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francesco brigidi
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sabato 18 ottobre 2025
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la russia contemporanea fra ombre e potere
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Il mago del Cremlino di Olivier Assayas esplora l’ombra del potere contemporaneo, là dove la politica diventa arte e la persuasione un gioco sottile e calcolato. Vadim Baranov, spin doctor e demiurgo della comunicazione, si muove tra televisione, arte e strategia politica, incarnando una Russia complessa e inquietante, sospesa tra realtà e finzione.
Paul Dano è l’enigmatico cuore silenzioso della storia: ogni sguardo e ogni gesto sono misurati, calibrati per influenzare chi osserva. Jude Law, nei panni di Putin, è freddo e affascinante, quasi irreale nella sua calma glaciale, mentre Alicia Vikander porta un tocco di fragilità e umanità, ricordando la capacità della cultura russa di osservare con lucidità e delicatezza l’animo umano anche nei contesti più cinici.
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Il mago del Cremlino di Olivier Assayas esplora l’ombra del potere contemporaneo, là dove la politica diventa arte e la persuasione un gioco sottile e calcolato. Vadim Baranov, spin doctor e demiurgo della comunicazione, si muove tra televisione, arte e strategia politica, incarnando una Russia complessa e inquietante, sospesa tra realtà e finzione.
Paul Dano è l’enigmatico cuore silenzioso della storia: ogni sguardo e ogni gesto sono misurati, calibrati per influenzare chi osserva. Jude Law, nei panni di Putin, è freddo e affascinante, quasi irreale nella sua calma glaciale, mentre Alicia Vikander porta un tocco di fragilità e umanità, ricordando la capacità della cultura russa di osservare con lucidità e delicatezza l’animo umano anche nei contesti più cinici.
La regia di Assayas predilige la sobrietà: luci, spazi e volti raccontano più delle azioni e i dialoghi diventano lame taglienti di riflessione. Il film non corre, si prende il suo tempo, e in cambio offre una meditazione lucida sulle dinamiche del potere, sulle strategie invisibili che plasmano la realtà e sulle tensioni umane che vi si intrecciano.
Il mago del Cremlino è un racconto moderno di ambizione e inganno, freddo e lucido, che lascia nell’osservatore la stessa impressione dei grandi romanzi russi: uno sguardo attento e penetrante sull’animo umano, sulle sue fragilità e sulle intricate ombre del potere.
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gilda arena
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martedì 17 febbraio 2026
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ottimo film, la storia del potere
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Ottimo film. Ottimo sceneggiatura, ottimi dialoghi, un film con un ritmo marcato e ben orchestrato che non fa sentire la durata! Impossibile non rendersi conto di quanto siano eccellenti gli attori, trama intrecciata in modo perfetto, come si conviene a film di qualità tratti da libri di qualità.
Sembra una storia inventata...un romanzo di avventura...invece è cronaca .in un certo senso è storia..è anche costume e ricerca sociologica..
È trasposizione di fatti veri! Fatti complessi da riassumere nel tempo di un film, ma riusciti. L'ascesa della dittatura populista di Putin in una Russia che non sa essere libera, che rinnega Gorbaciov xchè non capisce cosa è la democrazia! Che rinnega la Cultura che senza dubbio il Comunismo aveva protetto e coltivato o alimentato, in base alle derive politiche delle varie fasi.
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Ottimo film. Ottimo sceneggiatura, ottimi dialoghi, un film con un ritmo marcato e ben orchestrato che non fa sentire la durata! Impossibile non rendersi conto di quanto siano eccellenti gli attori, trama intrecciata in modo perfetto, come si conviene a film di qualità tratti da libri di qualità.
Sembra una storia inventata...un romanzo di avventura...invece è cronaca .in un certo senso è storia..è anche costume e ricerca sociologica..
È trasposizione di fatti veri! Fatti complessi da riassumere nel tempo di un film, ma riusciti. L'ascesa della dittatura populista di Putin in una Russia che non sa essere libera, che rinnega Gorbaciov xchè non capisce cosa è la democrazia! Che rinnega la Cultura che senza dubbio il Comunismo aveva protetto e coltivato o alimentato, in base alle derive politiche delle varie fasi.
Un popolo fragile che sempre dominato non riesce ad immaginarsi libero!
Un vuoto che lascia spazio a delinquenti di ogni tipo, spregiudicati e pronti a colmare il vuoto di potere, dopo il comunismo. Il fallimento della Perestrojka.
Un oligarchia che mette il potere addirittura davanti ai soldi ( difficile da capire per un europeo) , che si nutre di ricatti e tradimenti, che non accetta nessuna opinione appena sussurrata che distolga il pensiero dall'obiettivo del capo...
