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Nadine Labaki, l'autrice politica e impegnata di Cafarnao

La regista ha ottenuto con il suo ultimo film due importanti riconoscimenti al Festival di Cannes e le nomination a Oscar e Golden Globe. Da giovedì 11 aprile al cinema.
di Fabio Secchi Frau

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Nadine Labaki (45 anni) 18 febbraio 1974, Baabdat (Libano) - Acquario. Regista del film Cafarnao - Caos e miracoli. Al cinema da giovedì 11 aprile 2019.
venerdì 22 marzo 2019 - Celebrities

Fin dai suoi inizi, e parliamo degli Anni Venti, il cinema libanese ha attraversato molte fasi. Dopo l'indipendenza dai francesi nel 1943 e fino ai primi Anni Settanta, ha spopolato con produzioni nazionali, soprattutto musical, che gareggiavano con l'Egitto per dominare il mercato cinematografico arabo. Poi, con l'arrivo della guerra civile, una nuova generazione di registi, maschi e femmine in egual numero, ha inaugurato un'epoca di produzioni filmiche moderne, che non mancano di presenziare ad alcuni dei più importanti festival del mondo. Storiche personalità che oggi non sono più tra noi come Maroun Bagdadi, Jocelyn Saab e Randa Chahal Sabag, mentre altre continuano a lavorare senza sosta come Philippe Aractingi, Ziad Doueiri e, soprattutto, Nadine Labaki.

Nadine Labaki si stava già godendo la meritata fama d'attrice, prima di passare dietro la macchina da presa e, con sole due regie, diventare rapidamente la più famosa autrice del mondo arabo.
Fabio Secchi Frau

L'esordio alla regia è avvenuto con Caramel (2007), una commedia su cinque donne che si riuniscono in un salone di bellezza per parlare d'amore, sessualità e delusioni quotidiane. Un vero successo commerciale. Poi è arrivato E ora dove andiamo? (2011), un altro record al box office e che ha consolidato la sua reputazione di narratrice della cinepresa, capace di trascendere i limiti della "località". Da quel momento in poi, la Labaki è stata considerata una figura in grado di unificare la frammentaria scena politica e religiosa nazionale, in un'industria che, a differenza di quella occidentale, è attualmente dominata dalle donne (Danielle Arbid, Maria Abdel Karim, Joana Hadjithomas, solo per citarne alcune).

La candidatura all'Oscar con Cafarnao
Occhi fumosi e capelli neri, ha alle sue spalle non solo una gavetta in veste d'attrice, ma anche di regista di videoclip per le migliori star del pop arabo, in un periodo in cui mai avrebbe immaginato di vedere il suo nome fra i candidati all'Oscar. È successo con Cafarnao - Caos e miracoli, nel 2019, suo terzo lungometraggio, che non solo si è guadagnato una nomination all'Academy Awards come miglior film straniero (gli verrà preferito l'impeccabile Roma di Alfonso Cuarón), ma le ha permesso di diventare la prima donna araba a essere candidata a un Golden Globe. Tutto merito di questo magistrale dramma neorealista su un piccolo rifugiato siriano che vive per le strade di Beirut. Ben quindici i minuti di standing ovation al Festival di Cannes, che le ha conferito anche i Premi della Giuria e della Giuria Ecumenica. Una platea visibilmente toccata dalla storia di un bambino invisibile, che rappresenta un'intera generazione di nuovi bimbi sperduti. Senza istruzione, senza prospettive. Lancette di un momenzo zero in cui l'infanzia non ha nulla a causa dei troppi disordini politici.

Ma non è solo quella platea a rimanerne affascinata. Le Nazioni Unite lo hanno definito "ispiratore". Oprah Winfrey l'ha lodato e raccomandato ai suoi followers su Twitter. Il Ministro degli Esteri libanese, Gebran Bassil, ha dichiarato che Cafarnao si è fatto portatore di un "tocco" che è vera poesia nell'industria cinematografica internazionale. In più, la competizione agli Oscar è stata decisiva anche per una ragione che va al di fuori dei record nazionali (va ricordato che la Labaki è il secondo nome, dopo quello di Ziad Doueiri e del suo L'insulto, a entrare nella rosa dei designati al prestigioso premio). È stata infatti una delle uniche talentuose registe donne a concorrere nel 2018. Un anno che viene ricordato per una presenza di autori prettamente maschili.

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