L'Insulto

Film 2017 | Drammatico +13 113 min.

Titolo originaleL'insulte
Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneLibano
Durata113 minuti
Al cinema2 sale cinematografiche
Regia diZiad Doueiri
AttoriAdel Karam, Rita Hayek, Kamel El Basha, Christine Choueiri, Camille Salameh Diamand Bou Abboud, Talal Jurdi, Julia Kassar, Rifaat Torbey, Carlos Chahine.
Uscitamercoledì 6 dicembre 2017
TagDa vedere 2017
DistribuzioneLucky Red
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,68 su -1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Ziad Doueiri. Un film Da vedere 2017 con Adel Karam, Rita Hayek, Kamel El Basha, Christine Choueiri, Camille Salameh. Cast completo Titolo originale: L'insulte. Genere Drammatico - Libano, 2017, durata 113 minuti. Uscita cinema mercoledì 6 dicembre 2017 distribuito da Lucky Red. Oggi tra i film al cinema in 2 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,68 su -1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un banale incidente diventa in breve tempo una disputa che vede coinvolti interessi politici di rilevanza nazionale. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar e Il film è stato premiato al Festival di Venezia. In Italia al Box Office L'Insulto ha incassato nelle prime 6 settimane di programmazione 695 mila euro e 180 mila euro nel primo weekend.

L'Insulto è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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Consigliato assolutamente sì!
3,68/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,44
PUBBLICO 4,09
CONSIGLIATO SÌ
Un'ottima sceneggiatura e dei bravi interpreti per un film che fa un punto importante della situazione libanese e non solo.
Recensione di Marianna Cappi
venerdì 1 settembre 2017
Recensione di Marianna Cappi
venerdì 1 settembre 2017

Beirut, oggi. Yasser è un profugo palestinese e un capocantiere scrupoloso, Toni un meccanico militante nella destra cristiana. Un tubo rotto, un battibecco e un insulto sproporzionato, pronunciato da Toni in un momento di rabbia, innescano una spirale di azioni e reazioni che si riflette sulle vite private di entrambi con conseguenze drammatiche, e si rivela tutt'altro che una questione privata.
In West Beirut, il film che ci ha fatto conoscere Ziad Doueiri, la guerra passava dall'apparire un'avventura personale al divenire una tragedia nazionale. Nella contemporaneità de L'Insulto la guerra civile libanese appartiene al passato, militarmente è finita nel 1990, ma basta una miccia piccola come una mezza grondaia che sgocciola per dare nuovamente fuoco alle polveri e trasformare un banale incidente in un processo mediaticamente incandescente, che spacca subito la nazione in due.

Douieri e Joelle Touma, sua compagna e cosceneggiatrice, sono partiti da un'occasione reale, un'uscita verbale infelice del regista in un momento di nervosismo, per andare all'origine del sentimento che sta sotto certe frasi, che non vengono mai pronunciate per caso.

Un'opera di immersione in profondità, dunque, tra lapsus e impulso, raccontata però in verticale, perché il conflitto, come la rabbia, come l'umiliazione, è qualcosa che monta. Raccontata in maniera diritta, appunto, attraverso tappe che si potrebbero dire prevedibili, eppure, non solo l'avverarsi del prevedibile è parte integrante del discorso, ma soprattutto è sfumato, colorato, drammatizzato da un ottimo copione, che si muove abilmente tra la sfera pubblica (e il film processuale) e il momento privato (dunque il dramma psicologico). Con il colpo di genio di fare dei due avvocati rivali un padre e una figlia, che non possono non portarsi in aula dell'altro: qualcosa che va al di là degli "atti", esattamente come il confronto tra Toni e Yasser va al di là dell'insulto pronunciato sul momento e affonda in una sofferenza, privata e collettiva, che ancora tormenta e fomenta.

Se il film ha un limite, nel suo essere quasi didattico sull'argomento, in quel limite c'è anche la sua forza comunicativa e la sua principale ragione d'interesse, al di là della bella scrittura e delle prove attoriali di Adel Karam e Kamel El Basha. Perché parlare del peso simbolico delle parole e delle sue conseguenze reali, vuole anche dire parlare della responsabilità di chi si esprime attraverso un mezzo che è megafono e dunque del ruolo del regista. Doueiri porta davanti ad una corte di giustizia le due parti, perché giustizia dev'essere e non rimozione, ma non auspica né vittime né colpevoli, solo di affrontare fino in fondo le cose, per poter finalmente voltare pagina.