La distruzione di ogni valore umanistico...
Il modello Stalin...come è presentato nell'altro ottimo film del momento, ora in sala, I due procutori, vanno visti di seguito. L'uno spiega l'altro.
Entrambi spiegano che il potere non è per le anime pure! E che il potere è il lietmotiv di tante relazioni umane, di tutte le dittature, della negazione delle individualità, fosse anche per un ideale nobile..
Nella Russia di Putin, c' è solo pancia, nessun ideale, neanche accennato, l'arte consola le anime gentili, ma non sopravvive, sovrastata dal cinismo che alimenta il potere. Il potere nero , quello che non lascia scampo.
L'eliminazione fisica mafiosa di qualunque eventuale anche debole idea non conforme!
Si esce dal cinema, gridando viva la Democrazia ( imperfettissma, ma vitale e plurale)
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jonnylogan
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lunedì 15 giugno 2026
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nascita di una super star
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Una gigantesca analessi narrata da un Paul Dano, in evidente stato di grazia, come spesso gli accade, costruita sulle solide spalle del romanzo omonimo, edito in Italia da Mondadori, nel quale la figura dello spin doctor ed eminenza grigia Vadim Baranov, mente pensante dietro l’ascesa politica di Vladimir Putin è modellata sulla figura reale del suo ex consigliere Vladislav Surkovin. Un intrigo di potere durato oltre tre decadi, che cerca di esplorare cosa sia e come abbia potuto un ex funzionario del KGB, diventare per il popolo Russo "il nuovo Zar", il cui potere è quasi del tutto impossibile, soprattutto oggi, da contrastare. Proprio la figura di Putin, perfettamente impersonato da Jude Law, risulta pesantemente oscurata dalla vicenda umana di Banov il quale nei ricordi, che progressivamente affiorano dalla lunga intervista avuta con il suo ospite, ricorda cosa sia stata la sua carriera; inizialmente vissuta come regista di avanguardia teatrale.
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Una gigantesca analessi narrata da un Paul Dano, in evidente stato di grazia, come spesso gli accade, costruita sulle solide spalle del romanzo omonimo, edito in Italia da Mondadori, nel quale la figura dello spin doctor ed eminenza grigia Vadim Baranov, mente pensante dietro l’ascesa politica di Vladimir Putin è modellata sulla figura reale del suo ex consigliere Vladislav Surkovin. Un intrigo di potere durato oltre tre decadi, che cerca di esplorare cosa sia e come abbia potuto un ex funzionario del KGB, diventare per il popolo Russo "il nuovo Zar", il cui potere è quasi del tutto impossibile, soprattutto oggi, da contrastare. Proprio la figura di Putin, perfettamente impersonato da Jude Law, risulta pesantemente oscurata dalla vicenda umana di Banov il quale nei ricordi, che progressivamente affiorano dalla lunga intervista avuta con il suo ospite, ricorda cosa sia stata la sua carriera; inizialmente vissuta come regista di avanguardia teatrale. Nato e cresciuto fra gli anfratti della vecchia URSS, fra gli artisti poliedrici degli spettacoli di avanguardia, fino a diventare prima un importante regista televisivo, fino alla vetta politica favorita da conoscenze sviluppatesi nel corso dei suoi trascorsi lavorativi.
Il settantenne regista Olivier Assayas per poter riadattare il complesso romanzo a chiave dell’autore Italo - Francese Giuliano da Empoli, decide di avvalersi dell’aiuto in cabina di sceneggiatura dell’autore francese Emmanuel Carrère, presente anche in un piccolo cameo. Scegliendo fin da subito di non interpellare i veri personaggi ai quali è ispirato il film. Non certo l'inavvicinabile Putin, ma nemmeno il suo ex consigliere Vladimir Surkovin, potendo quindi dare libero sfogo alla propria fantasia e cercando invece di modificare e aggiungere alla trama la figura di Ksenija, interpretata dall'attrice svedese Alicia Vikander, compagna storica di Baranov, fin troppo marginale nel romanzo, ma diventata al contrario molto più centrale nella pellicola.
Semplice sufficienza di stima per un'opera monumentale - Due ore e mezza totali, a fronte di molte di più di girato - che merita di essere vista, ma ancor meglio letta su carta. Non tutto infatti funziona alla perfezione, nonostante due protagonisti che sanno amalgamarsi e restituire due prove maiuscole; perché per quanto la trama sappia catturare l'interesse di chiunque gli si avvicini, anche il più attento spettatore viene velocemente proiettato in una massa di intrighi difficili da comprendere, e alla fine non basta la voce narrante e fuori campo di Dano per trasformare una vicenda lenta e macchinosa in qualche cosa di ben più accattivante.
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