Un ex professore in pensione vive solo e in pace, finché la figlia tradita torna con i figli: la sua quiete svanisce e la vita cambia del tutto. Espandi ▽
Un ex professore di liceo trascorre gli anni della pensione nella sua grande casa vuota. Dopo le dipartite della moglie, che non c’è più, e della figlia Sofia, che vive in Germania, ha scelto di vivere serenamente da solo. Ma improvvisamente Sofia piomba a Roma dalla Germania con i due figli Olga e Tommaso perché il marito tedesco Helmut l’ha tradita. Helmut pentito, decide di raggiungere a piedi Roma dalla Germania, intraprendendo un percorso di espiazione nella speranza di ottenere il perdono della moglie.
Come ti muovi sbagli è una parabola sulla fragilità, a cominciare da quella del protagonista,
per continuare con quella di Sofia che crede di poter rimpiazzare il marito, e finire con quella di Helmut, il cui atto di debolezza non a caso è l’incipit del film. Sul tiro alla fune fra vita e morte si assesta il senso più profondo di questa ulteriore parabola di Di Gregorio, un autore che rallenta e li dilata i ritmi e i paradigmi del cinema contemporaneo per ricordarci che nel nostro tempo ci sono ancora spazi di umanità resistente, e narrazioni refrattarie ad ogni manuale di sceneggiatura. Recensione ❯
Un'irresistibile sarabanda di gag scatenate e comiche con vari livelli visivi di lettura. Animazione, Commedia, Family - USA2025. Durata 108 Minuti. Consigli per la visione: Film per tutti
I poliziotti alle prime armi Judy Hopps e Nick Wilde formano una nuova squadra con un misterioso serpente, Gary De'Snake. Espandi ▽
I poliziotti alle prime armi, la coniglietta Judy Hopps e la volpe Nick Wilde si trovano sulle tracce di un grande mistero quando il serpente Gary De’ Snake arriva a Zootropolis e mette sottosopra la metropoli animale. Per risolvere il caso, Judy e Nick devono andare sotto copertura in nuove e inaspettate aree della città, dove la loro continua collaborazione viene messa alla prova come mai prima d’ora. Il secondo capitolo di questa nuova saga inizia esattamente da dove avevamo lasciato l’eroica coppia formata dalla coniglietta Judy Hopps e dalla volpe Nick Wilde che aveva risolto il più grande caso nella storia di Zootropolis, il film di ormai quasi dieci anni fa premiato anche con l’Oscar per la migliore animazione.
Nel frattempo molto è ancora cambiato e si è evoluto tecnicamente nell’animazione realizzata in CGI e così la sceneggiatura di Jared Bush (Oceania), che dallo scorso anno è direttore creativo dei Walt Disney Animation Studios e che dirige il film con Byron Howard (come Encanto), può veramente sbizzarrirsi sia in termini di complessità narrativa (ma sempre a portata di bambino) sia proprio nella rappresentazione delle figure animate. Tutto il film è una sarabanda di situazioni che si accavallano, si rincorrono, che hanno nello stesso fotogramma ulteriori livelli visivi di lettura. Questo sequel ancora una volta racconta come le differenze tra le persone/animali e i loro caratteri siano alla base del confronto. E di come proprio dagli antipodi possa nascere un amore, vero. Recensione ❯
Sophie Chiarello accompagna Aldo, Giovanni e Giacomo in un ritorno alle origini che diventa un racconto di amicizia, talento e del destino che li ha resi una leggenda della comicità italiana. Espandi ▽
A partire dall'infanzia, in cui le prime esperienze da attori sono state vissute all'oratorio, ognuno dei tre racconta se stesso mettendosi in relazione con gli altri. Molto spazio viene lasciato alle esperienze teatrali che sono state quelle che hanno sviluppato le potenzialità di ognuno per poi giungere alla notorietà data dalla loro opera prima Tre uomini e una gamba.
Un autoritratto dei tre tra nostalgia, ricordo e consapevolezza dei risultati raggiunti e da raggiungere.