L'INSULTO
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 29 dicembre 2017
Zarar

Libano, oggi. Cristiani maroniti, musulmani, profughi palestinesi convivono in un clima di tensione estrema in un contesto politico precario e agitato. Alle spalle una lunga storia di conflitti sanguinosi, a partire dalla guerra civile che dal 1975 al ’78 e poi dal 1982 al 1990  devastò il paese, coinvolto direttamente nel conflitto tra i palestinesi dell’OLP e lo Stato di Israele. [...] Vai alla recensione »

mercoledì 13 dicembre 2017
Michele Camero

  Film libanese bellissimo che ritengo andrà ad Oscar per il miglior film straniero, che pone all’attenzione la doppia tragedia dei palestinesi profughi in terra straniera ove non sono voluti e di quei popoli che, ospitandoli contro voglia, hanno visto mutare in peggio le proprie condizioni di vita, avendo importato insieme ai profughi, la guerra e le sue drammatiche vicende. [...] Vai alla recensione »

giovedì 28 dicembre 2017
blufont

Due uomini, due religioni, due culture, due generazioni, due caratteri, che si tollerano finché un banale episodio non accende la miccia dell'odio. Odio che, si capirà, non ha nulla di personale e trascende perfino l'orgoglio, ma affonda le radici in un passato di soprusi e dolore, di esilio e di violenze in cui è difficile capire chi sia la vittima e chi il carnefice.

lunedì 18 dicembre 2017
mauro2067

La storia di una banale lite che inizia da un tubo, passa attraverso qualche parola di troppo, sfocia in un'aggressione fisica e finisce, inevitabilmente, in tribunale. Ne succedono a milioni ogni giorno in ogni angolo del mondo, sfamano gli avvocati. Ma nel film i due contendenti sono uno palestinese rifugiato e l'altro libanese cattolico e siamo a Beirut.

sabato 9 dicembre 2017
Maurizio.Meres

Sublime film,attraverso una normalissima discussione tra due persone per motivi futili ,come capita in tutte le città del mondo,diventa un conflitto esistenziale dettato da un odio generazionale,dove la dignità umana viene offesa da entrambi le parti,in una conflittualità che non conosce fine,siamo in Libano e più precisamente a Beirut.

martedì 9 gennaio 2018
toni mais

Si è più volte detto che un 'arma è di per sè neutra , è l'uso che se ne fa a renderla uno strumento d'offesa o di difesa. Sta di fatto che se ne circolassero  meno non avremmo così tanti ammazzati o feriti da arma da fuoco. La religione nasce per sua natura per tentare d'offrire un senso ai problemi dell'esistenza e un sostegno psicologico [...] Vai alla recensione »

giovedì 7 dicembre 2017
Eccome!

Realistica la testardaggine delle opposte parti in conflitto. Realistico e molto progressivo il crescendo delle tensioni. Realistico lo spiazzamento e la distanza tra il sentire delle persone e i meccanismi, completamente diversi, della giustizia legale. Realistici i dubbi e i ripensamenti delle persone strada facendo. Realistico il pretesto del litigio.

mercoledì 20 settembre 2017
Luciano

Coraggioso film dove si fronteggiano due anime, due fedi, due facce diverse della stessa pietà. Un cristiano libanese ed un profugo palestinese partono per una guerra personalissima disseppellendo antichi rancori. Ma lentamente perdono il controllo della situazione e la storia mette in puazza la loro intimità senza preoccuparsi delle conseguenze, confondendo ciò che è privato [...] Vai alla recensione »

giovedì 31 agosto 2017
Peer Gynt

Un film, ben scritto e ben girato, che ci mostra quanto sia potente l'odio che divide quasi sempre gli esseri umani, soprattutto quando alle loro spalle ci sono sofferenza e umiliazioni. A Beirut un capomastro palestinese si vede piovere acqua in testa da una grondaia che scarica direttamente in strada. La grondaia appartiene ad un libanese cristiano che non ne vuole sapere di aggiustare il tubo, pur [...] Vai alla recensione »

