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Luc Besson

Luc Besson è un regista, produttore, produttore esecutivo, co-produttore, scrittore, sceneggiatore, montatore, è nato il 18 marzo 1959 a Parigi (Francia). Luc Besson ha oggi 63 anni ed è del segno zodiacale Pesci.

Cinema stelle e strisce alla francese

A cura di Giuseppe De Marco

Luc Besson ha passato i primi anni della sua vita seguendo i genitori, istruttori di nuoto subacqueo, nei loro viaggi intorno al mondo. Il giovane Luc sviluppa una passione per l'ambiente marino che lo influenzerà per tutta la vita. Proprio durante uno di questi viaggi, all'età di diciassette anni, un incidente fa crollare tutti i suoi progetti: sarà costretto ad abbandonare l'idea diventare un biologo marino specializzato nello studio dei delfini. Tornato a Parigi, Besson comincia a interessarsi al cinema e inizia a dedicarsi a piccoli lavori occasionali in vari film. Appena diciannovenne si trasferisce a Hollywood per imparare il mestiere dagli americani. Quest'esperienza lo forma profondamente e, non a caso, viene tuttora considerato il regista francese più americano degli ultimi vent'anni. Dopo tre anni di full immersion a stelle e strisce torna in Francia e fonda la casa di produzione Les Films du Loup, che diventerà poi Les Films du Dauphin.

L'inizio della carriera
La sua carriera nel cinema inizia nel 1983 quando, a soli ventiquattro anni, gira il suo primo lungometraggio, Le dernier combat. Per realizzare la sua opera prima, Besson riesce a ottenere dalle banche un finanziamento di soli 1500 franchi e così è costretto a rivolgersi ai suoi amici. È proprio uno di loro che permette l'inizio delle riprese grazie ai soldi che aveva appena ereditato dalla nonna. I tipici colpi di fortuna casuali che compaiono in ogni biografia che si rispetti. Le dernier combat è una storia di fantascienza insolita e bizzarra, ambientata in una Parigi devastata da una catastrofe nucleare, girata con l'uso di spezzoni in bianco e nero e caratterizzata dalla quasi totale assenza di dialoghi. Besson già dai suoi esordi inizia a tentare il difficile connubio fra la spettacolarità hollywoodiana e le sottigliezze del cinema europeo. Riceverà un premio al Festival del cinema di fantascienza di Avoriaz. Il successo di Le dernier combat gli permette di siglare un contratto con la Gaumont per realizzare Subway nel 1985, una pellicola difficile da raccontare, un bombardamento di suoni e di colori dentro cui uno spaesato Cristopher Lambert prova a raccapezzarsi nel tentativo di organizzare un concerto nei cunicoli della metropolitana.
Forte del successo di Subway, Besson comincia la realizzazione di un film fondamentale anche e soprattutto perché riporta il regista indietro nel tempo ai giorni in cui il suo principale interesse era il mare: Le Grand Bleu. Pellicola accolta negativamente al festival di Cannes del 1988 ma che diviene presto un fenomeno sociale e un oggetto di numerose analisi che tentano di spiegare il successo che ottiene presso i giovani. L'uscita della pellicola in Italia fu bloccata per 14 anni per via della causa intentata dal campione italiano di immersione in apnea Enzo Majorca che ritenne la sua immagine lesa dalla rappresentazione negativa che nel film veniva data del suo personaggio.

