentimentali in un salone di bellezza. Poi E ora dove andiamo? (2011), tensioni religiose e surreali in un villaggio dimenticato. Davanti al primo titolo si pensò che fosse nata una George Cukor in Medioriente, politica e leggera [...] Vai alla recensione »

mercoledì 10 aprile 2019
Roberto Manassero
Cineforum

C'è la buona volontà, certo. C'è la generosità, anche, e ci sono le ossessioni, come dice la regista e attrice libanese Nadine Labaki, che per costruire il suo ultimo film Cafarnao ha cominciato scrivendo sul tavolo del salotto le parole e i temi che in quel momento più la interessavano e, per l'appunto, ossessionavano. Ne è venuto fuori un capharnaüm, un insieme confuso dal quale il film ha cominciato [...] Vai alla recensione »

martedì 9 aprile 2019
Emiliano Morreale
Film TV

Al Festival di Cannes 2018 i due film diretti da donne erano stati una delusione. Ma se l'estetismo di Les filles du soleil di Eva Husson, sulle guerrigliere curde, lo aveva reso irricevibile a chiunque, Cafarnao - Caos e miracoli metteva in campo un armamentario più astuto, tanto da guadagnarsi il premio della giuria (e poi la nomination all'Oscar per il miglior film straniero).

martedì 9 aprile 2019
Simone Emiliani
Sentieri Selvaggi

Dal salone di bellezza di Caramel alla strada di Cafarnao, Premio speciale della Giuria al 71° Festival di Cannes. Il passo è breve per la cineasta e attrice libanese per capire come fregare le emozioni: un bambino protagonista che si chiama Zaim. Ha forse 12 anni e si ribella ai suoi genitori soprattutto dopo che hanno costretto la sorella a sposarsi pur essendo ancora una bambina.

lunedì 8 aprile 2019
Manuela Caserta
L'Espresso

Zain al Rafeea è un bambino di 14 anni, vissuto per strada in estrema povertà, vittima e reduce delle conseguenze della guerra in Siria. È il protagonista assoluto, attore non professionista, di Cafarnao - Caos e miracoli, l'ultimo film di Nadine Labaki, vincitore del Premio della Giuria a Cannes 2018. Avevamo scoperto Nadine Labaki e la sua seducente bellezza nel sentimentale Caramel il suo film [...] Vai alla recensione »

domenica 7 aprile 2019
Eugenio Arcidiacono
Famiglia Cristiana

Nel finale di Ladri di biciclette, il piccolo Bruno piange di vergogna per suo padre, sorpreso a rubare una bici. Ma poi gli stringe la mano, perché comprende che l'ha fatto solo per disperazione. In Cafarnao (il villaggio dove Gesù fece il suo primo miracolo), la regista Nadine Labaki si spinge oltre. Il dodicenne Zain, alla sbarra per aver commesso un grave reato, punta il dito contro i genitori, [...] Vai alla recensione »

lunedì 1 aprile 2019
Alessandra De Luca
Ciak

Zain, più o meno 12 anni, cresciuto in un quartiere povero di Beirut e arrestato per aver accoltellato l'uomo al quale i genitori hanno dato in sposa la sorella minore, una bambina di soli undici anni, dichiara davanti al giudice di voler fare causa al padre e alla madre per averlo messo al mondo, condannandolo a un'esistenza miserabile. Il processo, al centro dell'attenzione dei media libanesi, è [...] Vai alla recensione »

mercoledì 9 gennaio 2019
Ann Hornaday
The Washington Post

As the story of a feisty, vulnerable 12-year-old navigating the unforgiving streets of modern Beirut, "Capernaum" feels like a pointedly pessimistic offshoot of "The Bicycle Thief," the classic Italian neorealist tale of dispossession and dogged perseverance. Drenched in poverty, hopelessness and impotent fury, this impassioned if ambiguously focused story often feels like an exercise in psycho-emotional [...] Vai alla recensione »

venerdì 18 maggio 2018
Peter Bradshaw
The Guardian

For all its occasional sentimentality, this film is about the link between poverty and anger. It's a much angrier, tougher - and sometimes funnier - film than you might imagine from its cloying opening premise. Zain (Zain Alrafeea) is a 12-year-old boy in Beirut, deeply embittered by his poverty, by his parents' failure to protect him from it and by the desperate and humiliatingly ineffective accommodation [...] Vai alla recensione »

giovedì 17 maggio 2018
Raffaele Meale
Quinlan

C'è una domanda, alla quale si può rispondere solo ricorrendo a supposizioni, che accompagna la visione di Cafarnao: con quale onestà Nadine Labaki si è avvicinata a questa storia, e con quale onestà ha deciso di metterla in scena? Battente bandiera libanese, ma in realtà portato a termine grazie a un molteplice sforzo produttivo, la terza regia dell'attrice nativa di Baabdat sembra costruita su misura [...] Vai alla recensione »

sabato 13 aprile 2019
Beatrice Fiorentino
Il Piccolo

Una candidatura agli Oscar e ai Golden Globe 2019 nella categoria miglior film straniero e un importante riconoscimento strappato a Cannes (il Premio della Giuria) la scorsa primavera. Del resto, come si fa a opporsi allo sguardo triste di Zian, dodicenne dagli occhi grandi e belli, da solo a lottare contro le ingiustizie del mondo e condannato all'indifferenza generale nei quartieri poveri di Beirut? [...] Vai alla recensione »