Sophie Chiarello, la cui presenza non viene occultata dai tre Aldo, Giovanni e Giacomo che addirittura la coinvolgono inizialmente nei loro scambi di battute, è riuscita a trovare la giusta cifra narrativa seguendoli talvolta insieme e talaltra separatamente facendo emergere le storie di ognuno, le convergenze ma anche le differenze. Recensione ❯
New Mexico, 2020. Tra Covid, BLM e rivalità personali, lo scontro tra uno sceriffo e il sindaco rischia di far esplodere una piccola città. Espandi ▽
2020, New Mexico. La rivalità tra lo sceriffo di Eddington Joe Cross e il sindaco Ted Garcia si fa sempre più accesa. Quando alle restrizioni della pandemia si aggiungono le tensioni verso la polizia dovute a Black Lives Matter, la situazione degenera e la scintilla potrebbe dar vita a un incendio. Il confronto tra Joe e Ted diviene contrasto tra due modi di pensare e di vivere l’esistenza rappresentativi della polarizzazione in corso negli Stati Uniti d’America. Il registro scelto da Aster è, ancora più che in precedenza, quello del grottesco e del caricaturale, con una cifra più esplicitamente comica rispetto al passato. L’ambizione di convogliare molteplici temi si traduce in un approccio videoludico del regista che sembra prendersi gioco dei suoi personaggi-marionette. C’è tanto e forse troppo nel calderone di Eddington, ma è difficile pensare a un film che oggi possa rappresentare meglio il caos e le contraddizioni di un paese sull’orlo di una crisi di nervi. Recensione ❯
Remis, un luogo misterioso e nascosto tra le montagne che al tempo stesso isolano e proteggono i suoi abitanti. Espandi ▽
Il nuovo insegnante di educazione fisica, Sergio Rossetti, arriva a Remis, un paesino nascosto in una valle isolata tra le montagne. Grazie all’incontro con Michela, il professore scopre che, dietro questa apparente serenità, si cela un inquietante rituale: una notte a settimana, gli abitanti si radunano per abbracciare Matteo Corbin, un adolescente capace di assorbire il dolore degli altri. Paolo Strippoli si ritrova perfettamente a suo agio nel cinema di genere e costruisce un intenso racconto di crescita personale portandolo fino alle sue estreme conseguenze. Ma non sono i tempi di un film che, dal thriller, si trasforma in horror, pur essendo in definitiva un dramma, a interessare il regista quanto piuttosto tutta la caratterizzazione del personaggio del giovane ‘benefattore’ Matteo Corbin Questa continua tensione tra naturale e soprannaturale, tra sacro e profano, tra padri putativi e religiosi, porta il livello del racconto a toccare questi temi con una problematicità che non si riscontra facilmente in un ‘classico’ film italiano. Recensione ❯
Un film dalla marcia in più. Un teso e riuscito 'romanzo criminale' sull'omicidio di Willy Monteiro Duarte. Biografico, Drammatico - Italia2025. Durata 121 Minuti.
Nelle 24 ore prima dell'omicidio di Willy, le vite di ragazzi di Colleferro si intrecciano tra fragilità e scelte sbagliate, fino alla tragedia che spezza il suo futuro. Espandi ▽
Colleferro. 6 settembre 2020. Ore 3.15. Willy viene ucciso dai fratelli gemelli Lorenzo e Federico dopo essere intervenuto per difendere un amico, Cristian, coinvolto in una lite. Dal momento dell'aggressione alla morte sono passati 40 secondi. Il ragazzo 21 anni, di origine capoverdiane, lavorava in un ristorante stellato dello chef Tocai e proprio quel giorno aveva avuto una grande soddisfazione.