Il successo degli anni Novanta
Nel 1991 realizza Atlantis, sorta di documentario in cui Besson torna a cimentarsi con le bellezze e le meraviglie del mondo sottomarino. Ma quello che conta per la sua carriera da regista sono soprattutto i tre film girati fra il 1990 e il 1997: Nikita, Leon e Il quinto elemento. Gli anni Novanta rappresentano per Besson il trionfo dal punto di vista del successo commerciale ma anche il progressivo allontanamento del suo cinema dalle grazie della critica. Lo stile di Besson è vicino all'universo della pubblicità (e non è un caso che nel corso della sua carriera abbia diretto decine di spot), ma finisce per creare inevitabilmente un fossato tra lui e il mondo della critica. Le sue pellicole sono fredde, si limitano a esibire le capacità tecniche del regista e della sua troupe ma raramente si va oltre questo. Così come il regista lavora sul suo aspetto presentandosi agli appuntamenti mondani con abiti e capelli sempre sgargianti, così i suoi film sono impeccabili dal punto di vista tecnico e molto ben mascherati e protetti dallo splendore formale. Ma questo look perennemente tirato a lucido non ha impedito ai critici di sottolineare la cronica mancanza di cuore e di uno sviluppo coerente delle sue storie. Più che Luc Besson, si sarebbe potuto giustamente chiamare "Look" Besson. Inoltre numerosi commentatori hanno notato nel lavoro del regista francese una sorta di catalogo di trovate: certe immagini tipiche e alcuni piani caratterizzanti ritornano quasi in modo ossessivo da un film all'altro. Quest'atteggiamento gli è valso una disaffezione della critica e di una parte della stampa, addirittura una sorta di disprezzo al punto da dover denunciare per diffamazione alcuni giornalisti.
Nikita e Leon sono due film estremi per via delle tematiche che affrontano. In Nikita prende come protagonista Anne Parillaud, una delle sue tre mogli, e ne fa un'eroina al contrario: ex tossicomane arrestata durante una sanguinosa rapina, Nikita viene trasformata dai servizi segreti francesi in un killer spietato e infallibile. Leon è una strana storia d'amore tra un killer solitario e stralunato e la dodicenne che riesce a salvare dalle grinfie di un poliziotto corrotto. Con questo film Besson inizia a lavorare con star internazionali del calibro di Gary Oldman e Danny Aiello (nonché una star ante litteram come Natalie Portman). Nel 1997 si lancia con la sua prima casa di produzione, la Gaumont, in un ambizioso progetto di fantascienza, pensato esplicitamente per il mercato americano: con Bruce Willis come attore protagonista e Milla Jovovich (la seconda delle tre mogli del regista) come co-protagonista, gira Il quinto elemento, uno dei più grandi successi commerciali di un film francese negli Stati Uniti e anche il più costoso film mai realizzato in Francia. Il film gli varrà il César come miglior regista. La stessa Jovovich tornerà come protagonista di Giovanna d'Arco nel 1999, un altro notevole sforzo produttivo infarcito di star hollywoodiane. Non è certo il successo che manca alle pellicole di Besson: gli incassi giustificano e ripagano i budget stellari. Quello che continua a latitare è un elemento autoriale che riesca ad andare al di là della patina che avvolge tutte le sue pellicole. Pellicole tutte belle da vedere ma che risultano spesso vuote e gratuite.
All'inizio del 2000 Besson fonda la sua società di produzione e distribuzione, l'EuropaCorp, con la quale tenta di sviluppare una nuova corrente cinematografica per il grande pubblico puntando su film di successo come ad esempio la trilogia di Taxxi. Sempre nel 2000 inizia a sviluppare il progetto dedicato alla realizzazione della Città del cinema a Saint-Denis, nella banlieue nord di Parigi: una vera e propria Cinecittà alla francese che, nelle intenzioni di Besson, avrà in uso almeno cinque grandi studi al coperto e i migliori laboratori di sviluppo e stampa d'Europa. Nello stesso anno Luc Besson è stato presidente della Giuria del Festival di Cannes, una scelta bizzarra per un regista che, come già detto, non è ormai più visto di buon occhio dalla critica.
Nel 2002 il Montreal World Film Festival gli assegna Grand Prix Special des Ameriques per il "suo eccezionale contributo all'arte cinematografica". Nell'estate 2005, nel segreto più assoluto, ha girato Angel-A, la cui accoglienza da parte della critica, manco a dirlo, non è stata per niente entusiasta. Interpretato da Jamel Debbouze e Rie Rasmussen rappresenta una sorta di atto d'amore che il regista consuma verso la sua Parigi: la storia dell'incontro fra due persone entrambe sull'orlo del suicidio si sviluppa attraverso le strade e i luoghi che raffigurano la capitale francese nell'immaginario collettivo.

Gli ultimi lavori
Sceneggiatore, produttore e regista di decine di clip musicali, film, sceneggiati, spot promozionali, la sua ultima fatica è la realizzazione della trilogia dedicata al giovane Arthur e all'infinitesimale mondo dei Minimei: Arthur e il popolo dei Minimei nel 2007, seguito nel 2009 da Arthur e la vendetta di Maltazard, con la conlusione alla fine del 2010. Sebbene Besson peschi a piene mani dalla letteratura (tanto da "I Viaggi di Gulliver" quanto da "Alice nel paese delle meraviglie") e dal cinema (La storia infinita e L'isola del tesoro), è comunque riuscito a realizzare questi film d'animazione autentici e coinvolgenti, storie per bambini tutt'altro che banali e ingenue. Dal punto di vista tecnico le pellicole brillano per la tecnica mista di riprese live e animazione tridimensionale, con transizioni tra le une e l'altra molto più naturali della media delle produzioni statunitensi. L'ultima sua pellicola è Adèle e l'enigma del faraone basato su una serie di fumetti intitolati Le straordinarie avventure di Adèle Blanc- Sec, ideati nel 1976 dall'autore francese Jacques Tardi. Nel 2011 realizza il terzo capitolo dedicato alla saga dei Minimei, Arthur e la guerra dei due mondi. L'anno successivo è nelle sale con il toccante The Lady - L'amore per la libertà, nel quale racconta la storia vera del Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, magistralmente interpretata da Michelle Yeoh. Nel 2013 dirige invece il film con Robert De Niro, Michelle Pfeiffer e Tommy Lee Jones Cose nostre - Malavita. Torna poi alla fantascienza con Lucy (2014), con Scarlett Johansson, e poi con Valerian e la città dei mille pianeti (2017), con Dane DeHaan e Cara Delevingne.