sabato 13 aprile 2019
Marco Contino
Il Mattino di Padova

La regista libanese Nadine Labaki spiega così il titolo del suo film "Cafarnao": scrivendo su una lavagna i temi che avrebbe voluto affrontare (i diritti dei bambini e l'ingiustizia nei loro confronti, l'assurdità delle frontiere, la necessità di possedere un documento per dimostrare la propria esistenza, i viaggi della speranza), si è accorta di aver messo insieme un "gran Capharnaüm", dal nome del [...] Vai alla recensione »

giovedì 11 aprile 2019
Maurizio Cabona
Il Messaggero

Il Libano è anche di cultura francese, così Nadine Labaki, già furba regista di Caramel, s'ispira vagamente a Senza famiglia di Hector Malot e trasferisce la condizione infantile più desolata dalla Parigi dell'800 alla Beirut del 2017. LO STRATAGEMMA Cafarnao - nel senso di caos, parola che in Italia è entrata nel sottotitolo - ha avuto il premio della giuria al Festival di Cannes nel 2018 raccontando [...] Vai alla recensione »

giovedì 11 aprile 2019
Roberto Nepoti
La Repubblica

Cafarnao, nome della città della Galilea maledetta da Gesù, è l'odierna Beirut, capitale di un Libano sull'orlo della perdizione e crocicchio di destini miserabili. Come quello del dodicenne Zain, che ha intentato processo ai genitori per averlo fatto nascere in un mondo invivibile. Apprendiamo le sue vicende in flashback: povero in un Paese in guerra, fugge di casa quando i parenti vendono sua sorella [...] Vai alla recensione »

giovedì 11 aprile 2019
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Il 12enne Zian, immigrato dalla Siria in Libano, accusa in tribunale i genitori per averlo messo al mondo in condizioni disumane e di aver costretto la sorella ancora bambina a sposarsi. Nel frattempo conosce una clandestina etiope, che nasconde un bambino piccolissimo per non essere espulsa. Al suo terzo film la sopravvalutata regista libanese Nadine Labaki soggioga il pubblico con quello sguardo [...] Vai alla recensione »

sabato 6 aprile 2019
Peter Travers
Rolling Stone

In un anno di film in lingua straniera eccezionalmente raffinati (Roma, Burning, Cold War, Un affare di famiglia), Cafarnao ha ancora un po' di strada strada da fare per guadagnare un posto in quella lega. Ma il lungometraggio (Premio della Giuria a Cannes e candidato all'Oscar in lingua straniera) ha un'innegabile spinta emotiva. La regista libanese Nadine Labaki esplora i bassifondi di Beirut per [...] Vai alla recensione »

lunedì 1 aprile 2019
Emanuele Rauco
La Rivista del Cinematografo

Primi e primissimi piani di bambini che piangono, violini e musiche in crescendo, droni al ralenti e disavventure misere e dolorose. A Nadine Labaki e al suo film Cafarnao (Premio della Giuria a Cannes 2018) sembrano non interessare le storie e i personaggi che racconta e nemmeno il contesto sociale del suo Libano, se non come mezzo per commuovere lo spettatore.

NEWS
NEWS
lunedì 6 maggio 2019
Andrea Chirichelli

Nella settimana in cui Avengers: Endgame (guarda la video recensione) ha aperto al primo posto in tutti i mercati, ottenendo record su record, potrebbe essere difficile parlare di altri film, ma nonostante l'entusiasmo per il cinecomic Marvel, ci sono [...]

NEWS
domenica 21 aprile 2019
Ilaria Ravarino

Ha ritmo, dialoghi graffianti, interpreti in parte e - dettaglio non secondario - racconta un pezzo di storia del teatro troppo a lungo rimasto nell'ombra: perfetta per mettere d'accordo tutti prima e dopo il pranzo di Pasqua, Cyrano mon amour di Alexis [...]

VIDEO RECENSIONE
lunedì 25 marzo 2019
 

Zain ha 12 anni e appartiene a una famiglia numerosa. Facciamo la sua conoscenza in un tribunale di Beirut dove accusa i suoi genitori di averlo fatto nascere, condannandolo all'infelicità.Nadine Labaki ci immerge in una dimensione di dramma che ha al [...]

GUARDA L'INIZIO
martedì 26 marzo 2019
 

Zain ha dodici anni, ha una famiglia numerosa e dal suo sguardo trapela il dramma vissuto da un intero Paese. Siamo a Beirut, nei quartieri più disagiati della città. Zain non ha però perso la speranza ed è pronto a ribellarsi al sistema, portando in [...]

CELEBRITIES
venerdì 22 marzo 2019
Fabio Secchi Frau

Fin dai suoi inizi, e parliamo degli Anni Venti, il cinema libanese ha attraversato molte fasi. Dopo l'indipendenza dai francesi nel 1943 e fino ai primi Anni Settanta, ha spopolato con produzioni nazionali, soprattutto musical, che gareggiavano con l'Egitto [...]

TRAILER
mercoledì 20 marzo 2019
 

Zain ha dodici anni, ha una famiglia numerosa e dal suo sguardo trapela il dramma vissuto da un intero Paese. Siamo a Beirut, nei quartieri più disagiati della città. Zain non ha però perso la speranza ed è pronto a ribellarsi al sistema, portando in [...]

NEWS
giovedì 7 marzo 2019
 

Zain è un ragazzino dodicenne appartenente a una famiglia molto numerosa. Facciamo la sua conoscenza in un tribunale di Beirut dove viene condotto in stato di detenzione per un grave reato commesso. Ma ora è lui ad aver chiamato in giudizio i genitori. [...]

winner
premio della giuria
Festival di Cannes
2018
Con Zain Alrafeea nella parte di Zain
SHOWTIME
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