Nelle 24 ore che precedono il suo omicidio, la sua vicenda s'intreccia con quelle di Maurizio, Michelle e Lorenzo e Federico. Maurizio, che non si è ripreso dopo che la ragazza lo ha lasciato, è completamente succube di Cosimo, legato ai gemelli criminali. Michelle, che sta per trasferirsi a studiare a Parigi, ha deciso proprio quella sera di lasciare il suo ragazzo Cristian. Infine Willy, legatissimo alla madre, era con un altro gruppo di amici da tutt'altra parte quando è stato chiamato. Si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
Il male (e la sua banalità) continua ad attraversare il cinema di Alfieri, già affrontato in modo evidente anche nei suoi film precedenti. 40 secondi però ha una marcia in più. È sporco, diretto, essenziale, indignato. Al momento, il film migliore del regista. Recensione ❯
Una donna intraprende un viaggio di trasformazione e scoperta attraverso l'Amazzonia. Espandi ▽
In un Brasile del futuro prossimo, la parte più anziana della popolazione viene al tempo stesso celebrata e ostracizzata. È il caso di Tereza, che come molti altri è costretta a smettere di lavorare finendo sotto la custodia della figlia, senza poter nemmeno comprare cose in autonomia. Ancora fieramente indipendente, la donna non vuole rassegnarsi a trascorrere il resto dei suoi giorni nell'inquietante "colonia" in cui la vorrebbe il governo, e con il sogno di volare a bordo di un aereo si incammina in un clandestino viaggio di scoperta.
Romanzo di formazione in cui la formazione non va di pari passo con la giovinezza, la quarta regia del talentuoso Gabriel Mascaro è la storia sinuosa di un viaggio attraverso il panorama mozzafiato dell'Amazzonia, dall'animo politico e resistente eppure ammorbidito da un tono umanista e psichedelico.
Il sentiero azzurro sceglie senza proclami la via di una resilienza intima, che ha a che fare con i desideri sopiti ma anche con la realtà prosaica del corpo e la sua scoperta. Mascaro però non è mai melenso e non idealizza nulla – nei suoi occhi smaliziati e tinti di blu si riflette una delle opere più interessanti e originali dell’anno. Recensione ❯
Una storia fantasiosa di due sconosciuti e dell'incredibile viaggio che li unisce. Espandi ▽
David è un single incallito e al matrimonio di un amico - a cui va guidato dal navigatore speciale di una altrettanto speciale agenzia di autonoleggio - incontra Sarah. Single anche lei da molto tempo, per un guasto dell'auto si ritroverà a viaggiare insieme a David. Non sarà un viaggio qualsiasi: i due incontreranno, a loro insaputa, una serie di porte capaci di trasportarli in momenti cruciali dei rispettivi passati. Avranno la chance di rivivere, insieme, quei momenti e apportare decisivi cambiamenti ai loro comportamenti.
Un bel soggetto cinematografico che, nel trasformarlo in film, diventa un pasticcio. È A Big Bold Beautiful Journey, che parte da una storia sulla carta ambiziosa e dall'idea suggestiva delle porte come portali di memoria, ma sullo schermo smarrisce la strada nell'alternare fantasia e realtà, passato e presente.
Il risultato è un melò piuttosto kitsch, pasticciato, che "spreca" i grandi interpreti e il notevole budget a disposizione perdendo la bussola e finendo per confondere chi guarda. Recensione ❯
Nonostante ambizione e cast eccellente, il film di Assayas resta intrappolato in uno sguardo datato e poco incisivo sul potere russo. Drammatico, Thriller - Francia2025. Durata 159 Minuti.
Russia, anni '90: Vadim Baranov, ex artista, diventa lo spin doctor dello "Zar" Putin. Ma Ksenia, donna libera, rappresenta la sua possibile via di fuga. Espandi ▽
Russia, primi anni '90. L'URSS è crollata. Nel caos di un Paese che cerca di ricostruirsi, Vadim Baranov, un giovane uomo dalla mente brillante sta per trovare la propria strada. Prima artista d'avanguardia, poi produttore di reality show, diventa consigliere ufficioso di un ex agente del KGB destinato a conquistare il potere assoluto: colui che presto sarà conosciuto come "lo Zar", Vladimir Putin. Immerso nel cuore del sistema, Baranov diventa lo spin doctor della nuova Russia, modellandone discorsi, fantasie e percezioni. Ma c'è una figura che sfugge al suo controllo: Ksenia, donna libera e inafferrabile, che incarna la possibilità di fuga - lontano dall'influenza del potere e dal dominio politico. Recensione ❯
Un film intenso ed emozionante che intreccia storie di vite, scelte e destini. Espandi ▽
Nunzia è la prima della sua famiglia a studiare all'università. Viene dalla Sicilia apposta, ha pochi soldi ma se li fa bastare, condivide un appartamento con altre studentesse. Una sera in discoteca incontra un ragazzo che le piace, dopo poco scopre di essere incinta ed entra in crisi, non sa se ha voglia di tenere il bambino.