Ultimi film

Azione, Fantascienza - (USA, Francia - 2014), 90 min.

Focus

FOCUS
martedì 9 maggio 2017
Letizia Rogolino

"Voi umani agite in modo strano. Quello che create lo usate per distruggere". Le parole di Leelo, il personaggio di Milla Jovovich nel film Il quinto elemento di Luc Besson suonano ancora così attuali venti anni dopo l'uscita di questo film al cinema, che è diventato un cult di riferimento per il genere di fantascienza. Era il 9 Maggio 1997 quando il regista francese è riuscito a portare nelle sale americane un progetto ambizioso di produzione europea in grado di sfidare il mercato hollywoodiano

APPROFONDIMENTI
lunedì 26 marzo 2012
Tirza Bonifazi

Rangoon, 13 novembre 2010 - Aung San Suu Kyi è libera. La leader dell'opposizione birmana è stata rilasciata intorno alle 17.15 di oggi... La notizia faceva il giro del mondo e con lei le prime parole pronunciate in pubblico dalla leader del movimento nonviolento e premio Nobel per la pace Suu Kyi: "Dobbiamo lavorare insieme, all'unisono, per raggiungere il nostro obiettivo... C'è un tempo per il silenzio e un tempo per parlare

APPROFONDIMENTI
mercoledì 21 dicembre 2011
Mauro Gervasini

Dovessero gareggiare i registi più detestati dalla critica in proporzione al loro successo, Luc Besson (Parigi, 18 marzo 1958) arriverebbe primo. Con la parziale eccezione del titolo d'esordio, Le dernier combat (1983), guardato con interesse forse perché sperimentale (un violento post-apocalittico in bianco e nero e in cinemascope), di solito i suoi film vengono accolti con fastidio misto a sufficienza, se non platealmente ignorati come i più recenti (qualcuno si è accorto dell'uscita dell'avventuroso Adèle e l'enigma del faraone, nel 2010?)

INCONTRI
mercoledì 12 ottobre 2011
Nicoletta Dose

La storia dell'attivista birmana Aung San Suu Kyi ha coinvolto emotivamente tutto il mondo. Da molti anni nella difesa dei diritti umani all'interno del suo paese, distrutto da un'aberrante dittatura militare, si è imposta come rappresentante internazionale della non-violenza. Malgrado il riconoscimento del premio Nobel per la Pace nel 1991, è stata arrestata più volte e finalmente liberata il 13 novembre 2010

NEWS
giovedì 30 settembre 2010
Edoardo Becattini

Mummie a Parigi Mentre in patria sta per uscire l'ultima parte della sua saga dedicata ad Arthur e al popolo dei Minimei, Luc Besson arriva in Italia a presentare un'altra avventura per tutta la famiglia e l'inizio di un nuovo possibile franchise. Dai primi due volumi di un graphic novel disegnato da Jacques Tardi e molto popolare in Francia, Besson ha tratto Adèle e l'enigma del faraone: una storia che vede confluire, nella Parigi della Belle Époque, uno pterodattilo in cima alla Tour Eiffel, un gruppo di mummie in giro per il Louvre e una gentildonna con bustino, cappello e boa di piume intenta a profanare tombe per salvare la sorella

News

Da Luc Besson il biopic su Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991.
Da Léon ai Minimei, un regista punk che non si può etichettare.
Dopo l'apertura, oggi in concorso due film italiani.
Al suo penultimo giorno, il BIFF 2011 è dominato da Hong Kong e Giappone.
Al BIFF Luc Besson e Michelle Yeoh raccontano i dettagli del film.
Con Luc Besson, di scena al BIFF anche Poongsan e Leafie.
Michelle Yeoh nei panni del premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi.
Ma dispiace vedere ignorate due opere certamente di valore. Di Giancarlo Zappoli.
Su pellicola il personaggio creato da Jacques Tardi.
Besson porta in sala la 2° parte della trilogia tratta dai suoi racconti.
Il regista pensa di continuare solo con la produzione e la sceneggiatura.
In lavorazione i seguiti di Arthur e il popolo dei Minimei.
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