martedì 24 luglio 2018
vanessa zarastro

Beirut è una città colta e cosmopolita che mi ha sempre affascinato. Negli anni ho avuto modo di conoscere, in diverse parti del mondo, vari libanesi che più volte danneggiati e bombardati, hanno sempre avuto la forza di reagire, di ricominciare da capo con forza e determinazione. Dicevano che il Libano era considerato un po’ come la “Svizzera del Medio Oriente”. [...] Vai alla recensione »

sabato 13 gennaio 2018
maumauroma

Per una banale lite e qualche parola di troppo, Toni e Yasser finiscono addirittura in tribunale. Siamo nella Beirut dei giorni nostri. Toni fa il meccanico, ed e' un cristiano libanese. Yasser e' capocantiere per una ditta di costruzioni ,ed e'un profugo musulmano palestinese. Due vite difficili, un passato fatto di persecuzioni e incomprensioni in quelle tormentate terre.  [...] Vai alla recensione »

domenica 14 gennaio 2018
Francesco Izzo

Il film è molto coinvolgente, e alla fine, più che di conflitto libano-palestinese,ci parla proprio di tolleranza, comprensione  e accettazione dell'altro. Da una sciocchezza -dell'acqua che cade da un balcone che non ha la grondaia a norma - nasce uno scontro tra due individui di due etnìe diverse sempre più aspro, che li porterà fino al tribunale di [...] Vai alla recensione »

lunedì 11 dicembre 2017
Flyanto

 Da un banale litigio tra due individui che comporta un brutto termine rivolto da uno all'altro, si scatena una sorta di diatriba di una portata esagerata che coinvolgerà ben presto l'intera nazione libanese in un conflitto tra cristiani e palestinesi. Finito il caso in tribunale, i due schieramenti combatteranno legalmente affinché prevalga la ragione di ognuno.

domenica 10 dicembre 2017
Miguel Angel Tarditti

“EL INSULTO” (“L’insulto”), film libanés 2017 de Ziad DoueiriEn una Beirut árabe, que convive con campamentos palestinos, y donde la guerra ha terminado en un 1990 que, si bien es lejano en el tiempo, se siente aùn presente el pasado de muerte, en las fisuras dejadas por los enfrentamientos que han sangrado esas tierras.Aún hoy el equilibrio de Medio Oriente, queda siempre en ese [...] Vai alla recensione »

sabato 2 settembre 2017
gaiart

THE INSULT E UNA STORIA DEL TUBO.Parole chiave del film: Verità, giustizia, parola e sofferenza. Un film geniale. Scritto da Dio. In persona.Parla della storia di un tubo e di come gli animi si possano accendere per un nonnulla. Geograficamente universale, ma casualmente collocato in Libano. Un uomo deve riparare un tubo di un terrazzo in una casa privata che perde su strada, bagnando i passanti.

domenica 10 dicembre 2017
daniela montanari

Il regista libanese Ziad Doueiri ci accompagna in una Beirut in ricostruzione. Almeno per quanto riguarda strade, palazzi e quartieri. Per gli animi dei suoi abitanti no, ci vuole ancora tempo. In una Beirut contemporanea, Toni Hanna è un sanguigno meccanico che durante il tempo libero, seppur poco, milita nel partito di destra cristiana. Yasser è un capocantiere tacituro, apparentemente, [...] Vai alla recensione »

giovedì 14 dicembre 2017
michelino

Siete mai stati a Beirut? Michelino non c'è mai stato Michelino sa veramente poco di Beirut e quasi niente del Libano Michelino è andato a vedere questo film Ora a Michelino è rimasta qualche bella immagine delle strade di Beirut Ora Michelino ha in testa pure qualche informazione in più sul Libano Ma la cosa più importante è stata quella di potersi [...] Vai alla recensione »

giovedì 14 dicembre 2017
lapo10

Mi perdoni Israel Zangwill (lui drammaturgo ebreo, inglese e sionista, per giunta) per la divertita insolenza di utilizzare un termine da lui coniato nel 1908 nella sua opera omonima, per classificare la nuova fatica del regista libanese Ziad Doueiri. Già, perché mi viene naturale definire "L'insulto" come un'opera "Melting Pop", peraltro in salsa mediorientale.