Nel frattempo Maddalena, ingegnera edile sposata con il pianista Luca, continua a provare ad avere un figlio, ma di fronte all'ennesimo aborto entra in crisi va in frantumi e alla fine sceglie il percorso di adozione. Margherita, infine, è una neonata che viene al mondo senza sapere nulla, ma è già molto "amata". Viene lasciata nella culla per la vita affinché una famiglia che la desidera davvero la adotti per sempre.
È un film ambizioso, per nulla facile e stratificato Amata di Elisa Amoruso. La regista sceglie di accostare i due piani del racconto sin dall'inizio, incrociando anche visivamente la narrazione della solitaria vita di Nunzia, una Tecla Insolia sempre interessante e impeccabile, a quella di coppia (in crisi) di Maddalena, che con Luca ha un rapporto tormentato. Recensione ❯
Mentre il loro matrimonio si sgretola, Alex affronta la mezza età e il divorzio, alla ricerca di un nuovo scopo nella scena della commedia di New York, mentre la moglie Tess affronta i sacrifici che ha fatto per la famiglia. Espandi ▽
New York. Dopo 20 anni di matrimonio, Alex Novak e la moglie Tess stanno divorziando. Cercano però di mantenere rapporti amichevoli e di non alterare la loro vita familiare. Una sera Alex decide di iscriversi a una serata 'open mic' del Comedy Cellar. A sua volta Tess riscopre la sua passione per la pallavolo. Entrambi frequentano una coppia di amici, Balls e Christine, che sembrano attraversare anche loro un momento di crisi. Poi una sera, casualmente, Tess scopre la 'nuova identità' di Alex.
Non c'è la morte ma nel terzo, ancora sorprendente e bellissimo, film da regista di Bradley Cooper c'è la disperazione, raccontata con una verità travolgente.
Will Arnett e Laura Dern sono strepitosi nel modo in cui si mostrano scoperti nelle loro emozioni. Sono quasi le reincarnazioni di un Cassavetes rivisitato, anzi, meglio, rivissuto. Da segnalare anche l'esaltante finale che è un'altra bellissima cicatrice, che non si dimentica facilmente. Si, la vita ora ricomincia di nuovo. Recensione ❯
Una professoressa idealista arriva in un liceo di Rebibbia e affronta una classe difficile tra disagio, rabbia e speranza, cercando di conquistare la fiducia dei suoi studenti. Espandi ▽
Una professoressa di inglese un po’ terrorizzata dagli studenti, ma convinta del valore educativo fondamentale della scuola, viene assegnata a una quinta di un liceo romano a Rebibbia. La professoressa ha tre possibilità: scappare come i suoi predecessori, fregarsene o entrare in quella gabbia di leoni disarmata. Domani interrogo mette in scena la ‘normale’ vita, soprattutto scolastica, di una professoressa idealista dentro. Nel senso che non lo dà a vedere e così, come direbbero i suoi stessi studenti, non s’accolla. Non c’è una denuncia diretta delle storture del sistema scolastico, della recalcitranza degli studenti, della rigidezza dei professori. La regia di Umberto Carteni è nervosa e mobile come s’addice a un film che ha in mente un pubblico di giovani ma alterna anche momenti più statici e riflessivi grazie ai quali studia i personaggi a cui si avvicina con i primi piani. C’è a questo punto uno stupefacente meccanismo narrativo che emoziona e che consente allo spettatore di empatizzare con ognuno degli studenti di questa classe. Recensione ❯
Un racconto che ruota attorno a un punto di rottura. Una fotografia del presente, scattata con gentilezza, ma crudamente a fuoco. Drammatico, Francia2025. Durata 92 Minuti.
Un fotografo di successo lascia tutto per dedicarsi alla scrittura e scopre la povertà. Espandi ▽
All'età di quarantadue anni, Paul Marquet lascia il lavoro di fotografo, che ha assicurato a lungo il suo benessere e quello della sua famiglia, per fare lo scrittore. Rimasto single, si ritrova a fare i conti con la necessità di guadagnare il minimo per vivere, proteggendo però il tempo necessario alla scrittura, processo di per sé lento e incerto, per il quale non esiste una formula magica.
Ed è proprio di questo che parla il quinto lungometraggio di Valérie Donzelli, del fatto che non ci sono soluzioni win-win, per dirla con la lingua della presunta praticità: la libertà costa cara a chi non nasce privilegiato; fare quello che si ama, seguire la propria vocazione, anche se esclusivamente auto percepita, vuol dire rinunciare a moltissimo.
Attraverso la delicatezza dei tratti, dei gesti, della voce del suo protagonista assoluto, Bastien Bouillon, il film racconta che la povertà e la solitudine non sono condizioni romantiche ma dure. Recensione ❯
Una "semplice" riunione di condominio a Madrid in cui si discute della sostituzione dell'ascensore. Espandi ▽
Madrid. Nell'appartamento di Alberto si sta svolgendo una riunione di condominio come tante altre. L'unico punto all'ordine del giorno è la sostituzione dell'ascensore. Il preventivo di spesa mette d'accordo e viene approvato all'unanimità. Nel momento in cui tutti si alzano per andarsene, Alberto annuncia che finalmente c'è un nuovo affittuario per il suo appartamento. Si tratta di Joaquín, un suo collega di lavoro con problemi di salute mentale che ha trovato l'impiego tramite un programma di reinserimento sociale. La notizia scatena le reazioni più diverse tra i vicini.
Risulta unu po' macchinoso il modo in cui il film mostra le zone d'ombre dei personaggi e anche la potenziale ambiguità di Alberto: Joaquin esiste davvero o si tratta di una messa in scena per ottenere un affitto più alto da parte dei vicini? Anche nella sua durata inferiore a un'ora e mezza, La riunione di condominio mostra di essere a corto di fiato; il film infatti è la versione lunga del cortometraggio Votamos del 2021, diretto dallo stesso regista, che affrontava i pregiudizi nei confronti delle persone affette da disturbi mentali. Una volta esaurite le idee, procede stancamente verso l'epilogo. Forse un po' poco per un cinema che ambisce ad essere più personale. Recensione ❯
I maghi del crimine sono tornati! Al loro fianco, una nuova generazione di illusionisti riscrive le regole dello spettacolo con numeri mozzafiato, colpi di scena e sorprese che sfidano l'immaginazione. Espandi ▽
Sono passati dieci anni dall'ultima apparizione in scena dei Cavalieri della Magia. Ma si tratta davvero dei quattro Cavalieri, o solo di un loro ologramma? Un terzetto di giovani artisti della magia, nonché di vendicatori sociali alla Robin Hood e di ecologisti convinti, sta infatti cercando di affermarsi facendo leva sulla popolarità della generazione precedente, e ad Atlas questo tentativo non è sfuggito.
Il terzo capitolo della saga è una cavalcata fra New York, il Sudafrica, il deserto dell'Arabia, Anversa, la Francia e gli Emirati. Ed è anche un continuo gioco di prestigio creato sia dalle tecniche cinematografiche più all'avanguardia che dall'abilità degli attori protagonisti.
Il messaggio è che le generazioni hanno bisogno le une delle altre, e che i giovani servono anche per riconnettere i più anziani ai loro doveri morali. La raccomandazione per il pubblico è quella di prestare attenzione ad alcuni indizi che la sceneggiatura semina e che portano alle sorprese finali, e per il resto salire sull'ottovolante visivo orchestrato dal regista Ruben Fleisher gustandosi la corsa senza farsi troppe domande. Recensione ❯