sabato 9 dicembre 2017
spettatorpensoso

quando vedo film di questo tipo - legati cioè ad una situazione reale ed attuale e pensati e fatti da uno che ci vive dentro - il mio primo pensiero va al coraggio di chi l'ha fatto. perchè il film in quel - ed in questo, nella fattispecie - deve far conto col restare dentro alle reazioni che suscita.... e , come nel film, queste reazioni possono diventare catene imprevedibili di [...] Vai alla recensione »

venerdì 19 gennaio 2018
Luciana

 Un paese, indaffarato, vissuto, gente che lavora, che progetta azioni di sicurezza e, in contemporanea un uomo che innaffia le piante sul suo balcone. Sembra la vita di tutti i giorni, in ogni paese, in ogni strada. Eppur qualcosa cova. Il Libano ha accolto profughi palestinesi senza accettazione. C'è intolleranza reciproca. Una ossidata intolleranza che porterà il libanese [...] Vai alla recensione »

sabato 6 gennaio 2018
Emanuele 1968

Mi ricordava un po quei Talk show di politica oppure di carettere giudiziario che si vedono in TV. In alcuni momenti si faceva un po pesantino, pero bello, certo che di cose ha norma ce ne stanno li da sistemare, altro che un tubo, bello quando dice di mescolare la pittura. Alla fine del film il pubblico soddisfatto ed un certo brusio in sala, molte analogie con la vita quotidiana. 

venerdì 8 dicembre 2017
anna1

Un incidente banale aumenta di dimensioni in modo spropositato, ingigantito da divisioni tra popoli e religioni. Ma non è solo il senso di appartendenza e l'ideale, ma è soprattutto il dolore provocato dalle perdite di familiari, che non si placa. Partendo da un dramma legato a un luogo e a un popolo, si arriva ad un sentire universale.

sabato 7 aprile 2018
Simone Donati

Film che tratta in modo profondo e delicato il tema dell'odio e dello scontro tra popoli. un capolavoro da non perdere

venerdì 19 gennaio 2018
bracciodiferro

Anche se con stile quasi da cinema americano, il film è validissimo, coinvolgente e fa riflettere. La complessità delle dinamiche etnico sociali nella società libanese emerge con forza in un film con finale in cui prevale in buon senso da parte di tutti e pieno di speranza e ottimismo. Consigliatissimo.

FOCUS
FOCUS
domenica 10 dicembre 2017
Roy Menarini

Il 2017, oltre che anno di uscita di L'insulto, verrà anche ricordato come l'ennesimo periodo di ricaduta delle tensioni arabo-israeliane, e come il momento di una nuova destablizzazione del Libano. Si tratta di un terreno politico estremamente instabile, oltre che complicato da capire, tanto è vero che - a parte esperti e appassionati di politica estera - non ci sono molti comuni cittadini europei capaci di ricostruire a mente la storia di quel territorio.

Paradossalmente, uno dei principali limiti di L'insulto è proprio quello di cercare di stabilire un conflitto binario (musulmani e cristiani) dove in verità si gioca in un terreno confuso e friabilissimo, dove covano tensioni distruttive nella stessa comunità araba (sunniti e sciiti) e dove nulla è mai come sembra, per la nota astuzia strategica levantina.

Tuttavia c'è il passato, e su quello non si scherza. Tutto L'insulto - che comincia come una normale lite e sfocia nel rischio di una guerra civile, seguendo il consolidato schema del sassolino che si trasforma in valanga - ruota intorno all'interpretazione del passato. Il marchio d'infamia delle stragi compiute dai cristiani libanesi, alleati con Israele, viene in parte bilanciato dalla violenza indiscriminata nei villaggi da parte delle forze filo-palestinesi, e così via.

INCONTRI
venerdì 1 dicembre 2017
Marianna Cappi

L'Italia sarà il primo paese del mondo occidentale a far uscire nelle sale L'Insulto, il nuovo film di Ziad Doueiri, presentato in anteprima alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia in Selezione Ufficiale.

Mentre attende di vedere come verrà accolto qui e nel resto d'Europa, il regista si gode il successo del film nel suo paese d'origine, il Libano, dove, nonostante l'appello di alcuni gruppi estremisti a boicottarlo, è primo in classifica al botteghino dal momento della sua uscita.

Per Douieri si tratta di un risultato importante, per tante ragioni, che emergono con chiarezza e passione dal racconto che ha rilasciato alla stampa stamattina a Roma.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 7 dicembre 2017
Paolo D'Agostini
La Repubblica

È complesso il retroscena al quale rimandano mille riferimenti nel film di Ziad Doueiri. La storia del Libano postcoloniale retta su delicati equilibri tra diverse comunità con netta prevalenza demografica e politica di quella cristiana. La leadership del suo partito, conservatore, passata di mano tra i membri della dinastia Gemayel. La massiccia immigrazione palestinese vissuta come un'alterazione [...] Vai alla recensione »

giovedì 7 dicembre 2017
Giovanna Branca
Il Manifesto

La testardaggine, l'orgoglio, i reciproci pregiudizi e soprattutto il peso del passato -la guerra civile che ha insanguinato il Libano dal 1975 al 1990, quella ferita ancora aperta su cui è costruita la storia di L'insulto del regista libanese Ziad Doueiri. Ma l'insulto che viene scambiato in una strada di Beirut tra i due protagonisti - il cristiano libanese Toni (Adel Karam) e il palestinese Yasser [...] Vai alla recensione »

giovedì 7 dicembre 2017
Maurizio Acerbi
Il Giornale

Per un banale incidente, legato alla rottura di una grondaia, con tanto di insulto, il cristiano libanese Toni e il musulmano palestinese Yasser finiscono in tribunale. Sarebbe bastato un semplice «mi scuso» per porre fine al contendere, ma dietro ai due litiganti si schierano le rispettive fazioni, trasformando la lite in un caso nazionale che riaprirà antiche ferite, mai rimarginate.

giovedì 7 dicembre 2017
Alessandra Levantesi
La Stampa

L'interesse di L'insulto, Coppa Volpi all'attore Kamel-El Basha, è nell'argomento: su un acceso scambio verbale si innesta una spirale di tensione che coinvolge i due litiganti e poi, una volta che il caso finisce in tribunale, i media e l'intera nazione. Il fatto è che il meccanico offeso è un cristiano libanese, un falangista nostalgico di Gemayel; mentre il capo cantiere che dovrebbe chiedere scusa [...] Vai alla recensione »

venerdì 1 settembre 2017
Anna Maria Pasetti
Il Fatto Quotidiano

Beirut, oggi. Un libanese cristiano e un rifugiato palestinese litigano per un'inezia: le parole volano e gli insulti rimpiazzano il buon senso. La diatriba arriva in tribunale quando il secondo aggredisce fisicamente il primo. Ma l'aula di giudizio ben presto si sposta dalle mura fisiche a quelle della coscienza politica dei due schieramenti, mettendo in evidenza ferite ancora aperte e lontane da [...] Vai alla recensione »

venerdì 1 settembre 2017
Stenio Solinas
Il Giornale

Comincia tutto come un litigio banale, una grondaia che perde, un atteggiamento sprezzante, una parola di troppo, delle scuse che non arrivano. Il passo successivo sono due costole rotte e infine il tribunale. L'aggredito si accontenterebbe ancora delle scuse dell'aggressore, che accetta invece di riconoscersi colpevole, ma a scusarsi non ci pensa proprio.

venerdì 1 settembre 2017
Cristina Piccino
Il Manifesto

Yasser (Kamel el Basha) è un operaio palestinese che vive in un campo profughi di Beirut, un giorno ha uno scontro verbale con Toni, meccanico cristiano (Adel Karam) che pretende le sue scuse anche se è ugualmente in torto. Yasser non vuole scusarsi, poi però accetta ma l'altro lo insulta di nuovo e quella che appare come una querelle «virile» rischia di essere l'origine di una guerra.

venerdì 1 settembre 2017
Alberto Mattioli
La Stampa

Non è così frequente che un film piaccia tanto a tanti, specie se si tratta dei cinefili da festival che notoriamente amano spaccare il capello in quattro. Curioso che a mettere d'accordo tutti o quasi non sia stato un blockbuster hollywoodiano infarcito di star, ma un film franco-libanese parlato in arabo e recitato da sconosciuti non illustri ma bravissimi.

venerdì 1 settembre 2017
Francesco Alò
Il Messaggero

I mostri siamo noi nel vibrante The Insult di Ziad Doueiri (ex operatore di macchina per il Tarantino di Pulp Fiction e Le iene), dramma processuale dove il battibecco tra un cristiano e un palestinese rischia di gettare il Libano nel caos resuscitando una guerra civile finita ufficialmente nel 1990 ma ancora molto viva nella società. Il meccanico Toni e il capomastro Yasser (formidabili Adel Karam [...] Vai alla recensione »

winner
coppa volpi migliore int. maschile
Festival di Venezia
2017
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